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Delitto dell'Olgiata
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Stefania Nicoletti

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MessaggioInviato: Ven Giu 26 2009, 15:02:23    Oggetto:  Delitto dell'Olgiata
Descrizione: Riaperto il caso della Contessa Alberica Filo della Torre
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Riaperto il caso della Contessa Alberica Filo della Torre

» 2009-06-26 07:42
OLGIATA: GIP RESPINGE ARCHIVIAZIONE, CASO SI RIAPRE
di Pasquale Faiella

ROMA - Un delitto irrisolto da 18 anni. Un 'cold case' al pari dell'omicidio di Simonetta Cesaroni la ragazza uccisa nell'agosto del 1990 a Roma, una vicenda a cui gli inquirenti tentano tenacemente di dare soluzione. E come per il giallo di Via Poma - giunto alla vigilia dell'esame della richiesta di rinvio a giudizio per l'ex fidanzato - anche per il delitto dell'Olgiata, l'assassinio della contessa Alberica Filo della Torre ammazzata il 10 luglio del 1991 nella sua villa, un giudice oggi ha ordinato nuove indagini dando una speranza giudiziaria. Il gip del Tribunale di Roma, Cecilia Demma, ha infatti respinto oggi la richiesta di archiviazione per i due storici indagati della vicenda, l'ex domestico filippino Winston Manuel e il figlio della governante della contessa, Roberto Iacono. Ma il giudice, cosa più importante, ha ordinato alla procura, dando un limite di sei mesi con facoltà di proroga, di riesaminare completamente il caso analizzando alla luce delle nuove tecniche di indagine, sia biologiche, sia strumentali, tutti i reperti acquisiti: primo tra tutti lo zoccolo usato come arma del delitto per colpire la contessa a morte. Un ordinanza, quella del gip Demma, che è anche una censura rispetto all'indagine condotta fino ad ora, anche se in sede di udienza preliminare i pm Diana De Martino e Francesca Loy, facendo marcia indietro rispetto all'originario orientamento della procura stessa, avevano formulato al gip la volontà di poter continuare l'inchiesta. Restano indagati dunque per omicidio volontario, anche se gli esami del dna e quelli biologici avevano escluso un loro coinvolgimento, sia Winston, sia Iacono. Ad opporsi alla archiviazione della loro posizione, nei mesi scorsi, era stato il legale di Pietro Mattei, vedovo della contessa presente oggi in aula, l'avvocato Giuseppe Marazzita che ha raccolto nuove prove scovando una nuova testimone, un'amica della nobildonna, depositaria dei timori della stessa contessa a cui lei avrebbe confessato di temere per la propria vita e di essere spiata. Altro reperto che il gip ha ordinato di acquisire è la famosa agenda di Alberica Filo della Torre, piena zeppa di nomi di vip, di personaggi istituzionali e sulla quale, secondo l'avvocato Marazzita, potrebbero essere segnati date e orari di appuntamenti da verificare, proprio il giorno 10 luglio 1991. Agenda saltata fuori nei mesi scorsi grazie alle dichiarazioni di un giornalista che ne è entrato in possesso. Il gip ha ordinato infine alla procura di acquisire le centinaia di foto scattate sulla scena del crimine e che non sono nel fascicolo. E chiesto l'espletamento di nuove analisi biologiche sul Rolex d'oro fermo all'ora del delitto che Alberica portava al polso e "inspiegabilmente" - ha detto l'avvocato Marazzita - mai acquisito dalla procura e custodito da Pietro Mattei fino alla consegna fatta agli inquirenti. Insomma quella sul delitto dell'Olgiata, uno dei tanti gialli di Roma ancora avvolti nel mistero, è una indagine che riparte da zero, o quasi, visto che i due indagati e la loro iscrizione sono solo stati una sorta di "mezzo tecnico" per poter riaprire l'inchiesta. "Siamo più che soddisfatti - ha detto l'avvocato Marazzita - il gip è andato oltre la nostra richiesta di opposizione all'archiviazione ordinando un radicale e sostanziale riesame delle prove e l'acquisizione di nuovi reperti".

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L'uomo può nascere, ma per nascere deve prima morire, e per morire deve prima svegliarsi.
- G.I. Gurdjieff -
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MessaggioInviato: Ven Giu 26 2009, 15:02:23    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Ven Nov 26 2010, 10:26:23    Oggetto:  
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ROMA (26 novembre) - A venti anni dal giorno in cui è stata uccisa, ricompare il telefonino della contessa Alberica Filo della Torre. La donna fu ammazzata il 10 luglio del 1991 nella sua bella villa a Nord di Roma; il suo telefonino è riapparso due giorni fa: un cellulare di primissima generazione, uno di quelli che avevano cominciato a circolare all’inizio degli anni ’90. Lo ha consegnato qualche giorno fa al pm Francesca Loy, Emilia Parisi Halfon, una delle protagoniste della vicenda. Il suo nome è stato associato a quello del marito della vittima, Pietro Mattei, con il quale ha avuto una relazione.

Come mai questo telefono sia riapparso dopo così tanto tempo, la Halfon l’ha spiegato in modo un po’ fumoso. Viene da chiedersi perché in tutto questo tempo nessuno abbia mai riferito dell’esistenza del cellulare, a cominciare dagli inquirenti che non lo hanno mai cercato.

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MessaggioInviato: Ven Nov 26 2010, 19:52:44    Oggetto:  
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ROMA (26 novembre) - Sono misteri che non finiscono mai. Gialli dove la verità sembra un concetto astratto: dall’omicidio di Simonetta Cesaroni a quello di Alberica Filo della Torre. Così non c’è da meravigliarsi se anche nel delitto dell’Olgiata il telefonino della contessa ricompare a venti anni dal giorno in cui è stata uccisa.

Lei fu uccisa nella sua bella villa a Nord di Roma; il suo telefonino è riapparso due giorni fa: un cellulare di primissima generazione, uno di quelli che avevano cominciato a circolare all’inizio degli anni ’90. Un Motorola tacs appartenuto proprio alla Filo della Torre. Lo ha consegnato qualche giorno fa al pm Francesca Loy, Emilia Parisi Halfon, una delle protagoniste di questa vicenda. Il suo nome è stato associato a quello del marito della vittima, Pietro Mattei, con il quale ha avuto una relazione.

