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Il vero volto di Roberto Saviano
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Geri

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MessaggioInviato: Gio Ott 28 2010, 15:30:35    Oggetto:  
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MessaggioInviato: Gio Ott 28 2010, 15:30:35    Oggetto: Adv






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Stefania Nicoletti

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MessaggioInviato: Mar Nov 09 2010, 12:22:47    Oggetto:  
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Il video della prima puntata della trasmissione di Saviano "Vieni via con me", andata in onda ieri sera:



Inoltre riporto anche qui il messaggio che ha scritto CSPB in un altro topic (
):

A proposito, ieri lunedì 8/11/2010 nella trasmissione di Fazio, Saviano pronuncia il giuramento della Giovine Italia (fondata dal Massone Mazzini) «Io cittadino italiano... davanti a Dio padre della libertà, davanti agli uomini nati a gioirne, davanti a me ed alla mia coscienza specchio delle leggi della natura; Pei diritti individuali, e sociali, che costituisconol’uomo, per l’amore, che mi lega alla mia patria infelice, pei secoli di servaggio che la contristano, pei tormenti sofferti da’ miei fratelli Italiani, per le lagrime sparse dalle madri sui figli spenti o cattivi, pel fremito dell’anima mia in vedermi solo, inerte ed impotente all’azione, pel sangue dei martiri della patria, per la memoria de’ padri, per le catene che mi circondano; Giuro di consacrarmi tutto e sempre con tutte le mie potenze morali e fisiche alla patria ed alla sua rigenerazione; di consacrare il pensiero, le parole, l’azione, a conquistare indipendenza, unione e libertà all’Italia; di spegnere col braccio ed infamare colla voce i tiranni e la tirannide politica, civile, morale, cittadina o straniera;
di combattere in ogni modo le ineguaglianze fra gli uomini di una stessa terra; di promuovere con ogni mezzo l’educazione degli Italiani alla libertà ed alla virtù, che la rendono eterna; di cercare per ogni via che gli uomini della Giovine Italia ottengano la direzione delle cose pubbliche;
di propagare con prudenza operosa la Federazione di cui fo parte da questo momento; di ubbidire agli ordini e alle istruzioni, che mi verranno trasmesse da chi rappresenta con me l’unione dei fratelli; di non rivelare per seduzione o tormenti l’esistenza, le leggi, lo scopo della Federazione e di distruggere potendo il rivelatore.
Così giuro rinnegando ogni mio particolare interesse pel vantaggio della mia patria ed invocando sulla mia testa l’ira di Dio e l’abominio degli uomini, la infamia e la morte dello spergiuro, se io mancassi al mio giuramento».


A me sembra quasi una "dichiarazione di appartenenza" in codice, e mi ricorda l'episodio di Santoro che parlò di "fratellanza" nella trasmissione di Celentano qualche anno fa...

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MessaggioInviato: Mar Nov 09 2010, 16:55:31    Oggetto:  
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Il video della parte finale, con il Tricolore, la retorica sul Risorgimento e sull'Unità d'Italia, e il giuramento mazziniano della Giovine Italia.



"Io do il mio nome alla Giovine Italia, associazione di uomini credenti nella stessa fede; giuro, invocando sulla mia testa l'ira di Dio, l'abominio degli uomini e l'infamia dello spergiuro, s'io tradissi in tutto o in parte il mio giuramento. Giuro di uniformarmi alle istruzioni che mi verranno trasmesse nello spirito della Giovine Italia da chi rappresenta con me l'unione de' miei fratelli, e di conservarne, anche a prezzo della vita, inviolati i segreti. Giuro di consacrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia in nazione una, indipendente, libera e repubblicana".

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MessaggioInviato: Gio Nov 18 2010, 15:04:11    Oggetto:  
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Il prodotto "Saviano" a chi ed a cosa serve... ed il vergognoso attacco ad Alfredo Galasso

Una delle società del Cavaliere era ad alto rischio. Lo annunciava il 21 agosto scorso il Sole 24 Ore, rilanciando la notizia apparsa sulla rete americana relativa a "circa 3 miliardi di dollari di indebitamento". Diffusasi la notizia Mediaset perse "l'1,6% in Borsa (dopo aver toccato una perdita di oltre il 2% a metà giornata)". I primi di novembre anche il Corriere della Sera dedica spazio alla crisi della società: "L'investimento in Endemol comincia a pesare a Cologno Monzese".
E la ENDEMOL è la società che produce alcune delle chicche (sic) della televisione italiana, quali: "il Grande Fratello", "La pupa e il secchione", "La Prova del Cuoco", "Chi ha incastrato Peter Pan?", "I migliori anni", "Soliti Ignoti", "Affari Tuoi", "Chi vuol essere milionario?", "Viva las Vegas", "Verdetto Finale".

Una società che si rispetti, sul mercato, vende prodotti che le permettano di incassare. Quindi manda in onda quel che "cattura" i telespettatori e cerca di promuovere prodotti di consumo che raccolgano il maggior numero di sintonizzazioni. Infatti alla fetta di pubblico dei programmi citati sopra, ha promosso anche "soap opere" come "Centovetrine" e "Vivere", e produce anche "Che tempo che fa" di Fabio Fazio, così da acquisirsi anche una fetta di mercato ulteriore...

Adesso la società di Mediaset, che deve recuperare introiti, si è lanciata nella produzione anche di "Vieni via con me", la trasmissione di Fabio Fazio e di Roberto Saviano. D'altronde se Saviano ha garantito alla MONDADORI di far incassi straordinari, perché mai non dovrebbe garantire successo ed incassi ad una trasmissione televisiva in grado di soddisfare quella fetta di mercato che la società del Cavaliere non raggiungerebbe mai con "Il grande fratello", "La pupa e il secchione" e via discorrendo?

Inoltre la pubblicità su quel settore di telespettatori è assicurata dai telespettatori stessi. Con l'ormai collaudato "urlo" alla censura (sul modello di AnnoZero), cioè annunciata ma mai attuata, la mobilitazione dei consumatori "contro la censura" è il miglior canale di promozione, senza nemmeno spendere soldi in spot e soprattutto capace di girare in quelle "reti" dei nemici di Cavaliere.

Il vantaggio per il Cavaliere è assicurato: la trasmissione prodotta produce introiti, si può far fare un bel po di revisionismo e disinformazione dal nuovo "guru" Saviano, ed in parallelo si ricompattano al meglio i suoi seguaci per gli "attacchi" che (sembrano) essere portati al Cavaliere stesso. Un servizio così a costo zero, anzi con guadagno non è mica una cosa che riesce a tutti, ma al Cavaliere si! D'altronde non si è sempre detto che Berlusconi guarda solo ai suoi interessi? Oppure, all'improvviso, il Cavaliere è impazzito e produce con una sua società una trasmissione che lo vuole colpire?

