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Poteri occulti

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Pantani
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italy
MessaggioInviato: Dom Feb 27 2011, 15:12:24    Oggetto:  Pantani
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Salve, ho trovato queste puntate di un programma su la 7 di qualche tempo fa su Marco Pantani, ma magari già lo sapevate, il link è questo. http://www.youtube.com/watch?v=wO2-sr7E7NA&feature=related certo che ce ne sono di cose strane in questa vicenda.. mah...
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MessaggioInviato: Dom Feb 27 2011, 15:12:24    Oggetto: Adv





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il cinghios
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italy
MessaggioInviato: Mar Lug 12 2011, 09:08:50    Oggetto:  
Descrizione: Le Rose che attendevano Pantani
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Le rose che attendevano Pantani
ItalianoOriginale

« Le rose che attendevano Pantani… »
« Piene di spine e sole di dolore… »
« Dal podio del mondo alle ferite mani… »

« Raccontate la storia del campione… »
« Di un sistema drogato che fa esami… »
« Come di questo vincere si muore… »

« Se vivere non basta più al domani… »
« E come tocca correre poi a folle… »
« Estinguere quel male che più impari… »

« Come il Pirata ciclista l’autore
assassinato di SCRITTI CORSARI… »
« Scesi dal galeone, come cani… »

« Matati dal deserto delle folle… »
« O gente del deserto, offri una rosa… »
« Piangerà anche i sassi… una cosa pietosa… »

« Spettacolo d’Italia, amore e orrore… »
« È tutta un’onda in pianto la Riviera… »
« Nel Paese dei Balocchi è notte nera… »

« Marco, vola sulla bici leggera… »
« L’ultima tappa è quella anche più vera… »
« Tu te ne vai dal falso di quest’era… »

« MARCO, VOLA SULLA BICI LEGGERA!... »
http://www.casadellapoesia.org/poeti/d-elia-gianni/le-rose-che-attendevano-pantani/poesie
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il cinghios
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italy
MessaggioInviato: Mer Lug 13 2011, 09:00:54    Oggetto:  
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Il 12 LUGLIO del 1995 Pantani vinceva all' ALPE D'HUEZ AL TOUR DE FRANCE.

http://www.youtube.com/watch?v=ZdDw61_Y0Fc

http://www.youtube.com/watch?v=FRjGpsnt41U
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duepiudue

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italy
MessaggioInviato: Ven Lug 22 2011, 04:38:33    Oggetto:  
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qui sinceramente mi sono perso. non ho capito cosa c'entri e perché dovrebbero uccidere un ciclista. che fosse un iniziato pentito? non lo so... qualcuno sa spiegarmi un po' sta roba di pantani?
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julia
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germany
MessaggioInviato: Dom Lug 24 2011, 23:01:34    Oggetto:  
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Oltre a consigliarti di leggerti il libro di Philippe Brunel ''Gli ultimi giorni di vita di Marco Pantani''
leggiti attentamente tutte le pagine di questo sito :http://pantani.splinder.com/
c'è tutto quello che vuoi sapere, persino qui in ''deutchlanda'' lo sanno anche i ''bampini''.

… sono stato umiliato per nulla e per quattro anni sono in tutti i tribunali. MA ANDATE A VEDERE COSA E’ UN CICLISTA… e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza per cercare di ritornare con i miei sogni di uomo che si infrangono con le droghe … E non sono un falso. Mi sento ferito e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare. MARCO PANTANI

Il Pantani del Giro 1999 era una meravigliosa combinazione di orgoglio, classe, grinta e rabbia, pochissimo disposto a scendere a compromessi. Uno che aveva sentito bene le voci sullo scambio di provette dell'anno prima e se l'era legata al dito.Era dopato? Era nelle regole esattamente come gli altri 200 del gruppo, forse più nelle regole di tanti altri.
Eppure la stessa Mapei che puntò il dito contro di lui e la sua squadra, due anni dopo prese Garzelli e nel 2002 si ritrovò con lo stesso Garzelli buttato fuori dal Giro per una positività attorno alla quale la squadra di Squinzi montò un farsesco castello di spiegazioni. Dov'era finita la compagine integerrima di Campiglio? E perché nessuno li attaccò di fronte a spiegazioni (il petto di pollo al diuretico...) al confronto delle quali il complotto ipotizzato da Marco a Campiglio risultava ben più convincente?
Da un certo punto in poi però, l'inquietudine di voler cercare il traguardo dopo il traguardo diventò l'inquietudine di cercare il colpevole dietro Campiglio. Mise la stessa determinazione nel cercare una spiegazione che non avrebbe mai trovato. Non c'è ancora riuscito nessuno. Sarebbe bello prima o poi venirne a capo.
Enzo Vicennati
__________________________________________________________________

“Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata”
Questa non è una poesia di Boudelaire, né tantomeno l'espressione della vena artistica di un anonimo frequentatore di osterie. E' in realtà un biglietto trovato accanto al corpo senza vita di Marco Pantani. Una storia drammatica, la sua. E' proprio il caso di dire: dalle stelle alle stalle.

Le stelle le ha raggiunte con l'epica doppietta Giro d'Italia - Tour De France, nel 1998. Chi non ricorda la sua mitica scalata all'Alp Duez. Anche per i non appassionati di ciclismo, il vederlo correre, sudare, soffrire e vincere, entusiasmava, non c'è che dire. La sua classe infinita, unita ad una riservatezza ed umiltà davvero invidiabile, faceva di lui un campionissimo. Ma la mattina del 5 giugno 1999 accade un fatto imprevedibile e allo stesso tempo drammatico: a Madonna di Campiglio, prima della partenza di una tappa del Giro D'Italia, Pantani viene fermato ed escluso dalla corsa a seguito di un valore ematocrito più alto del consentito.
Ed ecco che l'Italia sportiva e non solo, si spacca in 2, tra innocentisti e colpevolisti: è un traditore, un truffatore, un drogato, gridano gli uni; è innocente, è stato incastrato, e' stato lasciato solo, affermano gli altri. Noi, come al solito, non ci schieriamo, ci limitiamo ai fatti. E i fatti ci dicono, inconfutabilmente, che comunque è stato lasciato solo.
Nel mondo del ciclismo, le bufere doping sono all'ordine del giorno. Sono caduti nella rete anonimi gregari e campioni conclamati. Anche loro ne hanno pagato il prezzo, ma comunque gli è stata concessa la possibilità di riscattarsi. A Marco no. Il suo carattere così chiuso, taciturno, ha poi aggravato la situazione.
Da quel giorno è nata la sua parabola discendente irreversibile, che ha avuto il suo tragico epilogo il 14 febbraio 2004. Pantani viene trovato morto nella stanza d5 del Residence Le Rose a Rimini. Gli inquirenti chiudono il caso in maniera celere, troppo celere, 55 giorni, un record! Attacco cardiaco dovuto ad eccesso di stupefacenti, in parole povere overdose di cocaina.
Ma noi non siamo inquirenti e non abbiamo alcuna intenzione di archiviare. Troppi lati oscuri, troppe Zone d'Ombra in questa morte. Pantani è stato ucciso? Perchè? E da chi? Ed ecco qui che rialeggia il fantasma della Rosa Rossa, l'organizzazione massonico-esoterica, cui avevamo fatto cenno nell'articolo dedicato a Rino Gaetano. Ma mentre per il cantautore calabrese si poteva ipotizzare un movente omicidiario, ricordiamo che Rino era un personaggio scomodo, amatissimo e seguitissimo all'epoca, i suoi testi di protesta e di denuncia potevano davvero destabilizzare il sistema, per Pantani dov'è il movente? A chi poteva dar fastidio? A chi poteva giovare la sua morte? I fautori della tesi complottistica affermano: troppe coincidenze. L'Hotel in cui è stato trovato morto si chiama Residence Le Rose, è morto il 14 febbraio, giorno di San Valentino, in cui tradizionalmente si regalano rose, il bigliettino trovato accanto al suo cadavere cita la rosa rossa.
Ora francamente, prendere in considerazione l'ipotesi omicidio ritualistico basandoci sugli elementi sopra elencati, ci appare alquanto forzato. Le coincidenze, se non hanno il supporto di elementi più concreti e probanti, non possono essere considerati e valutati quali indizi. Rimangono semplici coincidenze. Come diceva Totò, sono solo coincidenze che coincidono. Non possiamo pensare che tutti i delitti irrisolti hanno una matrice massonico-esoterica, solo perchè compare la rosa in uno scritto o in un nome o perchè il delitto si è consumato a Viterbo, il cui Santo protettore è Santa Rosa, o a Sora, che è l'anagramma di Rosa, o perchè accanto al cadavere è stata ritrovata una rosetta col pomodoro o perchè sommando le cifre della data di morte da il totale di 13, che per i tarocchi simboleggia la morte. Oppure 15 il diavolo e dunque il male, o 18 la luna, cioè l'inganno, il mistero.
Il campione statistico dei delitti irrisolti è purtroppo assai vasto. Quindi è altamente probabile, dunque possibile, che in molti di essi compaia il nome Rosa, o una località che abbia come protettore Santa Rosa, che sulla tomba vengano deposte rose e che la data della morte faccia il totale di 13, 15 o 18. E' semplicemente il caso, nel senso di combinazione. E noi non siamo né teologi, né filosofi, né esoterici, ma semplici analisti investigativi, e per noi il caso esiste.