La donna ha spiegato al magistrato di aver ricevuto in regalo (o in prestito) il cellulare proprio da Mattei, qualche tempo dopo la morte della contessa. Il pm ha raccolto la sua testimonianza e sta per affidare una perizia ai carabinieri del Ris di Roma per accertare se, nella memoria dell’apparecchio, esistano ancora dei dati utilizzabili. Ad sempio le chiamate ricevute o fatte.

Come mai questo telefono sia riapparso dopo così tanto tempo, la Halfon l’ha spiegato in modo un po’ fumoso, dicendo che non era riuscita a parlare con nessuno della procura prima di questa data. Nei giorni scorsi anche il suo avvocato Marcello Petrelli le ha detto che sarebbe stato importante consegnare in fretta l’apparecchio a piazzale Clodio, e lei così ha fatto. «L’avevo dimenticato in un cassetto - avrebbe spiegato al pm - e quando l’ho ritrovato ho deciso di portarvelo. Magari può essere utile alle indagini».

Viene da chiedersi perché in tutto questo tempo nessuno abbia mai riferito dell’esistenza del cellulare, a cominciare dagli inquirenti che non lo hanno mai cercato
. Sebbene il marito della contessa, un paio di anni fa, attraverso l’avvocato Giuseppe Marazzita, abbia chiesto di far riaprire le indagini sull’omicidio.
L’apparecchio appare in buono stato anche se, probabilmente, non sarà facilissimo acquisire informazioni utili dalla sua memoria. Questo “ritrovamento”, però, era assolutamente inaspettato e si va ad aggiungere a un altro dei misteri di questa storia: la scomparsa di qualche gioiello dalla stanza del delitto. Solo poche cose, mentre il grosso dei preziosi non è stato neanche cercato dall’assassino.

Nel 2008, gli investigatori avevano isolato un dna maschile trovato su un fazzoletto di carta repertato sul luogo dell’omicidio, ma il codice genetico non è stato rintracciato, e quello dei due principali indagati il cameriere Manuel Winston e il figlio della governante, Roberto Jacono, dopo la comparazione, è risultato diverso. Da qui la richiesta dei pm di procedere con l’archiviazione. Il gip Cecilia Demma, però, ha respinto la richiesta. «Ci sono ancora molte indagini da fare, troppe cose sono state trascurate nel delitto», ha dichiarato in aula. Il giudice ha fatto anche di più e ha ordinato alla procura di riesaminare completamente il caso analizzando, alla luce delle nuove tecniche di indagine, tutti i reperti acquisiti: a cominciare dallo zoccolo usato come arma del delitto, e ora anche dal cellulare.

Un’ordinanza, quella che aveva emesso la Demma, che è sembrata una censura rispetto all’inchiesta condotta fino a quel momento, anche se in sede di udienza preliminare i pm, facendo marcia indietro rispetto all’originario orientamento, avevano espresso la volontà di poter continuare. Si era opposto all’archiviazione anche il legale di Pietro Mattei, che ha raccolto nuove prove scovando una testimone, un’amica della nobildonna, alla quale Alberica avrebbe confessato di temere per la propria vita e di essere spiata.
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MessaggioInviato: Mar Mar 29 2011, 20:51:11    Oggetto:  
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Omicidio dell'Olgiata, fermato il domestico
Winston Manuel lavorava nella villa dove fu uccisa nel 1991 Alberica Filo della Torre
29 marzo, 20:43


ROMA - Winston Manuel, domestico filippino, di 41 anni, è stato fermato per l'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre avvenuto il 10 luglio 1991 nella sua villa dell'Olgiata.

L'indagato è stato sottoposto al fermo di procura nel quadro degli accertamenti del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e del sostituto Francesca Loy, in collaborazione con i carabinieri del Reparto Operativo e del Ris. A determinare il fermo è stato il pericolo di fuga del filippino. A incastrare Winston Manuel il dna che sarebbe risultato compatibile con quello prelevato su uno degli oggetti repertati che si trovavano nella camera da letto dove avvenne il delitto. La procura dovrà ora chiedere la convalida del fermo.

Il caso fu riaperto tre anni fa su istanza del marito della vittima Pietro Mattei che sollecitò nuove indagini con l'utilizzo delle nuove tecnologie. Quello dell'omicidio di Alberica Filo Della Torre è uno dei 'cold case' più famosi: la nobildonna fu strangolata e colpita alla testa con uno zoccolo nella sua villa dell'Olgiata il 10 luglio 1991.

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MessaggioInviato: Mar Mar 29 2011, 23:08:38    Oggetto:  
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IL DELITTO - La contessa Alberica Filo Della Torre aveva 42 anni quando fu trovata priva di vita nella stanza della sua villa all'Olgiata. Secondo i primi rilievi venne strangolata e colpita con uno zoccolo alla testa. Nella prima inchiesta, poi conclusasi con l'archiviazione e lo stralcio per consentire la riapertura di un procedimento penale, Roberto Iacono, figlio della governante della contessa, e il filippino Winston furono chiamati in causa avendo, secondo la procura, sufficienti motivi per nutrire rancore e risentimento nei confronti della vittima. Iacono, di cui si diceva avesse problemi di natura psicologica, non aveva gradito il licenziamento della madre, che secondo alcuni testimoni era stata mandata via perché chiedeva continui prestiti o aumenti di stipendio. Invece Winston, che avrebbe dovuto restituire alla contessa un milione di lire, era stato più volte visto discutere animatamente con la donna. Per Pietro Mattei l'indagine è sempre stata lacunosa e caratterizzata da troppe omissione in relazione ad alcuni accertamenti tecnici di laboratorio. Tra i reperti segnalati dal marito della vittima e, a suo dire, meritevoli di essere sottoposti all'esame del dna anche l'orologio Rolex della vittima e altri oggetti come i pantaloni di Winston e Iacono, il lenzuolo del letto della contessa, lo zoccolo con il quale fu colpita alla testa e alcuni indumenti intimi.



