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Marco Simoncelli
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Decag

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MessaggioInviato: Mar Apr 03 2012, 03:15:31    Oggetto:  
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11/11/2011 il giorno dell’insediamento del mago al Quirinale la rivista AUTOSPRINT con il dossier CUORE DI CORSA pubblica l'articolo:

Villeneuve: Sic 58 e Gil 27 piloti amati, estremi e totali. Simili come due gemelli diversi
http://www.auto.it/autosprint/dossier/cuore_corsa/2011/11/11-9724/Sic+%26+Gilles,+campioni+per+sempre

Ho avvertito un linguaggio evocativo a mio parere del tutto inappropriato per una rivista di motori:

    ... 58 e 27, suffissi simboli del coraggio...

    ... e centauri come ministri di culti diversi e disomogenei...

    ... E sparsi tutt’attorno due concetti alchemici, esaltanti: limite e rischio....

    ... in luogo del traje de luces, l’abito di luce, paramento sacro del torero....


Piu un gergo da esoterista che da giornalista sportivo.

L’articolo evidenzia le logiche differenze (dico logiche perchè in genere non c’è da aspettarsi niente di simile in due persone che fanno lo stesso mestiere a parte quello ovviamente) e le magre similitudini.

Dico magre perchè razionalizzandole sopravvivono solo queste:
    1)nati entrambi a gennaio

    2)lo stesso colore del numero di gara ovvero il rosso

    3)non sono ricchi e non sono aristocratici

    4)entrambi piloti che osano


Si sofferma sui NUMERI questa volta chiamandoli con il loro nomi e non simboli come in precedenza. Racconta un aneddoto sul SIC spiegando l’origine del 58: numero affibbiatoli dal FIM (fondo monetario internazionale o federazione italiana motori)

Citazione:
... E quando a 15 anni si getta l’avventura dell’Europeo, i federali della FIM gli assegnano il 58 e a lui la cosa piace, anche se avrebbe preferito il 55. Fatto sta che col 58 Marco vince il titolo continentale, ci si affeziona e quando può se lo tiene. Insomma, a quei due là i loro numeri restano stampigliati in fiancata e in carena mentre fanno faville e diventano marchi indelebili, tatuaggi alfanumerici, codici fiscali della cittadinanza in zona mito, laddove la tassa da pagare un giorno potrebbe rivelarsi salatissima ma entrambi se ne guardano bene dall’evadere i versamenti, anzi, si dicono disposti se occorre a investire l’anima con disponibilità illimitata. ...


Poi ripesca un episodio degli esordi. Un contatto con Barberà che cade e nel dopogara accusato di scorrettezza si difende ridicolizzando lo spagnolo.
http://www.youtube.com/watch?v=iXi_WJwQAXY

L’acredine con gli spagnoli potrebbe essere nata proprio da questo episodio.

Davvero stupefacente:

Citazione:
... Stupefacentemente i due registrano la stessa identica media di vittorie per gara: una ogni undici...


Chi è arrivato fino in fondo forse ha notato i due sparuti commenti in perfetta sintonia con l’autore.
Articolo poco letto oppure censura attiva. Infatti spostandoci su un altro sito troviamo numerosi appassionati che hanno letto l’articolo e vogliono dire la loro:
http://forum.motorionline.com/index.php?showtopic=23283

Leggendo questi commenti secondo me si torna alla realtà, la realtà è che tra i due piloti non ci sono grandi similitudini.
Mi correggo: ci sono le stesse similitudini che trovereste tra i tanti altri piloti morti in pista: giovani,coraggiosi,...

GIL era un idolo per il SIC e lo è per chissa quanti altri piloti sportivi ed appassionati.
La passione che Marco nutriva nei confronti di Villeneuve ha radici profonde che ben si evincono da questo articolo
http://www.milanlive.it/2011/10/28/morte-simoncelli-spunta-il-mistero-della-rosa-rossa%E2%80%A6/

Forse proprio questa passione ha portato la sua vita sulla stessa strada del suo idolo e proprio il continuo riproporre questa similitudine tra i due piloti potrebbe essere un indizio che la sorte che li ha toccati è quello che li accomuna. Non il comune incidente di gara, è uno sport pericoloso e sono tanti i piloti accomunati da questa sorte ma qualcos’altro di meno comune che non ci è dato sapere.
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MessaggioInviato: Mar Apr 03 2012, 03:15:31    Oggetto: Adv





