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Sangue e Suolo
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albertbac

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italy
MessaggioInviato: Dom Set 13 2009, 18:48:29    Oggetto:  Sangue e Suolo
Descrizione: Per la Campagna, contro la Città. Per la Terra, contro il Mare. Per il Sangue, contro l'Oro
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“Nove anni prima che la bomba [di Oklahoma City, 19 aprile 1995] squarciasse il Murrah Building, vi era stata un’altra tragedia che, di portata molto più piccola, si era limitata a sussurrare il messaggio che i terroristi di Oklahoma City hanno successivamente gridato al mondo. Katherine Copeland, quarantaquattro anni, insegnante in un asilo nido, madre di tre figli e moglie di un agricoltore, è morta di morte violenta. La Copeland e suo marito Eugene vivevano nella piccola città di Chattanooga, Oklahoma, vicino al confine con il Texas, dove c’era la fattoria in cui coltivavano cotone e allevavano bestiame.
Come migliaia di altre cittadine degli angoli sperduti dell’America, Chattanooga, alla metà degli anni ottanta, era in difficoltà. La comunità era composta di allevatori e di piccoli commercianti che, per la loro sopravvivenza, contavano sugli introiti derivanti dalle attività agricole della zona. I Copeland, come tutti gli altri abitanti di Chattanooga, erano diventati vittime di forze molto grandi, e molto al di là delle loro possibilità di controllo. La micidiale miscela costituita dagli alti tassi d’interesse dettati dalla Federal Riserve, dal calo dei prezzi dei prodotti agricoli provocata dal controllo del mercato da parte dei monopoli delle multinazionali del comparto alimentare e dalla recente diminuzione dei sussidi governativi, che avevano colto di sorpresa gli agricoltori nel 1985, aveva suggellato il loro destino. I Copeland dovevano affrontare la perdita del diritto di riscatto dell’ipoteca.
Il 9 luglio 1986, la vita divenne insopportabile per Katherine Copeland. Questa donna, che viveva del lavoro dei campi in una piccola cittadina e che avrebbe potuto essere scambiata per la nonna di uno qualunque di noi, si avviò verso un mucchio di rifiuti a cui era stato dato fuoco e si uccise infilandosi dentro il bidone della spazzatura che bruciava. Eugene Copeland cercò di spiegare la scomparsa di sua moglie al ‘New York Times’ (17 agosto 1987): ‘Per tutta la vita non fai che sentirti dire che se lavori sodo le cose miglioreranno. Ma in questo settore non funziona affatto così. Lei non è riuscita a vedere nessuna via d’uscita. E’ stata vinta dalla disperazione.’
Katherine Copeland soffriva così tanto da voler uccidere qualcuno. Ma, a differenza dei terroristi di Oklahoma City, ha scelto come vittima sé stessa, come avrebbero fatto molti altri nelle fattorie del paese durante gli anni ottanta e novanta e nel primo decennio del nuovo millennio. Il suicidio è diventato la prima causa di morte nelle aziende agricole d’America.”
(Testo di J. Dyer. Continua.)


Ultima modifica di albertbac il Dom Set 13 2009, 22:15:18, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Dom Set 13 2009, 18:48:29    Oggetto: Adv






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albertbac

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MessaggioInviato: Dom Set 13 2009, 21:05:18    Oggetto:  
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"E' difficile immaginare che ridurre lentamente in cenere sé stessi possa essere preferibile a perdere una fattoria. In realtà, optare per un suicidio violento e doloroso a causa della privazione del diritto di riscattare l'ipoteca è una decisione che pochi possono comprendere, se si eccettua quel 2% di americani che ancora lavorano la terra, o le centinaia di migliaia di famiglie di agricoltori che hanno perso la loro fattoria a partire dal 1980. Il messaggio contenuto nelle azioni autodistruttive di persone come Katherine Copeland, in realtà, è questo: gli agricoltori e le altre persone che vivono nell'America rurale non sono come quelli che vivono nelle città e nelle periferie urbane. Per la gente delle zone rurali la perdita della terra e del proprio modo di vita genera un'incomprensibile disperazione, più grave perfino della morte di una persona cara. E' come se tutti i membri della famiglia che hanno lavorato quella terra prima di loro, e tutti i figli e i nipoti che un giorno avrebbero dovuto ereditare quell'opportunità, venissero improvvisamente assassinati da un invisibile aggressore. Non perdi solo una fattoria. Perdi la tua identità, la tua storia, e, in qualche modo, la tua vita."
(Testo di J. Dyer. Continua.)
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albertbac