Mah...
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MessaggioInviato: Mer Mar 30 2011, 12:49:45    Oggetto:  
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Il delitto seguì forse una lite
per un prestito non restituito. Conferenza stampa degli inquirenti che hanno fermato
il filippino Manuel Winston:
"Ci fu una colluttazione
e perse sangue da un gomito"


Tracce del Dna di Manuel Winston sono state trovate sul lenzuolo che stringeva il collo della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa a Roma il 10 luglio del 1991. È quanto emerso nel corso di una conferenza stampa stamattina, presenti i pm del caso Olgiata, Gianfilippo Laviani e Francesca Loy, il comandante provinciale dei carabinieri di Roma Maurizio Mezzavilla e il capo dei Ris di Roma Luigi Ripani.

L'omicidio sarebbe avvenuto per una lite, poi degenerata, per un prestito al filippino non restituito. Il lavoro dei Ris ha portato ad accertare che oltre al sangue della vittima, sul lenzuolo erano presenti tracce ematiche il cui Dna è risultato perfettamente coincidente con quello di Manuel Winston, il filippino fermato ieri a vent’anni dal delitto. Manuel Winston quando avvenne il delitto, il 10 luglio del 1991, non lavorava più da alcuni mesi presso la famiglia della contessa. Winston, da subito sospettato assieme a Roberto Iacono, figlio dell’allora insegnante di inglese dei figli della vittima, anche dopo il delitto è sempre rimasto in Italia a lavorare. Ieri è stato fermato mentre si trovava presso la famiglia dove ora presta servizio, nella zona nord della capitale.

La contessa Alberica Filo della Torre fu strangolata e colpita alla testa con uno zoccolo nella sua villa dell’Olgiata il 10 luglio 1991. Il domestico filippino ha 41 anni e all’epoca lavorava nella villa. . Il domestico filippino è stato sottoposto al fermo motivato dall'accusa con il pericolo di fuga. La procura dovrà ora chiedere la convalida del fermo.

La traccia ematica lasciata sul lenzuolo, e che ha segnato la svolta nel delitto, sarebbe compatibile con un’abrasione che Winston si sarebbe procurato nella colluttazione con la vittima. Il fermo è stato deciso in base al pericolo di fuga dell’indagato. Manuel Winston sposato e con figli, viveva e lavorava stabilmente a Roma ma spesso si recava nelle Filippine. Se avesse saputo che i risultato degli ultimi esami sul Dna lo incastravano «avrebbe potuto fuggire», hanno fatto notare gli inquirenti.

Le nuove indagini erano state sollecitate da Pietro Mattei, vedovo della contessa, con un’istanza nella quale si chiedeva, attraverso l’uso delle nuove e più sofisticate tecnologie, specie quelle relative all’identificazione delle tracce biologiche, il riesame degli oggetti repertati nella stanza in cui avvenne il delitto. Tra questi, un fazzoletto di carta con del muco, i pantaloni di Winston e di Roberto Iacono, figlio della governante della contessa, il lenzuolo del letto della contessa, lo zoccolo con il quale fu colpita alla testa ed alcuni suoi indumenti intimi.

*****

Delitto dell'Olgiata: per il Dna
fermato il domestico


Winston Manuel, domestico filippino, di 41 anni, è stato fermato per l'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa il 10 luglio 1991 nella sua villa dell'Olgiata a Roma. Lo ha incastrato il Dna. In quello che nei film e nelle fiction sembra un classico “cold case”, caso freddo, che trova una possibile soluzione molti anni dopo il crimine. Naturalmente ancora l'eventuale colpevolezza dell'uomo non è provata.

I carabinieri hanno fermato Winston, a lungo indagato per omicidio volontario assieme a Roberto Iacono. Ha inchiodato il domestico il risultato di un Dna maschile isolato dagli esperti della procura dopo la riapertura del fascicolo e ritenuto compatibile con quello del filippino che, all'epoca, faceva parte del personale di servizio della villa della contessa assassinata.

Un rapporto del Ris ha permesso agli inquirenti della Procura di Roma di arrestare il domestico. Il provvedimento di fermo è stato firmato dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal pm Maria Francesca Loy sulla base del «pericolo di fuga» e di una relazione degli esperti dell'Arma che hanno analizzato in questi ultimi mesi i reperti riferiti al delitto. Manuel era indagato sin dalla riapertura dell'inchiesta dopo l'esposto del marito della nobildonna, l'imprenditore Pietro Mattei.
Ulteriori dettagli saranno forniti in una conferenza stampa che si terrà domani alle 11 in Procura.

Il delitto: vittima strangolata e colpita alla testa

La contessa Alberica Filo Della Torre aveva 42 anni, quando fu strangolata e colpita con uno zoccolo in testa nella sua stanza. Nella prima inchiesta, poi conclusasi con l'archiviazione e lo stralcio per consentire la riapertura di un procedimento penale, Iacono e Winston erano stati inizialmente chiamati in causa: secondo la procura avevano sufficienti motivi per nutrire rancore e risentimento nei confronti della vittima. Iacono, di cui si diceva avesse problemi di natura psicologica, non aveva gradito il licenziamento della madre, secondo alcuni testimoni mandata via perché chiedeva continui prestiti o aumenti di stipendio. Invece Winston, che avrebbe dovuto restituire alla contessa un milione di lire, era stato più volte visto discutere animatamente con la donna. Per Pietro Mattei l'indagine è sempre stata lacunosa e con troppe omissioni riguardo ad alcuni accertamenti tecnici di laboratorio. Tra i reperti segnalati dal marito della vittima e, a suo dire, meritevoli di essere sottoposti all'esame del dna c'erano l'orologio Rolex della vittima e altri oggetti come i pantaloni di Winston e Iacono, il lenzuolo del letto della contessa, lo zoccolo con il quale la donna fu colpita alla testa e alcuni indumenti intimi.