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Andrea18

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MessaggioInviato: Mar Apr 03 2012, 16:20:52    Oggetto:  
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marika ha scritto:
Andrea18 ha scritto:
"If in the future doesn't happen anything is not a problem for me, but if in the future happens something with you will be a problem".

dunque...
se in futuro non succede niente, non è un problema per me, ma se succederà qualcosa con te sarà un problema.
-secondo me vuol dire: se non mi fai danni per me non è un problema, ma se mi combini qualcosa per te sono guai.
Secondo me è un ammonimento, che col senno di poi può essere anche interpretato in modo diverso.


Andrea18 ha scritto:

Per quanto riguarda le telecamere, è quello che da sempre ci chiediamo, perchè l'inquadratura solo da dietro e non dal davanti o di lato? Lasciando stare i complottismi, può darsi che non abbiano voluto mostrare le immagini di lato o davanti per la loro crudezza, dopo tutto Edwards e Rossi sono saliti sul collo di Simoncelli e glielo hanno spezzato...


se è per la crudezza, avrebbero potuto comunque mostrare la prima parte, quando perde il controllo.
Eppure anche le immagini di gheddafi erano crude, ma le hanno trasmesse su tutti i tg.


E' vero ciò che dici, le immagini di Gheddafi le hanno mostrate tutte i tg. Però io mi chiedo: se qualcuno con un laser o altro ha "sparato" al povero Simoncelli, e questo ipotetico killer per ben beccarlo era di fronte o posto lateralmente alla moto di Simoncelli, anche con l'inquadratura da retro si dovrebbe vedere. Ciò significa che l'unica ipotesi possibile, se l'hanno ucciso, è che hanno controllato la sua moto, elettronicamente.
Per quanto riguarda l'ammonimento, propendo solo per un avvertimento di Lorenzo a Simoncelli ma fatto da pilota a pilota, tant'è che poi lo stesso Lorenzo si mette quasi a ridere alla battuta di Simoncelli Wink

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MessaggioInviato: Mar Apr 03 2012, 22:49:28    Oggetto:  
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[quote="Decag"]

Citazione:
... E quando a 15 anni si getta l’avventura dell’Europeo, i federali della FIM gli assegnano il 58 e a lui la cosa piace, anche se avrebbe preferito il 55. Fatto sta che col 58 Marco vince il titolo continentale, ci si affeziona e quando può se lo tiene. Insomma, a quei due là i loro numeri restano stampigliati in fiancata e in carena mentre fanno faville e diventano marchi indelebili, tatuaggi alfanumerici, codici fiscali della cittadinanza in zona mito, laddove la tassa da pagare un giorno potrebbe rivelarsi salatissima ma entrambi se ne guardano bene dall’evadere i versamenti, anzi, si dicono disposti se occorre a investire l’anima con disponibilità illimitata. ...



ciao decag, penso che tu abbia fatto centro.
sono andata a vedere il testo intero e penso che ci sia dell'altro da sottolineare.
poi lo riporto intero.
io comunque penso che ... qualcuno riesca davvero a vedere nel futuro, perchè per dargli quel numero e quel nome, sembra quasi che sapevano dove quel ragazzo sarebbe arrivato.
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MessaggioInviato: Mar Apr 03 2012, 23:43:41    Oggetto:  
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@Marika

Si quell'articolo ad un occhio aperto è una vera miniera d'oro. Credo che tiri in ballo proprio gli aspetti rilevanti, cioè i simboli, la predisposizione al sacrificio, un destino già scritto. Purtroppo non ha firma è un anonimo pezzo di redazione.

Non dubito che ci sia qualcuno capace di vedere nel futuro però in questo come in altri casi non sono necessari poteri paranormali. Indubbiamente capacità fuori dall'ordinario ma se si ha a disposizione quantità considerevoli di denaro,tempo,conoscenze e materia grigia si puo fare.

Spiegami meglio questa cosa del tempo che non ho capito. Grazie.

