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Pasolini
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bendis

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MessaggioInviato: Dom Gen 10 2010, 23:31:32    Oggetto:  
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ho appena finito di leggere petrolio (edizione oscar mondadori)
nella nota filologica scritta da aurelio roncaglia ho trovato queste notizie:

nel 1975 pasolini pubblicò la divina mimesis, in questo libro lo stesso pasolini indicava in una nota (Per una "Nota dell'editore" p.161) il progetto di pubblicare un libro a strati dove (riporto le parole scritte in nota da roncaglia che citano lo stesso pasolini):
"Questa non è un'edizione critica. Io mi limito a pubblicare tutto quello che l'autore ha lasciato. Il mio unico sforzo critico, molto modesto d'altra parte, è quello di ricostruire il seguito cronologico, il più possibile esatto, di questi appunti"
questa nota è datata 1966/67, e quello che è descritto è il metodo su cui si è asato anche roncaglia nell'organizzare gli appunti di petrolio (avrebbe dovuto essere un libro di circa 2000 pagine ma pasolini ne scrisse circa 600)

ma l'elemento che colpisce di più è la situazione immaginata da pasolini per giustificare quel progetto e cioè che l'autore dell'opera incompiuta "è morto ucciso a colpi di bastone, a Palermo, l'anno scorso"

roncaglia commenta la coincidenza citando di nuovo pasolini "Non c'è niente di più 'allucinatorio' del 'verificarsi', in atto, di qualcosa che si era prevista e descritta come... possibilità" (Lettere luterane, Einaudi, Torino 1976, p.141)
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MessaggioInviato: Dom Gen 10 2010, 23:31:32    Oggetto: Adv





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Stefania Nicoletti

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MessaggioInviato: Mar Mar 02 2010, 16:47:08    Oggetto:  
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SARA' SVELATO ALLA XXI MOSTRA DEL LIBRO ANTICO DI MILANO
«Uno scritto inedito di Pasolini
sui misteri dell'Eni»

L'annuncio di Dell'Utri: «L'ho letto: è inquietante»

MILANO - Il senatore del Pdl e noto bibliofilo Marcello Dell'Utri ha annunciato una scoperta che sarà svelata all'apertura della XXI mostra del libro antico di Milano: un dattiloscritto scomparso di Pierpaolo Pasolini («inquietante per l'Eni» ha commentato il parlamentare) e che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo incompiuto Petrolio. «L'ho letto ma non posso ancora dire nulla - ha affermato Dell'Utri - è uno scritto inquietante per l'Eni, parla di temi e problemi dell'Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese e di Mattei».

Pur non volendo anticipare il contenuto del capitolo, Dell'Utri non ha esitato a parlare di «giallo» a proposito del destino del dattiloscritto. «Credo - si è limitato a dire - che sia stato rubato dallo studio di Pasolini». Allo scrittore e poeta, di cui quest'anno ricorre il 35/o anniversario della morte, la mostra del libro antico che si terrà al Palazzo della Permanente a Milano dal 12 al 14 marzo dedicherà una retrospettiva con fotografie inedite e con tutte le prime edizioni delle sue opere. E proprio all'interno di questa sezione sarà esposto il misterioso dattiloscritto. Accanto a questo giallo, solamente anticipato da Dell'Utri, la mostra riserverà come da tradizione grandi sorprese per i bibliofili italiani e stranieri: tra i gioielli in esposizione ci sono alcune stampe rare, come la «ventisettana» del Decameron di Boccaccio, la prima edizione italiana di Don Chisciotte risalente al 1622, una Grammaire Turque del 1730 che costituisce il primo esemplare di incunabolo in caratteri latini stampato a Istanbul. (Fonte: Ansa)

http://www.corriere.it/cultura/10_marzo_02/pasolini-scritto-inedito-misteri-eni_4ce31d4a-25fd-11df-9cde-00144f02aabe.shtml

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MessaggioInviato: Mar Mar 02 2010, 17:10:35    Oggetto:  
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quello del "noto bibliofilo" (a me era noto per altre cose...) è decisamente un messaggio; peccato che non sapremo mai per chi e perchè...
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MessaggioInviato: Mar Mar 02 2010, 19:00:45    Oggetto:  
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Sì, anche secondo me è un messaggio.
Infatti (come ho scritto sul blog) a mio parere questo episodio, il fatto che esca proprio adesso, e il fatto che se ne faccia "portavoce" Dell'Utri, si inserisce nella lotta tra poteri in atto in questo periodo.

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MessaggioInviato: Mer Mar 03 2010, 07:05:28    Oggetto:  
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Assolutamente d'accordo!
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MessaggioInviato: Ven Mar 12 2010, 15:24:51    Oggetto:  
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Come era prevedibile...