---editato-----


Delitto Olgiata: Pietro Mattei, dissipate insinuazioni su mia famiglia
ultimo aggiornamento: 30 marzo, ore 13:31

Roma, 30 mar. - (Adnkronos) - ''Finalmente sono state dissipate definitivamente le insinuazioni e le illazioni infondate sulla mia famiglia''. Lo ha detto il marito di Alberica Filo della Torre, Pietro Mattei, tramite l'avvocato Giuseppe Marazzita, che lo assiste.

Shocked Cool
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MessaggioInviato: Gio Mar 31 2011, 12:14:44    Oggetto:  
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MARZO 2007, RIPARTONO LE INDAGINI
Subito iscritti nel registro degli indagati i due sospettati "storici". Riesaminati tutti i reperti già analizzati nella vecchia indagine, mentre spunta un cellulare che la vittima avrebbe regalato a un'amica.


ROMA - Il 6 marzo del 2007, dopo due archiviazioni, torna ad alzarsi il sipario sul giallo dell'Olgiata. La procura di Roma, forte dell'autorizzazione del gip Cecilia Demma, iscrive sul registro degli indagati per omicidio volontario Roberto Iacono e Manuel Winston. Entrambi per la stessa ipotesi di reato erano già stati indagati dopo il delitto, ma la loro posizione era stata successivamente archiviata.

REPERTI RIESAMINATI. A dare la svolta alla riapertura del caso, sollecitata dall'avvocato Giuseppe Marazzita per conto di Pietro Mattei, vedovo di Alberica Filo della Torre, sono gli accertamenti preliminari svolti dal Ris che danno il via libera alla possibilità di sottoporre a nuovi esami una serie di reperti che erano stati oggetto di accertamenti anche nel corso della prima inchiesta: il lenzuolo trovato nella stanza di Alberica Filo della Torre che presenta numerose e vaste tracce ematiche, i jeans di Roberto Iacono e di Winston Manuel, la canottiera di raso bianca e un completo intimo indossati dalla vittima al momento dell'omicidio, nonché lo zoccolo trovato accanto alla contessa, che prima di essere strangolata sarebbe stata proprio con quell'oggetto colpita ripetutamente.

L'AGENDA DEI MISTERI. Tra i tanti oggetti il giudice aveva chiesto di acquisire la famosa agenda di Alberica Filo della Torre, piena zeppa di nomi di vip, di personaggi istituzionali e sulla quale, secondo l'avvocato Marazzita, potrebbero essere segnati date e orari di appuntamenti da verificare, proprio il giorno 10 luglio 1991. Agenda saltata fuori grazie alle dichiarazioni di un giornalista che ne è entrato in possesso. Il gip ordinò infine alla procura di acquisire le centinaia di foto scattate sulla scena del crimine e che non sono state inserite nel fascicolo, insieme all'espletamento di nuove analisi biologiche sul Rolex d'oro fermo all'ora del delitto che Alberica portava al polso.

SPUNTA UN CELLULARE. Poco più di un anno dopo, il 5 giugno del 2008, nell'inchiesta si fa strada una nuova pista. I consulenti del pubblico ministero Italo Ormanni identificano l'esistenza su un fazzoletto di carta trovato nella stanza da letto della contessa su cui è presente un dna maschile che non appartiene ai due indagati. Il 25 giugno del 2009 il gip del tribunale di Roma Cecilia Demma respinge la richiesta di archiviazione nei confronti dei due indagati e dispone nuove indagini sul caso. Il 26 novembre dello scorso anno Emilia Parisi Halfon, conoscente del marito della contessa, fornisce un nuovo elemento e consegna ai magistrati un cellulare della contessa Alberica Filo della Torre. L'avvocato Marcello Petrelli, legale di Emilia Parisi Halfon, spiega di aver consigliato lui stesso alla sua assistita di rivolgersi ai magistrati: “Penso che la signora avesse dimenticato di aver avuto in dono questo telefonino”. Al momento del ritrovamento “lei ha chiesto la mia opinione e io le ho consigliato di consegnarlo agli inquirenti. Lei -spiega il legale - lo aveva ricevuto da Mattei”.


1- l'agenda che fine ha fatto e chi è il giornalista che ne è entrato in possesso?
2- perchè centinaia di foto della scena del delitto non sono state messe nei fascicoli?
3- perchè un rolex d'ora era ancora al polso della vittima (mentre sono stati rubati
molti gioielli di valore)e segnava (un rolex che si ferma???) l'ora della morte
come adesso vogliono sostenere?
4-il cellulare della vittima perchè è improvvisamente riapparso ed è stato consegnato agli inquirenti?





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Roma, 30 marzo 2011

Con l’arresto di Manuel Winston e il suo probabile rinvio a giudizio il delitto di Alberica Filo della Torre, noto come “il delitto dell’Olgiata”, potrebbe finalmente considerarsi risolto. Ma rileggendo la cronaca di questa vicenda, che dura ormai da 20 anni, emergono numerosi episodi poco chiari che hanno contribuito a rendere ancora più intricato questo terribile omicidio.

Nel 1994 Roland Voller, già noto come “supertestimone” per il delitto di via Poma, viene trovato in possesso di alcuni documenti riservati riguardanti il delitto della contessa Alberica Filo della Torre. A darglieli è stato Consiglio Pacilio, vice ispettore del commissariato Flaminio Nuovo, con lo scopo finale di farli avere a una giornalista. Con questo gesto Pacilio voleva “stanare” Pietro Mattei, il marito della contessa, oggetto di sue indagini parallele sul delitto.

Ma è proprio Pietro Mattei che negli anni si batte affinché l’omicidio di sua moglie non resti senza un colpevole. Facendo riferimento alle nuove tecniche scientifiche, soprattutto quelle relative alle tracce ematiche, nel gennaio 2007 Mattei ottiene che il caso venga riaperto al fine di effettuare nuove indagini. Vengono richiesti nuovi esami su alcuni reperti: i pantaloni di Roberto Jacono e di Manuel Winston, il lenzuolo della camera da letto della contessa, il suo completo intimo, lo zoccolo trovato accanto al cadavere e il rolex d’oro indossato dalla vittima al momento del delitto. Nell’ambito di queste nuove indagini, Roberto Jacono e Manuel Winston vengono nuovamente iscritti nel registro degli indagati.