Aspetto con interesse le tue considerazioni.
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MessaggioInviato: Mar Apr 03 2012, 23:44:08    Oggetto:  
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data: 11/11/2011
AUTOSPRINT in ''cuore da corsa''

Simoncelli & Villeneuve: Sic 58 e Gil 27 piloti amati, estremi e totali. Simili come due gemelli diversi
Sic e Gil, monosillabici del rombo che si fa leggenda. E poi 58 e 27, suffissi simboli del coraggio. Chi parla d’auto e moto come mondi a parte, sbaglia. Chi vede assi del volante e centauri come ministri di culti diversi e disomogenei, non ha capito niente delle corse. Chi non riesce a contemplare e godere della stessa aura mistica che promana da entrambi, si perde tanto, tutto, l’essenza bella delle competizioni motoristiche. Il tema in fondo è lo stesso. Un casco, una tuta, un tracciato, degli avversari e, per andare più forte di tutti, un mezzo, quello che alcuni cineasti francesi nel lontano 1974 definirono, con un’immaginifica metafora, “le cheval de fer”,il cavallo di ferro. A due, tre, quattro, sei ruote, poco importa. E sparsi tutt’attorno due concetti alchemici, esaltanti: limite e rischio. E lo stesso metodo: superare il Limite attingendo al Rischio (notare le maiuscole), rispettando e amando quest’ultimo fingendo d’ignorarlo, come si fa con una femmina che vuoi corteggiare e conquistare facendole capire subliminalmente che potresti essere importante ma anche sparire da un momento all’altro. «Datemi un qualsiasi mezzo semovente e io ve lo porterò al limite» - amava ripetere Gilles Villeneuve. «Sì, rischiamo la pelle - spiegava Simoncelli a Chiambretti -, ma ne vale la pena» o ancora, sempre il Sic: «Vivo più io cinque minuti in moto che certa gente in una vita intera». Okay, verissimo, perché Sic e Gil, stile Steve McQueen, come e più di altri hanno saputo in tempi e con modi diversi svegliare l’Africa in ciascuno di noi, il senso innato e vitalissimo della sfida a se stessi e all’altro da sé incarnando giocosamente, poeticamente, forse anche inconsciamente e inconsapevolmente, l’idea nobile del pilota totale, dell’uomo ovunque e del Rischio comunque. Senza paura, eternamente giovani, estremi come navigatori con timoni sostituiti da volanti e manubri, alpinisti con cinture di sicurezza al posto delle funi o tute ignifughe e monopezzo in pelle indossate in luogo del traje de luces, l’abito di luce, paramento sacro del torero.

GIL alla McQUEEN
McQueen che beffa i nazi e impenna la Triumph e salta il filo spinato verso la libertà nel film “La Grande Fuga”, piuttosto che in gara su una Husqvarna nei raid desertici in pieno Nevada, l’uomo che si gioca la vittoria nella serata che mai nessuno dimenticherà a Sebring 1970,sfidando la Ferrari di Andretti, il re del Cool che colleziona moto Indian, che va a fare il race fan al Tourist Trophy scroccando sigarette a un pilota appena ritiratosi, che buca la notte infinita di Le Mans al volante di una Porsche 917 color cielo e arancio e che, minato dal male, assaggia il cielo cui è destinato solcandolo alla cloche di antichi biplani. Villeneuve, che rampa in motoslitta a inizio Anni ’70 sulle nevi del Quebec, che sgomita in Formula Atlantic, che stupisce Chris Amon al suo primo approccio con la Wolf-Dallara a ruote coperte nella Can-Am, che infiamma i cuori in Formula 1 ridando anima alla Ferrari e adrenaline dimenticate a Ferrari Enzo, ragazzo del ’98, che tira alla grande in motoscafo e poi già che c’è pure in elicottero, completando la sua sfida agli elementi costitutivi dei presocratici sospeso tra cielo, terra, aria, acqua e fuoco delle fiammate di rilascio del turbo.