Con questo non vogliamo escludere aprioristicamente l'esistenza di omicidi ritualistici, ma per prendere in seria considerazione una tale eventualità, ci occorre qualcosa di più di una rosetta col pomodoro... e, nel caso specifico di Marco Pantani, non è sufficiente il nome dell'hotel, un biglietto senza alcun senso e il fatto che sia avvenuto il giorno di San Valentino.
Ma allora perchè siamo convinti che qualcosa non quadra nella sua morte? Per una serie di motivi:1) L'appartamento è stato ribaltato completamente, incluso il bagno, ma Pantani non aveva segni sulle mani né tantomeno sulle unghie. Inoltre all'interno del residence nessuno ha avvertito rumori. Come è possibile?
2) I testimoni che hanno visto la stanza, hanno descritto in maniera diversa la disposizione dei mobili messi a soqquadro. Perchè?
3) Sono state trovate 2 scatole di resti di cucina cinese. Ma Pantani non li ha mai ordinati, ed inoltre non mangiava cibo cinese. Chi ha introdotto quel cibo?
4) Un perito, per timore che fosse trafugato il cuore di Pantani dall'obitorio, lo ha portato a casa sua, messo in un contenitore, senza avvertire la moglie. Perchè tale timore? Chi poteva avere interesse a trafugare il cuore di un cadavere?
http://www.zonedombra.com/casi-irrisolti/103-pantanivitarosa.html
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La storia del ‘Pirata’, il campione del ciclismo italiano morto in circostanze misteriose il 14 febbraio 2004, è una vicenda sulla quale ci si deve soffermare. Riflettere. Analizzare le troppe Zone d’Ombra che hanno circondato un uomo che ha avuto solo una colpa, quella di essere il più grande di tutti.
Un giornalista francese nel 2007, dopo un’attenta inchiesta, ha scritto un libro che riapre una pista mai solcata dagli inquirenti, quella dell’omicidio.
Di seguito la quarta di copertina del libro Gli ultimi giorni di Marco Pantani, e il consiglio, a chi interessa conoscere le nefandezze del mondo dello sport, e del ciclismo in particolare, di leggerlo.
Marco Pantani, dalla maglia Rosa al Residence Le Rose…
Di seguito pubblichiamo la quarta di copertina.
Il 14 febbraio 2004 Marco Pantani viene ritrovato morto nel Residence Le Rose di Rimini. È il drammatico epilogo di una lunga tragedia, cominciata il 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, quando il Pirata era stato cacciato dal Giro d'Italia a seguito di un esame del sangue che aveva rilevato un livello di ematocrito al di sopra del consentito; da quel momento, un susseguirsi di depressione e dissolutezze. Per questo, nessuno si meraviglia quando, dopo un'inchiesta durata solo 55 giorni, la morte del ciclista più amato degli ultimi decenni viene archiviata come decesso accidentale per overdose. Ma il giornalista francese Philippe Brunel, che conosceva bene Pantani, cerca di fare chiarezza sulle circostanze di una morte per troppi versi oscura. Perché è stata esclusa la presenza di altre persone nella stanza del residence, tanto che non sono state nemmeno rilevate le impronte digitali? E come ha fatto il Pirata a devastare l'appartamento senza scalfirsi nemmeno un'unghia? Soprattutto, perché il medico che eseguì l'autopsia portò a casa propria il suo cuore "nel timore che qualcuno lo trafugasse"? Ha scritto Gianni Mura: "II libro di Brunel è una controinchiesta da cronista vero, con tanto di date e orari. Così lo si può leggere, come il racconto di un'agonia molto lunga e poco chiara. È la zona d'ombra, quel vortice sempre più cupo e vasto che attrae Pantani, ad attrarre Brunel, dopo la definitiva discesa agli inferi del Pirata".
Il libro di Brunel è una controinchiesta da cronista vero, con tanto di date e orari. Così lo si può leggere, come il racconto di un'agonia molto lunga e poco chiara. Ho chiuso il libro con un brutto pensiero: se Marco Pantani era molto solo da vivo, molto più solo è stato lasciato da morto.
http://www.zonedombra.com/archivio/libri/128-ultimigiorni-pantani.html
http://pantani.splinder.com/tag/il+capro+espiatorio
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julia
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germany
MessaggioInviato: Dom Lug 24 2011, 23:48:32    Oggetto:  
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A questo indirizzo c'è tutto descritto nei minimi particolari il tutto e tutto quello che tu e altri volete sapere, IL CAPRO ESPIATORIO.... http://pantani.splinder.com/tag/il+capro+espiatorio