IL CAPITOLO SCOMPARSO DI PASOLINI RITIRATO DALLA MANIFESTAZIONE MILANESE
«Petrolio», il mistero in mostra
Dell’Utri: «Non sarà esposto, ma l’ho visto: 70 veline con
appunti a mano». Il vero titolo: «Lampi su Eni»


Questa è la strana storia di gente che dice e non dice, che afferma e poi si tira indietro, che allude e si guarda bene dal confermare, che ricorda e poi perde la memoria. Tanto che anche chi non avesse nessuna tendenza al complottismo a tutti i costi, alla fine qualche brutta idea se la fa venire per forza. Per esempio: il senatore Marcello Dell’Utri annuncia, in coda a una conferenza stampa di presentazione della Mostra del Libro Antico (martedì 2 marzo), che (probabilmente) verranno esposti i famigerati fogli di Petrolio, l’ultimo romanzo (rimasto incompiuto) di Pier Paolo Pasolini, misteriosamente scomparsi dopo la sua morte. Annuncio clamoroso. I giornali ovviamente si scatenano e, a poco a poco, col passare dei giorni, la notizia perde credibilità: sì, forse, ma... e alla fine non se ne fa niente. La Mostra si inaugura (oggi alla Permanente di Milano) e i fogli non ci sono: «La persona che me li ha promessi è scomparsa ». Ma lei li ha visti? «Li ho avuti tra le mani per qualche minuto, sperando di poterli leggere con calma dopo». Che fisionomia avevano? «Una settantina di veline dattiloscritte con qualche appunto a mano». Poi si preciserà che sono esattamente 78 «di un totale di circa duecento ». Potrebbe essere il famoso capitolo mancante, intitolato Lampi sull’Eni? Risposta: «Più esattamente Lampi su Eni». Che la preposizione sia semplice o articolata, si tratterebbe, dunque, delle pagine del famoso Appunto 21 che nel romanzo coincidono con un foglio in bianco e che, secondo alcuni, dovevano contenere il racconto «sconvolgente» della scalata di Cefis all’ente petrolifero italiano e forse il mistero della morte di Mattei. O più probabilmente rivelazioni sull’oscuro passato partigiano dello stesso Cefis in val d’Ossola.
Ma cosa che già non si sappia? E cosa che non sia contenuto in un libro, Chi è Cefis? L’altra faccia dell’onorato presidente, firmato con lo pseudonimo Giorgio Steimetz, pubblicato nel ’72 dall’Ami (Agenzia Milano Informazioni) e fatto immediatamente sparire dalla circolazione? Pamphlet di cui—è acclarato—Pasolini possedeva una delle rarissime copie sopravvissute e a cui lo scrittore attinse a piene mani per costruire il suo romanzo. Quel che rimane del presunto documento destinato alla Mostra sono esili tracce: sarebbe stato proposto a Dell’Utri da una persona di Roma che spaventata dal rumore seguito all’annuncio avrebbe pensato bene di tirarsi indietro (dopo aver offerto il libro di Steimetz, che invece è regolarmente esposto, accanto a un altro volume raro, intitolato L’uragano Cefis, a cura di Laura Betti, Giovanni Raboni e Francesca Sanvitale, pubblicato sotto la sigla editoriale EGR e privo di data). Insomma, tanti condizionali d’obbligo, a questo punto, se non si riesce neppure a capire come mai sia stato dato l’annuncio del sorprendente ritrovamento (sia pure in forma dubitativa) quando ancora l’acquisizione per la Mostra non era certa. Mistero gaudioso. O doloroso, a seconda dei punti di vista.

Ora, la soluzione più comoda sarebbe quella di tagliare la testa al toro e sentenziare che quel testo non è mai esistito e che si tratta solo di ipotesi fantasiose di impenitenti dietrologi, allineandosi così tranquillamente alle dichiarazioni degli eredi Pasolini. I quali hanno sempre escluso recisamente che dopo il 2 novembre 1975 sia avvenuto un furto in casa dello scrittore (peraltro smentiti dalla testimonianza di Guido Mazzon, un altro cugino di Pasolini). Affermazione che non basta, perché quelle carte potrebbero, eventualmente, essere state sottratte secondo modalità «lecite», magari in seguito a sopralluoghi delle forze dell’ordine (fatto di cui la famiglia non ha più memoria). È questa un’altra ipotesi che circola presso ambienti universitari. Alessandro Noceti, che ha curato l’esposizione pasoliniana alla Mostra milanese, conferma che quelle pagine ci sono e non dispera che vengano fuori nei prossimi giorni. Ma rimane tutto appeso ai condizionali, come l’intera vicenda.

Il dato di fatto, interno al testo, è che all’Appunto 21 (quello mancante) viene fatto esplicito riferimento nel capitolo successivo come a un brano già compiuto: «Per quanto riguarda le imprese antifasciste, ineccepibili e rispettabili, malgrado il misto, della formazione partigiana guidata da Bonocore, ne ho già fatto cenno nel paragrafo intitolato "Lampi sull’Eni", e ad esso rimando chi volesse rinfrescarsi la memoria ». (In Petrolio, Mattei viene chiamato Bonocore, mentre a Cefis spetta il cognome, non proprio lusinghiero, di Troya). Ora, è pur vero che il romanzo si presenta in forma di brogliaccio, ma proprio per questo l’autore avrebbe dovuto sorvolare sui nessi interni quando ancora non erano certi, per precisarli in una fase successiva. Del resto, è lo stesso Pasolini a confessare: «Il mio non è un romanzo "a schidionata", ma "a brulichio" e quindi è comprensibile che il lettore resti un po’ disorientato». Forse non avrebbe immaginato che il disorientamento sarebbe stato accresciuto trentacinque anni dopo da troppe omertà. O dall’uso strumentale cui si presta un’opera ancora dolorosamente attuale.