SIC L’ECLETTICO
Marco Simoncelli viene svezzato da papà Paolo al mito dell’Aviatore Canadese, portatore sano di una Febbre contratta a fine Anni ’70 sulle pagine dell’Autosprint diretto da Marcello Sabbatini. In età prescolare è già alle prese con una minimoto. Sic che adora la velocità e mentre artiglia l’europeo 125 e anche un mondiale 250 non disdegna le corse coi carrioli nelle domeniche pomeriggio alla viva il parroco, un liscio e ciao Romagna. Poi, certo, quando lo conoscono in tanti, pure le auto. Simonrally comincia nel 2007 a Monza al volante di una Grande Punto TDI, quindi nel 2008, da fresco iridato su Gilera, rieccolo nella miniclassica brianzola con una Abarth Super2000 e nel 2009 su una Ford Focus Wrc, settimo con i consigli del naviga Guido D’Amore. (guido d'amore???) Nello stesso anno è anche 5° al Ronde di Cesena, su Abarth S2000. Quindi nel 2010 ancora al Rally di Monza su Focus. Una sua uscita sul bagnato, custodita su youtube, ben ne sintetizza opere e omissioni. Quest’anno finita l’estate, artefice la Castrol, il test del Sic sulla Ford Fiesta Wrc di Hirvonen in un ex aeroporto RAF. E il suo commento più spontaneo: «Ora mi piacerebbe disputare un rally vero». E intanto doveva correre a Monza, dal 25 al 27 novembre.

LE ORIGINI
Gilles (giglio?) nasce il 18 gennaio, Marco il 20. Quasi contigui pure nel giorno di partenza. Vengono dal nulla, Sic e Gil. Nessuna fortuna economica alle spalle o tradizioni dinastiche. Ce l’hanno scritto solo nel dna ciò che faranno e soprattutto come. Agli inizi Gil vive da zingaro in roulotte, più border line che astro nascente, mentre il Sic ha bisogno dell’aiuto del papà che vende gelati e per avere liquidità mica gli basta spegnere frigoriferi (pessima battuta!!), quindi ricorre a ipoteche di beni immobili. Okay, dai, ne valeva la pena.

I NUMERI
La mistica di Gil e Sic ha un che di cabalistico,con nomi corti e secchi avvinghiati a doppie cifre, il Rosso 27 e il 58 Rosso. Gli vengono affibbiati per caso. (certo, per caso!!) Nel 1981 la Ferrari, reduce da un’annata sciagurata, si scambia le insegne con la ex sfigata Williams, che ha vinto il mondiale con Jones. Così alla Casa inglese vanno l’1 e il 2, mentre alla Ferrari il 27 e il 28, insolitamente alti, col primo che tocca a Gilles. Quanto al 58 di Simoncelli, l’origine è più complessa: la sua passione per il 5 è risaputa fin dalla scuola dell’obbligo. Gli piace graficamente, perché più che un numero sembra un disegno armonico. E quando a 15 anni si getta l’avventura dell’Europeo, i federali della FIM gli assegnano il 58 e a lui la cosa piace, anche se avrebbe preferito il 55. Fatto sta che col 58 Marco vince il titolo continentale, ci si affeziona e quando può se lo tiene. Insomma, a quei due là i loro numeri restano stampigliati in fiancata e in carena mentre fanno faville e diventano marchi indelebili, tatuaggi alfanumerici, codici fiscali della cittadinanza in zona mito, laddove la tassa da pagare un giorno potrebbe rivelarsi salatissima ma entrambi se ne guardano bene dall’evadere i versamenti, anzi, si dicono disposti se occorre a investire l’anima con disponibilità illimitata.

IL CARATTERE
Gilles arriva in Ferrari agli sgoccioli della stagione 1977, quando Lauda e la Rossa si separano e la 312T2 resta libera per un paio di corse. Il canadese comincia col Cavallino a due passi da casa e scivola sull’olio, poi va a correre in Giappone e al Fuji si prende del brutto con quello che in pista viene considerato l’osso più duro che c’è: Ronnie Peterson. Una carambola agghiacciante, con la Ferrari che vola e semina terrore a bordo pista. Il messaggio, la sciabolata di fari con cui Gil abbaglia tutti, significa questo: «Attenzione, io il piede dal gas non lo alzerò prima di nessuno. Mai nella vita». Nei cinque anni seguenti non farà altro che confermarlo. Un altro contatto in pista, 31 anni dopo, in questo caso con lo spagnolo Barbera, nella classe 250 al Gp d’Italia 2008 al Mugello, rivela il Sic in Eurovisione. Lui in pieno rettilineo cambia traiettoria facendo sì che, colpevole o meno, l’avversario finisca brutalmente a gambe all’aria. Il giornalista d’Italia 1 Franco Bobbiese gli butta là in diretta nel dopo Gp un bel: «Guarda, Marco, che Barbera ha detto a caldo che avevi aperto una gamba». E Simoncelli: «Sì, sua sorella ha aperto le gambe…». Un missile esilarante, la classica risposta con cui ti fai amici tutti i baristi del mondo, tanto che va diretta su Blob, Striscia, youtube. Su, lì’ in quel motto di spirito c’è tutto il Sic: non fine ma fino, mediatico, spontaneo, orgoglioso, franco e spavaldo. E giù un altra bordata, sempre rivolto ai compassati Bobbiese e Cereghini che l’ascoltano un po’ sbigottiti ma neanche tanto: «ma dai, dai, che Barbera ha rotto le palle a tutti da quando corre». Se quello è Gil, questo è Sic.