Nel 2008 viene isolato un Dna maschile da un fazzoletto trovato nella scena del delitto: non appartiene né a Jacono né a Winston. Gli altri reperti, analizzati dai consulenti della procura Paolo Arbarello, Carla Vecchiotti e Vincenzo Pascali, non forniscono elementi utili alle indagini, ma suscitano qualche polemica per le tecniche di analisi utilizzate. Nel 2009 viene acquisita come reperto anche un’agendina di Alberica e numerose foto della scena del delitto.

Un anno dopo, nel 2010, avviene l’ennesimo episodio strano: Emilia Parisi, ex compagna di Pietro Mattei, consegna agli inquirenti un cellulare appartenuto alla contessa Filo della Torre. La Parisi lo avrebbe avuto dallo stesso Mattei durante la loro relazione. Ovviamente dopo tanti anni i tabulati relativi a quest’utenza non ci sono più e anche la memoria del telefono è compromessa. Ma perché questo oggetto non è stato consegnato subito, nel 1991?

L’ennesimo colpo di scena su questa vicenda è di qualche settimana fa: negli scatoloni contenenti i reperti del delitto dell’Olgiata vengono trovate alcune formazioni pilifere. La loro analisi stabilisce che appartengono a Samuele Lorenzi, il bambino ucciso nel 2002 per la cui morte è in carcere la madre Annamaria Franzoni. Si tratta ovviamente di un errore, probabilmente attribuibile ad alcuni consulenti tecnici comuni ad entrambi i casi.
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MessaggioInviato: Ven Apr 01 2011, 20:47:56    Oggetto:  
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Wiston confessa di aver ucciso Alberica Filo della Torre.....mah....



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Cluedo irrisolto

25 novembre 2009
Con la lapidaria frase “autori ignoti” si conclude un giallo che per anni ha appassionato gli italiani

Il faldone è alto. E in effetti non è nemmeno uno. Sono tanti, centinaia. Stipati all’interno dell’archivio, difficilmente rivedranno la luce. Prima di arrivare quassù in tanti vi hanno lavorato sopra. In tanti hanno cercato la verità, ma nessuno alla fine è riuscito a scovarla. La parola fine l’ha dovuta scrivere a forza il procuratore aggiunto Italo Ormanni nel 2005: “autori ignoti”. Non si poteva fare altrimenti: il rebus è risultato insolubile, così come sembrava esserlo all’inizio.

10 LUGLIO 1991 – L’Olgiata è un posto da ricchi. Ricchissimi. Qui ci abita la crema della società romana. I salotti buoni sono qui e nel centro storico della Capitale. Da nessun’altra parte. Per arrivarci basta uscire dal Raccordo, ma per entrarci sono un altro paio di maniche: bisogna essere invitati a varcare le porte di quello che più di un residence con centinaia di villette è un piccolo paese. La privacy e la riservatezza sono i motivi per cui in molti hanno deciso di venire ad abitare proprio all’Olgiata. Calciatori, presentatori televisivi, famosi giornalisti, industriali e anche nobili è facile vederli uscire dal cancello che separa quel mondo riservato a pochi dal resto del mondo. Oggi, però, tutta questa protezione non basta. La domestica continua a bussare alla porta. Continua. Continua. Nessuna risposta. Eppure la sua padrona è là dentro. Lo sa. Ha fatto colazione e poi è andata in camera. Per questo si ostina a bussare, ricevendo in risposta solo un cupo silenzio. Eppure c’è bisogno di lei: si festeggia il suo anniversario di nozze e in casa fervono i preparativi. La domestica la chiama. Niente. La decisione viene presa: la domestica si mette le mani in tasca e apre la porta con la sua chiave. La donna è per terra, vicino al letto. La testa lacerata da una profonda ferita, il sangue a macchiare ogni cosa. La domestica urla terrorizzata. Sul posto arrivano dopo sei ore i pubblici ministero Cesare Martellino e Federico De Siervo. Sono loro incaricati delle indagini. Loro a dover capire chi ha ucciso la contessa Alberica Filo Della Torre. Subito devono rendersi conto che non sarà un’impresa semplice. In casa, oltre ai carabinieri, ci sono i domestici, le persone che stavano preparando i festeggiamenti e il marito della vittima, l’ingegnere Pietro Mattei. E, tanto per non farsi mancare nulla, anche Michele Finocchi, stimatissimo agente del Sisde. Che ci fa è lì è presto detto: in un biglietto lasciato alle colf si diceva che in caso di un qualsiasi incidente bisognava chiamare lui per primo. Così eccolo qui. Insomma, la casa è un bordello.

I SOSPETTI - Si inizia dalla stanza. A quanto pare mancano dei gioielli. La pista del furto è quella più accreditata e chiama in ballo la servitù: non è facile entrare all’Olgiata, figuriamoci nella casa della Contessa. C’è anche un possibile candidato perfetto per il ruolo dell’assassino: Manuel Winston, il cameriere licenziato poco tempo prima e che prova dei forti rancori nei confronti della vittima. Il ruolo gli calza a pennello e non solo perché fornisce un alibi falso, ma perché sui pantaloni gli trovano anche macchie di sangue. Peccato che il DNA dirà che non si tratta di quello della contessa. Altro candidato risulta essere Roberto Jacono. E’ figlio della professoressa privata d’inglese dei figli di Alberica, Franca Senepa. Ha pure le chiavi, o meglio le poteva avere per quel giorno visto che un mazzo era in possesso della madre. Roberto è strano. E ha dei disturbi mentali. In più quella mattina è stato visto nei paraggi. Tutto combacia alla perfezione. Non fosse che anche in questo caso il DNA lo scagiona. Forse allora. Be’, in effetti può essere. Quell’uomo che era lì, quell’agente dei servizi, Finocchi, vuoi vedere che… La pista è appetitosa e fa arrivare gli inquirenti in Svizzera dove la contessa e il marito avevano dei conti. Conti sul quale ci sono tanti soldi. Troppi. Anche volendo, non può essere il patrimonio di famiglia. Potrebbero però essere dei fondi neri che i due tenevano per conto dei servizi segreti. Magari la contessa ha deciso di parlarne e qualcuno si è incaricato della faccenda. Peccato che prove per provare questo non ce ne siano. Però certo la faccenda dei servizi è strana. E lo è perché entra in gioco un altro uomo a loro vicino: Roland Voeller. Sì, proprio lui: quello che chissà come aveva fatto capolino anche nel delitto di via Poma, mettendo gli inquirenti sulla pista che fosse stato Federico Valle ad aver ucciso Simonetta Cesaroni. In questo caso, invece, i carabinieri durante una perquisizione a casa sua trovano dei documenti riservati sull’inchiesta riguardante il delitto della contessa. Dice che glieli hanno passati per darli ai giornalisti. Cosa che viene confermata dai diretti interessati.