Paolo Di Stefano
12 marzo 2010

http://www.corriere.it/cultura/10_marzo_12/di-stefano-petrolio-mistero-mostra_1bca6588-2daa-11df-ab2a-00144f02aabe.shtml

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MessaggioInviato: Ven Mar 12 2010, 19:50:17    Oggetto:  
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Stefania Nicoletti ha scritto:
«La persona che me li ha promessi è scomparsa ». Ma lei li ha visti? «Li ho avuti tra le mani per qualche minuto, sperando di poterli leggere con calma dopo»

Mah... probabilmente qualcuno gli avrà fatto notare che esporre un importante documento sullo stragismo di Stato non è una cosa conveniente per il suo padrone.

Comunque Ste ho trovato da scaricare il famigerato: "Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente" che a quanto pare è una delle fonti da cui avrebbe attinto Pasolini per scrivere il capitolo mancante di Petrolio
http://www.ilprimoamore.com/testo_1741.html

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Dante alla porta di Paolo e Francesca
spia chi fa meglio di lui:
lì dietro si racconta un amore normale
ma lui saprà poi renderlo tanto geniale.
(Fabrizio De André)
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MessaggioInviato: Ven Mar 12 2010, 21:39:03    Oggetto:  
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OH GRAZIE MILLE NOVUS!!!!!!!!
Non sapevo che si trovasse su internet.
Vedo che nella presentazione viene citato il libro di Gianni D'Elia, che è stato la fonte principale del mio articolo. Questo mi fa piacere, perché finalmente qualcuno cita il primo autore ad aver scritto di Pasolini-Cefis-Eni-Mattei, e non il libro uscito l'anno scorso per la Chiarelettere che è stato solo un copia incolla.


Cito dalla presentazione del link di Novus:

"Non si trattava di un libro-inchiesta destinato a circolare presso il pubblico, ma di un libro in piccola tiratura, anonimo, scritto dalla stessa Agenzia che lo stampò (cioè da Corrado Ragozzino), con funzione di avvertimento o di minaccia, il cui fine era di raggiungere un solo e potente destinatario e i suoi amici, come dice lo stesso "Steimetz" nell'introduzione."

Un avvertimento o una minaccia... Corrado Ragozzino... CR...

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MessaggioInviato: Ven Mar 12 2010, 22:02:40    Oggetto:  
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http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/PASOLINI-VELTRONI-BONDI-INTERVENGA-PER-RECUPERARE-PETROLIO/news-dettaglio/3760978


PASOLINI: VELTRONI, BONDI INTERVENGA PER RECUPERARE PETROLIO

l ministro Bondi intervenga per recuperare l'ultimo capitolo 'perduto' del romanzo Petrolio, opera postuma di Pier Paolo Pasolini. Lo chiede con una interpellanza urgente Walter Veltroni che ricorda l'intricata e oscura vicenda che, in queste ultime settimane si sta svolgendo attorno a quelle pagine inedite. 'Alcune settimane fa - dice Veltroni nell'interpellanza - la stampa aveva dato ampio risalto alla notizia della esposizione, nell'ambito della manifestazione denominata 'Mostra del Libro Antico', di un appunto dattiloscritto inedito dell'autore. Ora si apprende che questo testo non verrebbe esposto e sarebbe in mani misteriose'.
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MessaggioInviato: Ven Mar 12 2010, 22:12:46    Oggetto:  
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kojiki ha scritto:
http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/PASOLINI-VELTRONI-BONDI-INTERVENGA-PER-RECUPERARE-PETROLIO/news-dettaglio/3760978


PASOLINI: VELTRONI, BONDI INTERVENGA PER RECUPERARE PETROLIO

l ministro Bondi intervenga per recuperare l'ultimo capitolo 'perduto' del romanzo Petrolio, opera postuma di Pier Paolo Pasolini. Lo chiede con una interpellanza urgente Walter Veltroni che ricorda l'intricata e oscura vicenda che, in queste ultime settimane si sta svolgendo attorno a quelle pagine inedite. 'Alcune settimane fa - dice Veltroni nell'interpellanza - la stampa aveva dato ampio risalto alla notizia della esposizione, nell'ambito della manifestazione denominata 'Mostra del Libro Antico', di un appunto dattiloscritto inedito dell'autore. Ora si apprende che questo testo non verrebbe esposto e sarebbe in mani misteriose'.


A proposito di Veltroni, mi è venuto in mente questo articolo di 3 anni fa, che avevo salvato quando stavo scrivendo il mio articolo:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/20/Pasolini_veltroni.shtml

Gianni Borgna: «Plausibile una chiave legata al romanzo Petrolio»
Veltroni e la controinchiesta su Pasolini
Il comune di Roma ai pm: Pelosi fu soltanto un'esca, ucciso da un gruppo. Già raccolte 700 firme


ROMA — E adesso? Adesso che tentano di stanarlo con una proposta impossibile — fare il sindaco di Roma e insieme il segretario del primo partito di un governo in grave difficoltà — Walter Veltroni anziché rifugiarsi in Africa si inoltra nel proprio passato. E riapre un caso degli anni in cui iniziava la sua vita politica: l'assassinio di Pier Paolo Pasolini. Nel 1973 un gruppo di ragazzi della Fgci romana andò a trovare lo scrittore, che dal partito tempo prima era stato espulso per indegnità morale, e che era stato molto duro con il movimento studentesco.