NO, VINCERE NON CONTA
Entusiasmano, Gil & Sic. Catturano l’immaginazione. Mettono voglia d’ascoltarli, ogni volta che appaiono, fanno sorridere tanto è timido il canadese quanto è guascone l’italiano, e soprattutto regalano magnetici desideri di vederli in azione in pista. Perché per loro non esiste il compromesso, nulla è negoziabile: sono vaccinati contro la malattia professionale del braccino corto e del calcolo moscio. Gli avversari, semplicemente, no pasaran mentre loro, invece, pasaran a qualunque costo, provvisoriamente invulnerabili e momentaneamente immortali. Con questa mentalità si fa più fatica a vincere ma nessuna per entrare nei cuori di tutti. Altroché, è il modo giusto e infallibile per essere più amati che premiati. Gilles in F.1 disputa 67 Gp e ne vince 6, Marco nel Motomondiale corre 151 prove iridate e ne fa sue 14. Stupefacentemente i due registrano la stessa identica media di vittorie per gara: una ogni undici. Una coincidenza che non può non far sobbalzare sulla strada dell’analogia che sfocia nella stessa filosofia. Vincere non serve per essere ricordati per sempre. (ma morire in pista sì) Diventi mito non per ciò che ottieni ma per quello che sei disposto a dare per farcela. Cioè tutto te stesso.

LE DIFFERENZE
Eppure assaporare, amare capire e rispettare i due piloti destinati a dare il nome ad altrettanti circuiti, Montreal e Misano, significa anche coglierne le differenze. Parco di parole, introverso, a volte più duro di quel che già era Gilles, quanto fluviale, tracimante, allegro e comunicativo il Sic. Il primo aveva bisogno dello cheval de fer per esprimersi, che volasse o meno, mentre il secondo correva a modo suo anche standosene in poltrona a far lo showman alla radio o in Tv. Mentre Gilles, ormai maturo, era un individualista, Marco restava ben attaccato al ruolo del family man. E la sensibilità aveva regalato a entrambi sofferenze. A Gilles, che si lamentava del tradimento di Pironi a Imola 1982 e al Sic a metà 2011 con gli strali lanciati da Pedrosa e Lorenzo, per la sua guida giudicata troppo aggressiva.

L’EPILOGO
Chiude tutto un doppio filmato che pare scorrere parallelo, in split screen, a 29 anni di distanza. Una curva anonima, che non ha mai creato problemi a nessuno.L’emergenza poi la decisione istantanea, frutto di una filosofia di vita. Non mollare. Mai. Costi quel che costi.
Gilles Villeneuve a Zolder 1982 non alza il piede quando intravede la sagoma lenta della March di Jochen Mass: ha già in testa la corsia immaginaria nella quale lo passerà. Marco Simoncelli a Sepang 2011 non lascia la sua Honda che sta partendo per la tangente in una piega destrorsa, perché è alto un metro e 82 per 74 chili, fisicamente è una bestia in confronto agli altri piloti del motomondiale, e lui la moto può riprenderla eccome. (ma questo è un aggiornamento del sito...?vorrei vedere la pagina salvata all'11 novembre) Il fato, l’intersezione, l’incomprensione con chi sta in pista e va per la sua strada scrive, su pagine diverse, lo stesso finale. Urti tremendi, apocalittici. Corpi sull’asfalto. Arresi, senza più caschi né vita. I tentativi di rianimazione, immediati ma un po’ disperati e ingenui per Gilles - addirittura massaggio cardiaco a bordo pista -, quanto sono scientifici, perfetti, secondo il protocollo CPR della Cardiopulmonary Resuscitation, per Marco. Niente da fare. È finita. Anzi no, forse non finirà mai.