DULCIS IN FUNDO - L’unica strada ancora da percorrere è quella che porta al marito. Che, ovviamente, ha sempre avuto un alibi. Si rifà il tratto di raccordo che porta al lavoro, si calcolano i tempi, si incrociano tutti i dati possibili, ma niente: non può essere stato lui. Fra piste e sospetti sono passati quattordici anni e molti magistrati si sono succeduti nelle indagini. Nessuno è riuscito a sbrogliare la matassa. A capire chi è entrato in quella stanza, l’ha richiusa a chiave ed è andato via indisturbato dopo aver ucciso la contessa. I faldoni sono lì e il mistero del delitto dell’Olgiata è destinato a rimanere tale.

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MessaggioInviato: Dom Apr 03 2011, 16:29:12    Oggetto:  
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Delitto dell'Olgiata, l'ipotesi dei complici
L'ex domestico sarebbe stato aiutato. Il mistero dei gioielli della contessa


ROMA - La confessione tra le lacrime di Winston Manuel non convince del tutto chi indaga. Si ritiene che il filippino abbia detto la verità, ma anche che dal suo racconto possano emergere altri particolari. Perciò è in programma un altro interrogatorio, che potrebbe essere fissato già per questa settimana. A breve, poi, la richiesta di giudizio abbreviato.
I punti che il pm Francesca Loy e il colonnello Bruno Bellini, comandante della prima sezione del Nucleo investigativo dei carabinieri, vogliono approfondire sono tre. Intanto, i gioielli. Il giorno del delitto, il 10 luglio '91, dalla camera da letto di Alberica Filo della Torre sparirono un anello in oro bianco con un brillante del valore di 80 milioni di lire, un girocollo in oro giallo e un paio di orecchini. Manuel ha spiegato di non averli rubati, ma allora che fine hanno fatto?
Altra questione il movente. Davvero il filippino era tornato nella villa all'Olgiata per essere ripreso? Oppure la visita aveva a che fare, in qualche modo, con il denaro che la contessa gli aveva prestato? Infine, la dinamica del delitto: Manuel l'ha raccontata tra molti «non ricordo», ma gli investigatori vorrebbero ricostruire l'omicidio nei dettagli, capire in che modo da una sorta di colloquio di lavoro il filippino abbia finito per uccidere.

Mentre il Ris, diretto dal colonnello Luigi Ripani, completerà i test del dna sul lenzuolo macchiato di sangue e sugli altri reperti, in questi giorni saranno convocati anche i testimoni ritenuti utili per descrivere i rapporti tra la contessa e l'ex domestico. Già nel '91 alcune amiche della vittima avevano riferito che Alberica si lamentava perché Manuel «beveva», «chiedeva anticipi in continuazione» e «non rispettava gli impegni assunti». Critiche confermate dal vedovo, Pietro Mattei, giovedì scorso in procura.

Le deposizioni che si terranno in questi giorni potrebbero rivelarsi utili anche per spiegare uno dei tanti misteri dell'inchiesta. All'epoca si era ipotizzato che due cameriere, anche loro filippine, avessero notato Manuel, senza però riferirlo ai carabinieri. La pista era finita in un vicolo cieco, ma ora si tenterà di stabilire se l'ex domestico fu aiutato. Ieri gli avvocati Mattia La Marra, Flaminia Caldani e Andrea Guidi sono tornati a trovare Manuel a Regina Coeli. «Mi sono tolto un peso», ha ripetuto il filippino ai suoi legali, ai quali è apparso «più disteso e tranquillo». Rinchiuso in un cella singola, l'ex domestico dell'Olgiata prega ogni giorno a lungo e ieri ha chiesto di incontrare il cappellano del carcere, la moglie Rowena e le figlie, Alberica e Adelljoy, a Roma da appena cinque mesi. «Ogni giorno che trascorrerò qui in cella - ha confidato Manuel agli avvocati - serviranno a pagare per quello che ho fatto, per il dolore che ho inferto a tante persone. Voi e la mia famiglia però non mi dovete abbandonare». «Se questa era la sua volontà siamo sereni», ha detto la sorella Revelyn. Ma i congiunti del filippino (nei giorni scorsi è stata pubblicata una foto del cognato al posto della sua, ce ne scusiamo con i lettori) sono distrutti e in lacrime. Soprattutto Rowena e le figlie, che fra qualche mese dovranno fare i conti con una condanna che, con il rito abbreviato, non potrà essere inferiore ai 14 anni.

*******

Caso Olgiata, l'ex amante del marito:
«La contessa Alberica voleva il divorzio»



ROMA (30 novembre) - Alberica Filo della Torre, la nobildonna romana uccisa nella sua villa dell'Olgiata il 10 luglio 1991, intendeva divorziare dal marito Pietro Mattei. Lo afferma, in una denuncia alla procura di Roma, Emilia Parisi, ex moglie dell'imprenditore David Halfon, ed ex amante di Mattei. Nella denuncia, Emilia Parisi cita confidenze ricevute dalla madre di Alberica, Anna Del Pezzo Di Caianello, deceduta tempo fa. «Parecchie volte - è detto nell'atto presentato ai carabinieri - ha parlato telefonicamente con me dicendomi che la figlia voleva divorziare».