Erano il capo dei giovani comunisti romani, Gianni Borgna, il responsabile culturale, Goffredo Bettini, un intellettuale destinato ad altri lidi, Nando Adornato, e il più giovane di tutti, un diciottenne con i capelli lunghi fin sulle spalle e un grande paio di occhiali. Racconta Walter Veltroni: «Credo di essere stato il primo del gruppo ad aver conosciuto Pierpaolo, al tempo del Sessantotto. Avevo 13, 14 anni, ero nel comitato di base del liceo Tasso, e Pasolini veniva a sentire le nostre riunioni. Era molto attento, molto curioso di quanto pensavamo e scrivevamo. Il rapporto continuò. Eravamo un bel gruppo: con Adornato, che dirigeva la nostra rivista Roma giovani, c'erano Marco Magnani, Fabrizio Barca, Giorgio Mele. Pierpaolo venne con noi in piazza di Spagna a manifestare contro la garrota e la pena di morte...». Pasolini comincia a prendere parte alla vita della Fgci romana. Va al festival di Villa Borghese del '74, poi a quello del Pincio del '75, dove tiene un dibattito fino alle 2 del mattino con 5 mila persone tra cui, seduto in prima fila accanto a Petroselli, Borgna, e Veltroni, c'è Fabrizio De André, che ha appena finito il suo primo grande concerto. Nel giugno di quell'anno, Pasolini appoggia la candidatura di Borgna alle amministrative con un appello a votare Pci — «il paese pulito nel paese sporco...» — pubblicato sull'Unità, dopo che la nomenklatura del partito aveva seguito con sospetto il dialogo tra i giovani e lo scrittore.

A novembre, Pasolini è ucciso. Dal diciassettenne Pino Pelosi «in concorso con ignoti», come stabilì il tribunale dei minori con una sentenza impugnata dalla magistratura ordinaria, secondo cui gli «ignoti» non erano mai esistiti. Due anni fa, uscito dal carcere, Pelosi parlando a Raidue ha ritrattato la confessione dell'epoca: a uccidere sarebbe stato un gruppo che avrebbe minacciato di morte lui e i suoi genitori se avesse parlato. Il Comune di Roma, per volontà di Veltroni e di Borgna, si è costituito parte offesa. E quando il caso è stato subito richiuso, il Comune ha affidato a Guido Calvi, senatore e storico avvocato del partito, una controindagine. Che ora è pressoché conclusa, e sarà depositata in procura, per chiedere una nuova inchiesta e un vero processo. Allo stesso scopo ieri mattina, mentre all'Auditorium infuriava la contestazione a Prodi, nell'attigua libreria Borgna insieme con Andrea Camilleri, Mario Martone, Dacia Maraini e Carla Benedetti presentava le 700 firme raccolte tra letterati di tutto il mondo, da Bernard-Henri Lévy in giù.

«Sono convinto che la morte di Pasolini sia un punto-chiave della vicenda italiana — dice Veltroni —. È giusto, per la memoria di Pierpaolo e per quanto è stato tolto a Roma e al paese, che si faccia luce. Il delitto dell'idroscalo è un mistero, indagato in libri e film. Ora noi chiediamo alla magistratura di andare sino in fondo». Non si tratta, sostiene il sindaco, di alimentare la retorica del doppio Stato, di evocare il fantasma delle dietrologie, o anche solo di «farsi un'idea» diversa da quella ufficiale. «Come in tutti questi casi, "farsi le idee" è compito degli inquirenti. Io posso dire qual è la mia impressione: le cose non sono andate come ha raccontato Pelosi. Se non altro per il fatto che ha cambiato troppe volte versione. È un'impressione diffusa; per questo siamo in molti a chiedere di indagare in profondità su una morte strana, oscura».

Il motivo per cui Veltroni tiene molto a riaprire il caso non riguarda solo la giustizia e la storia, ma la politica. «La fine di Pasolini fu uno degli spartiacque di quella stagione. Io non ho una visione tutta negativa degli Anni Settanta, anzi. Gli Anni Settanta sono divisi in due: una prima parte, che dura fino a metà del '76, è di fatto il proseguimento degli Anni Sessanta, una stagione di grande fermento e creatività. Certo, la violenza politica si era già manifestata, c'erano stati piazza Fontana, l'Italicus, piazza della Loggia, ma il paese aveva saputo reagire, la società italiana era percorsa da energie vitali. Poi, quasi di colpo, le cose cambiano. Tra il 20 giugno '76 e il festival del parco Lambro passano poche settimane, ma il clima è già completamente diverso. Comincia un decennio orribile, quello tra il '76 e l'86, per il quale davvero non esiste una definizione più opportuna che anni di piombo. Un periodo grigio, carico di odio, di sangue. L'assassinio di Pasolini è uno degli episodi che segnano il cambio di stagione. Un motivo in più per scoprire la verità. La notizia fu uno choc, al punto che ne ho un ricordo confuso: mi telefonarono a casa, il mattino dopo. Andammo nella sua casa di campagna, a Chia, a girare materiale d'inchiesta, c'era anche Bernardo Bertolucci...».