In pratica è un analisi dettagliata che spiega molto bene E DETTAGLIATAMENTE.

http://pantani.splinder.com/tag/il+capro+espiatorio

E tutto questo senza neanche calcolare il CASO FOIS un altro della sua squadra...

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E - PLURIBUS UNUM

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QUI UNA PICCOLA PARTE DEL MONUMENTALE DOSSIER

IL CAPRO ESPIATORIO – 31- IL RITUALE VITTIMARIO: IL CASO MARCO PANTANI .
5 GIUGNO 1999: Madonna di Campiglio. (4).
Il 5 giugno 1999 si svolge, quindi, il controllo NON A SORPRESA del valore di ematocrito dei primi dieci della classifica generale.
L’arrivo dei controllori è previsto per le ore 6,30 della mattina ma , in realtà, i controlli nell’albergo di Pantani ( dove era ospitata anche la squadra di Savoldelli) iniziano alle ore 7,35. Un ritardo enorme che spinge Martinelli a dire che , se avesse saputo quanto stava per accadere, avrebbe fatto mangiare Pantani rendendo impossibile il controllo.
Il primo ad essere sottoposto al controllo è Savoldelli, una stranezza dal momento che il primo dovrebbe essere la maglia rosa, alle 7,50 ( con un’ora e venti minuti di ritardo) si effettua il controllo su Marco.

