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Poteri occulti

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Sul risorgimento italiano - la lunga mano inglese ...
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duffy

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MessaggioInviato: Sab Mar 13 2010, 14:29:32    Oggetto:  Sul risorgimento italiano - la lunga mano inglese ...
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Sto leggendo il libro Pirati e Mafiosi di antonella randazzo.
Buoni spunti per approfondire il risorgimento italiano, il fenomeno mafioso e il banditismo
Anche il libro geometria del male di panvini aveva dato buoni spunti

Incappo per sbaglio nel video qui sopra, negli stessi giorni....

dal video qui sopra scopro il sito "il brigantino"
http://www.ilportaledelsud.org/menu.htm

qui sopra trovo un libro in PDF gratis sul risorgimento nel regno delle due sicilie, di giuseppe ressa, che trovate qui :
http://www.scribd.com/doc/15143747/Il-Sud-E-L-Unitaitalia-G-Ressa-Briganti-Due-Sicilie-Liberta

e anche 3 file in PDF schematizzati sullo sbarco dei 1000

- http://www.scribd.com/L-unita-d-Italia-e-l-impresa-dei-Mille-parte-1/d/27933407
- http://www.scribd.com/doc/27933431/L-unita-d-Italia-e-l-impresa-dei-Mille-parte-2
- http://www.scribd.com/doc/27933382/L-unita-d-Italia-e-l-impresa-dei-Mille-parte-3

Avevo postato pure sul forum di ComeDonChisciotte, dove una simpatica ragazza napoletana mi ha fornito una "miriade" di link per approfondire l'argomento

Vi segnalo i link da lei riportati... li trovate qui :

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&p=47786#47786

Credo che il risorgimento italiano sia un argomento fondamentale per comprendere la piega presa dalla massoneria in italia, un momento decisivo che ha segnato definitivamente quelli che sono stati tutti i fatti piu' importanti del ventesimo secolo, dalle guerre mondiali agli anni del dopoguerra fino al presente.

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MessaggioInviato: Sab Mar 13 2010, 14:29:32    Oggetto: Adv





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oscillator

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MessaggioInviato: Sab Mar 13 2010, 15:14:31    Oggetto:  
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Devo ringraziare pubblicamente Duffy per questa segnalazione che mi aveva fatto giorni fà.
Ho già scaricato il libro e lo sto leggendo, oltre che aver visto i video.

Per chi mastica già di certe cose non sembrerà strano come la longa manus dei Rothschild agisse sui Savoia, che praticamente tutti gli italiani considerano come una grande casata su cui ha sempre prevalso l'aura di una certa onestà, amplificata dai libri di storia che tutti abbiamo letto sin da bambini alla scuola elementare. Non dimentichiamo che i Savoia insieme alle massonerie varie hanno trascinato l'Italia in un bagno di sangue che dura da 150 anni.
Eppure a volte le cose sono così semplici, così evidenti e non le vediamo!

Mentre invece bisognerebbe pensare solo alla figura dell'erede dell'ultimo ex regnante italiano, omicida e losco personaggio implicato in storie di riciclaggio di soldi, gioco d'azzardo, traffico della prostituzione, a piede libero e con un rampollo che se ne và a S. Remo a starnazzare una canzone in TV, per farsi un'idea di che cavolo d'ambiente fosse quello dei Savoia.
Di sicuro certe cose non le ha imparate frequentando i bassifondi e i balordi delle nostre città, non vi pare?

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MessaggioInviato: Sab Mar 13 2010, 16:47:57    Oggetto:  
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Ho letto la data della morte di Ferdinando di borbone 22 maggio....giorno di s. Rita, mah.....non avevo mai pensato che potesse essere stato avvelenato, ora ne ho la certezza....Chissà LLAA quanti omicidi suicidi hanno effettuato...
La vergogna peggiore è quella specie di principe giovane rampollo....Non ha ottenuto il denaro dall'Italia per il risarcimento......invece occultamente lo prende lo stesso.. vincendo i vari programmi televisivi e presentando in ultimo la canzone a S Remo Italia amore mio ke lui esule aveva scritto in tenera età..... infatti appena nato è stato iniziato ai rituali massonici..."AH brutto cretino vai....Insieme a quanti ti credono
Come si fà a credere a costoro il bello è ke campano con il nostro denaro, tra il canone Rai e tasse.
Occorre trovare il modo per far finire tutto ciò....
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MessaggioInviato: Sab Mar 13 2010, 16:56:19    Oggetto:  
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visconte dimezzato ha scritto:
Ho letto la data della morte di Ferdinando di borbone 22 maggio....giorno di s. Rita, mah.....non avevo mai pensato che potesse essere stato avvelenato, ora ne ho la certezza....