L’ORGOGLIO
È una sensazione strana, che fa struggentemente coabitare concetti opposti. Gilles e Sic sono morti subito ma sono anche un po’ vivi e non moriranno mai più. Sì, se ne sono andati facendo ciò che amavano, ma soprattutto perché, forse più esplicitamente di altri, erano disposti a morire pur di amare la vita a modo loro, senza compromessi, frenate salvifiche e manubri lasciati. Perché hanno riscoperto il Rischio in un’epoca che, a volte ipocritamente, lo rifugge. Se vivranno -e vivranno a lungo in tutti noi - è anche perché l’appassionato che concepisce l’esistenza stessa come fosse una gara, sta bene, vive meglio se pensa al fatto due così sono esistiti davvero.
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Decag

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MessaggioInviato: Mar Apr 03 2012, 23:49:18    Oggetto:  
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si GUIDO D'AMORE eh gia! Ha fatto dubitare anche me, però ho controllato esiste davvero ed è un campione di rally imperiese.
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MessaggioInviato: Mer Apr 04 2012, 00:01:06    Oggetto:  
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Decag ha scritto:

Spiegami meglio questa cosa del tempo che non ho capito. Grazie.


volevo dire..
che per fare un rito così simbolico, con sic nome del circuito dove vince e dove muore....
i casi son due:
- o l'hanno chiamato così per caso (vorrei capire le sigle di altri piloti, su cosa si basano?)
- o gli hanno portato sfiga
- o l'hanno fatto apposta sapendo già dove sarebbe finito.

e poi, lui voleva il 55 ma gli han dato il 58, perchè?
il 58 rappresenta il folle... gliel'hanno accollato.
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MessaggioInviato: Mer Apr 04 2012, 00:06:27    Oggetto:  
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Decag ha scritto:
si GUIDO D'AMORE eh gia! Ha fatto dubitare anche me, però ho controllato esiste davvero ed è un campione di rally imperiese.



si non avevo dubbi che esistesse, ma tra tutte le varie gare di rally parla solo di questo.
e pensa che con lui arriva proprio al 7 posto! guarda il caso, un bel numero da sottolineare, con guido d'amore.



basta, mi viene la nausea....

vado a dormire,
Notte...
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MessaggioInviato: Mer Apr 04 2012, 00:14:38    Oggetto:  
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decag mi spieghi come uno possa chiamarsi guido d'amore... non ho mai sentito un nome del genere.
sembra una barzelletta!!
sopratutto per un pilota.
non è un nome d'arte?
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Decag

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MessaggioInviato: Gio Apr 05 2012, 16:12:37    Oggetto:  
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Non ho letto niente che lasci presupporre si tratti di un nome d'arte.

Non che ci sia molto sul web.

Se ci venisse in aiuto qualche appassionato di Rally.

Qui c'è una foto
http://www.ewrc-results.com/coprofile.php?profile=635

Dal 2008 è stato copilota di Marco nel Monza Rally.

Nella sua carriera ha fatto da copilota anche ad altri piloti, ti lascio il gusto di scoprire chi c'è tra questi

http://overground-imperia.blogspot.it/2008/11/guido-damore-star-del-rally-monza-show.html
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MessaggioInviato: Gio Apr 05 2012, 20:04:40    Oggetto:  
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"[...]racconta Guido D'Amore, che nel tempo libero è pure maestro di musica, sommozzatore, speleologo, trekker e sciatore."

sticazzi! e poi???

mi sa che è ricco di famiglia....


oggi articolo su yahoo:

http://it.eurosport.yahoo.com/05042012/45/motomondiale-papa-sic-era-mondiale-marco.html

Motomondiale - Papà Sic "Era il Mondiale di Marco"
gio, 05 apr 09:35:00 2012

La MotoGP riparte, ma il ricordo del numero 58 è ancora forte: il padre si racconta a cuore aperto: "La 1000 era fatta apposta per lui, io adesso non riesco più a guardare le gare. Seguo soltanto la Superbike". (foto AP/LaPresse)

La MotoGP riparte ufficialmente da Losail, ma questa volta senza Marco Simoncelli. Il numero 58 che è rimasto nel cuore di tutti gli appassionati e che il padre Paolo ha voluto ricordare ancora una volta in una toccante intervista concessa al Corriere dello Sport. Con una convinzione forte. Che tra i vari Casey Stoner, Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa e Valentino Rossi, questa volta l'avrebbe spuntata lui.


