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Luciano Re Cecconi
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Conny75

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MessaggioInviato: Mar Set 11 2012, 14:59:48    Oggetto:  Luciano Re Cecconi
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Moriva il 18 gennaio 1977 il calciatore della Lazio e della nazionale italiana di calcio a soli 28 anni (nato l'1-12-1948), Luciano Re Cecconi, ucciso in una gioielleria durante uno scherzo finito male, una falsa rapina per gioco si disse...
Con lui c'era un altro calciatore come testimone, Ghedin, che però non volle mai raccontare come si svolsero i fatti....che ha sempre voluto tacere su cvome si svolsero i fatti.
Il gioiellere fu incriminato ma subito prosciolto per legittima difesa e raccontò questa tesi "dopo molte rapine subite appena senti la frase "fermi tutti questa è una rapina!!!" si voltò sparando in pieno petto al giovane calciatore, cche aveva come intento fare uno scherzo dato che era un assiduo cliente del negozio, senza averlo riconosciuto".

Il figlio dice di conoscere la verità, che non è quella ufficiale....
Il presidente di un'associazione di tifosi della SS Lazio, invita ancora, dopo 35 anni, Ghedin, l'unico testimone a dire la verità, a raccontare come in realtà si svolsero le cose....
Secondo loro (il figlio ed il presidente di Lazio Family) non si trattò affatto di uno scherzo finito male.

R C sono le iniziali del congome composito e le date di nascita e di morte del calciatore danno entrambe 7 come somma......

I dubbi sono tanti....è strano che un gioielliere si giri sparando al grido "questa è una rapina!" senza nemmeno vedere cosa c'è alle sue spalle e colpendo, guarda un pò, in pieno al cuore un cliente conosciuto che invece stava facendo uno scherzo.....
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MessaggioInviato: Mar Set 11 2012, 14:59:48    Oggetto: Adv





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MessaggioInviato: Mar Set 11 2012, 15:17:29    Oggetto:  
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"All’epoca era un giocatore molto importante. Aveva una caratteristica distintiva: era biondo. A Roma faceva innamorare le ragazzine e veniva dipinto come un latin lover anche se non lo era affatto. Era un giocatore di primissimo livello ed era entrato nel giro della Nazionale quando le partite degli azzurri erano al massimo 10 all’anno. Se stavi in quel giro era un riconoscimento di prestigio e poi non c'erano i campioni stranieri. Oggi, a distanza di anni, c’è ancora gente che si commuove per la scomparsa di quel ragazzo di 28 anni".

"Luciano Re Cecconi non ha fatto niente. La teoria dello scherzo finito in tragedia è quella della difesa del gioielliere. Bruno Tabocchini portò avanti questa teoria e riuscì ad affermarla in tribunale attraverso un processo per direttissima celebrato in 18 giorni. Un processo anomalo e pieno di pecche. La verità è che si è trattato di una disgrazia. Erano anni particolarmente difficili. Romanzo Criminale descrive in modo filmico quel periodo, ma rende l’idea di una Roma città a mano armata dove c’erano sparatorie e morti all’ordine del giorno".

"L’informazione allora era diversa e non c’era la multicanalità. Le notizie venivano veicolate in parte attraverso i giornali e in parte attraverso i canali e la radio Rai. La versione diffusa da questi canali, molto ristretti, fu quella dello scherzo perché l’unico che parlò con la stampa in quel tragico 18 gennaio fu il gioielliere. L’altro testimone oculare dell’omicidio era l’attuale allenatore della nazionale di calcio femminile Pietro Ghedin. Quella sera Ghedin andò a dormire a casa di Gigi Martini, suo compagno di squadra e amico inseparabile di Re Cecconi. Ghedin gli raccontò che 'Cecco' non aveva fatto nulla. Nei giorni successivi, probabilmente pressato dall’opinione pubblica, Ghedin cambiò versione avvalorando la tesi dello scherzo. Anche in tribunale fornì due versioni diverse: nella frase preliminare disse che non c’era stato nessuno scherzo, mentre durante il processo cambiò e ribaltò la sua versione. Infatti dagli atti emerge che anche il giudice gli domandò perché stesse cambiando versione. La tesi dello scherzo a questo punto venne avvalorata anche dal profumiere e nessuno ebbe il coraggio di indagare oltre. Perché? C’è un altro elemento molto importante di questa vicenda: Re Cecconi venne bollato politicamente".

