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A Passion Play
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bhagwati

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Impiego: filmmaker



italy
MessaggioInviato: Sab Lug 17 2010, 18:06:03    Oggetto:  A Passion Play
Descrizione: dei Jethro Tull
Rispondi citando

A Passion Play è un pregevole concept album scritto da Ian Anderson dei Jethro Tull nel 1973. In esso si racconta, come in un Mistero Sacro medievale (con tanto di favoletta come intermezzo), del viaggio dantesco di Ronnie Pilgrim, simbolo dell'uomo moderno, nelle possibilità di vita dopo la morte: la Banca della Memoria, dove tutte le esperienze della vita di un individuo sono filmate e catalogate (altro che Grande Fratello Neutral ); un tristissimo Paradiso; il Purgatorio; l'Inferno: Lucifero si racconta; infine, la fuga dall'inutile schematismo di Bene-Male, e la Resurrezione, ottenuta circuendo un mago. E' il più criptico e ricco di significati multipli degli album dei Jethro Tull, in cui si mescolano critica pythonesca della società ed esoterismo.



Salute! Figlio di re fatti il segno di morte eterna
fai la croce con le dita nel cielo per coloro
che stanno per ESSERE.
Io sono là, in attesa lungo la spiaggia.
Getta il tuo dolce incantesimo su terra e mare.

Magus Perdé, togli la mano dalla catena.
Esprimi un desiderio per fermare
la pioggia la tempesta che VERRA’.
Eccomi qua (viaggiatore nella vita).
Dure sono le suole che calcano la lama del coltello.
Rompi il cerchio estendi la linea invoca il diavolo.
Porta agli dei il fuoco divino.
Goditi il conflitto.

I passeggeri durante la traversata in
traghetto in attesa di nascere rinnovano la promessa
della lunga canzone della vita
si levano al suono del corno che dà la sveglia.
Gli animali in coda al cancello sulla spiaggia
respirano il fuoco eterno
che fa da guardia alla porta eterna.

Uomo figlio di uomo
compra la fiamma della vita eterna (tua da respirare
e per respirare l’angoscia di vivere): VIVI!
Eccomi qua!
Fai rotolare via la pietra dall’oscurità
nella luce eterna!



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PASSION PLAY: GUIDA ALL'ESEGESI
di Aldo Tagliaferro

Cominciamo da un dato di fatto. Ovvero: che cos'è un "Passion play", letteralmente un "dramma della Passione" intesa come la Passione di Gesù Cristo, un "mistero sacro". Se in Italia questo tipo di rappresentazione non ha un percorso importante, bisogna invece tenere presente che nella storia medievale inglese ha svolto un ruolo fondamentale sia nell'evoluzione sociale che drammaturgica del Paese e che ogni ragazzino britannico a scuola riceve quanto meno un'infarinatura sui "Passion plays" e, più in generale, sui "Miracle plays".
Lascio volentieri l'onere di spiegare storicamente cosa sia un "Miracle play" (che comprende anche i "Passion" e - secondo alcuni - anche i "Mystery plays") all'Oxford Companion to English Literature (Oxford, 1953, third edition): "I Miracle plays sono rappresentazioni drammatiche basate sulle storie sacre o sulle leggendarie vite dei santi. Che fossero evoluzioni di canti fatti in chiesa, o espressioni spontanee del talento drammatico, è materia che fa ancora discutere i critici. Quello che è probabilmente il più antico "Miracle play" inglese, "The Harrowing of Hell", è del tardo tredicesimo secolo o inizio del quattordicesimo, sebbene questi drammi esistessero in Francia molto prima. Raggiunsero la massima espressione nel 15esimo e 16esimo secolo... Le performance avvenivano sotto il controllo delle corporazioni cittadine, dal momento che i vari episodi erano generalmente distribuiti tra le categorie artigiane, e avvenivano su palchi semoventi in forma di processione da un posto ad un altro, oppure nello stesso posto. Le scene potevano variare fra i 180 e gli 800 versi, ed erano scritte con metrica differente, a volte in rima. I plays venivano eseguiti per lo più durante le feste, al Corpus Christi, a Natale, Pasqua. Non solo nei plays non scarseggiava lo humour, ma sono addirittura fondamentali nella storia della drammaturgia per aver introdotto l'azione comica secondaria...".
Il "Passion play", in questo contesto, è un "Miracle" che ha come oggetto la Passione di Cristo. Un paesino tedesco dell'alta Bavaria - Oberammergau - era particolarmente noto per le rappresentazioni di "Passion plays", ospitati ogni dieci anni a partire dal 1633. Lo stesso Johann Sebastian Bach, che Anderson ha dato prova di... conoscere, ha scritto delle "Passioni" (quella di San Giovanni e di San Matteo) che costituivano la parte centrale della liturgia per la settimana santa. Ora, "A Passion Play" è proprio una rappresentazione della "passione" trasportata nei tempi moderni: la lunghezza, il tema (vedremo poi chi sia il protagonista di questa "passione"), l'intermezzo comico, il cambio di scenari sono tipici di una tradizione antica e che Anderson ha probabilmente ereditato come Dna britannico più di quanto abbia coscientemente rielaborato.