LA CONVINZIONE DEL PADRE - Una certezza, a qualche mese di distanza dal tragico pomeriggio di Sepang, c'è ancora. "Questo sarebbe stato il Mondiale di Marco - dice Paolo Simoncelli -. Non ho dubbi. Lo avrebbe vinto lui. Quando aveva provato per la prima volta la 1000, a Suzuka, era rimasto molto soddisfatto. Era la sua moto, quella che grazie alla maggiore potenza lo metteva alla pari con i piloti più leggeri. La Honda se ne era accorta, a Shuei Nakamoto piaceva molto. Quando il rinnovo si era fatto difficile per via dei manager, si sono chiusi da soli in una stanza e dopo dieci minuti se ne erano usciti abbracciati e sorridenti. E con il contratto firmato. Era lanciato. Aveva appena fatto il secondo posto in Australia. Lui sarebbe stato l'unico, quest'anno, a dare del filo da torcere a Casey Stoner. Come Casey, infatti, non si accontentava. Non gli piacevano i piazzamenti, lui correva per vincere. Piuttosto si sdraiava. Era generoso, in pista come nella vita. Per questo piaceva tanto. Adesso la moto di Marco non ci sarà. Gresini ha scelto di colorare la sua Honda di nero ed è una cosa che mi è piaciuta. Il bianco era del Sic. Il bianco era di Marco".


IL GRANDE RIMPIANTO - Con una convinzione del genere, non può mancare un dispiacere in più: "Il rimpianto è che non ce l'abbia fatta a vincere anche il titolo della MotoGP. Dio doveva permetterglielo. E smettere di portare via i figli ai padri. Non è naturale. Se me ne fossi andato io al suo posto, lui sarebbe rimasto orfano e la madre vedova. Io che cosa sono ora? Non c'è una parola per definire questo dramma. Mi hanno chiesto cosa cambierei. Ho risposto soltanto una cosa, quell'ultima gara. Proprio su quella pista. La pista dei segni: Sepang International Circuit. Sic. E pensare che la prima volta avevamo fatto incetta di magliette con quella sigla. Sembravano fatte apposta per noi. A Sepang Marco aveva vinto il titolo con la Gilera, e c'è una foto che lo ritrae con le braccia aperte, come un angelo, mentre percorre il giro d'onore. E non aveva il casco in testa".


SIC C'E' ANCORA - Il tono si fa sempre più commovente, come quando papà Paolo racconta qualche aneddoto incredibile: "Ogni volta che chiama qualcuno, per ricordarlo o farsi consolare da me - per farsi consolare da me! - l'orologio segna le ore qualcosa e 58 minuti. Un ragazzo e una ragazza, suoi tifosi, mi hanno scritto una lettera, bellissima, dicendo che ora le gare non sono più a colori, ma in bianco e nero. Io ho avuto dei segni da Marco. Un giorno, di notte, mentre ero in macchina, mi sono trovato davanti ad un curvone e l'ho fatto a 250, ed improvvisamente l'abitacolo si è riempito di un profumo come di incenso e di rose. Ho dovuto aprire i finestrini, non riuscivo a respirare. Pensate che abbia sognato? È successo un'altra volta, a casa, e ho chiamato Rossella, mia moglie, e la Martina e questa volta il profumo lo hanno sentito anche loro. Ed è rimasto per ore. Mi sono rivolto a un sentitivo, mica un ciarlatano, è uno che ha scritto dei libri importanti. E mi ha detto questo: Marco è felice e porta i capelli legati dietro alla nuca".

povero, mi sa che gli avran messo dei profumi nelle prese d'aria...

MAI PIU' MOTOGP - Le ferite, però, si fanno sentire tutte: "Non guarderò più una gara della MotoGP, ho troppa rabbia. La Superbike, invece, continuo a seguirla. Ho consigliato io a Aligi Deganello (il capomeccanico di Sic, ndr) di andare in Sbk. Lui era dubbioso, io l'ho spronato perché Biaggi ha quel carattere che ha, ma non è cattivo. Max mi ha chiamato per ringraziarmi del supporto che gli ho dato con Aligi". L'addio a Sic è stato anche un'occasione per scoprire di avere nuovi amici: "Tutti sanno che tra Marco e Dovizioso non c'era una grande amicizia. Come fra me e il padre di Andrea, del resto. Una ruggine che risaliva alle gare con le minimoto. Ed invece Dovi mi ha sorpreso, ci è stato vicino. Devo chiamarlo. Peccato che si tiri fuori dalla lotta per il Mondiale dicendo che Stoner e Lorenzo sono più forti di lui. Un pilota deve essere un guerriero. Non si può partire battuti".
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MessaggioInviato: Mar Apr 24 2012, 16:23:33    Oggetto:  
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Decag ha scritto:
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2011/10/verona-conferenza-del-23102011.html

