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Simboli segreti dei Rosacroce
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Stefania Nicoletti

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MessaggioInviato: Mer Lug 03 2013, 17:43:05    Oggetto:  Simboli segreti dei Rosacroce
Descrizione: Manoscritto di Althona del 1785 - a cura di Carpeoro
Rispondi citando

Prossimo libro di Carpeoro:


SIMBOLI SEGRETI DEI ROSA+CROCE
del XVI e XVII secolo


Manoscritto di Althona del 1785

Versione italiana, annotazione, ritocco delle illustrazioni e postfazione a cura di Giovanni Francesco Carpeoro



PREMESSA

Nell’anno 1614 apparve a Cassel, in Germania, La Rivelazione della Fratellanza dell'ordine Venerabile dei Rosa-Croce, contenente la storia, la costituzione e le leggi dell'Ordine. L’anno successivo, 1615, la emersione (o riemersione?) dell’ordine iniziatico veniva proseguita dalla pubblicazione della Confessione della Fraternità dei Rosa-Croce, una ulteriore presentazione della confraternita che racchiudeva 37 motivi rappresentativi della propria ragione di esistere, degli scopi e dei mezzi per conseguirli. Nel tempo le due pubblicazioni hanno assunto come identificativa, per gli storici e per gli appassionati della materia, le denominazioni in latino, Fama Fraternitatis e Confessio Fraternitatis. In effetti fu questa la prima occasione che il mondo ebbe occasione di venire a conoscenza della stessa esistenza dell’ordine segreto con tale nome e per molto tempo nella storiografia si è agitato il dilemma se l’ordine fosse preesistente, magari con altro nome, o fosse stato all’uopo costituito, forse in ragione dei violenti sussulti etici, sociali, dogmatici e dottrinali che scuotevano le fila dell’occidente cristiano. Non si poneva ancora l’ulteriore problema che tanto oggi appassiona il mondo dello scetticismo del terzo millennio, e cioè se l’intero movimento rosacrociano del Seicento non sia stato solo un ludibrium (come ebbe a chiamarlo il suo medesimo principale protagonista J.V.Andreae), una sorta di impostura o mistificazione per scopi di lotta politica o religiosa. Nell’immediatezza delle suddette pubblicazioni vi fu un profluvio di opere, pro o contro, che, per un certo periodo, scatenarono una polemica di rara violenza tra eruditi. Ma più avanti, nel 1630 circa, la polemica si calmò, contemporaneamente all’irrompere nel movimento rosacrociano di un linguaggio infinitamente più sottile: l’Alchimia. Da qui una pioggia di manoscritti e pubblicazioni che trattavano di alchimia, nel segno dell’intenzione di spiegare ai lettori i segreti più nascosti della Pietra Filosofale, della Medicina Universale e del metodo di preparazione della Vera Tintura. Così i testi della Rosa+Croce si confusero e dissimularono nella preesistente e insistente copiosa diffusione di manualetti vari che avevano davvero la pretesa di trasmutare il piombo in oro, in buona misura scritti da ciarlatani o truffatori in cerca del gonzo di turno da depredare, personaggi che per non spendere il nome nobile degli Alchimisti, vennero denominati Soffiatori, per l’ininterrotta attività dei loro mantici a tenere senza sosta accesi i loro fornelli. Quindi per comprendere quali di tali pubblicazioni del Seicento e del Settecento, fosse di natura rosicruciana occorre, una volta riscontrato il linguaggio dell’Allegoria e del Simbolismo, trovare la chiave per decifrarne il significato. Ma nessuno di tali testi si pone formalmente all’interno dell’alveo della confraternita, come le prime pubblicazioni. Occorrerà attendere fino al 1785 anno nel quale comparve in Germania, ad Altona, la prima parte di un’opera che appare direttamente connessa con l’attività della fratellanza. Tale opera consisteva in 36 incisioni a colori, fuori testo, in folio, ciascuna completa d’iscrizioni in latino e in tedesco, e in 16 pagine di testo tedesco in doppia colonna. L’opera si proponeva di trattare dell’Insegnamento Segreto, della Filosofia e della Disciplina Pratica della Fraternità, espresse in Allegorie, Segni, Simboli e Numeri Segreti alla ricerca di ciò che è chiamato Pietra Filosofale, il Bene Sovrano e con altri nomi o, più semplicemente, la Pietra. Fin dal primo quaderno i Simboli Segreti Rosacruciani pretendono, secondo il titolo, d’esser esser stati raccolti e pubblicati per la prima volta. Ciò potrebbe indurre a ritenere che esista una unica fonte da cui sia tratto ciò che è stato pubblicato nel 1785. Ma una verifica scrupolosa ha condotto a scoprire come due dei trattati d'Alchimia inclusi nel libro fossero stati stampati in precedenza, uno nel 1621, l’altro probabilmente nel 1625. Mentre trenta delle trentasei incisioni a colori che compongono la parte più importante del libro erano già conosciute in un manoscritto unico compilato all’incirca nel 1700. Nella sua forma originale pubblicata ad Altona dal 1785 al 1788, l’opera è composta da alcuni trattati separati, da un lungo poema, da trentasei incisioni a colori a piena pagina e da tre più piccole nel testo. All’inizio un piccolo trattato senza titolo sulla Pietra Filosofale composto di quattro pagine di testo seguito da dieci incisioni; a seguire un’incisione della Tavola Smeraldina di Hermes, seguita da un lungo poema esplicativo, occupante due pagine di due colonne ognuna. Vengono poi le quattro pagine di Madathanus L’Età dell’Oro restaurata e tredici incisioni. Il terzo trattato Il Trattato dell’Oro e della Pietra Filosofale, il più lungo dell’opera, occupa tutta la seconda parte, con otto pagine di testo ed undici incisioni. Il secondo e il terzo trattato apparvero in una traduzione latina, in tre edizioni del Museum Hermeticum nel 1625, 1678 e 1749. L’originale tedesco dell’Età dell’Oro fu stampato nel 1621, mentre il Trattato dell’Oro pare sia stato stampato nel 1625, lo stesso anno del testo latino. Appare assai probabile che si tratti di testi che circolavano all’interno della confraternita, pervenendo così, alla fine del ‘700 alla pubblicazione in un corpo unico. Le Figure segrete dei Rosacroce, Geheime Figuren der Rosenkreuzer pubblicate ad Altona tra il 1785 e il 1788, sono quindi oggi, a buona ragione, considerate l’ultimo manifesto ermetico d’epoca illuminista. La maggior parte degli studiosi e dei commentatori collega la loro storia al sorgere della Confraternita dei Fratelli dell’Aurea e Rosea Croce, dalle supposte radici storiche e territoriali in Slesia. È appunto lì che vennero pubblicate nel 1710 le Gesetze oder Reguln der Brüderschafft des göldnen Creutzes (Leggi ovvero Regole della Confraternita dell’aurea Croce), ad opera di un pastore luterano, Samuel Richter (Sincerus Renatus). In effetti l’eco dei rosacroce non rimase limitato alle leggende scozzesi, templari e proto massoniche, anzi dopo il secolo d’oro del Seicento, fin dall’inizio del Settecento, con procedere quasi sotterraneo rispetto a una superficiale decadenza e quasi definitiva dequalificazione dell’ordine degradato a mistificazione, i gruppi che si ponevano sotto l’egida della Rosa e della Croce continuarono a moltiplicarsi. Quindi già nel 1710, proprio Samuel Richter, cioè Sincerus Renatus, cercò di creare una comunità la cui missione fosse la preparazione della pietra filosofale, chiamata Fratellanza dell’Ordine della Rosa-Croce d’oro. Paul Sedir nella sua Storia dei Rosa+Croce così ricostruisce questa fase:

“Nel 1714 il sacerdote sassone Sincerus Renatus (in realtà Samuel Richter) pubblicò in occasione del giubileo, centenario del risveglio dell’ordine per la Fama Fraternitatis di Andreae, un’opera intitolata: Die vahrhaffte und vollkomene Bcreitun des philosophischen steins der Brüderschaft aus dem Order des gulden und Rosenkreutzcs, denen Filiis doctrinae, zum Besten publiciret (Vera e completa preparazione della pietra filosofale della Confraternita dell`Ordine della Croce d’oro e della rosa: a beneficio dei Figli di questa dottrina). In questa opera è annunciata per la seconda volta la sorprendente notizia che da qualche anno i maestri della Rosa+Croce sono partiti per l’India e che nessuno di loro è rimasto in Europa. L`opera contiene oltre a un metodo di preparazione della pietra. anche un regolamento molto completo nel quale lo storico moderno della massoneria J.G. Findel scopre tracce evidenti di Gesuitismo, questo ordine si sviluppò pienamente a partire dal 1756. Il Dr. Schleiss consigliere palatino sotto lo pseudonimo di Phöbron e il Dr. Doppelmayer di Hol erano i membri preponderanti di quest’ordine mentre H. Fictuld afferma nel 1724 che l`ordine esiste sempre, ed egli stesso si definisce membro della società di Lascaris. Insieme all’Echo, egli definisce Rosacruciani Sendivogius e Paracelso”