E veniamo alla prima puntata di "Vieni via con me". 8 novembre 2010, lo stesso giorno in cui un giudice era chiamato a definire l'archiviazione di un procedimento per "minaccia aggravata" (non attentato, si badi bene) ai danni di Saviano. Il giudice si è riservato di decidere (e su questa storia poi torneremo nel dettaglio a breve), la puntata è andata in onda regolarmente (anche se con il fantasma della "censura" urlata).

Saviano inizia con l'affermare che la democrazia in Italia è a rischio. Non dice che è a rischio (o meglio già compromessa) perché quando l'economia criminale (finanziaria e mafiosa) raggiunge livelli di oltre 1/3 del Pil, significa che è in grado di condizionare non solo il mercato ma anche il voto e quindi la gestione delle Pubbliche Amministrazioni e delle Istituzioni, no, questo non lo dice. Non dice nemmeno che è a rischio perché il sistema dei partiti è fuori da ogni controllo ed ha prodotto un'occupazione devastante di tutto, con un sistema di corruzione dilagante e di voto di scambio sistematico, no, questo non lo dice. Non dice manco che il sistema dell'informazione non è libero perché condizionato da disinformazione e propagandismo dall'una e dall'altra parte, no, questo non lo dice neppure.
Saviano afferma che in Italia c'è un problema di "privacy" (la stessa parolina magica usata dal Cavaliere e suoi cortigiani) e quindi, anche se qui non sparano ai giornalisti, i giornalisti sono condizionati e di fatto costretti ad auto-censurarsi perché altrimenti poi, se osano scrivere cose scomode, si vedono la loro vita privata sbattuta in piazza, in pasto al popolo. Ecco, per Saviano, il pericolo della nostra democrazia è questo, punto.

Poi promuove un bellissimo discorso sul fango che viene buttato per affossare i propri nemici, delle campagne diffamatorie e infamanti che vengono orchestrate per distruggere chi combatte la mafia ed i potenti corrotti. Tutto vero e tutto normale, dalla notte dei tempi!
Offre una fotografia della "procedura" che sistematicamente va in scena in questo Paese (come in altri), ma che funziona solo se, appunto, ci si auto-censura! Infatti in Italia, e non solo, ci sono stati e ci sono giornalisti e persone che, sapendo che questo è ciò a cui vanno incontro, non si auto-censurano, ma continuano a scrivere e parlare. In altre parole, e già durante il Regione fascista, ci sono giornalisti che fanno i giornalisti e cittadini che fanno i cittadini, assumendosi le responsabilità delle proprie scelte, pronti a pagarne le conseguenze nel nome della difesa della dignità e libertà... mentre ve ne sono altri che piegano la propria penna e la propria schiena, per vivere tranquilli. (Lo hanno fatto e lo fanno anche tanti magistrati ma questo non lo si dice)

Saviano banalizza e continua a non fare nomi, così come in Gomorra. La generalizzazione si mescola, sempre, alla semplificazione ed i fatti vengono interpretati, tagliuzzati e rimontati, così da proporli come verità e non per quello che sono: opinioni mascherate da fatti. Ancora una volta si parla della mafia "ectoplasma" senza nomi (se non quelli dei boss già condannati); si parla dei "colletti bianchi" senza fare mezzo nome; si parla di collusioni e complicità senza mai indicare con chiarezza i protagonisti. Insomma si disegna la cornice, con una bella dialettica, ma non si propone la visione del quadro, dei soggetti. E' come quando parla della mafia al nord... Saviano accusa i silenzi (veri) che la avvolgono, ma non fa mai, di nuovo, nomi e cognomi... non indica mai una società usata dalla mafia per inserirsi nel mercato, monopolizzando molteplici settori, o le grandi iniziative di riciclaggio che si abbattono nelle regioni "ricche" del Paese.


E poi si produce una buona fetta di revisionismo, di pericoloso e grave revisionismo. Nella stagione nuova della politica italiana, la vecchia e abitudinaria pratica si riconferma, maledettamente, come la via maestra. Saviano fa tutto un discorso, a sostegno del suo atto di accusa alla "macchina del fango", che usa il calvario passato da Giovanni Falcone. Ed accusa quasi esclusivamente la "sinistra" di questo calvario, dimentica che i fatti, la storia, dicono altro. Dicono che la trasversalità dei nemici di Falcone, come di Borsellino, era totale. Addirittura Saviano si spinge a rovesciare la storia ed i fatti ed arriva a mostrare l'avvocato Alfredo Galasso come uno dei portavoce della "sinistra" che isolava Falcone. Mostra un frammento della puntata di Sammarcanda - Maurizo Costanzo show dove Galasso consigliava a Falcone di abbandonare il Palazzo del Ministero della Giustizia, dove venne chiamato da Martelli, ministro del Governo Andreotti.
Saviano precisa che Galasso è una brava persona, ma è uno di quelli che per conto della "sinistra" avrebbe partecipato alla campagna di delegittimazione ed isolamento a danno di Falcone.
Una ricostruzione inaccettabile, vergognosa!

Probabilmente Saviano ignora i fatti (e questa sarebbe l'unica ragione per cui davanti a questo orrore di ricostruzione si potrebbe alleviarne la responsabilità), e probabilmente si è fidato di chi gli ha scritto la traccia del copione con cui è andato in scena. Ma ciò che ha fatto è gravissimo, è devastante e non può passare sotto silenzio.

Alfredo Galasso ha dedicato la sua vita alla lotta alla mafia. E' stato al fianco di Falcone, Borsellino e Caponnetto. Era loro amico, non un nemico! Non ha mai mollato ed ha portato avanti da avvocato di parte civile i processi contro i vertici di Cosa Nostra... sino a convincere Confindustria Sicilia a spingersi nella costituzione di parte civile nei processi contro i clan. Ha più di una condanna a morte emessa da Cosa Nostra sulle spalle, ma nonostante questo non si è mai tirato indietro. E' stato colui che indicò, ad esempio, chi congiurò, all'interno del Pci e della Lega delle Cooperative, contro Pio La Torre, chiedendo che venissero allontanati. Quando Galasso cercò di convincere Falcone a non andare a Roma, al Ministero, per non permettere di intaccare la sua credibilità di magistrato, lo faceva proprio perché sapeva che il portare Falcone a Roma significava isolarlo, colpirlo... usando quel suo incarico (che lui svolgeva al meglio) per incrinare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura e screditando l'azione del Pool Antimafia di Palermo. Galasso non muoveva un accusa, muoveva un appello... un appello perché Falcone non cadesse nella trappola e non finisse morto ammazzato. Discuteva con Falcone perché non si facesse "usare" e "gettare", per questo gli ricordava che per un magistrato indipendenza significa non dipendere da alcun altro Potere, non perché considerasse Falcone un traditore, ma perché non voleva che venisse "schiacciato".