"Già, cosa c’entra la politica con il calcio? Allora però la Lazio veniva bollata dai mezzi di informazione come una squadra marcatamente schierata a destra. Quindi i media non solo non indagarono sulla morte del calciatore, ma lo bollarono come fascista. Re Cecconi era un paracadutista e quindi l’equazione fu molto semplice: aveva un disprezzo per la vita e voleva viverla in modo spericolato, quindi si era meritato quella pallottola. Non era assolutamente così. Innanzitutto non era di destra, ma semplicemente si disinteressava della politica. Non aveva mai detto: 'Fermi tutti, questa è una rapina'. E questo emerge chiaramente dagli atti processuali. Il mito si crea su questo equivoco con un vortice perverso favorito dallo schiacciamento dell’opinione pubblica foraggiata dalla lobby degli orafi".

"All’epoca era una categoria molto forte politicamente. Gli orafi erano costantemente vittime di rapine. Basta pensare a quello che sarebbe accaduto nel 1979 a Milano con Torregiani. Da diverso tempo erano presi di mira da parte dei gruppetti del sottobosco eversivo e dagli extraparlamentari di destra e sinistra che utilizzavano le rapine per l’autofinanziamento. Gli orafi si ritrovarono con un omicidio eccellente, quello di un calciatore famoso, che li portò sulle prime pagine di tutti i quotidiani e sulle reti Rai e a questo punto si strinsero intorno a Bruno Tabocchini pretendendo una sentenza di assoluzione per il gioielliere. Fecero una petizione popolare e presidiarono per 18 giorni il tribunale di Roma. Contemporaneamente Re Cecconi venne abbandonato dalla tifoseria laziale e non venne sostenuto dall'opinione pubblica dopo la demonizzazione subita da parte della sinistra. Abbandonato a se stesso lo sfortunato Re Cecconi, passò il teorema dello scherzo. A questo punto il giudice, nonostante le forti richieste della pubblica accusa contro Tabocchini che smontavano completamente la teoria dello scherzo finito male, diede ragione alla difesa e assolse il gioielliere. Per questo motivo per 35 anni si è perpetrato questo mito".
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MessaggioInviato: Mar Set 11 2012, 15:19:04    Oggetto:  
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"Il film s'intitola L'appello - Il Caso Re Cecconi, non è mai stato diffuso e nessuno, neanche chi l’aveva interpretato, l’aveva mai visto. La prima assoluta di questo film è stata il 18 gennaio 2012 durante la presentazione ufficiale del mio libro. Il film è stato realizzato nel 1983 e svelava tante verità nascoste, ma venne subito censurato perché la famiglia del gioielliere si oppose denunciando la Rai e lo sceneggiatore. La causa è andata avanti per tredici lunghissimi anni e per tutto questo periodo il tribunale ha intimato alla Rai di non mandarlo in onda. La cosa strana è che la Rai ha vinto la causa, ma poi non l’ha mai mandato in tv arrivando a dimenticarsi di averlo girato. E’ un film importante perché evidenzia tante di quelle falle della vicenda che poi ho riscontrato nel mio libro".


Intervista a Martucci, presidente di LazioFamily ed amico dello scomparso calciatore.


Ultima modifica di Conny75 il Mar Set 11 2012, 15:29:07, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mar Set 11 2012, 15:23:52    Oggetto:  
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Quindi il quadro si fa un pò strano...
-Calciatore famoso, bravo e bello nel culmine della sua carriera con un congome composto che inizia per R C.
-sia la data di nascita che di morte sommando i numeri che le compongono da 7
-l'assassino venne arrestato ma rilasciato subito e casoa rchiviato come "legittima difesa" troppo presto (la giustia a volte è assai veloce)
-l'unico testimone e suo amico che sconvolto va a casa di un altro amico per raccontar la verità ma poi messo sotto pressione convalida quella di "legittima difesa del gioelliere"
-il giovane assasinato era catalogato come fascista negli anni in cui gli scontri politici erano all'ordine del giorno ed il terrorismo martoriava l'Italia
-la Rai gira un film sulla sua vita che però non viene mai trasmesso per via di una causa, la Rai vince la causa ma decide di non mandarlo in onda comunque
-viene diffamata la figura del ragazzo deceduto, spacciandolo per sciupafemmine, di estrema destra, amante delle armi e spericolato, viene sempre definito come un "ragazzaccio inquieto"

Se non sembra un delitto volontario e massonico questo.....
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