Scavando s'impara.... Very Happy
visconte dimezzato ha scritto:
Occorre trovare il modo per far finire tutto ciò....

Il modo è divenire sempre più consapevoli, scaltri, e possibilmente educarci ed educare gli altri ad una nuova consapevolezza.
Sempre più mi convinco che questo può avvenire, questo forum sta dando i suoi frutti mi sembra... Wink

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MessaggioInviato: Dom Mar 14 2010, 08:22:16    Oggetto:  
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Le cose tali erano e tali sono ora purtroppo! E se andiamo a scavare ancora a ritroso troviamo gli stessi scenari con attori diversi!
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Stefania Nicoletti

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MessaggioInviato: Mer Mar 24 2010, 15:07:13    Oggetto:  
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MessaggioInviato: Mer Mar 24 2010, 15:10:16    Oggetto:  
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"Risorgimento esoterico": Massimo Introvigne su "Avvenire" su Risorgimento, Casa Savoia, massoneria


Risorgimento esoterico ("Avvenire", 23 marzo 2010)


Di Andrea Galli


Del lato esoterico degli avvenimenti dell’800 italiano, Massimo Introvigne, direttore del Cesnur, si è occupato a lungo nei suoi studi da sociologo delle religioni. E, in quanto torinese, con un occhio speciale sul lato occulto di una città che ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta contro il papato.

Siamo figli di un Risorgimento esoterico?
«Bisogna distinguere tra Unità d’Italia e Risorgimento: il progetto dell’Unità non è stato esclusivamente esoterico o massonico o laicista, perché c’erano ovviamente anche grandi cattolici – pensiamo al beato Francesco Faà di Bruno o a Rosmini – che sposavano questa causa e la giudicavano cruciale per lo sviluppo dell’Italia, in un mondo in cui andavano affermandosi i grandi Stati nazionali. Il Risorgimento è stato invece una modalità di realizzare l’Unità segnata da forze che, approfittando del fatto che si sarebbe costruito uno Stato nuovo, volevano plasmarlo secondo i propri ideali massonici o pre-massonici. Uno Stato simile alla città che avevano già sognato i Rosacroce del ’600: totalmente svincolata da una tradizione religiosa specifica e in particolare, giacché si trattava dell’Italia, dalla tradizione cattolica. Uno Stato frutto di ingegneria sociale, caratterizzato dal relativismo delle idee e delle religioni».

Garibaldi e Mazzini sono i nomi che vengono subito in mente.
«Infatti, quest’ideologia viene perseguita in modo particolarmente consequenziale da chi aveva frequentato la massoneria internazionale. In un personaggio come Garibaldi è facile trovare riferimenti a tal proposito, con una buona dose di violenza nei confronti della tradizione cattolica e con elementi estremi, per esempio l’idea di sostituire il cattolicesimo con lo spiritismo, che Garibaldi coltivò molto seriamente, diventando primo presidente della Società spiritica italiana, oltre che gran maestro della massoneria. Lo stesso vale per Mazzini, che aveva frequentato altri ambienti, magari non direttamente massonici, ma con forti interessi esoterici. In lui troviamo un’utopia più ispirata alla sostituzione del cristianesimo con spiritualità orientali, con l’idea di reincarnazione, ecc.».