E Saviano cosa fa? Ecco la sintesi del suo monologo:
Cancella i fatti e rovescia la realtà, parla di quelli che hanno accusato, isolato e denigrato Falcone. Parla della nomina di Antonino Meli (che dice Saviano essere "persona assolutamente per bene") al posto che doveva essere di Falcone e dell'invidia che dettò quella nomina del Csm. Parla dell'attentato all'Addaura e dell'accusa (infame) generale secondo cui quell'attentato se l'era fatto da solo. Dice che lo isolano, che Cosa Nostra di queste cose si rafforzava, si ingrassava ed il lavoro sporco lo faceva fare ai colleghi invidiosi ed alla società civile che non sopportava quello che stava facendo Falcone, cioè una battaglia culturale. Meglio dire che chi fa queste cose lo fa per fare carriere, per avere più soldi, per avere più donne, perché altrimenti se pensi che stia facendo la cosa giusta, nel suo talento, allora lo devi seguire. Falcone vede ancora delegittimazioni... il "corvo"... Il "corvo" era un personaggio che mandava lettere anonime alla classe dirigente, ai partiti, ai direttori dei giornali... ci racconta Saviano che passa a leggere l'estratto dove si dava dell'opportunista a Falcone che si svendeva per un posto di procuratore aggiunto. E continua Saviano: La vita di Falcone diventa un inferno... le lettere (del "corvo") arrivano a cadenze mensili, ed è costretto a fare anticamera quando deve andare a parlare dal Procuratore... anticamera davanti agli avvocati dei mafiosi. A quel punto, racconta sempre Saviano, Falcone riceve la proposta di andare a Roma, da Martelli, Ministro della Giustizia del governo Andreotti. Come Andreotti e Falcone?... Falcone sapeva tutto di Andreotti e della democrazia cristiana in Sicilia, dei rapporti con Cosa Nostra, sapeva tutto. Ma va, perché è un ruolo tecnico, non è un ruolo politico... E quindi fa quello che sa fare cioè servire lo Stato e far si che lo Stato costruisca "un Ufficio che contrasti la lotta alla mafia" (testuale)... (e di nuovo testuale:) "Ma la sinistra cosa fa? Lo massacra: stai collaborando! Più delle mie parole vale un incontro televisivo che ha fatto ... al Maurizo Costanzo Show e Samarcanda uniti..." (manda il servizio dell'estratto della trasmissione e di nuovo testuale:) "La persona che parla è l'avvocato Galasso, che è persona assolutamente per bene, esprime quello che pensava la sinistra e che a volte lo pensa ancora: stai facendo il collaborazionista a stare dentro le cose, a riformarle. La purezza che è stato lo spazio più grande che è stato concesso ai nemici della democrazia e delle organizzazioni criminali. Lo lasciano solo!..."


E questo è il fatto, il fatto chiave di quella prima puntata di "Vieni via con me". Un fatto, come detto, di gravità inaudita e intollerabile. Una ricostruzione che rovescia la verità, la rende storpia, falsa, abilmente manipolata per apparire come verosimile! E l'effetto? L'effetto è devastante...
Chi non conosce la storia, i fatti di quegli anni a Palermo... chi non conosce il rapporto che vi era tra Galasso e Falcone, pensa che quello raccontato da Saviano sia la verità. E se si solleva la questione arrivano le risposte: Saviano combatte la mafia quindi ha la mia stima e so ha detto è vero, Saviano rischia la vita quindi perché mai dovrebbe dire cose false, e così via...
Ma stiamo scherzano? Falcone, Borsellino, Caponnetto e Galasso hanno combattuto la mafia... Galasso, ancora vivo, ha continuato e continua a combatterla. Saviano ha scritto un libro.
Ristabiliamo, anche in questo quadro, le proporzioni, non rovesciamole! Saviano parla di macchina del fango, di montature mediatiche per distruggere "il nemico" e cosa fa? Getta fango su Alfredo Galasso, insinua su uno dei protagonisti in prima linea della lotta alla mafia, su uno dei più stretti protagonisti, con Falcone, Borsellino e Caponnetto della stagione del Pool e della Primavera di Palermo... va a colpire uno dei nemici storici di Cosa Nostra (e del Cavaliere).
Questo non è accettabile... non lo è perché la ricostruzione promossa da Saviano, che sorvola sull'identità del "corvo", che sorvola sulla trappola costruita a Roma contro Falcone, che sorvola su troppe cose... come sulle infiltrazioni di Cosa Nostra proprio in quel PSI di Martelli (eletto in Sicilia con il pieno di voto dopo che Cosa Nostra aveva scaricato la Dc di Andreotti sentendosi da questa tradita)... e monta il suo monologo facendo apparire il falso (Galasso come parte dell'ingranaggio di isolamento e denigrazione di Falcone) come se fosse il vero.

E poi: basta con la scusante ad ogni costo per Saviano perché ha la scorta... perché fa(rebbe) Antimafia. Di giornalisti che scrivono di mafie e illegalità, che fanno inchieste, ce ne sono molti, per fortuna. Così come ci sono molti semplici cittadini che la combattono, la denunciano. Molti sono soggetti ai tentativi di delegittimazione... vittime di quella macchina del fango al centro del monologo di Saviano. Molti subiscono minacce, intimidazioni... subiscono l'isolamento sociale, alcuni anche economico perché vengono messi al margine, vengono tenuti nelle redazioni senza che possano più scrivere, quando non si arriva a metterli alla porta. Gran parte di questi, anche davanti a minacce pesantissime o intimidazioni e attentati, non hanno scorte o servizi di protezione, eppure continuano, lontano dai riflettori, a fare il loro lavoro di denuncia, di informazione... di contrasto civile e culturale alle mafie.
Di questi non si parla, questi non hanno spazio... non sono creature mediatiche utili alle casse di qualche società, al revisionismo ed alla disinformazione.
A differenza di Saviano, gran parte di questi cittadini e giornalisti, sparsi per l'Italia, fanno pure i nomi e cognomi, indicano fatti precisi, a volte anticipano inchieste giudiziarie, e quindi sono scomodi... molto scomodi perché sono indipendenti, non si fanno condizionare e non cedono alle auto-censure o a quella scientifica e quasi perfetta manipolazione dei fatti che è utile a quella o questa parte politica, ovvero al "sistema".

Ma in Italia la Verità non la si vuole. Si vogliono i "miti" e "le verità" che fanno stare meglio, quelle di comodo, comode a qualche d'uno... anche se con la Verità non hanno nulla a che fare. D'altronde in Italia l'informazione è piegata dalla propaganda... si mettono in bocca ai morti ciò che questi non hanno detto, ma che a qualcuno fa comodo far dire, tanto non ci può essere smentita! Come il caso dell'intervista manipolata di Paolo Borsellino della troupe francese, dove non aveva detto affatto che di "cavalli" da consegnare in albergo parlarono, in una telefonata intercettata, Mangano e Dell'Utri, ma tant'è qualcuno ha preferito far credere che invece Paolo Borsellino faceva quell'accusa precisa. D'altronde in Italia si acclamano e considerato detentori della verità collaboratori di giustizia che fanno dichiarazioni ancora senza mezzo riscontro e con, invece, tante contraddizioni e inesattezze pesanti, pur di fare notizia ed anche se, così facendo, non si fa altro che aiutare quanti vogliono rivedere, ancora una volta in peggio, la legge sui collaboratori di giustizia. D'altronde in Italia, ormai, pare quasi che per finalità politiche si sia disposti a far cancellare le sentenze di condanna definitive che hanno permesso di colpire i vertici di Cosa Nostra colpevoli delle stragi del 1992!