La denuncia è stata presentata dalla Parisi contro Mattei dopo aver notato, in un servizio del Tg1 dedicato al caso dell'Olgiata, una foto che ritrae uno dei gioielli che si ritengono essere stati rubati alla contessa, un girocollo in oro giallo con pietre di ametista e topazio imperiale. «Quel gioiello - dichiara - è tuttora in mio possesso avendolo comprato nel centro di Roma 28 anni fa con mio danaro». «Ciò mi fa pensare - si legge nella denuncia - che Mattei, avendo più volte dichiarato che i gioielli della signora Alberica erano di elevatissimo valore, abbia dato foto del mio girocollo al Reparto Operativo di Roma».

«Io ero solita lasciare i miei gioielli in casa Mattei - afferma ancora la Emilia Parisi - in quanto temevo che il mio ex marito me li potesse sottrarre». Secondo Parisi, la stessa che nei giorni scorsi ha consegnato agli inquirenti un telefono cellulare della vittima e che ora è all'esame del Ris, il furto di gioielli non può essere ritenuta la presunta causa dell'omicidio. «Lo stesso Mattei - è scritto nella denuncia finita al vaglio del pm Francesca Loy - mi aveva fatto vedere i gioielli della moglie morta, i quali erano riposti dentro una scatola. A quel punto presi un girocollo di perle e mi resi conto che era molto leggero. Gli altri gioielli da me visti penso proprio che fossero di bassa bigiotteria». Spiegando, a suo avviso, perchè la contessa non potesse permettersi gioielli di valore, Emilia Parisi sottolinea che la vittima «riscuoteva un affitto della casa in via della Giustiniana di cinque milioni al mese, ma doveva far tornare i conti per la gestione della casa all'Olgiata, pagando anche le scuole private S. Georges dei bambini. Tutti gli altri soldi, erano custoditi dal tirchio Mattei anche se l'Alberica era intestataria di tutto il patrimonio mobiliare e immobiliare di Pietro Mattei».

Martedì 30 Novembre 2010 - 19:14 Ultimo aggiornamento: Mercoledì 29 Dicembre - 20:22
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MessaggioInviato: Mar Apr 05 2011, 15:04:33    Oggetto:  
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Caccia al tesoro della contessa
La difesa insiste: se avessero seguito i ricettatori lo avrebbero incastrato prima. Il filippino Winston Manuel sarà riascoltato dai pm. L'obiettivo è capire se fu lui a rubare i gioielli di Alberica Filo della Torre.




La confessione c'è ma non basta. Anche se il filippino ha ammesso di aver ucciso la contessa Alberica Filo della Torre, la procura ha intenzione di mettere a fuoco ancora molti aspetti della vicenda. E uno degli elementi che i pm vogliono chiarire è chi abbia preso dalla villa dell'Olgiata i gioielli della nobildonna e dove siano finiti. In vent'anni di inchiesta dell'anello del valore di 80 milioni di lire, della collana e di un paio di orecchini non c'è mai stata alcuna traccia. Li ha presi il filippino Winston Manuel Reyes quando ha ucciso la donna la mattina del 10 luglio del 1991? E dove li ha nascosti in tutti questi anni? Li ha presi qualcuno che era in camera da letto della contessa insieme a lui al momento dell'omicidio?

La procura nei prossimi giorni ascolterà di nuovo l'ex domestico della famiglia Mattei proprio per capire, tra l'altro, se effettivamente il movente che lo ha portato a colpire a morte Alberica sia stato veramente il rifiuto della padrona di casa di farlo lavorare di nuovo. Oppure se, invece, l'indagato è stato sopreso dalla donna mentre rubava dalla villa i suoi preziosi, decidendo di colpirla e fuggire dalla finestra. Ma è possibile che nessuno presente quella mattina in casa non abbia visto Winston nè entrare nè uscire dalla casa? Per dare una risposta a questa domanda gli inquirenti ascolteranno anche le persone presenti nella villa il 10 luglio.

Sull'accusa di aver rapinato la donna, reato che non gli è stato ancora contestato, Winston, assistito dagli avvocati Matteo La Marra e Flaminia Caldani, si è limitato a dire di «non averli rubati» ma per gli inquirenti questo è uno dei punti che andrà ulteriormente affrontato nel corso del nuovo interrogatorio con il filippino. Dal canto suo la difesa del filippino respinge l'ipotesi di un omicidio a scopo di rapina sottolineando che anche nel caso in cui fosse stato Winston a rubarli sarebbe stato facile intercettarli nel giro dei ricettatori e quindi risalire all'autore dell'omicidio. Intanto il pm Maria Francesca Loy ha delegato i carabinieri di via In Selci a rintracciare le persone che erano presenti nell'abitazione di Mattei la mattina del delitto per poterli ascoltare. Tra le persone che verranno convocate potrebbe esserci anche Rowena, la moglie dell'indagato. Proprio a lei il filippino avrebbe detto di aver ucciso la contessa, ma il coniuge non gli credette.

Gli inquirenti hanno comunque dato ieri l'autorizzazione all'incontro tra l'ex domestico e la moglie che potrebbe avvenire già oggi. L'indagato, nel corso di un incontro con i difensori, aveva infine espresso il desiderio di poter incontrare la moglie e, per la prima volta dal suo fermo, aveva chiesto notizie dei tre figli. E sempre ieri i carabinieri hanno perquisito la casa dove lavorava il filippino, in via di San Damaso, vicino a via Gregorio VII.

*******



(ANSA) - ROMA, 05 APR - Un incontro breve ma emotivamente molto intenso quello che Manuel Winston Reves ha avuto con la moglie a Regina Coeli.Il marito tra le lacrime ha raccontato gli ultimi drammatici giorni trascorsi in isolamento in carcere e in particolare la decisione di confessare l'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre.Winston,che ha nuovamente chiesto di poter incontrare il cappellano,in questi giorni e' assistito anche da un ''educatore'' che lo sta aiutando anche dal punto di vista psicologico.
*******
solo ora si accorgono che il filippino non parla un italiano approppriato .....