Nel febbraio 2005 il Corriere della Romagna pubblica un rapporto molto interessante della Guardia di Finanza di Padova, ecco una parte dell’articolo :
“Una plausibile spiegazione di questo ritardo è appresa da “uno degli informatori” delle fiamme gialle. Il medicinale allora usato per abbassare momentaneamente l’ematocrito, quel tanto che basta per rientrare nei limiti, era l’Emagel. La cui efficacia era però limitata temporalmente in una finestra non superiore ai 40 minuti. Margine abbondantemente superato dal ritardo sull’orario atteso, con il quale si sono presentati i commissari Uci .
Ed infatti, conclude il rapporto della Guardia di Finanza, il ritardo, a detta di molti operatori del ciclismo, sarebbe stato voluto e avrebbe permesso al tasso di ematocrito di Pantani di superare i parametri consentiti .Sul perchè della presunta manovra non vi sono certezze, anche se un anonimo giudice trevigiano dell’Uci, la cui testimonianza è stata riportata nel verbale della Finanza: i “dirigenti di alcune squadre” partecipanti al Giro ’99 “a seguito di mancati introiti, che sarebbero dovuti provenire da vittorie promesse ad alcune squadre e poi non avvenute, avrebbero fatto pressione in Federazione per ottenere l’ennesimo controllo su Pantani, che sarebbe stato pilotato”.
Come sempre nessuno ha smentito o detto nulla su questo rapporto.
In sostanza il rapporto dice che c’era una volontà di incastrare Pantani e di pilotare il controllo, dando per scontato che, come gli altri, avrebbe usato l’Emagel e che questo farmaco ha un’efficacia limitata nel tempo, se ci si presenta con un’ora e venti di ritardo Pantani è incastrato.
Questo, se conferma che ci fosse una volontà di agguato, mette ancora più in evidenza la prudenza di Pantani e la sua sicurezza di essere a posto. Marco si misura l’ematocrito la sera del 4 giugno e, una seconda volta, subito dopo ( cioè intorno alle 8,00 della mattina) il controllo degli ispettori UCI, il risultato è sempre tranquillamente sotto 50.
Torniamo al controllo e leggiamo quanto prevedono le normative procedurali IAAF per il controllo antidoping ( ed. 1998)
Per quanto riguarda il controllo del sangue :
2.31 All’atleta sarà data la possibilità di scegliere fra un gruppo di almeno due confezioni di materiale per il prelievo di sangue.
2.32 II prelievo potrà iniziare dopo che l’atleta avrà scelto una confezione. ( da www.sportpro.it)
Pantani non sceglie una confezione di materiale per il prelievo. Lo dice con rammarico ( consapevole di aver commesso un grosso errore ad accettare il controllo senza poter scegliere la provetta, errore che condivide con Martinelli) lui stesso in un’intervista televisiva concessa a Gianni Minà alcuni giorni dopo Madonna di Campiglio.
La testimonianza di Fabrizio Borra ( riportata nel libro Un uomo in fuga di Manuela Ronchi e Gianfranco Josti e confermata nel dossier di Bicisport e nella trasmissione Sfide dedicata a Pantani) è significativa, dopo aver rilevato la scortesia e l’irruenza degli ispettori Uci ( nelle testimonianze al processo loro parleranno, senza contraddittorio, di clima molto sereno), Borra dice che i medici chiesero a Pantani di verificare il suo nome sulla provetta, “ Lo vedi, vero, che questa provetta è tua”, ripetendolo almeno tre o quattro volte ( è tua, è tua). Pantani, dice Borra, negli anni seguenti, ripeterà ossessivamente queste frasi ascoltate quella mattina, convinto che là fosse nascosto qualcosa.
Marco non scelse la provetta, come invece prevedeva il regolamento e, purtroppo, non fece verbalizzare la contestazione di questo errore di procedura.
Nelle motivazioni della sentenza di Tione ( processo sui fatti di Campiglio) si legge una parte degli interrogatori dei medici che effettuarono il prelievo, ecco le deposizioni di Partenope e Coccioni ( fonte: www.sportpro.it)
D ( del giudice).=: Lei ha risposto a una domanda dell'avvocato: "L' ha scelta Lei la provetta?", ma io Le chiedo: l' ha presa o l' ha scelta?
R.=: L' ho presa a caso."
deposizione COCCIONI 'D. =. La scelta della provetta da chi è stata eseguita?
R.=: La scelta della provetta non la faccio io.
In realtà non conta che sia stata presa o scelta, se non c’è scelta dell’atleta la procedura è errata.