Se ricordate il modo in cui abbiamo inquadrato i primi lavori dei Jethro, ricorderete una sorta di crescita continua della complessità narrativa e delle tematiche affrontate: lo scontro generazionale all'interno della famiglia in Stand Up, le difficoltà della vita di coppia (il secondo stadio del nucleo familiare) in Benefit, l'attacco deciso all'ipocrisia religiosa in Aqualung e infine la delusione per la grettezza della società contemporanea e la crisi dei rapporti generazionali in Thick as a Brick. A questo era seguito il tentativo abortito del disco registrato in Francia - Nightcap #1 - dove Anderson non aveva trovato la direzione giusta ma stava lavorando comunque su un tessuto drammaturgico, dove il teatro è il centro dell'azione. Con "A Passion Play" la mente dei Jethro non può che compiere l'ultimo gradino della scala iniziata nel '69, e cioè mettere in discussione la vita dopo la morte. Interrogarsi sulla religione non più come strumento secolare nelle mani della Chiesa ma come sintesi di fede, di volontà di conoscenza dell'uomo; come necessità, ancora, di capire quale sia il destino dell'uomo in questo mondo. E per farlo Anderson intraprende un viaggio in quello successivo - novello Dante - usando come porta d'accesso il teatro, ovvero la rappresentazione a cui conferisce un carattere forse eccessivamente serio richiamando fin dal titolo la drammaticità dei "plays" medievali. Parallelamente la musica di Anderson compie un altro salto di qualità: non più canzoni (come nei primi quattro dischi) e nemmeno un collage di parti musicali abbastanza semplici come in Thick as a Brick, ma un fluire articolato e apparentemente disomogeneo di melodie. Riconosco che Anderson non è in realtà mai stato poco "immediato" come in questa circostanza e comprendo di conseguenza chi non riesce a digerire "A Passion Play" musicalmente (del resto non solo i critici stroncarono il lavoro, ma molti fans abiurarono i Jethro). Ritengo però che le vette compositive del disco, la ricercatezza nella composizone e il rifiuto di scelte scontate siano eguagliate in pochi momenti della produzione andersoniana. Vista da un certo punto di vista, può trattarsi di un esercizio stilistico, ma un esercizio di grande, grandissimo spessore.

Torniamo a noi. E cerchiamo, allora, di capire cosa voglia dire Anderson lungo le due facciate del disco. Le recensioni dell'epoca, anche quelle inglesi e americane, brancolavano nel buio e questo ci conforta: non è solo un problema linguistico quello che concerne "A Passion Play", anche se il linguaggio e la costruzione sono veramente complicati. E colti: nonostante le risposte evasive sempre fornite da Anderson, ci sono in realtà riferimenti abbastanza precisi alla Divina Commedia e al Libro della Rivelazione dal Nuovo Testamento.
Molto in sintesi: "A Passion Play" è un viaggio di un pellegrino (l'uomo moderno = Gesù Cristo = Anderson) nelle possibilità di vita dopo la morte (fondamentalmente quelle cristiane - Inferno, Purgatorio, Paradiso - ma non solo) per capire in realtà quale tipo di fede possa aiutare l'uomo a vivere meglio la vita terrena; a capire, insomma, cosa siano il Bene e il Male. Il viaggio però - così come l'intermezzo ludico centrale che fa da contraltare alla trama principale - non fornisce una risposta netta (l'unico suggerimento pare quello della reincarnazione, del ritorno alla vita). Resta da vedere se Anderson non sia riuscito a darne una o se la sua volontà finale fosse proprio questa, lasciando trionfare un pessimismo fatalistico, "tale da far sembrare - scriveva il Toronto Globe and Mail il 31 maggio 1975 - i Black Sabbath un branco di simpaticoni ottimisti".