Come giudicare l’atteggiamento dei "cattolici" Savoia?
«Il progetto risorgimentale non è pensato inizialmente dai Savoia, ma da altri che poi trovano in casa Savoia uno strumento. Casa Savoia è interessante perché da quando decide di diventare una dinastia di respiro europeo, nel ’500, si presenta come un impasto singolare di cattolicesimo e di esoterismo. I Savoia rinascimentali, in cui sono presenti figure che hanno aspirazioni di santità e favoriscono la Chiesa, sono gli stessi che costruiscono un mito per accreditarsi fra le case reali europee: quella della loro discendenza dai faraoni egizi, che nel clima rinascimentale di riscoperta di spiritualità pagane e precristiane funzionava molto bene. Il museo egizio verrà molto dopo, con Napoleone, però che Bonaparte scelga Torino per creare questa istituzione non è casuale. Nella corrispondenza di fine ’600 tra il beato Sebastiano Valfré e Vittorio Amedeo II di Savoia, di cui il Valfré era confessore, si nota tutta l’ambivalenza del nobile sabaudo. Che da una parte manifesta un anelito cattolico, dall’altra riempie la corte di maghi e astrologhi. Un’ambivalenza che ha quindi radici molto antiche e che si manifesta clamorosamente nell’800».

Carlo Alberto "re tentenna" anche per quanto riguarda il rapporto con la Chiesa?
«In Carlo Alberto resta viva, direi, una cattolicità di fondo. All’inizio sembra assecondare i progetti – pensiamo all’espulsione dei gesuiti – di forze che si possono definire proto-massoniche, perché in realtà la massoneria nel Regno di Sardegna, vietata da Vittorio Emanuele I nel 1814, si ricostituisce con la sua regolarità formale solo nel 1859, anche se era già esistita nel ’700 e diversi nobili mantenevano rapporti con logge francesi e di altre parti d’Europa. Poi, quando vede che ne vogliono fare uno strumento di una politica anti-cattolica a senso unico, Carlo Alberto saluta e se ne va. Ci sono lettere in cui scrive: "Il mestiere di Re mette in pericolo la salvezza della mia anima"».

Vittorio Emanuele II appare molto meno ambiguo…
«In lui la vocazione esoterica di casa Savoia, di cercare la propria grandezza in un disegno alternativo al cristianesimo, in un’ingegneria sociale che ha una forte matrice massonica, prevale. Ciò non impedisce che nella famiglia il filone cattolico continui, pensiamo a figure come Maria Cristina o Maria Clotilde. Del resto, i casi di famiglie reali che annoverano gran massoni e grandi cattolici non sono isolati. Prendiamo per esempio il libro di Jean Van Win su Leopoldo I del Belgio come "re massone". Poi si arriva a Baldovino, di cui sembra si voglia aprire una causa di beatificazione. Lo stesso discorso si può fare per la famiglia reale brasiliana. Diciamo che Casa Savoia ha sempre tenuto un piede nella santità e uno nella scomunica».

Il ruolo dominante dei "piemontesi" nell’Unità – che tanto è stato discusso sotto il profilo economico e politico – che ricadute ha avuto negli equilibri massonici del nuovo Stato?
«Occorre sempre distinguere fra la massoneria come istituzione formale con le sue logge e la mentalità massonica, che è relativista, laicista, antidogmatica e portatrice in Italia di un’idea di nazione astratta che cerca fondamenta alternative rispetto alle radici cristiane e al rapporto strettissimo con la Chiesa cattolica che invece ha sempre caratterizzato il nostro Paese. Se parliamo di logge massoniche in senso stretto, il Piemonte è alle origini della ricostituzione della massoneria che, dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione, era stata vietata in quasi tutti gli Stati pre-unitari. Il processo va dalla creazione della Loggia Ausonia a Torino nel 1859 alla fondazione subito dopo, sempre a Torino, del Grande oriente italiano che ha come primo gran maestro il piemontese Costantino Nigra, strettissimo collaboratore di Cavour. Se ampliamo il discorso alla mentalità massonica, questa è al cuore del Risorgimento – distinto, appunto, dall’unità – così come lo interpreta e lo promuove la cultura piemontese dominante, con effetti che si fanno sentire ancora oggi».


http://partitodelsud.blogspot.com/2010/03/risorgimento-esoterico-massimo.html

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MessaggioInviato: Mer Mar 24 2010, 22:56:11    Oggetto:  
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Sempre sul Risorgimento esoterico, l'omonimo libro di Cecilia Gatto Trocchi:

http://www.effedieffeshop.com/product.php~idx~~~1531~~Risorgimento+esoterico+(Il)~.html



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Il Risorgimento esoterico

Che il Risorgimento italiano sia stato opera della Massoneria non è un mistero per nessuno. Ma le trame esoteriche che si dipanano dalla cultura italiana ottocentesca sono molto più estese di quanto possa sembrare dai soli piani politici approntati nel segreto delle logge.