Nell’intervista televisiva a Minà Pantani fa una serie di ipotesi su quello che potrebbe essere accaduto, ipotesi che vanno dalle scommesse clandestine ( molto prima delle confessioni di Vallanzasca) a una quantità errata di anticoagulante contenuto nella provetta.
Durante il processo di Tione viene chiesto all’ispettore Uci Coccioni cosa contenesse la provetta. La risposta fu: Nulla.
Una risposta che provoca reazioni ma noi ( che non disponiamo degli atti processuali completi ma solo delle motivazioni della sentenza) possiamo leggere solo il resoconto della vicenda così come raccontato dal Dott. Partenope nell’interrogatorio. Il Dott. Partenope “salva” ( come dice il dossier di Bicisport) Coccioni e il giudice è molto benevolo nell’accogliere la precisazione.
D del giudice=: L'EDTA ( l’anticoagulante) non si vede nemmeno, è esatto?
R.=: No.
D: del giudice =: Quindi stavamo tutti saltando addosso al povero Coccioni. che diceva che non c'era niente nella provetta, ma aveva ragione.
No, non aveva ragione, nella provetta ci doveva essere l’anticoagulante ( l’EDTA).
Quindi. Pantani non scelse la provetta ma gli fu consegnata, si pose il problema dell’anticoagulante e al processo si verifica questa amnesia dell’ispettore Uci.
Nell’ipotesi ( del tutto teorica , ovviamente) che nella provetta non fosse stato davvero presente l’EDTA, cosa sarebbe successo?
Nelle motivazioni della sentenza, che sono interamente incentrate sull’analisi della provetta e sulla correttezza assoluta delle procedure ( intanto una procedura era stata violata perché Marco non aveva scelto la provetta) la relazione dei periti del PM, Rizzoli e Melioli ,dice, a un certo punto, così: un campione con quantità di sangue superiore rispetto a quello ottimale per l 'EDTA-K3 presente, potrebbe apparire più concentrato, ma, comunque, meno concentrato rispetto ad un campione non trattato con anticoagulanti.
Anche quando si parla delle macchinette usate per l’analisi dell’ematocrito , le COUTER ACT-8 le motivazioni della sentenza ribadiscono che tutto si è svolto in modo del tutto corretto ed efficiente.
Solo che Reverberi , direttore sportivo navigato, già da tempo aveva dichiarato a Beppe Conti ( che lo ha riportato in due libri , uno dei quali uscito dopo la morte di Marco) che le macchinette dell’Uci erano da anni tarate in modo da regalare qualche punto di ematocrito a tutti i corridori. Nessuno ha mai smentito queste dichiarazioni né qualcuno ha indagato.
Le motivazioni della sentenza di Tione sui fatti di Madonna di Campiglio non alzano mai lo sguardo oltre quella provetta e su quella provetta non hanno che da ribadire che tutto è stato regolare.
Rimangono aperte alcune domande, le più importanti:
- Perché giravano le voci del fermo di Pantani già dalla sera prima?
- Perché nelle carceri si scommetteva sugli avversari di Pantani perché lui non avrebbe concluso la corsa? E perché nessuno ha mai nemmeno interrogato Vallanzasca su quelle dichiarazioni?
- Perché a Pantani non è stata data la possibilità di scegliere, come da regolamento, la provetta?
- Come venivano tarate le macchinette dell’UCI?
- Ha indagato qualcuno sul rapporto della Guardia di Finanza che ipotizza un controllo pilotato e squadre avversarie che lo hanno ottenuto?
- C’era un interesse del sistema a tendere un agguato a Marco Pantani?
- Perché subito dopo Campiglio, con un tempismo perfetto, parte una serie di accuse giudiziarie che non hanno precedenti in Italia e un linciaggio mediatico anch’esso mai sperimentato per un atleta sospettato di doping?
Le domande potrebbero proseguire, Marco diceva che la storia della sua vita doveva essere un libro con tanti punti interrogativi.
Il processo di Tione si conclude con l’assoluzione di Marco perché il fatto non era previsto dalla legge come reato .
Pochi mesi prima di morire, alla vigilia della sentenza, Marco, nella sua ultima intervista dirà: “Non sarà una sentenza a cambiare le cose. Sono quattro anni che lotto contro i processi e le accuse…….Questa sentenza, qualunque essa sia, ARRIVA IN RITARDO”.
In queste lunghe puntate ho cercato di mostrare un percorso di accanimento accusatorio, linciaggio mediatico, abbandono, da parte del potere ciclistico e del gruppo, di Marco al suo destino di capro espiatorio.