A qualcuno piace credere che quella del 8 novembre sia stata una bella puntata? Liberissimi di credere all'ennesimo prodotto della società del Cavaliere (che ha battuto in audiance l'altra proprio prodotto, Il Grande Fratello, così da fare "il pieno" tra il canale Rai e quello di Mediaset, nella stessa serata)... ma si abbia la decenza di riconoscere che quello è un prodotto, l'ennesimo prodotto della stessa regia. Non era una trasmissione di informazione ma di propaganda e revisionismo... l'ennesimo prodotto che viene somministrato al popolo, anche perché proprio in questi giorni c'è un nuovo partito, di destra, che della Legalità fa bandiera ed ha bisogno di un pochetto di spazio.
A noi non è piaciuta affatto questa puntata... anzi ci ha fatto letteralmente schifo!



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La cosa è da analizzare politicamente, giornalisticamente e dialetticamente.

di Marco Ottanelli

Politicamente, è veramente interessante che un giornalista di sinistra (Fazio) in una rete di sinistra, mandi in onda un programma di destra (endemol) di uno scrittore di destra, programma osannato e "protetto" dai partiti e dalla gente di sinistra, e che in questo programma di destra lo scrittore di destra attacchi la sinistra come causa dell'isolamento di Falcone. Non solo è una menzognaccia, ma è anche una bella assoluzione nei confronti di quella parte di mafia che la Compagnia di Giro tenta di liberare di tutte le sue responsabilità in questi anni di campagna mediatica oscena.

Giornalisticamente, è vergognoso e ignobile, perché ha compiuto una sorta di atto di accusa, e non ha prodotto informazione, mettendo anche alla berlina un assente (Galasso) secondo la prassi massacratrice del travaglismo, impedendo alla vittima di circostanziare, replicare, spiegare.

Da oggi il popolo adorante vedrà Galasso come "il nemico di Falcone", mentre era uno dei suoi (pochi) carissimi amici veri. Di quelli con i quali si parla, si cena, si sta assieme nei momenti difficili.


Dialetticamente, è oltremodo grava il vasto pelago delle omissioni, e il ribaltamento della verità storica.


Non solo non ha citato le responsabilità di Andreotti, della DC al potere, del PSI craxiano di Salvo Andò, la melma democristiana e Cuffaro... ma di sicuro ha DOLOSAMENTE evitato di parlare dei furibondi attacchi di Montanelli e del Giornale di Montanelli contro Falcone. Sapete quale era l'accusa che gli fece Montanelli, con una dura e continuativa campagna stampa? Di essere di sinistra. Il contrario esatto di quanto il populismo e qualunquismo fascistoide che sta incantando gli italiani proclama.


Bel lavoro, Saviano, bel lavoro davvero.



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da LiveSicilia - intervista al Prof. Alfredo Galasso

"Saviano stavolta ha fatto confusione
Falcone a Palermo era più protetto"



Professore Alfredo Galasso, buonasera.
"Buonasera"


Ieri, Roberto Saviano l'ha inserita, pur annoverandola tra gli onesti, nella "macchina del fango" scagliata contro Falcone
"Ha fatto confusione. Non me lo merito. Non me lo aspettavo".


Abbiamo rivisto quello spezzone di programma: ‘Giovanni, non mi piace che stai nel palazzo'!".
"Sa come si concluse quella puntata?".


Come?
"Maurizio Costanzo disse a Falcone: questa è una dichiarazione d'amore nei suoi confronti. Però non si è visto".


In sintesi?
"Rivendico il diritto alla critica, anche in amicizia. E non ho cambiato idea".


No?
"Giovanni Falcone sbagliò ad andare a Roma con Martelli e Andreotti. A Palermo avrebbe spostato di più. Ne sono convinto. E poi...".


E poi?
"A Palermo era indiscutibilmente più protetto".


Non ci sarebbe stata la strage di Capaci, vuole per caso dire questo?
"Dico solo che a Palermo sarebbe stato più difficile soprenderlo".


C'è rimasto male, professore?
"La macchina del fango agì davvero, ma fu un'altra cosa"






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MessaggioInviato: Gio Nov 18 2010, 15:10:17    Oggetto:  
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Saviano così ridimensiona la 'ndrangheta.

Devo essere sincero, Saviano mi ha deluso ancora una volta.

Sulla 'ndrangheta non ha esagerato, ma ha molto ridimensionato limitandosi alla sola ala militare.

La gente che non ha mai seguito e studiato il fenomeno 'ndranghetista ora pensa veramente che i boss vivono come braccati nei cunicoli sotterranei. Quei cunicoli sono di almeno 50 anni fa, quando la 'ndrangheta ancora non aveva rapporti con le Istituzioni.

Negli anni 70 ci fu una spietata faida interna e vinsero i De Stefano. Loro sono stati innovativi, sostituirono i mitici cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso con le figure eroiche massoniche come Garibaldi, Mazzini e La Marmora. In poche parole formarono un enclave molto particolare chiama La Santa per entrare in stretto contatto con i rappresentanti delle Istituzioni. E basta approfondire il discorso dove tra l'altro potete visionare sul mio blog la mia inchiesta che parte dal 2008 e scoprirete che, attraverso la Santa, la 'ndrangheta ha partecipato attivamente nel Golpe Borghese e in tutte le Stragi di Stato. E ha il controllo assoluto di molte carceri!

E' stato ingiusto ad accusare solo la Lega anche perchè Saviano dovrebbe sapere benissimo e sicuramente sa che la 'ndrangheta è bipartisan! E in Lombardia è accertato il suo affare con molti esponenti del PD.

Tanto è vero che ha ostacolato e facilitato l'arresto di tutti quelli che volevano fare una "secessione".

Potrei elencare tante cose, come ad esempio la storia delle navi dei veleni che la 'ndrangheta affondò assieme ai servizi segreti, il Governo che mentì sulla nave ritrovata, sul discredito del pentito Fonti e della morte di Ilaria Alpi.

Perchè fa questa distinzione netta tra lo Stato e la criminalità organizzata? Di cose da dire ce ne sono molte, ma non si ostacola con questi distinguo.



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MessaggioInviato: Gio Nov 18 2010, 15:26:07    Oggetto:  SAVIANO: IERI UN MITO, OGGI UN MITOMANE???
Descrizione: DA DAGOSPIA.COM
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SAVIANO: IERI UN MITO, OGGI UN MITOMANE???