Ma quali sono gli elementi nuovi sulla morte di Pasolini? Borgna (che insieme a Carlo Lucarelli ha firmato l'inchiesta pubblicata da MicroMega due anni fa) ha seguito la controindagine di Calvi passo dopo passo. Era presente quando Martone filmò il dialogo tra il senatore e Sergio Citti. Poco prima di morire, Citti confermò come quella sera Pasolini avesse appuntamento alla stazione Termini con i ragazzi che avevano rubato frammenti del suo ultimo film, Salò. «Il racconto di Citti e la nostra ricostruzione combaciano con le carte del 1975, in particolare con gli interrogatori degli amici di Pelosi — dice Borgna —. È falso che Pelosi non avesse riconosciuto Pasolini. I suoi compagni raccontano di aver scherzato con lui, di avergli chiesto di fare un giro in macchina, di avere una parte nel prossimo film. Pierpaolo non si era fidato, aveva messo la sicura alla portiera e abbassato solo un poco il finestrino, per dire che aveva un appuntamento.

Non fu Pasolini ad adescare Pelosi; semmai, il contrario. Pelosi fu l'esca, non il carnefice. Pasolini fu massacrato prima ancora che lo schiacciassero con l'auto, aveva undici fratture ed era una maschera di sangue; il suo presunto assassino non aveva neppure una macchia sul vestito chiaro. Sulla macchina, incredibilmente lasciata all'aria aperta dagli inquirenti di allora, c'erano un maglione verde, un plantare e tracce di sangue che non appartenevano né a Pasolini né a Pelosi. È palese che si è trattato di un delitto di gruppo, e premeditato — conclude Borgna —. Resto convinto che sia plausibile anche una chiave politica, legata al romanzo che Pierpaolo stava scrivendo, Petrolio, in cui le sue accuse al sistema erano collegate al caso Mattei. Ma di questo non abbiamo trovato prove inconfutabili. Il suo testamento resta però l'ultima intervista, affidata a Furio Colombo, cui Pasolini aveva suggerito questo titolo: "Siamo tutti in pericolo"».

Aldo Cazzullo

20 giugno 2007

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MessaggioInviato: Ven Mar 12 2010, 23:15:46    Oggetto:  
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in Petrolio, l'ultima fatica narrativa di Pasolini.

Petrolio: un libro dalla copertina bianca, tutta bianca; solo il titolo è in rosso, colore archetipico, il "primario" di tutti i colori. I possibili significati del bianco nella cultura occidentale (Michel Pastoureau, Dictionnaire des couleurs de notre temps, Editions Bonneton 1992) vengono così indicati: colore della purezza e della castità, della verginità e dell'innocenza; colore dell'igiene, della pulizia, del freddo, della sterilità; colore della semplicità, della discrezione, della pace; colore della saggezza e della vecchiaia; colore dell'aristocrazia e della monarchia; colore del divino; colore dell'assenza di colore: il grado zero del colore.

........
Pasolini disse della sua ultima opera di narrativa: "Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di 'summa' di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie". Così scriveva il 10 gennaio 1975. Il nuovo libro al quale Pasolini stava lavorando – e che egli stesso aveva indicato come un corposo volume che avrebbe toccato le duemila pagine – rimase incompiuto. Tutto quanto lo scrittore era riuscito a comporre è stato pubblicato, come si è accennato all'inizio, nel 1992 da Einaudi. O, per meglio dire, il volume pubblicato comprende 133 "appunti", parecchie annotazioni o "promemoria", oltre a una lettera ad Alberto Moravia; contiene pure alcuni schizzi inseriti dall'autore nel manoscritto. .
Paolo Volponi, scrittore italiano recentemente scomparso, nel 1976, riferendosi all'ultimo colloquio avuto con Pier Paolo Pasolini, suo grande amico, a sua volta racconta: «Una volta mi ha detto, e lo ripeto cercando nel ricordo le sue parole: "Mah, io adesso, finito Salò, non farò più cinema, almeno per molti anni. Ho scritto apposta l'Abiura della Trilogia della vita, e non farò più cinema. Voglio rimettermi a scrivere. Anzi, ho ricominciato a scrivere. Sto lavorando a un romanzo. Deve essere un lungo romanzo, di almeno duemila pagine. S'intitolerà Petrolio. Ci sono tutti i problemi di questi venti anni della nostra vita italiana politica, amministrativa, della crisi della nostra repubblica: con il petrolio sullo sfondo come grande protagonista della divisione internazionale del lavoro, del mondo del capitale che è quello che determina poi questa crisi, le nostre sofferenze, le nostre immaturità, le nostre debolezze, e insieme le condizioni di sudditanza della nostra borghesia, del nostro presuntuoso neocapitalismo. Ci sarà dentro tutto, e ci saranno vari protagonisti. Ma il protagonista principale sarà un dirigente industriale in crisi"


"Poi ci sarà anche un uomo della banca. Ci saranno anche dei protagonisti a livello popolare, quasi inarticolati", aveva continuato a dirmi, "nemmeno più con dialetti perché i dialetti ormai sono finiti con questa lingua orrenda dei comunicati del telegiornale, della pubblicità, del recitativo ufficiale, per cui finirà magari che quelli più colti parleranno in un certo modo letterario con un gusto del dialetto assunto come distinzione e quelli meno colti, addirittura analfabeti, parleranno un po' come certi nostri ministri democristiani alla televisione, con tutti questi 'ione', 'enti', 'enze' ecc.".