Come in ogni rappresentazione che si rispetti, le coordinate dell'opera sono riassunte in un libretto, simile agli opuscoli che vengono distribuiti a teatro con le indicazioni sul cast, le scene, la produzione, durata ecc. Qui veniamo a sapere i nomi degli interpreti e alcune note biografiche. Otto i personaggi indicati (in ordine di apparizione): Ronnie Pilgrim, l'Angelo, Peter Dejour, l'operatore Tv, G. Oddie senior e G. Oddie junior, Lucy e Magus Perdé.
Quattro gli atti. Atto I: Il funerale di Ronnie Pilgrim: una mattina d'inverno al cimitero. Atto II: La Banca della Memoria: un piccolo ma confortevole teatro con uno schermo cinematografico, la mattina successiva (qui il protagonista, che intanto ha incontrato Peter Dejour, o Pietro del Giorno, rivede la sua vita). Dopo l'intervallo ecco l'Atto III: L'ufficio di G. Oddie e figlio, due giorni più tardi. Atto IV: Il salotto di Magus Perdé a mezzanotte (Ronnie va all'Inferno, vede prima Lucifero e quindi Magus Perdé e termina con la reincarnazione). Non è molto, ma si comincia in qualche modo ad inquadrare la situazione, che riassumo citando le parole di Jan Voorbij, il danese che cura il sito dedicato ai testi dei Jethro e che dedica molto spazio a "A Passion Play": "Dunque, cosa ha a che fare tutto questo con il Bene e il Male di cui parlava Anderson? Intanto sono presenti sia Dio che Lucifero, dunque Ronnie sembrerebbe una metafora dell'umanità. Non accetta né Dio né Satana: Here's the everlasting rub: neither am I good nor bad / I'd give up my halo for a horn and the horn for the hat I once had (ecco l'eterna difficoltà: non sono né buono né cattivo / baratterei la mia aureola per le corna e le corna per il cappello che avevo un tempo). L'Uomo non è totalmente buono né totalmente cattivo, ma entrambe le cose. Questo paradosso permea le nostre esistenze. I tre album precedenti erano degli attacchi alla società moderna. Questo album tralascia questo aspetto (sebbene Dio abbia un ufficio) a favore di un commento più ampio su un aspetto della natura umana".