E fu proprio da Sincerus Renatus che i Fratelli dell’Aurea e Rosa Croce tornarono ad essere luterani e tedeschi perché in precedenza si trattava di una risorgenza tutta italiana. In un manoscritto del 1678, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, è stata ritrovata la versione originale in italiano dei regolamenti della fratellanza, dal titolo Osservationi inviolabili da osservarsi dalli fratelli dell’Aurea Croce o vero dell’Aurea Rosa, mentre presso l’Archivio di Stato di Venezia si conserva inoltre la documentazione relativa al processo istruito nel 1676 dall’Inquisizione contro Federico Gualdi, uno dei presunti fondatori della confraternita. Molti studiosi si sono limitati a sancire quindi il fatto storico che l’Ordine degli Aurei Rosacroce sia stato effettivamente un prodotto di importazione dall’Italia. Con tale assunto hanno spiegato come, nonostante il ritorno all’alveo germanico, anche nelle Figure Segrete che oggi pubblichiamo, non venga più fatto riferimento né a Christian Rosenkreuz, né alla sua confraternita, né, tantomeno, al suo programma di riforma, ma si parli invece della religione cattolica e dell’uso della pietra filosofale. In realtà stava lentamente affievolendosi tanto il legame recente con la costruzione mitica seicentesca, quella per intenderci dei manifesti parigini, Fama e Riforma, e delle Nozze Chimiche di Andreae, tanto con le più sotterranee radici della Stirpe di David che tanto avevano influenzato l’arte e la coltura rinascimentale e nel cui alveo erano riemersi i confratelli in forma prima segreta di Giordaniti (cioè seguaci di Giordano Bruno), e poi, resa pubblica,di Rosa+Croce. I circoli della Rosa-Croce d’oro si diffusero quindi verso la metà del secolo a Francoforte, a Ratisbona, a Vienna prima di sciamare in Polonia, in Boemia, in Ungheria e perfino in Russia sotto Caterina II. Ma finirono per raggruppare di tutto: alchimisti da strapazzo e anche primi precursori dello spiritismo, movimento che avrebbe tanto sciaguratamente imperversato nel secolo successivo, col conseguente allontanamento sempre in maggior misura dal programma serio ed equilibrato dell’inizio del rosicrocianesimo. L’ultimo sussulto di attività dichiarata della confraternita è costituito proprio dalle diverse versioni delle Figure Segrete dei Rosacroce, che riuniscono, per altro verso, tutti gli elementi della tradizione ermetica. Il collegamento con la precedente tradizione rosicruciana ci viene indicato esaustivamente dal curatore di una Missivan den Orden des Goldenen und Rosenkreutzes, risalente al 1783: egli rimanda infatti ai manifesti storici dei Rosacroce, elenca le incisioni a lui note delle Geheime Figuren e fornisce un’accurata bibliografia di oltre 200 stampe e manoscritti rosacrociani dal 1614 al 1783. Il collegamento appare confermato dalla ripubblicazione nelle Segrete Figure dell’Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madathanus opera che l’autore conclude autodefinendosi frater Aurae Crucis. Nel 1625 il libro fu ristampato in due diverse edizioni, una indipendente, l’altra, all’interno del Musaeum Hermeticum di Lucas Jennis, che aveva anche edito
le opere rosacruciane di Michael Maier. La particolarità che ha concorso a rendere celebre il testo è l’emblema dell’autore: la sua parte inferiore, il centrum in trigono centri, riprodotta anche nell’opera che oggi pubblichiamo, simbolo che dal frontespizio del libro Aureum Seculum Redivivum viaggia fino al fregio sul frontone della Porta Magica a Roma, unico resto della famosa Villa del Marchese Palombara anch’egli alchimista. Ma chi è questo Henricus Madatanus? Si tratta di Adrian von Mynsicht (1603-1638), un alchimista tedesco, medico del Duca Adolph Friedrick di Mecklenburg, considerato lo scopritore del tartaro emetico 22, conte palatino e poeta laureato. Riserviamo al commento finale l’analisi di come proprio la citazione di Madathanus nel contesto dell’opera che pubblichiamo costituisca il nodo di collegamento dell’opera con la purezza delle vera confraternita. Per concludere questa breve presentazione invece ancora poche note di pubblicazione. Abbiamo voluto aggiungere la riproduzione fedele delle pagine in tedesco e delle immagini della edizione del testo originale che abbiamo utilizzato e precisamente una edizione del 1919 dell’editore Barsdorf di Berlino. Ma abbiamo anche voluto rieditare le immagini ricolorandole e sostituendo le didascalie in tedesco con versioni italiane, lasciando nella lingua originale solo quelle in latino. Di seguito abbiamo cercato di annotare il testo con qualche spiegazione in chiave alchemica, storica o di correlazione testuale con opere precedenti, religiose o no, e, infine, abbiamo cercato, nel commento finale, di indicare le nostre considerazioni esiziali, precisando che, nonostante siano poste sotto il titolo Conclusioni, come da nostro uso, non saranno niente affatto conclusive.

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L'uomo può nascere, ma per nascere deve prima morire, e per morire deve prima svegliarsi.
- G.I. Gurdjieff -
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