Qualcuno dirà che si vuole vedere a tutti i costi un complotto, io rispondo parafrasando le parole dell’avvocato di Pasolini nel film di Marco Tullio Giordana, Pasolini. Un delitto italiano, quando parla con il Procuratore generale che non ha intenzione di riaprire l’inchiesta ( dopo trent’anni l’inchiesta sarà, invece, riaperta).
Il procuratore lo schernisce : Così siete sicuri che ci sia un complotto , che si siano mossi i poteri dello Stato ecc.
Parafrasando, appunto, le parole dell’avvocato nel film, potrei dire: Non sono io a pensare al complotto. Io sono aperta a qualsiasi verità ( purché risponda in modo CONVINCENTE alle tante domande suscitate dalla vicenda di Marco).
Siete voi che avete così paura che dalla vicenda di Marco possa uscire tutto il marcio dello sport e del potere politico e sportivo da evitare le domande, chiedere il silenzio e chiudere gli occhi su tutto quanto non torna di questa storia. Non sono io, a temere che davvero dietro il capro espiatorio Marco Pantani ci sia un complotto innominabile ,SIETE VOI.
Il capro espiatorio si era aperto con lo studio di René Girard che definiva il concetto di rito sacrificale del capro espiatorio.
Vediamo di trarre le conclusioni e verificare se, davvero, possiamo dire che la vicenda di Marco rientri in questo concetto.
Il capro espiatorio, dice Girard, è la vittima di un rito sacrificale che ogni società mette in atto quando , al suo interno, la conflittualità, il disagio, la difficoltà di convivenza, arrivano a un livello non più governabile.
E’ necessario che questi elementi di difficoltà e di ostilità vengano superati per permettere il proseguimento della convivenza civile e, soprattutto, il mantenimento dei rapporti di potere. C'è, dunque, una funzione sociale del sacrificio: il sacrificio restaura l' unità sociale, polarizzando su una vittima sostitutiva, il capro espiatorio, le pulsioni violente della comunità.
All’interno del gruppo sociale si identifica, per ragioni evidenti o misteriose, qualcuno a cui viene attribuita una “differenza mitica” dagli altri membri del gruppo e su cui viene deviata la violenza e l’ostilità di tutti gli altri appartenenti al gruppo.
Il meccanismo vittimario richiede unanimità nell’identificazione della vittima, unanimità nel riconoscimento delle colpe della vittima come sue colpe esclusive e esaustive del male sociale (appunto, la differenza mitica)..
In nessun caso qualcuno dei carnefici riconosce il verificarsi del meccanismo vittimario, tutti sono convinti della legittimità e della giustizia del rito.
Girard chiama questo rituale sociale “l’antica via degli empi” e fa notare come, precedentemente alla identificazione come capro espiatorio, l’empio ha avuto sempre un grande potere , un riconoscimento del suo carisma ugualmente unanime.
Solo il consenso iniziale giustifica l’identificazione a vittima, una vittima qualsiasi non serve allo scopo.
L’innalzamento e la caduta hanno la stessa origine ( per Girard, l’invidia mimetica, il mimetismo dell’odio e dell’invidia si propagano altrettanto rapidamente del mimetismo dell’ammirazione).
Direi che questo lungo cammino di ricostruzione della vicenda di Marco conferma in modo inquietante che il Panta fu davvero sacrificato in quanto capro espiatorio.
Le puntate di questa “inchiesta” si chiudono, per il momento, qui, nella speranza che presto quella verità che Marco ha cercato venga fuori, quella logica che Marco voleva trovare nell’arbitrio che stava subendo si palesi, insomma la speranza è che questa non sia davvero l’ultima puntata.
Fino ad allora l’impegno mio e delle tante persone che amano Marco, non cesserà, perché lui ci ha lasciato, nel suo ultimo messaggio, un impegno da assolvere, di testimonianza ( questo è stato) e anche, per chi sa, di parlare. “ I ragazzi che credevano in me, devono parlare”…….
E ora la malevolenza mi riduce allo stremo
Perché un intero branco mi tormenta.
Contro di me insorge come testimone a carico,
mi accusa in faccia con calunnie.
Il suo furore mi dilania e mi perseguita,
digrigna i denti contro di me.
Su di me i miei avversari aguzzano la vista,
spalancano la bocca minacciosa,
i loro oltraggi mi percuotono come schiaffi, insieme si alleano contro di me.
Inorriditi,mi schivano,
sputano davanti a me senza ritegno.
Queste sono le parole, secondo René Girard ,che ha studiato profondamente il fenomeno, di un capro espiatorio: Giobbe.