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1- "IL GIORNALE" SI APPLICA A SCODELLARE LE PICCOLE E GRANDI CONTRADDIZIONI DELL’ICONA-MARTIRE DELL’ANTI-CAMORRA. PECCATO CHE IL DUO D’AVANZONI-BOLZONI NON PARTECIPI ALLA FENOMENOLOGIA SFIGATA DI SAN SAVIANO: NE AVREBBE DA RACCONTARE
2- IL COPIA E INCOLLA DEGLI ARTICOLI SUI CLAN DEI GIORNALI LOCALI IN “GOMORRA” (SENZA MAI CITARE LA FONTE) - L’UNICO POLITICO SUO AMICO ERA IN GIUNTA COL FRATELLO DEL BOSS BARDELLINO - LA SANTIFICAZIONE DI DON DIANA CHE (PURTROPPO PER ROBERTO) VOTAVA COSENTINO - IL SUO “MITO” È IL PUGILE AURINO, PECCATO CHE USASSE I PUGNI PER FAR PAGARE IL PIZZO ALLA POVERA GENTE - LO SBIRRO CHE IERI HA PRESO IL BOSS DEI CASALESI IOVINE È LO STESSO CHE AVEVA OSATO NEGARE LA SCORTA A QUESTO SCRITTORE DI UN UNICO LIBRO SPIEGANDO CHE NON CORREVA RISCHI
3- "AVVENIRE" SBRANA DI NUOVO SAVIANO: E IL CAMPIONE DI LEGALITÀ ELOGIÒ LA NON-LEGGE



1- FENOMENOLOGIA SFIGATA DI SAN SAVIANO
Gian Marco Chiocci e Pier Francesco Borgia per "Il Giornale"

Se il buongiorno si vede dal mattino, ieri Roberto Saviano non vedeva l'ora di andare a dormire. Per l'imbarazzo. Perché lo schiaffo ricevuto a metà pomeriggio dal ministro Maroni è di quelli che stordiscono i più accecati detrattori del governo Berlusconi, a cominciare dallo scrittore di Gomorra che in tv ha catechizzato gli ascoltatori sulla connection fra la Lega e le 'ndrine del nord.
Schiaffo bissato da un ceffone ancor più doloroso se si pensa che ad arrestare il boss Antonio Iovine, ci ha pensato l'ufficio guidato da un poliziotto coraggioso nella lotta al crimine quanto impreparato a difendersi dall'accusa di«lesa maestà»: parliamo del capo della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani, che per aver osato dubitare sull'urgenza di una maxi scorta allo scrittore, è stato crocifisso dai fan dello scrittore casertano, già sgomenti per l'archiviazione dell'inchiesta sul fantomatico attentato natalizio sbandierato a mezzo stampa anche se mai pensato dalle cosche:
«Dopo gli accertamenti sulle minacce che Saviano asseriva aver ricevuto - confessò lo sbirro impenitente di cui Repubblica chiese l'allontanamento - demmo parere negativo sull'assegnazione della scorta. Resto perplesso quando vedo scortare persone che hanno fatto meno di tantissimi poliziotti, carabinieri, magistrati e giornalisti che combattono la camorra da anni».
l castello di carta può non scricchiolare ma basta un debole alito per farlo crollare. Mettere insieme pezzi disordinati di inchieste (giornalistiche o giudiziarie poco importa), condirli con retorica deamicisiana e azzardare teoremi suggestivi, è una ricetta vincente per un gourmet della cattiva informazione. Partiamo dall'origine, da "Gomorra
Nessun politico è promosso, tranne uno: Lorenzo Diana, già parlamentare Ds, membro nella commissione antimafia, ora dipietrista convinto. Eppure secondo alcuni suoi lontani trascorsi ripresi in interpellanze parlamentari (che a politici come Cosentino non sarebbero perdonati) vien fuori che alla fine degli anni Settanta, Diana era in giunta a San Cipriano d'Aversa con Ernesto Bardellino (fratello del super­boss Antonio) e Franco Diana (arrestato e ucciso in cella per un regolamento di conti).
Niente di grave, per carità. Ma se in una giunta simile ci fosse stato Cosentino? La risposta è scontata. Saviano, per dire, non ha perdonato all'ex sottosegretario nemmeno certe scomode parentele che nelle piccole comunità sono la regola: «Un fratello di Cosentino è sposato con la sorella di Giuseppe Russo, detto Peppe il Padrino, esponente dei casalesi e della famiglia Schiavone!» E poco importa che anche don Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra e che Saviano celebra ogni volta che può, avesse parentele scomode come quelle di Cosentino: «Il parroco era mio parente da parte di papà - racconta a verbale Carmine Schiavone, killer pentito - mentre la sorella Maria ha sposato Zara Antonio, figlio di Schiavone Maria e di Schiavone Vincenzo».
E importa ancora meno che il prete, sempre a detta del collaborante, si fidasse del futuro sottosegretario all'Economia tanto da non far mistero di votare per lui. Quello che vale per gli altri, insomma, non vale per sé. Saviano non ha il copyright dell'anticamorra in "Terra di Lavoro", non è l'unico cronista a battersi per la verità sco­moda ai clan. Dei dodici colleghi­eroi senza scorta e senza ribalta, a cui i casalesi hanno bruciato l'auto, sparato a casa, recapitato resti di animale in redazione, Saviano non parla. Trova piuttosto il tempo di attaccare quei quotidiani locali per certi titoli a effetto che lo scrittore esula dal contesto (un verbale, una testimonianza) e definisce infami.
Non ha mai parlato delle rivelazioni che il Giornale mandò in stampa il 18 marzo 2009 dal titolo: «Così Saviano ha copiato Gomorra». Interi brani ripresi, senza citarli, da «corrispondenze di guerra» di cronisti con l'elmetto da sempre. Nulla da dire nemmeno sulla citazione per danni da mezzo milione di euro di Simone Di Meo, segugio di Cronache di Napoli che solo dopo aver ottenuto la correzione e la citazione della fonte (il suo nome) a partire dall'undicesima ristampa di Gomorra , ha deciso di soprassedere. Nessuna citazione per le numerose disgrazie del centrosinistra nel regno del nemico «Sandokan».

Un esempio, decine di esempi. La giunta dell'ex presidente della provincia di Caserta, Sandro De Franciscis, è finita nei guai per i lavori affidati a ditte del boss stragista Giuseppe Setola e lo stesso ex presidente è stato intercettato mentre parlava di protezioni della «camorra di Casale».
Nessuno sputtanamento mediatico sul modello di quelli riservati ai big del centro-destra. È ovvio che poi Saviano non può pretendere di passare, a prescindere, per «credibile». È scontato che poi gli invidiosi ironizzino sulle improbabili confidenze liceali con Pietro Taricone nonostante i quattro anni di differenza. Ed è normale che il destino si accanisca anche a commento del suo annuncio di darsi alla boxe come Pietro Aurino («il mio mito»), purtroppo per Saviano arrestato perché picchiava chi non pagava il pizzo. La verità, insomma, è più prosaica di un'informazione «spettacolare».