Nel saggio Il Risorgimento esoterico di Cecilia Gatto Trocchi i lettori possono trovare un quadro sorprendente dello scenario culturale del XIX secolo che per certi aspetti prelude all’esoterismo di plastica che si è sviluppato alla fine del XX secolo, spesso sotto il nome di New Age.

Verso la metà dell’800 i Savoia richiamano a Torino esoteristi di ogni sorta e accordano speciale protezione alle logge massoniche per colpire il nemico numero uno dell’unità d’Italia: la Chiesa Cattolica.

Fra i santoni risorgimentali Mazzini accoglieva nel suo pensiero suggestioni che derivavano dalla Teosofia della Blavatsky e da vari ambienti massonici, fra cui quelli in cui militava Garibaldi. Mazzini credeva alla reincarnazione, nonché a forme di vita extraterrestri; inoltre praticava lo spiritismo. Alla sua confusa filosofia spiritualista non doveva essere estranea l’influenza dell’ebrea Sara Levi Nathan, che Mazzini frequentava assiduamente… Secondo la Gatto Trocchi il “patriota” repubblicano può a buon diritto essere considerato un precursore delle moderne teorie “acquariane”.

Le esperienze paranormali affascinavano anche certi ambienti cattolici: Alessandro Manzoni era particolarmente interessato all’ipnosi. L’autore dei Promessi Sposi assisteva volentieri a esperimenti che chiamavano in causa il magnetismo e il sonnambulismo.

In generale le esperienze spiritualiste di ogni genere richiamavano l’attenzione degli intellettuali dell’epoca. Di gran moda erano le sedute spiritiche: un capitolo del libro è dedicato a Eusapia Palladino, una medium molto celebre che operava a Napoli, che però già all’epoca suscitava non pochi sospetti sull’autenticità delle sue evocazioni…

Fra i grandi classici dell’800 l’autrice analizza il Pinocchio di Collodi, che si presta certamente a varie interpretazioni, far cui quella dell’iniziazione massonica. Certamente il massone Collodi aveva come obiettivo prioritario quello di delineare nel burattino di legno il percorso del cittadino-modello del nuovo stato unitario.

In questo guazzabuglio esoterico non potevano mancare le streghe: lo scrittore americano Charles G. Leland nel 1899 pubblica Aradia. Il Vangelo delle streghe. Si trattava di testi rituali che sarebbero stati rivelati all’autore da una strega originaria della Romagna-Toscana. In questo libro le streghe erano viste come liberatrici degli oppressi e garanti dell’uguaglianza universale che si sarebbe instaurata a breve.

Inevitabili poi i riferimenti al Principe delle Tenebre per eccellenza: il diavolo. Fin dal medioevo gli scrittori avevano subito il fascino infernale, e il filone diabolico ebbe un risveglio notevole in epoca romantica. Leopardi abbozzò un inno ad Arimane, il demone malvagio della religione persiana, e Carducci scrisse il famosissimo inno A Satana in cui il diavolo era visto come simbolo del progresso. Sulle interpretazioni letterarie del tema diabolico aleggiavano le splendide Litanie di Satana di Baudelaire, il cui fascino ha attraversato le generazioni letterarie. Nel mondo contemporaneo l’ispirazione diabolica ha trovato sbocchi che talvolta si esprimono in sette sataniche con caratteristiche che oscillano fra il balordo e il delinquenziale. Ma la materia infernale è ancora capace di ispirare opere di grande qualità letteraria, al punto che nel XXI secolo il demonio in persona si è affacciato sulla scena editoriale (Satana, Liturgia infernale, Società Editrice «Il Ponte Vecchio»).

Un autore che si richiamava spesso a riferimenti misteriosofici era Gabriele d’Annunzio. Tra le infinite simbologie che emergono dall’opera dannunziana si notano temi che avranno straordinaria fortuna in epoche successive: il Vate abbozzava in alcune sue opere certe mitologie demenziali della confusione sessuale che oggi vengono propagandate con insistenza dai mass media. D’Annunzio mutuava questi temi dalle opere del massone francese Josephin Péladan. Per tutta la vita D’Annunzio mostrò un particolare interesse per temi esoterici, massonici e astrologici: lo stesso Vittoriale è una vera e propria selva di simboli abilmente architettata dal poeta.