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MessaggioInviato: Dom Set 27 2009, 19:43:47    Oggetto:  
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“A seconda di come si voglia definire l’espressione ‘azienda agricola’, l’America rurale ha perduto, dal 1980, tra settecentomila e un milione di aziende familiari di dimensioni comprese tra piccole e medie. Questa perdita è il risultato di vari fattori. Negli anni settanta, il dipartimento dell’Agricoltura, i banchieri e gli uffici periferici delle università dicevano agli agricoltori che dovevano ingrandirsi, oppure togliersi di mezzo. Il tasso d’inflazione era di alcuni punti percentuali al di sopra dei tassi d’interesse, così le banche e gli erogatori di prestiti, come la Farm Home Administration (FmHA) incoraggiavano gli agricoltori a prendere a prestito quanto più denaro possibile per acquistare altre terre. Come risultato di questo ‘nuovo’ denaro che entrava nel sistema, il prezzo delle terre coltivabili andò alle stelle, mentre i coltivatori facevano a gara tra loro per aggiudicarsi le proprietà disponibili. Gli erogatori dei prestiti arrivavano ad interpellare i coltivatori per chiedere loro se, per piacere, potevano prendere altro denaro. E perché no? Molti di coloro che concedevano i finanziamenti, all’epoca, ricevevano delle gratifiche commisurate alla quantità di denaro che riuscivano a dare in prestito.
Ma tutto questo cambiò nel 1979. Il presidente della Federal Riserve, Paul Volcker [ebreo], decise che l’inflazione non era più sotto controllo. Volcker prese la decisione di ridurre l’erogazione di denaro alzando i tassi fino a livelli inauditi. La sua decisione riuscì a fermare la corsa dell’inflazione, ma ci fu un effetto collaterale: la crisi delle aziende agricole. Il valore delle proprietà crollò, e allo stesso tempo i tassi d’interesse sui prestiti degli agricoltori presero a salire in modo incredibile. Gli uomini e le donne che avevano dato retta agli esperti, e avevano fatto esattamente quel che era stato loro detto di fare, persero tutto.
Al culmine di questa crisi, nel biennio 1986-87, quasi un milione di persone fu cacciato dalla propria terra nel giro di soli dodici mesi. Gli anni immediatamente precedenti e successivi non sono stati molto diversi: prima cinquecentomila persone costrette a lasciare le proprie terre, poi altre seicentomila. E’ vero che le cifre oggi non sono così alte, ma solo perché non ci sono rimasti altri agricoltori che possano andare falliti (…)
Per quel 20% della popolazione che vive nelle aree rurali dell’America questi continui fallimenti rappresentano una crisi che può essere comparata alla Grande Depressione. Per noi, invece, che valutiamo la salute del paese agricolo dalla quantità di prodotti alimentari presenti sugli scaffali dei supermercati, la crisi delle aziende agricolo è solo un titolo che a stento ricordiamo di aver letto sui giornali.
E non sono solo gli agricoltori e gli allevatori che vengono colpiti. E’ l’America rurale nel suo complesso che sta crollando sotto il peso dei rapidi cambiamenti a livello mondiale (…)
Il Sud rurale ha assistito senza poter fare nulla al trasferimento dei posti di lavoro nel campo tessile verso l’Asia, Haiti e il Guatemala. La perdita di questi posti di lavoro e di quelli che esistevano nelle aziende agricole ha a sua volta distrutto i piccoli commerci che una volta prosperavano nelle città rurali. Uno a uno si sono dissolti, portando con sé l’ultima speranza della comunità. Sempre più spesso, ampie aree, che una volta comprendevano qualche piccola città con centinaia di differenti attività commerciali, vengono servite da un unico Wal-Mart o qualche altro grande discount. Il consolidarsi di questo modello ha gettato l’America rurale in un inferno economico fatto di depressione e di ansia”
(Testo di J. Dyer. Continua.)
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