2- LA TV TRIBUNIZIA - SAVIANO E L'EUTANASIA: E IL CAMPIONE DI LEGALITÀ ELOGIÒ LA NON-LEGGE
Domenico Delle Foglie per "Avvenire"


appiamo bene che criticare un "mostro sacro" è una partita a perdere, ma si potrà pure dissentire con Roberto Saviano senza passare per camorristi, fascisti o disfattisti. Se un intellettuale, nel caso uno scrittore coraggioso, vuole vestire i panni del maître à penser televisivo, del faro che illumina le coscienze, sa di dover fare i conti non solo con il mezzo, ma anche con i telespettatori. Milioni di persone diverse, ognuna con una sensibilità propria eppure tutte con un mondo di valori di riferimento dall'inevitabile base comune: la vita e la morte non tollerano giochi di parole ed esercizi concettuali spericolati e irrispettosi.
E qui ci permettiamo di inserire il rammarico: argomentare contro le mafie di ogni colore è un grande merito civile che unisce il Paese, tirare conclusioni politiche è un esercizio di libertà (e chi lo compie dovrebbe sapere di poter essere chiamato a renderne conto), ma schierarsi a favore del suicidio assistito e dell'eutanasia è un azzardo che come minimo squassa le coscienze e divide il popolo.

Noi sappiamo solo in parte - per quel po' che ci hanno fatto sapere - che cosa hanno pensato e patito le migliaia di donne e uomini in carne e ossa che tutti i giorni accudiscono in famiglia un malato terminale o un grave disabile senza risparmio di energie, sentimenti e risorse finanziarie, nel sentirsi dire con la forza della parola televisiva che quella vita lì, proprio quella, non è degna di essere vissuta.
Lunedì sera, a "Vieni via con me", è andata in scena una pagina sconcertante di quella «dittatura dei sentimenti» che sembra ormai voler legittimare ogni tragitto individuale e anche ogni scelta estrema, fuori da un contesto comunitario, al di là del sentire comune, persino oltre i confini della razionalità umana.

Ragione umana che viene invocata per opporsi alle mafie, ma non viene messa in campo se è in gioco la vita di un essere umano nella condizione di massima fragilità. Saviano, con la sua performance, si è reso colpevole del più grave degli addebiti che si possano avanzare nei confronti di un cultore della laicità: ha eliminato con un tratto di penna la cultura del dubbio. Secoli di severa laicità, di continuo sbattuta in faccia ai credenti, bruciati in pochi minuti. Così Saviano ha mostrato all'improvviso il volto del moderno giacobino che oscura la ragione: «Quella di Piergiorgio Welby non era più vita».
Ecco, questo nostro tempo è pieno di tradimenti della ragione e ci dispiace scoprire che l' implacabile accusatore dei più feroci camorristi non si faccia scrupolo nel liquidare ferocemente una vita, nascondendosi dietro l'idolo assoluto della libertà senza vincoli di solidarietà. Sino al punto di suggerire a tanti altri, uomini e donne, di seguire la strada che porta al darsi e al dare la morte.
Lo rimbeccano i dati di realtà, che tradiscono meno degli intellettuali: dopo i drammi di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby, abbiamo assistito a un solo caso di suicidio assistito, con una donna italiana accompagnata a morte in Olanda. Eppure ci è toccato ascoltare, dalla voce di Saviano, la "certificazione" (già tentata in tv da altri) che negli ospedali italiani, con una manciata di euro, è possibile effettuare un'eutanasia.
Lui che è un professionista della legalità (e non è il solo) perché non fa denuncia alla magistratura? Forse condivide questa scorciatoia, e tacita la coscienza? Come può chiedere ai taglieggiati di ribellarsi alle mafie se spinge, lui, a calpestare la legge dello Stato che non consente eutanasia né suicidio assistito e persegue chi li favorisce con il reato di omicidio del consenziente? Ci sono leggi che secondo il maestro Saviano, e con lui Fazio, il campione dei sornioni, si possono violare senza pagare dazio? Che differenza c'è fra loro e quanti cercano leggi "ad personam", o giustificano chi non si sottomette alla legge?
La coscienza, Saviano pretende a suo modo di insegnarlo, è un tempio interiore da salvaguardare. Ma lo è sempre, sia dinanzi alla mano omicida del camorrista sia dinanzi a quella che si erge, presuntuosa e autoritaria, ad affamare e assetare l'inerme. Uno come noi e come lui. O no?

FONTE:

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"Il miracolo non è camminare sull'acqua o sul fuoco;
Il miracolo è risvegliarsi.
Il resto sono tutte sciocchezze."
Osho
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MessaggioInviato: Mar Ott 01 2019, 07:00:17    Oggetto:  Il reato di Savianofobia
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Nella Germania nazista, se passeggiavi per i fatti tuoi nella Foresta Nera, ed avevi la malaugurata idea di pensare ad alta voce "però, questi baffetti di Hitler: non è che mi piacciano poi così tanto", ti si materializzava una esse-esse da dietro il tronco di una betulla e ti piantava un proiettile nel cervello.

Non riesco ancora a crederci, ma sono arrivato su questo forum dopo aver vissuto una delle esperienze più surreali e deprimenti della mia vita: una persona (intelligentissima, che conoscevo da anni) mi ha tolto il saluto perché le ho detto:

"Scusa, ti posso chiedere una cosa? [E qui forse ho fatto una pausa troppo lunga.] Cosa ne pensi di Saviano?"

Mi ci sono volute settimane per digerire la cosa; ma alla fine ho capito cos'era successo: il semplice fatto di aver ventilato una discussione sul tema Saviano prospettava la possibilità che qualche aspetto del nostro eroe, di quello che dice, di quello che fa, o di quello scrive, potesse ricevere un voto inferiore al trenta e lode - diciamo un trenta senza lode o addirittura un ventinove e mezzo. Questa possibilità per molte persone - fra cui, ripeto, persone inteligentissime - è da ritenersi assolutamente inaccettabile.

Era una cosa che meditavo da tempo, ma ho abbandonato i social dopo che sono stato attaccato violentemente per aver detto che un frammento de La Paranza dei Bambini, quello dove un ragazzino defeca in faccia ad un altro, mi aveva fatto star male.

Non avrei mai voluto finire qui; non avrei mai voluto scoprire che altre persone hanno vissuto esperienze simili: ma l'averlo scoperto mi ha aiutato ad assorbire il colpo. Mi sento un po' come un Alcolista Anonimo... e proprio come un AA, vorrei innanzitutto esprimere la massima solidarietà verso tutti coloro che sono stati accusati di Savianofobia, e poi dare qualche semplice consiglio per non cadere in questa trappola.

L'unico modo per analizzare con spirito critico il fenomeno del Savianesimo è convincersi che abbiamo a che fare con due entità.