L’indagine della Gatto Trocchi si estende al XX secolo, in cui l’interesse per la magia non è certo venuto meno. Un capitolo del libro è dedicato alla fascinazione che il mondo del magico esercitò su intellettuali di opposta collocazione ideologica: Ernesto De Martino e Julius Evola.

Infine il libro tratta delle ipotesi di Maurizio Blondet sulle strategie controiniziatiche che sono alla base del mondo contemporaneo. Il celebre giornalista ha ricostruito le idee guida che ispirano l’azione del mondialismo e ne ravvisa la fonte principale nella gnosi predicata dall’ebreo Jacob Frank, che insegnava a raggiungere la purificazione attraverso il male e il peccato.

Anche il marxismo è imbevuto di questa concezione: la storia ha mostrato come il comunismo non abbia affatto promosso la “giustizia sociale”, ma abbia perseguito il fine di una devastazione e di un annientamento dei valori fini a se stessi. Il mondialismo, proseguendo su questa strada, si accanisce particolarmente sulle tradizioni classiche e cristiane della civiltà occidentale per sostituirle con un sacro necrofilo e mortifero: in effetti l’attuale modello di società multicriminale prospetta una vera e propria ideologia del sacrificio umano, una mistica dello stupro universale dove ciascuno è maschio e femmina, in una sorta di ierogamia satanica!

Il XXI secolo, infatti, si apre col trionfo di una mentalità masochista che ricava piacere dalla sottomissione. È l’aspetto più evidente della femminilizzazione delle società a capitalismo avanzato: un atteggiamento mentale che manda in visibilio gli intellettuali di regime che, sulla scia dell’esoterismo massonico, continuano l’opera dei “patrioti” risorgimentali.

* * *

Cecilia Gatto Trocchi, Il Risorgimento esoterico, Mondadori, Milano, 1996, pp.266.


Michele Fabbri


http://www.centrostudilaruna.it/il-risorgimento-esoterico.html




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Articolo di Angela Pellicciari su Mazzini: http://www.editorialeilgiglio.it/articles.php?lng=it&pg=663


Breve ritratto fuori degli schemi di Giuseppe Mazzini, uno dei cosiddetti “padri della patria risorgimentale”. Massone, esoterista, assertore della reincarnazione, sacerdote di una nuova religione universale di carattere iniziatico, che avrebbe dovuto sostituire la fede cattolica e conquistare il mondo partendo da Roma, "città rinata per la terza volta, dopo l’età classica e quella cristiana".
La sua figura, ricordata nei libri di storia con il consueto corredo di falsità mitologiche, è invece ben conosciuta per ciò che effettivamente era negli ambienti esoterici internazionali, tanto che alla “protezione del suo fantasma” è stata affidata la filiale torinese di uno dei culti spiritisti più diffusi in Europa.
L’articolo è di Angela Pellicciari ed è stato pubblicato dalla rivista Il Timone (il timone.org) sul n. 22 del novembre/dicembre 2003.


Risorgimento esoterico: Mazzini


Giuseppe Mazzini: genove se, avvocato, di professione cospiratore. E, col senno di poi, “padre” della patria. Di cosa è padre esattamente Mazzini? Di quale patria?

Di quella che avrebbe dovuto sca turire dal trionfo del Progresso: “Crediamo che il Progresso – scrive a Pio IX nel 1865 - legge di Dio, deve infallibilmente compiersi per tutti”; il Progresso è “la sola rivela zione di Dio sugli uomini, rivelazio ne continua per tutti”. Messa così, è chiaro che la patria che Mazzini ha in mente non è quella abitata da cattolici. Questi infatti credono che Dio si è rivelato nella Scrittura ed, in pienezza, in Cristo. Non nel pro gresso.

Ma allora come mai Mazzini ha sempre in bocca e sulla penna la pa rola Dio? Il perché lo spiega Giusep pe Montanelli, uno dei capi della rivoluzione toscana del 1848.
Descrivendo la dinamica delle socie tà segrete nella prima metà dell’Ot tocento, Montanelli, a proposito di Mazzini, scrive: a lui “debbonsi lodi per alcun bene che fece, non come fuoruscito orditore di cospirazioni impotenti e sacrificatrici, ma come letterato propugnatore di spiritua lismo”. “Né fu piccolo servigio”, ag giunge.