DA ALEISTER CROWLEY A PASSION PLAY
di Persio Tincani

Edward Alexander Crowley (Lemington Spa, 1875 - Hastings, 1947), meglio noto con lo pseudonimo di Aleister Crowley, fu un personaggio perlomeno singolare. I suoi genitori, membri di una severa setta integralista cristiana (i Plymouth Brothers) lo avviarono giovanissimo ad una rigida educazione religiosa. Aleister ne ricavò una profonda conoscenza biblica e un altrettanto profondo disgusto per il cristianesimo. Frequentò il Trinity College di Cambridge, che abbandonò poco prima di conseguire la laurea; in realtà, Crowley fu cacciato perché sorpreso in camera con un numero imprecisato di studentesse. Risale ad allora il suo primo contatto con la tradizione esoterica anglosassone. Un amico lo presentò a George Cecil Jones, affiliato all'ordine ermetico della Golden Dawn, una società occulta che vantava tra i suoi membri personaggi del calibro di W. B. Yeats e Dion Fortune. Nella Golden Dawn Crowley studiò l'alchimia, i tarocchi, l'astrologia, la qabalah ed altre materie legate alla magia e all'ermetismo. Dal momento del suo ingresso nella Golden Dawn (1898), Crowley bruciò le tappe della gerarchia dell'ordine. Lo scisma interno all'associazione (1900) interruppe la sua ascesa lungo la scala gerarchica; Crowley decise allora di lasciare l'Inghilterra per un lungo viaggio in oriente, intenzionato a cercare una via di fusione tra la tradizione magica occidentale e il misticismo orientale. Nel 1903 sposa Rose Kelly e si reca assieme a lei al Cairo. Durante una trance, la moglie dichiara di essere in contatto con la divinità egizia Horus. A quel punto, comincia il bello. Crowley sostiene che, con una sorta di "scrittura automatica", il dio gli ha dettato il Libro della legge di Thelema (gr.=volontà). Una legge certamente invitante, dal momento che il suo precetto fondamentale è "Fai quello che vuoi". Chiunque abbia letto Rabelais può cominciare a sghignazzare (in un episodio del Pantagruel si racconta di un'abbazia di Thelema, sul cui frontale sta scritto, appunto, "Fai quello che ti pare"). Comunque, il Nostro dichiara aperta l'era di Horus (1904) e gira il mondo entrando a far parte di tutte le associazioni magiche che può e nel 1906, assieme a George Cecil Jones (ex capo della Golden Dawn), ne fonda una nuova, la Stella d'Argento (Astrum Argentium). Nel frattempo, ne fa di tutti i colori. A parte gli episodi più pittoreschi, come girare per Londra vestito da Riccardo III con tanto di mantello e spadone o sostenere di essere riuscito a portare via la stele di Rosetta dal British Museum ipnotizzando i guardiani, apre ovunque le sue abbazie, dove si praticavano orge sfrenate e si assumevano droghe in quantità massive. Un suo allievo, il pittore Austin Osman Spare, muore di overdose, e la sifilide è diffusa tra i suoi adepti come il raffreddore. Per un breve periodo Crowley fu anche in Italia, a Cefalù, dove fondò un'abbazia di Thelema; le lamentele della popolazione arrivarono fino a Mussolini, che lo cacciò quasi subito (un resoconto romanzato del soggiorno siciliano di Aleister Crowley è fornito dal libro di Vincenzo Consolo, Nottetempo, casa per casa). Non si può davvero dire che in Inghilterra, dove era decisamente famoso, incontrò maggior fortuna. La sua vita dissoluta, condotta all'insegna dell'eccesso e del libertinaggio gli valsero il titolo di "uomo più perverso che abbia mai calpestato il suolo del Regno Unito" per bocca dello stesso Churchill. Si è sempre sostenuto (in Italia, Giorgio Galli, La politica e i maghi) che Crowley facesse l'agente segreto di Sua Maestà britannica, avendo la possibilità di infiltrarsi nei circoli esoterici che gravitavano attorno a Hitler; questa tesi non è però mai stata provata. Tornato in Inghilterra, prese possesso del castello di Boleskine, sul Loch Ness (attuale residenza di Jimmy Page). Morì ad Hastings il 1 dicembre 1947, dove è ancora sepolto, ovviamente in terra sconsacrata.
Crowley scrisse moltissimo; il suo libro più importante è Magick (Parigi, 1929), dove sono descritti i rituali e i fondamenti del suo sistema magico. Qui mi riferisco sempre all'edizione italiana (Astrolabio, Roma, 1976).


Arrow Anderson cita per la prima volta Crowley nel St. Cleve Chronicle (il giornale-copertina di Thick as a brick), tra i programmi televisivi a pagina 6. Quella nota, in perfetta sintonia con il "giornale", è decisamente umoristica (Crowley va in onda di mattina presto con "Biblical Studies"). In A Passion play il riferimento è invece nel testo, anche se non esplicito.
Verso l'inizio dell'Atto IV, con Magus Perdé, incontriamo il mondo della magia. Questo personaggio enigmatico (nella traduzione di Tagliaferro si avanzano varie ipotesi sulla sua identità) è in realtà un mago speciale. Nel sistema magico di Crowley "Magus" è un grado altissimo, che solo pochi individui possono raggiungere (il secondo in ordine di importanza dopo "Ipsissimus"); si tratta quindi di un mago potente, in grado di realizzare qualunque incantesimo. Magus Perdé sta per impegnarsi in un rituale quando il protagonista lo chiama: "Magus Perdé, take your hand from off the chain". La catena (chain) un attrezzo indispensabile alla magia crowleiana, è fatta con 333 anelli di ferro dolce e viene posta attorno al collo del mago, come una collana (Magick, pp.78-80). Magus Perdé la sta prendendo quando viene distratto da Ronnie Pilgrim. Questi vuole essere riportato in vita, e suggerisce al Magus il sistema per farlo, tentandolo con la prospettiva di compiere un esperimento del tutto inusitato e potentissimo: "Break the circle / stretch the line / call upon the devil. Bring / the gods / the god's own fire. / In the conflict revel". Qui i riferimenti a Crowley si sprecano: il mago opera il rituale all'interno di un cerchio tracciato a terra (Magick, 71-4), all'interno del quale c'è un piccolo altare su cui poggia un incensiere che reca il Fuoco magico (Magick, 149). Il cerchio ha una funzione di protezione: "quando […] è tracciato e consacrato, il Mago non deve uscirne, e neppure sporgersi fuori di esso, per non venire distrutto dalle forze ostili che stanno all'esterno" (Magick, 71). Ronnie Pilgrim dice invece a Magus Perdé di stravolgere il rito: spezzare il cerchio e far entrare il diavolo, porgendo agli dèi il fuoco divino (l'incensiere) e godendosi lo spettacolo della lotta tra le forze elementari. Il mago ci prova subito, e al termine del rituale pronuncia l'ultimo incantesimo: "Man / son of man /buy the flame of ever-life (yours to breath and breath the pain of living): living BE!". All'istante, Ronnie Pilgrim compare, con un grido di gioia ("Here am I!"). Il rituale è riuscito, ma a spese di Magus Perdé che non viene più nominato. Una volta spezzato, il cerchio non ha più potuto proteggerlo dalle forze caotiche, che lo distruggono. Dopo tutto, Crowley aveva visto giusto, e il cerchio non doveva essere rotto. Ma forse Ronnie Pilgrim poteva tornare in vita solo approfittando di un mago, in fondo, un po' fessacchiotto.