NOTA Poiché alcuni commentatori di Petrolio sostengono ancora oggi (appellandosi nel migliore dei casi alla incompiutezza del romanzo, ma anche, in alcuni casi, alla sua "asprezza") che l'ultima opera di Pier Paolo Pasolini sia "qualcosa che non si capisce" e che "non si sarebbe mai dovuto pubblicare", si riportano nella sezione "Narrativa" di "Pagine corsare" [vedi sommario a destra)


tratto da : http://www.pasolini.net/narrativa_petrolio.htm
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MessaggioInviato: Gio Mar 18 2010, 15:13:52    Oggetto:  
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Giallo su un manoscritto di Pasolini
«Adesso indaghino i carabinieri»


Veltroni presenta un'interpellanza al ministro Bondi:
«Si prefigura un reato». Replica: «Bisogna fare luce»


MILANO - Saranno i carabinieri a occuparsi del giallo dell'ultimo capitolo perduto di Petrolio, il romanzo postumo di Pier Paolo Pasolini. L'intervento delle forze dell'ordine è stato sollecitato da Walter Veltroni, che ha portato il caso in Parlamento con un'interpellanza urgente al ministro della Cultura. Lo stesso Bondi, replicando all'esponente del Pd, ha promesso di «svolgere ulteriori accertamenti, anche attraverso i carabinieri», per poi informare il Parlamento.

VELTRONI: «REATO» - Il caso era stato sollevato tempo fa proprio da Veltroni, dopo le dichiarazioni del senatore Marcello Dell'Utri sull'esistenza di un manoscritto di 70 pagine riconducibile a Pasolini. «Se questo capitolo esiste, come è arrivato nelle mani di Dell'Utri? Chi lo ha portato via da casa Pasolini, chi lo ha consegnato a mani diverse di quelle della famiglia o dei curatori dell'opera di Pasolini? - afferma Veltroni -. Ma se, come dice la famiglia, questo capitolo non esistesse, di cosa stiamo parlando?». MILANO - Saranno i carabinieri a occuparsi del giallo dell'ultimo capitolo perduto di Petrolio, il romanzo postumo di Pier Paolo Pasolini. L'intervento delle forze dell'ordine è stato sollecitato da Walter Veltroni, che ha portato il caso in Parlamento con un'interpellanza urgente al ministro della Cultura. Lo stesso Bondi, replicando all'esponente del Pd, ha promesso di «svolgere ulteriori accertamenti, anche attraverso i carabinieri», per poi informare il Parlamento.
VELTRONI: «REATO» - Il caso era stato sollevato tempo fa proprio da Veltroni, dopo le dichiarazioni del senatore Marcello Dell'Utri sull'esistenza di un manoscritto di 70 pagine riconducibile a Pasolini. «Se questo capitolo esiste, come è arrivato nelle mani di Dell'Utri? Chi lo ha portato via da casa Pasolini, chi lo ha consegnato a mani diverse di quelle della famiglia o dei curatori dell'opera di Pasolini? - afferma Veltroni -. Ma se, come dice la famiglia, questo capitolo non esistesse, di cosa stiamo parlando?». L'ex segretario del Pd non ha dubbi, «ci troviamo in una fattispecie di reato», e l'intervento del governo è indispensabile: «Non si tratta solo di una discussione di carattere letterario, ma di qualcosa di più importante che ha a che fare con la parte più oscura della storia italiana».



Veltroni (Emblema)BONDI: FARE LUCE - In Aula Veltroni ha riletto alcune interviste di Dell'Utri in cui il senatore spiegava che le pagine del manoscritto avrebbero contribuito «a fare luce sulla morte di Pasolini, su alcune vicende dell'Eni, sulla morte di Enrico Mattei, su Cefis». Secondo l'ex sindaco di Roma, «sulla morte di Pasolini deve essere fatta luce. Ci sono state sentenze contraddittorie, dal punto di vista storico rimangono moltissimi dubbi accompagnati da una parte consistente dell'opinione pubblica». Un passaggio, questo, su cui il ministro della Cultura ha convenuto: «Sono interessato a capire, a fare luce sulla vita di uno dei più grandi intellettuali del nostro Paese, sulla sua vita drammatica e su degli aspetti ancora oscuri del nostro Paese» ha detto Bondi spiegando di avere preso «contatti diretti» con Dell'Utri, «il quale mi ha confermato che effettivamente avrebbe letto un manoscritto di circa 70 pagine che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo». Veltroni ha ribadito che «Dell'Utri, come prima cosa, avrebbe dovuto rivolgersi all'autorità giudiziaria».