dal commento del 24 ottobre 2011 08:55 la discussione entra nel merito dell'iincidente



Ho letto i commenti e ho trovato qualche spunto:

http://www.wallstreetitalia.com/article/1243039/politica/ue-berlusconi-gioca-la-carta-jolly-la-riforma-delle-pensioni.aspx

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Un altro spunto me lo ha dato l'anonimo del 28 ottobre 2011 17:43 che riporta un articolo apparso sul Corriere dello Sport che si conclude così: "... Forse semplicemente per aver lasciato seccare un cespuglio di rose rosse, che ora fuori alla porta è solo un cespuglio grigio, che però un dio giardiniere potrebbe far rifiorire. Su un’altra terra, oltre il verde del prato e l’arancio autunnale delle foglie degli alberi." Sarà poetico, romantico e tutto quello che volete però a me questo potpourri di colori mi ha fatto tornare in mente...

Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata.

PS
piccola parentesi sul logo yamaha, notate nulla?
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MessaggioInviato: Mar Nov 20 2012, 14:20:17    Oggetto:  
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io sono decisamente ignorante su certi argomenti, però per me uomo della strada, magari appassionato di motociclismo ,ultimo sport eroico perchè per praticarlo serve vincere il drago della paura, Simoncelli rappresentava la speranza, non era un campione finito ma una grande speranza , che andava oltre la dimensione ristretta del motociclismo per quella sua capacità di essere sempre positivo ed allegro anche nei momenti di sconfitta . Lo faceva notare Dovizioso l'inverno scorso quando ricordava i loro trascorsi da eterni rivali fin dalle minimoto e fin da bimbetti quando Dovi perdeva piangeva per tre giorni mentre il Sic sorrideva anche dopo una sconfitta. Ditemi ora dopo la morte di Simoncelli e l'arrivo del governo dei banchieri in questi ultimi dodici mesi, cosa hanno tolto e ammazzato in noi italiani se non la speranza?
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MessaggioInviato: Ven Feb 01 2013, 06:33:58    Oggetto:  
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e la storia si ripete, tante ... troppe analogie.

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http://www.corriere.it/esteri/13_gennaio_31/campione-motoslitta-morto_2dddb910-6bf4-11e2-bfdf-0d9d15b9395f.shtml
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MessaggioInviato: Mar Apr 09 2013, 18:23:59    Oggetto:  
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Bernie Ecclestone ha voluto che sui biglietti della F1 fosse scritto chiaro chè il MotorSport è DANGEROUS, bisognerebbe chiederli a che genere di pericoli alludesse?


A due mesi dal sacrificio di Caleb Moore ecco l'ennesima "tragedia" nel mondo degli sport "pericolosi", la morte di Chelone Miller

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Caleb e Chelone oltre che essere giovani e promettenti hanno in comune un fratello più bravo, di affermato successo. La saggezza popolare insegna che per avere successo nella vita bisogna fare sacrifici, ma che genere di sacrifici?
Il proprio fratello?
Uno dei libri più letto dai massoni, racconta delle origini dell'uomo e comincia proprio così, con l'offerta in sacrificio del proprio fratello, Caino che uccide Abele. Allora potremmo trovarci di fronte ad una specie di prova, un rito di iniziazione per entrare a far parte di un qualche genere di elite? Che si debba sacrificare la fraternità biologica per entrare a far parte della fratellanza ...di Caino

Il diffusissimo libro sopracitato è accompagnato da un sequel, autentico best-seller e tratta anch'esso il tema del sacrificio però questa volta del figlio, che a dirla tutta poi risorge ma questa scelta di lasciare aperto uno spiraglio per l'uscita del capitolo successivo ormai la fanno tutti i migliori sceneggiatori...budget permettendo.
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