Montanelli ha ragione. Dal punto di vista liberale Mazzini certo non va lodato per i tanti giovani man dati a morire inutilmente da un Maestro che - dall’estero - dirige le fila delle loro vite. Mazzini va inve ce lodato per il suo “spiritualismo”: per aver colto ogni occasione (op­portuna ed inopportuna) per parla re di Dio: “Dio e il popolo”; “Dio lo vuole”. Così facendo Mazzini ha av vicinato al Risorgimento anticattoli co un buon numero di cattolici, in gannati dal suo linguaggio.

“Noi crediamo in Dio, Intelletto e Amore, Signore ed Educatore”, scrive a Pio IX.
Dio “educatore”. Di chi si serve Dio per svolgere il suo compito di edu catore? La domanda, dal punto di vista dei mazziniani, è retorica: è ovvio e naturale che Dio si serva di Mazzini. Quanto a lui, l’Esule si sen te perfettamente a suo agio nei pan ni del profeta. Del profeta del dio Progresso.

Di una cosa è infatti certo il padre nobile del - quasi defunto - partito repubblicano: il Progresso deve di ventare legge per tutti. E se il “popolo” si ostina a non intendere questa necessità, bisogna imporgliela. Bisogna fare la rivoluzione. Quella rivoluzione che Mazzini, fin dal 1832, ha ben chiaro cosa significhi: “Le rivoluzioni, generalmente parlando, non si difendono che assa lendo [...] se non è guerra d’ecci dio, se non è guerra rivoluzionaria, guerra disperata, cittadina, po­polare, energica, forte di tutti i mez zi, che la natura somministra allo schiavo dal cannone al pugnale, ca drete e vilmente!”.

Perché Mazzini crede nelle virtù sal vifiche della rivoluzione? Cosa lo spin ge a ritenere che la “guerra d’ecci dio” si trasformerà come per incan to in un balsamo riparatore?
La risposta è semplice. Per lui, come per tutti i rivoluzionari. Mazzini nutre una fede “cieca” nella verità della pro pria analisi. Ha una certezza assolu ta nel l’înfallibilità del proprio ragio namento.
Dall’alto del progresso che è con vinto di Incarnare, il Maestro sen tenzia: “qualunque s’arroga in oggi di concentrare in sé la rivelazione e piantarsi intermediarlo privilegiato fra Dio e gli uomini, bestemmia”.
Ma se il Papa bestemmia perché osa parlare ex cathedra, come mai Maz zini si arroga il compito di mettere a tacere il Papa ed i cattolici, che all’epoca in cui scrive sono la totalità di quel popolo che è convinto di rappresentare?

La risposta è solo una: perché Mazzini teorizza che il progresso, per far progredire la realtà, si serve del genio e della virtù (il “Genio” e la “Vir tù” sono “i soli sacerdoti dell’avvenire”, scrive). E perché è sicuro - al di là di ogni ragionevole dubbio - di essere virtuoso e genia le per eccellenza.

Nel suo sconfinato senso di onnipo tenza, Mazzini è anche convinto di poter modificare a piacere il signifi cato delle parole. È convinto di poter riscrivere la lingua Italiana a partire dalle proprie personali defi nizioni. Così, sotto la sua bacchetta magica, il bellissimo aggettivo “libe ro” cambia significato e diventa “colui che condivide le idee di Mazzi ni”; “tiranno” è, al contrario, chi le ostacola. Quanto ai “martiri”, que sti non sono più coloro che vengo no barbaramente uccisi per testi moniate, la propria fede, ma coloro che uccidono per imporre il proprio credo: “martiri della libertà”. “Crediamo che Dio è Dio e che l’Uma nità è il suo Profeta”, ha l’impuden za di scrivere a Pio IX.
Felice Orsini, l’attentatore a Napoleone III che pa gherà con la vita il proprio gesto, ha gioco facile nell’apostrofare l’antico Maestro col beffardo nomignolo di “secondo Maometto”. Secondo Maometto: una definizione che ben si confà al rivoluzionario Mazzini, ciecamente convinto di essere por taparola e Voce dell’Umanità con la U maiuscola.