ROMA - Troppi «non ricordo» e una conoscenza della lingua italiana non sufficientemente approfondita e appropriata nella confessione di Winston Manuel Rives del primo aprile scorso.
........
Il filippino si esprime in un pessimo italiano nonostante viva in Italia da tempo, il che complica il lavoro del pm e degli investigatori.



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desperada74

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MessaggioInviato: Ven Giu 03 2011, 21:00:17    Oggetto:  
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navigando in rete mi sono imbattuta in un sito di "delitti irrisolti".
Ovviamente non è aggiornato riguardo i recenti avvenimenti ...
Però è curioso ciò che è riportato...

Per 2 ragioni:
1- esami del DNA di Wiston furono effettuati all'epoca e risultò appunto che il suo DNA non fosse compatibile con le tracce trovate sul luogo del delitto, quindi venne scagionato.... comprendo che in 20 anni ci sia stata un'evoluzione dei sistemi di rilevamento ecc. rispetto all'epoca però è "molto" curioso comunque!

2- Nessuno parlò mai molto della relazione "sentimentale"che la contessa ebbe con L'agente del "SISDE"...perchè?


Riporto quanto è scritto:


Delitto dell'Olgiata

Chi ha ucciso la contessa?
E' la mattina del 10 luglio 1991. La contessa Alberica Filo della Torre (42 anni) viene uccisa intorno alle 8:45 del mattino nella sua villa dell'Olgiata, complesso residenziale alle porte di Roma. Qualcuno entra nella sua camera da letto (chiusa a chiave), la strangola e la colpisce più volte con uno zoccolo di legno. Al momento del delitto nella villa ci sono i due figli della vittima, le due domestiche, la baby sitter e quattro operai che stavano allestendo i giardino le attrezzature per una festa in programma per la sera. Nessuno vede nulla. Dalla stanza spariscono i gioielli della contessa.

I sospetti
Il 15 luglio viene raggiunto da un avviso di garanzia Roberto Jacono, 30enne figlio dell'insegnate privata dei bambini e frequentatore della villa. Poi viene sospettato Manuel Winston, filippino, ex cameriere della villa. Entrambi sono scagionati dal test del Dna.

Finocchi e il Sisde
Il 25 ottobre si apprende che l'agente dei servizi segreti (Sisde) Michele Finocchi è all'Olgiata al momento del delitto. Finocchi, presunto amante della contessa, è coinvolto nello scandalo dei fondi neri dell'intelligence. Si scoprono sei conti bancari in Svizzera, intestati ad Alberica Filo della Torre ma sospettati di essere "conti di transito" per operazioni illecite del Sisde. Sono ormai accertati i depistaggi compiuti dai servizi attraverso l'ambiguo Roland Voller, austriaco già protagonista nel delitto Cesaroni.

Buio totale
Ma il delitto rimane irrisolto. Non c'è alcuno ufficialmente indagato.




questo è l'indirizzo del link:


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MessaggioInviato: Sab Giu 04 2011, 19:44:34    Oggetto:  
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2- Nessuno parlò mai molto della relazione "sentimentale"che la contessa ebbe con L'agente del "SISDE"...perchè?


perchè non vogliono che si sappia dei fondi neri del SISDE.Quindi ne parlano poco o nulla.

L' unico del gruppo a mancare ancora all' appello e' quel Michele Finocchi (imputato nell' inchiesta Sisde, latitante) che, secondo i giudici, potrebbe aver avuto qualche altro interesse (oltre a un' amicizia molto stretta con la contessa) nel frequentare la villa dell' Olgiata dove e' avvenuto il delitto. L' ex funzionario dei servizi segreti ha sempre sostenuto (e Pietro Mattei lo ha confermato) che la sua presenza in casa il giorno del delitto era dovuta solo ai rapporti con la famiglia. Ma questa versione convince poco i giudici: i due conti individuati dalle ultime indagini sono in un istituto di credito di Zurigo. La rogatoria internazionale partira' in questi giorni. La svolta nelle indagini e' stata provocata anche dalla scoperta di dissidi tra l' imprenditore e la moglie. Molti elementi hanno attirato l' attenzione del magistrato nell' ultimo periodo. Da alcune testimonianze era gia' emerso un menage familiare non certo idilliaco, anzi. Ma solo la scoperta dei conti correnti in Svizzera e il coinvolgimento di Finocchi nell' inchiesta sullo scandalo del Sisde hanno permesso di "leggere" in un altro modo fatti e vicende alle quali era stata data una diversa interpretazione. "La contessa aveva un rapporto molto intenso, particolare con Finocchi", ha raccontato durante un processo per diffamazione il colonnello dei carabinieri Tommaso Vitaliano, l' ufficiale che ha seguito fin dalle prime fasi gli accertamenti sull' omicidio. E la frase dell' ufficiale ha confermato che la pista elevetica e' quella che adesso viene tenuta in maggiore considerazione da Martellino. Dei problemi che avrebbero messo in crisi il rapporto tra Mattei e la moglie si e' parlato anche nel corso di un altro processo per diffamazione. E stata l' amica piu' intima della nobildonna, Marianne Jurgensen, a raccontare ai giudici che Alberica Filo della Torre stava prendendo in considerazione la possibilita' di divorziare, anche se il marito non voleva. E che, in vista di un' eventuale separazione, aveva deciso di aprire un conto in una banca Svizzera per i figli. Ancora: la contessa era in disaccordo con il marito per l' apertura di una nuova societa' , ha specificato la donna. "Alberica non si lamentava mai. Lo faceva solo per una cosa: mangiavo molto e lei mi voleva piu' magro. Ma la nostra era una vita bellissima, eravamo felicissimi. Non abbiamo mai parlato di divorzio", ha giurato Mattei in Tribunale. "Tutto quello che si sta scrivendo a proposito di questi aspetti collaterali e folcloristici solleva solo inutili cortine fumogene che, temo, non consentano la piu' opportuna concentrazione sul problema principale, l' individuazione dell' assassino", ha sottolineato invece l' avvocato Giuseppe Valentino, legale di parte civile sia di Mattei sia di Finocchi. E ha annunciato cause civili con richieste di risarcimento miliardarie per i "diffamati".

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