BONDI: FARE LUCE - In Aula Veltroni ha riletto alcune interviste di Dell'Utri in cui il senatore spiegava che le pagine del manoscritto avrebbero contribuito «a fare luce sulla morte di Pasolini, su alcune vicende dell'Eni, sulla morte di Enrico Mattei, su Cefis». Secondo l'ex sindaco di Roma, «sulla morte di Pasolini deve essere fatta luce. Ci sono state sentenze contraddittorie, dal punto di vista storico rimangono moltissimi dubbi accompagnati da una parte consistente dell'opinione pubblica». Un passaggio, questo, su cui il ministro della Cultura ha convenuto: «Sono interessato a capire, a fare luce sulla vita di uno dei più grandi intellettuali del nostro Paese, sulla sua vita drammatica e su degli aspetti ancora oscuri del nostro Paese» ha detto Bondi spiegando di avere preso «contatti diretti» con Dell'Utri, «il quale mi ha confermato che effettivamente avrebbe letto un manoscritto di circa 70 pagine che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo». Veltroni ha ribadito che «Dell'Utri, come prima cosa, avrebbe dovuto rivolgersi all'autorità giudiziaria».

http://www.corriere.it/cultura/10_marzo_18/veltroni-bondi-dellutri-manoscritto-pasolini-petrolio_8642bc92-3289-11df-b043-00144f02aabe.shtml


Veltroni ha ribadito che «Dell'Utri, come prima cosa, avrebbe dovuto rivolgersi all'autorità giudiziaria».

Rolling Eyes ... resta da capire da chi ha avuto l'autorizzazione Dell'Utri a leggere le circa 70 pagine ... Shocked
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Stefania Nicoletti

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MessaggioInviato: Lun Mar 22 2010, 12:48:23    Oggetto:  
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E la lotta tra i poteri continua...



LA LETTERA - L’ESPONENTE DEL PD: «PELOSI NON AGÌ DA SOLO. LE PROVE CI SONO»
«Il sangue, i vestiti, il plantare
Riapriamo il caso Pasolini»

Veltroni scrive ad Alfano: «Oggi la scienza
può dirci la verità su quel delitto»



Gentile Ministro Alfano, vorrei cominciare questa lettera aperta con parole che vengono da lontano nel tempo: «Ritiene il collegio che dagli atti emerga in modo imponente la prova che quella notte all’Idroscalo il Pelosi non era solo». È così che il presidente del Tribunale dei minorenni Alfredo Carlo Moro fissò il suo giudizio e il senso della sentenza con la quale il Pelosi fu condannato a quasi dieci anni di reclusione per l’uccisione di Pier Paolo Pasolini, intellettuale italiano. Le sentenze successive hanno confermato la responsabilità del ragazzo ma hanno sostenuto che lui fosse solo, quella notte. La verità processuale è fissata in quel giudizio della sentenza di secondo grado: «È estremamente improbabile che Pelosi abbia potuto avere uno o più complici». «Estremamente improbabile» non significa «assolutamente impossibile». D'altra parte quel ragazzo, uno che sembrava sociologicamente e fisicamente l'incarnazione di un personaggio pasoliniano, aveva fornito una confessione piena che escludeva il concorso di altri. Dunque perché cercare ancora?
Ma l’inchiesta, come hanno documentato in modo inappuntabile su «Micromega» Gianni Borgna e Carlo Lucarelli, fece acqua da tutte le parti. Come molte indagini di quegli anni. Ho rivisto in tv, in questi giorni, le immagini girate da quel grande giornalista che si chiamava Paolo Frajese a via Fani il sedici marzo del 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro, presidente della Dc e fratello del giudice Alfredo Carlo. Frajese faceva il suo dovere indugiando con il suo cameraman in mezzo ai corpi riversi a terra, ai berretti delle false divise, ai bossoli dei colpi sparati da terroristi e dai poveri agenti della scorta. C’erano decine di persone che passeggiavano sulla scena del più clamoroso attacco alla Repubblica. Qualcuno calpestava i proiettili, qualcun altro armeggiava con le portiere delle auto. Una follia. E non credo che ci appaia così solo perché ora tutti hanno imparato dall’America che la prima cosa da fare è isolare la scena del delitto. Era una follia, e peggio, anche allora. Era successa la stessa cosa nelle ore immediatamente successive all’omicidio di Pasolini nel buio desolato dell’Idroscalo di Ostia. Quando la polizia si era portata lì, nelle prime ore del mattino, c’erano dei curiosi attorno al corpo e di lì a poco, nel campetto attiguo, si sarebbe giocata una partita di calcio con tanto di pallone che cadeva nella zona del delitto e veniva rinviata da poliziotti gentili. Spariscono tracce, specie quelle degli pneumatici e dei passi. Indizi che credo sarebbero stati utili per accertare quante persone si fossero trovate lì e la dinamica dei fatti. L'automobile, la «stanza» fondamentale delle prove, viene consegnata alla scientifica solo quattro giorni dopo il delitto. In quella Alfa 2000 ci sono un maglione e un plantare per scarpe che non appartengono né a Pasolini né a Pelosi. C'è sulla portiera del passeggero, non quella del guidatore nella quale il ragazzo dice di essersi infilato di corsa per fuggire, una macchia di sangue, come l'impronta di una mano appoggiata. Ma l’auto, nel deposito della polizia, era rimasta aperta e sotto la pioggia.