CHI E' MAGUS PERDE?
di Jan Voorbij

Possibile etimologia: “Magus (1) -i, m., un dotto Persiano, un mago; magus (2) -a -um, magico. Magus Perde è un termine medievale latino che si traduce più o meno in Mago Supremo. Potrebbe essere un termine ecclesiastico per il diavolo un termine alchemico per Dio, o entrambi”. Ancora: “Nell’antichità e nel medio evo gli intellettuali erano convinti che maghi e stregoni provenissero dalla Persia, in particolare da Babilonia. Questi maghi avevano originalmente una funzione religiosa nell’antica società babilonese, leggevano le stelle, avevano capacità divinatorie, esercitavno la magia nera e le arti alchemiche e matematiche. Loose a wish to still the rain, the storm about to be (verso successivo): si pensava che fossero in contatto con le forze soprannaturali e potessero influenzare il corso della vita e del clima. C’è un legame tra questi maghi, lo gnosticismo e l’alchemia (compresa la stregoneria). E come lo gnosticismo e l’alchemia erano considerate opera del diavolo dalla chiesa ufficiale, questi personaggi venivenao dipinti come il diavolo e perseguitati. E’ probabile che nel contesto di A Passion Play la figura di Magus Perdé stia per il diavolo”; viene quindi riprodotto un disegno del diavolo con tanto di catene (si riferirebbe al verso stesso: take your hand from off the chain). Ma nel testo originale di A Passion Play c’è una linea orizzontale sopra la ‘d’ di Perde. Potrebbe significare che originalmente questa fosse una parola inglese medievale (ma le ricerche di Voorbij nei dizionari non hanno trovato conferma). Altrimenti, questa piccola linea potrebbe essere stata un segno di abbreviazione per la fine di un vocabolo, cosa abbastanza comunue nei manoscritti dei copisti medievali: il lettore sapeva cosa si intendeva dire. Se allora Magus Perde è un termine latino potrebbe derviare da 1. perdition (dannazione, rovina), 2. perdue (nascosto, perso, dal francese) o 3. perdo, perdit (dal latino, distruggere). Infine, secondo Alexander MacLennan (sempre citato da Voorbij) l’espressione sarebbe latina, Magus significa mago o saggio e Perde è l’imperativo del verbo perdo (distruggere). Personalmente faccio un po’ fatica a vedere Magus Perde nei panni del diavolo: abbiamo già incontrato Lucifero, non c’è bisogno di un ulteriore rappresentante degli inferi. Semmai Magus Perde (probabilmente citato da Anderson con poca consapevolezza) è una figura magica che ha il compito di andare oltre la religione costituita e di restituire la vita. Infine, nel libro ufficiale dei testi (Heidelberg 1993, Palmyra ed.) Magus Perde è accompagnato da una nota: “scrittore medievale di rappresentazioni sacre”. Anderson ha visto il libro: forse è convinto di questo.


Cercando su Google Magus Perdé si trova
totalmente vuoto con solo un indirizzo... Question

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MessaggioInviato: Sab Lug 17 2010, 18:06:03    Oggetto: Adv






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FrankJScott

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FrankJScott

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MessaggioInviato: Sab Ott 24 2020, 16:41:57    Oggetto:  Growing fan of this blog :)
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