Tornando alla patria ed ai suoi padri. I Padri della Patria, anche se morti, devono poter continuare a vivere. Se no che padri sarebbero? Dopo aver ordinato per legge che Dio è morto ed aver posto il proprio pensiero (l’Idea, avrebbe detto Mazzini) al posto del decalogo, i Padri della Patria sono stati ufficialmente dichiarati Immortali e, non avendo niente di meglio a disposi zione, sono stati mummificati. Così è successo a Lenin, così a Mao, ma così in prima assoluta è succes so anche a Mazzini. La sua mum mia ha vagato in treno per l’Italia in cerca di laici adoratori.

Scrive Edoardo Sanguineti sul nume ro del 14 luglio 2001 dello Specchio (il settimanale de La Stampa): “L’idea repubblicana; le tecniche politiche di tipo clandestino, occulto, settario; il laicismo radicale; il culto della nazione; tutto il metaforismo religioso degli eroi patriottici visti come santi. Senza Mazzini non esi sterebbe l’Altare della Patria, né l’offesa alla bandiera, all’esercito, alla nazione; né si parlerebbe di martiri per un ideale politico o na zionale”.

Non si poteva dire meglio. Chi ha detto che il cattolicesimo è veicolo di superstizione si sbagliava. Il cattolicesimo è baluardo della ra gione.

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MessaggioInviato: Sab Apr 17 2010, 21:29:17    Oggetto:  
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La sede del grand'oriente d'Italia è al Gianicolo..presso il Vascello..sede degli scontri del 1849 dove Garibaldi difese la Repubblica Romana..
Sempre al Gianicolo sotto la famosa statua c'è in bella mostra un bel ricordino che ricorda il centenario della nascita del nostro eroe..provo a mostrarvela..


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interessante anche la figura di Alessandro Gavazzi..sepolto nel cimitero acattolico di Roma...

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http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Gavazzi
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MessaggioInviato: Sab Mag 01 2010, 21:39:33    Oggetto:  
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Stefania Nicoletti ha scritto:

Vittorio Emanuele II appare molto meno ambiguo…
«In lui la vocazione esoterica di casa Savoia, di cercare la propria grandezza in un


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MessaggioInviato: Lun Mag 03 2010, 15:00:49    Oggetto:  
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MessaggioInviato: Mar Mag 11 2010, 04:31:24    Oggetto:  
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Interessante discussione a cui aggiungo questo commento per riportarla su.
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MessaggioInviato: Mar Mag 18 2010, 12:27:29    Oggetto:  
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"LI CHIAMARONO... BRIGANTI!" di Pasquale Squitieri (1999)

Questo film racconta la verità sul Risorgimento e per questo è stato ampiamente boicottato. Quando uscì venne ritirato dalle sale, e anche ora non si trova in vhs o dvd.





Playlist su youtube: http://www.youtube.com/view_play_list?p=0628549379626A69

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MessaggioInviato: Mer Mag 19 2010, 17:27:20    Oggetto:  
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LA BEFFA DURANTE I PREPARATIVI PER I 150 ANNI

Giuseppe Garibaldi? A Napoli
diventa l'«Eroe dei due cassonetti
»


La stele dedicata all'ingresso del generale, in occasione dell'Unità d'Italia, è punto di raccolta per i rifiuti


NAPOLI - Corso Garibaldi. A pochi passi dal capolinea della Circumvesuviana, degradata la stele dedicata all'ingresso in città del Generale fautore dell'Unità d'Italia, Giuseppe Garibaldi. Il monumento collocato nel luogo dove avvenne il celebre ingresso a Napoli dell'eroe dei due mondi è visibilmente fatiscente e svilita nella funzione celebrativa di ricordo della memoria. Tra l'altro, sono stati posizionati due cassonetti della spazzatura proprio davanti al monumento.

GARIBALDI ENTRA A NAPOLI - Era il 7 settembre 1860, e le cronache dell'epoca non mancarono di sottolineare quel memorabile giorno; le litografie dell'epoca ritrassero il "generale" che entra in città additato dalla popolazione come un santo.



fonte:
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2010/18-maggio-2010/napoli-festeggio-garibaldicassonetti-alla-stele--1703038347145.shtml

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