La prima è una persona, Roberto Saviano, nato chissà dove in Campania, più o meno quarant'anni fa: i suoi dettagli anagrafici non mi interessano - se non che è mio coetaneo e conterraneo; posso solo dire che:

A) Roberto Saviano è una brava persona (o per lo meno innocua);
B) Roberto Saviano è una persona intelligente (anche se assolutamente non brillante e totalmente estraneo al concetto di "originalità");
C) Roberto Saviano, agli albori della sua carriera, ha compiuto un atto di notevole coraggio (anche se si possono nominare decine di sconosciuti molto più coraggiosi di lui).

Roberto Saviano non esiste più.

Questo spiega tutto: compreso il fatto che sia nata una vera e propria religione dopo la sua "morte". Non fraintendetemi: non augurerei la morte (ma neanche un graffio al mignolino) neppur al mio peggior nemico; ma se avessimo una tomba su cui piangerlo, potremmo finalmente voltare pagina ed analizzare la sua vita in modo critico.

L'unico modo per non scadere nel reato di Savianofobia è ricordarsi che Roberto Saviano merita rispetto, non tanto per i punti A), B) e C) di cui sopra - ma perché ogni persona su questo pianeta merita rispetto. Insultarlo non fa bene né a lui, né a noi.

Ma allora perché tantissime persone (compreso chi scrive) lo odiano?

Molto semplice: perché il loro odio non è diretto verso Roberto Saviano, ma verso la seconda entità della nostra analisi. Chiamiamolo, per distinguerlo dalla persona, Don Roberto the Savior.

Don Roberto the Savior è un mostro disgustoso; un monumento di ipocrisia, falsità, presunzione, saccenza, antipatia, cinismo, piaggeria - e chi più ne ha più ne metta - creato a tavolino da poteri neanche tanto occulti (non bisogna essere Fox Molder per capire chi si cela dietro di lui).

Come un organo completamente invaso da un tumore, Don Roberto the Savior è ormai inscindibile dalla persona Roberto Saviano; di più: per un curioso miracolo della medicina, organo e malattia hanno raggiunto una sorta di equilibrio e sono diventati simbionti. L'uno non riesce a vivere senza l'altro; qualsiasi intervento terapeutico è inutile perché - per quanto chirurgico possa essere - finisce inevitabilmente per attaccare l'organo sano. Ecco perché è praticamente impossibile scagliare il proprio (giustissimo e giustificatissimo) odio contro Don Roberto the Savior senza offendere la persona Roberto Saviano.

Provo un'ammirazione sconfinata (in un senso tecnico, scientifico e pertanto a-morale del termine) per Colui che ha creato questo mostro: l'incarnazione di Satana sul nostro pianeta; qualcosa che tutti possono/devono amare e tutti possono/devono odiare. Il suo unico scopo è mettere le persone le une contro le altre per farle illudere di essere vive.

Don Roberto the Savior è il simbolo della morte spirituale dei salotti di sinistra. Immaginate di spegnere il WiFi nella camera da letto di un pornomane, di sedervi inavvertitamente sul telecomando di vostro padre che guarda in TV la partita del cuore, di staccare anzitempo un neonato dal seno materno: riceverete una reazione isterica che non coinvolge il sistema nervoso centrale. Viviamo (o meglio, vivete: io mi sono trasferito in Polonia) in un Paese bellissimo: spiagge mozzafiato, paesaggi alpini da cartolina, borghi medievali, patrimonio artistico, etc. etc. E c'è una grossa fetta del Paese che vive essenzialmente nella bambagia: ma, ahimé, come si fa ad essere felici, a godersi fino e in fondo tutto questo, sapendo che nelle periferie delle nostre città avvengono atti di indicibile efferatezza? Come si permettono questi teppistelli di rovinare la nostra (pseudo)felicità?

Ed ecco che - cavalcando un raggio di luce che diffonde dalle nubi squarciate - scende fra di noi Don Roberto the Savior e porta nei nostri salotti il Verbo; pensateci: questa sua idea cretina secondo cui "l'unico modo per combattere un problema è parlarne" è solo un modo di dire "invece di affrontare il problema veramente, chiacchieriamone!" Apriti cielo! E cosa volevi di più? Perché sporcarsi le mani, scendere di casa, fare del volontariato, quando ci si può comodamente ubriacare della sua Parola? Gli amici mi hanno invitato a giocare a pallone: ma fuori piove, meglio guardarsi una partita sul divano. Mia moglie mi invita a letto: ma no, meglio guardarsi le performance di Rocco Siffredi seduto sul divano. Ci sono persone là fuori che avrebbero bisogno del mio aiuto: ma chi se ne frega! Tanto basta fare il tifo per Don Roberto the Savior, venerarlo come un Dio, difenderlo a spada tratta sempre e comunque, per mettere a tacere i sensi di colpa.

Don Roberto the Savior è una droga per i salotti borghesi di sinistra: la fruizione del "suo" "pensiero" regala immediatamente l'illusione di star facendo qualcosa per chi è meno fortunato di noi; anche se non alziamo mai il culo dal divano fino ai trenta, quaranta, cinquanta, sessanta, settanta, ottanta, novanta, cento o centodieci anni (perché sì: tanto ormai viviamo). Ecco perché ogni attacco a Don Roberto the Savior genera la reazione isterica di cui sopra: è come calpestare col tacco il tubicino di gomma che porta la droga direttamente nelle vene.

Don Roberto the Savior è la prova vivente dell'incoerenza intellettuale della sinistra. Sempre pronti a combattere illuministicamente qualsiasi forma di credenza religiosa o di superstizione, non si accorgono di essersi innamorati di Don Roberto the Savior come delle adolescenti che si eccitano per la boy band del momento, non si accorgono di aver creato attorno alla Sua figura una vera e propria religione dai fortissimi connotati cristologici (martirio, annuncio della Parola - ci manca solo l'immacolata concezione). Programmaticamente dalla parte degli "ultimi", non si accorgono che l'unico scopo di Don Roberto the Savior è quello di far stare bene i "primi" - rassicurandoli in ogni modo ed attraverso ogni canale, che c'è lui che ci pensa (grazie alla sua facoltà divina di operare miracoli, evidentemente).

La natura essenzialmente nazista e razzista di Don Roberto the Savior emerge in modo esemplare dai suoi discorsi su Israele. Ora non ho e non voglio avere un'opinione sul sionismo, ma in Israele ci sono stato, l'ho visitato in lungo ed in largo con un gruppo di amici ebrei: parlavano dei Palestinesi come se fossero dei cani da tenere alla larga con le mine anti-uomo e coi fucili; ma poi la sera, quando gli veniva l'appetito, mi portavano in una bottega araba a mangiare le loro cose. "Ma come? - Chiedevo esterefatto. - Un minuto fa li chiamavate cani ed ora andate a mangiare da loro?" "E' così - mi dissero - quando ci fanno comodo sono amici, quando ci danno fastidio li ammazziamo."