Poi c’è un altro particolare. Pelosi ha solo un graffio sulla testa e una macchia di sangue sul polsino. È assai strano che sia così se le cose sono andate come lui ha raccontato, se c’è stata la feroce colluttazione che il ragazzo descrive nel suo volume «Io, angelo nero»: «Lui si trasformò in una belva. I suoi occhi erano rossi rossi e i tratti del viso si erano contratti fino ad assumere una smorfia disumana... Lo stesso bastone me lo tirò in testa, io mi sentii spaccare in due, il cuore mi batteva fortissimo. Lui si fermava poi ribatteva ancora... Fatto qualche metro mi afferrò e mi tirò un cazzotto sul naso...», poi il racconto di una rissa selvaggia. Pasolini verrà ritrovato pressoché irriconoscibile, un «grumo di sangue». Ma a Pelosi basta, come raccontò, fermarsi ad una fontanella. Potrei continuare. Ma vorrei tornare alle parole del giudice Moro. Non credo che fosse un «complottista». Credo avesse osservato dati di fatto e incongruenze. Chi poteva avere interesse ad uccidere Pasolini? Sulle colonne di questo giornale aveva scritto meno di un anno prima il famoso articolo «Il romanzo delle stragi », quello in cui diceva di sapere «i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer o sicari... Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore che... coordina anche fatti lontani, che mette insieme pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero».

Non so se queste parole abbiano preoccupato qualcuno, se abbia preoccupato il lavoro che conduceva per la scrittura di «Petrolio». Ma erano anni bastardi, non dimentichiamoli. Anni in cui da destra e da sinistra venivano compiuti, come fossero normali, atti inauditi. Ai quali spesso seguivano appelli ben firmati per la libertà dei responsabili. Come accade per gli assassini dei fratelli Mattei che ora sono liberi in Sudamerica. Anni bastardi, nei quali poteva bastare essere una donna e civilmente impegnata per essere sequestrata e violata, come accadde a Franca Rame. Anni nei quali si facevano stragi e si ordivano trame. Non bisogna essere «complottisti» per domandarsi cosa diavolo c'entrasse la banda della Magliana con la scomparsa di una giovane cittadina vaticana o con l'intricata vicenda del Banco Ambrosiano o con il rapimento di Moro. Ma al di là delle convinzioni personali e persino al di là della ricerca di una matrice politica del delitto Pasolini esistono una serie di evidenze sulle quali oggi forse si può fare chiarezza. E non solo perché nel 2005 Pelosi ha ritrattato tutto dichiarando che ad uccidere Pasolini erano stati tre uomini che lui non conosceva. Ha detto molte verità il ragazzo e, dunque, forse nessuna verità. Mi domando che interesse avesse, in quel momento, a riaprire una vicenda per la quale aveva già scontato la pena. Mi domando se forse il tempo passato non avesse rimosso ciò che, negli anni del delitto, gli faceva paura.

Ma non conta. Stiamo ai dati di fatto: il paletto insanguinato, i vestiti, il plantare. Oggi le nuove tecnologie investigative consentono, come è avvenuto per via Poma, di riaprire casi del passato. Anche qui voglio usare parole non mie ma quelle che nascono dall’esperienza di Luciano Garofano, che ha diretto il Reparto Investigazioni scientifiche di Parma. Garofano è coautore con il biologo Gruppioni e lo scrittore Vinceti di un libro che si è occupato del caso Pasolini. «Oltre alle analisi del Dna che si potrebbero effettuare su molti reperti (alcuni dei quali mai sufficientemente presi in considerazione: il plantare, il bastone, la tavoletta...), attraverso lo studio delle tracce di sangue e di sudore, le scienze forensi vantano oggi un nuovo, importante alleato... La disponibilità degli abiti di Pasolini ma soprattutto quelli di Pelosi, ci consentirebbe di ottenere importanti informazioni sulla modalità dell’aggressione. Dallo studio delle macchie di sangue ancora presenti, si potrebbe infatti stabilire (e magari confermare) la tipologia di armi usate per colpire, le posizioni reciproche dell’omicida e della vittima e riscontrare quindi l’attendibilità della versione fornita allora da Pelosi... Un caso che, come tanti altri enigmi del passato, non possiamo considerare chiuso».

Ecco, signor Ministro, è questo che voglio chiederle. Per questo, come per altri fatti della orribile stagione del terrore (come il caso di Valerio Verbano o gli altri che con il sindaco Alemanno abbiamo proposto alla sua attenzione) ora si può, si deve continuare a cercare la verità. Forse saranno smentite le convinzioni del giudice Moro, forse ci sarà una nuova ricostruzione. I magistrati a Roma hanno lavorato con dedizione e scrupolo alla soluzione del delitto di uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo. Ora la scienza e le tecnologie possono aiutarci a dire una parola definitiva. E lei, fornendo un impulso all’iniziativa della giustizia potrà assolvere ad una funzione assai rilevante. Conviviamo da anni con un numero di ombre insopportabile. Più ne dissiperemo e meglio sarà per tutti noi, per il nostro meraviglioso Paese. E più ancora della verità giudiziaria credo ci debba oggi interessare la verità storica. Grazie, Signor Ministro, della sua attenzione.

Walter Veltroni

22 marzo 2010


http://www.corriere.it/cultura/10_marzo_22/il-sangue-i-vestiti-il-plantare-riapriamo-il-caso-pasolini-walter-veltroni_3aeab4a8-3585-11df-bb49-00144f02aabe.shtml

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sono d'accordo: quello di dell'utri è un messaggio

ma chi è luomo uccizo a bastonate a Palermo?
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