Ripeto: non sono né sionista né anti-sionista; ma so che Israele non è il Paese demilitarizzato dell'Accoglienza, della Pace e della Fratellanza che Don Roberto the Savior ci ha tanto vividamente dipinto. Bisognerebbe allora chiedersi dove finiscono il giornalismo-inchiesta super-coraggioso, la penna iper-realistica e la lingua sciolta e senza peli del nostro Eroe, quando si tratta di parlare di Israele? Perché si lamenta se il Sindaco di Napoli vuole dare al mondo un'immagine pulita di Napoli? Far finta che la malavita non esiste per pemettere ai turisti di passeggiare in tutta tranquillità per Via Toledo. Però il turismo a Tel Aviv dobbiamo incrementarlo: e per farlo la coppia italiana appena uscita da Uomini e Donne non deve essere turbata dalla consapevolezza di trovarsi in un'edizione riveduta e peggiorata della Germania nazista. Un giornalismo, una morale, un'opinione che oscillano fra due estremi opposti a seconda di come fa comodo, in una scala da uno a mille ha il seguente valore: zero assoluto.

Il razzismo di Don Roberto the Savior l'ho percepito in modo palpabile leggendo il suo La Paranza dei Bambini, da me recensito qui:



Ora sarei ingiusto se dicessi che il libro è una merda, anche se la merda è uno dei suoi temi centrali (provare per credere: leggete il primo capitolo); a tratti è davvero bello e si vede che l'Autore sa il suo mestiere (il capitolo sulle ceramiche di Capodimonte è fantastico). Ciò non toglie che il libro racconta di una banda di figli di piccoli borghesi che fanno ogni genere di porcheria perché sono essenzialmente annoiati: particolare crudeltà è riservata alle minoranze; ora lo so che l'Autore non è il personaggio, ma percepivo un certo compiacimento nel trattare come bestie cinesi, rom, neri, etc. Sia ben chiaro, l'Autore tratta tutti come bestie, ma alle minoranze riserva un disprezzo maggiore.

Ovviamente, parlare male de La Paranza dei Bambini è blasfemo (ho visto una persona sui social usare proprio questa parola); l'obiezione più cretina che mi è capitato di ascoltare più di una volta è stata: "se non ti è piaciuto, perché l'hai letto?" - frase che meriterebbe uno studio dedicato sull'International Journal of Applied Logic. L'ho letto perché sono napoletano, vivo all'estero, e forse sono curioso di sapere che immagine della mia terra natale viene diffusa nel mondo dal successo (immeritato) di questo libro; ed ho il diritto di dire che mi è venuto da vomitare. Il mio pensiero è il seguente (condiviso da molte persone): Don Roberto the Savior, avendo trascorso l'intera sua esistenza a studiare il Male senza mai fare nulla di concreto per avvicinarsi umanamente alle persone che soffrono, ha perso la fede in un mistero più grande di noi, ha smarrito ogni speranza per il futuro, e non ha più un briciolo di compassione per il genere umano. Questa è la grande fregatura di essere un intellettuale: credere di poter combattere il Male studiandolo; in realtà è proprio così che il Male si impossessa di noi. Leggere La Paranza dei Bambini è come entrare nella mente dell'Autore, ed entrarvi è come tuffarsi di testa in un pozzo nero: tutto ciò che una persona sana e normale cerca di togliersi da dentro, tutti i pensieri negativi che ci opprimono e che faticosamente combattiamo giorno dopo giorno, tutto il male che ci paralizza - lui vi ci sguazza dentro felice, come un maiale che si rotola nei suoi stessi escrementi.

Molti lo considerano un eroe perché si è tuffato nella merda: certo, io non lo farei; forse non ne avrei il coraggio, così come non avrei il coraggio di buttarmi sotto un treno se arrivassi a pensare che la mia vita non vale più la pena di essere vissuta. Posso ammirare (di nuovo: in senso a-morale) il coraggio di un suicida, ed anche quello di Don Roberto the Savior, ma una cosa è certa: né l'uno né l'altro sono degli eroi.

Certi tipi di letteratura e di cinematografia esistono ed hanno tutto il diritto di esistere: non mi da nessun fastidio un documentario su Chiara Ferragni, né il fenomeno Fifty Shades of Gray, né la trilogia della depressione di Lars Von Tier; non mi danno fastidio perché ancor prima di leggerli/vederli so cosa vi troverò. L'ambiguità diabolica di Don Roberto the Savior si riflette nella sua letteratura: sfuggendo a qualsiasi genere evita magistralmente ogni giudizio definitivo; se dici "come inchiesta fa schifo" ti rispondono "ma non è un'inchiesta!" "Allora è una fiction: se è così è scopiazzata da centinaia di altre opere dello stesso genere." "Ma no! Non è una fiction: l'Autore vuole denunciare la situazione di degrado, etc. etc." - e ci si ritrova in un loop spaziotemporale in cui, come sempre, c'è un solo vincitore: il suo ego.

La sinistra, storicamente impegata, fra le altre cose, a scardinare gli strapoteri della baronia universitaria, si ritrova a difendere il proprio Usignuolo dagli attacchi della critica come un branco di assistenti leccapiedi che protegge il barone di turno; lavoro nell'accademia, e di porcherie del genere ne ho viste tante, ma mai a questo livello.

Per concludere: la somma ipocrisia di Don Roberto the Savior si manifesta nell'aver creato, di fatto, una cricca mafiosa imperniata sul suo ego ipertrofico (sì, proprio lui che giura e spergiura di starci difendendo dalla malavita organizzata); come in tutte le bande criminali (o, su scala più ampia, in tutti i regimi terroristici totalitari) l'unica vera attività è l'erezione e la costante difesa di una corazza ideologica di natura puramente retorica. Il mondo si divide in due: chi è dentro e chi è fuori; per essere dentro bisogna soltanto annullare la propria personalità e fondersi con l'ego del boss - chiunque osi dire persino "non mi piace la pettinatura di Don Roberto the Savior" viene immediatamente condannato per Alto Tradimento ed espulso. L'unica differenza è che nel Fan Club di Don Roberto the Savior non esiste (per fortuna!) la pena di morte. Dentro la corazza si sta bene: il suo Verbo ci anestetizza e possiamo finalmente vivere i nostri lunghi anni in santa pace.

Come nel film Invito a Cena con Delitto, dovremmo chiederci, alla fine di tutto, "sì, ma insomma chi è che ha vinto e chi è che ha perso?"

Ha vinto il summenzionato Creatore di Don Roberto the Savior (chi è stato? un inviato speciale di Satana? Una Intelligenza Artificiale tipo Skynet? Boh! Dio solo lo sa, e forse neanche Lui.) Ha creato il perfetto giocattolo per la sinistra pigra e sprovveduta; qualcosa con cui trastullarsi e lasciare passare il tempo in modo insulso nell'illusione di star combattendo una grande battaglia.

Chi ha perso? Ha perso l'umanità.

C'è solo un modo per sapere se siete ancora umani: guardatevi il video di Vittorio Arrigoni alcuni post più in alto; se alla fine piangerete, significa che per voi c'è ancora speranza.
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