Il capro espiatorio è la vittima di un rito sacrificale che ogni società, molto più violentemente le società antiche, in forma più mediata e nascosta quelle moderne e contemporanee, mette in atto quando , al suo interno, la conflittualità, il disagio, la difficoltà di convivenza, arrivano a un livello non più governabile.E’ necessario che questi elementi di difficoltà e di ostilità vengano superati per permettere il proseguimento della convivenza civile e, soprattutto, il mantenimento dei rapporti di potere. C'è, dunque, una funzione sociale del sacrificio: il sacrificio restaura l' unità sociale, polarizzando su una vittima sostitutiva, il capro espiatorio, le pulsioni violente della comunità.
Il meccanismo vittimario , in tutte le società e in tutte le epoche, ha appunto questa funzione.
Anche se, avverte Girard, nel mondo plasmato dalla tradizione giudaico-cristiana, il sacrificio ha sempre meno importanza ed efficacia, perché il suo significato è sempre più visibile.
Il fatto che la vittima sia innocente, che la vittima sia scelta spesso a caso o per delle ragioni mimetiche, che non hanno nulla a che vedere con i conflitti che si stanno svolgendo, questo fatto è sempre più evidente agli stessi sacrificatori che, forse, cercano di convincersene, ma non vi riescono. Di conseguenza, questa perdita di potere del sacrificio è esemplare, molto significativa, ed è presente ovunque.
Ovviamente ci sono sempre mondi nel mondo, o momenti nel tempo, in cui il meccanismo vittimario continua a svolgere la sua funzione,
All’interno del gruppo sociale si identifica, per ragioni evidenti o misteriose, qualcuno a cui viene attribuita una “differenza mitica” dagli altri membri del gruppo e su cui viene deviata la violenza e l’ostilità di tutti gli altri appartenenti al gruppo.
Il meccanismo vittimario richiede unanimità nell’identificazione della vittima, unanimità nel riconoscimento delle colpe della vittima come sue colpe esclusive e esaustive del male sociale (appunto, la differenza mitica)..
L’unanimità, per essere perfetta, deve riguardare anche la vittima: la vittima deve riconoscersi colpevole.
Se mancasse questa unanimità, il sacrificio ( letterale nelle società antiche, metaforico, ma non sempre, in quelle moderne e contemporanee) della vittima sarebbe un crudele e ingiustificato martirio, solo l’unanimità lo consente e lo legittima.
In nessun caso qualcuno dei carnefici riconosce il verificarsi del meccanismo vittimario, tutti sono convinti della legittimità e della giustizia del rito.
Girard chiama questo rituale sociale “l’antica via degli empi” e fa notare come, precedentemente alla identificazione come capro espiatorio, l’empio ha avuto sempre un grande potere , un riconoscimento del suo carisma ugualmente unanime.
I capri espiatori che vengono analizzati da Girard ( Edipo, Socrate, Gesù Cristo, Antigone e, ovviamente ,Giobbe, solo esempi di un meccanismo frequente in ogni società
) hanno avuto tutti un iniziale consenso e apprezzamento prima di divenire capri espiatori , solo il consenso iniziale giustifica l’identificazione a vittima, una vittima qualsiasi non serve allo scopo.
L’innalzamento e la caduta hanno la stessa origine ( per Girard, l’invidia mimetica, il mimetismo dell’odio e dell’invidia si propagano altrettanto rapidamente del mimetismo dell’ammirazione).
Interessante è il caso di Antigone. Nella tragedia di Sofocle solo l’esigenza di unanimità può spiegare l’importanza che il re Creonte attribuisce alla ribellione di Antigone che vuole seppellire il fratello Polinice nella sua patria.
Mostrando che Polinice non differisce per niente da Eteocle , suo fratello nemico, Antigone impedisce la risoluzione sacrificale voluta da Creonte perché impedisce l’instaurarsi della differenza mitica fra i fratelli.
E’ necessaria, dunque, l’unanimità dell’identificazione della vittima,la vittima stessa deve far parte di questa unanimità, perché solo se anche “l’empio” riconosce la sua colpa è possibile la perfezione della ritualità vittimaria.
Edipo è il capro espiatorio perfetto: riconosce la sua colpa e si punisce , Giobbe non è un capro espiatorio ideale perché chiede ragione delle disgrazie e dell’ostracismo di cui è vittima, accorrono, allora, gli amici che vogliono convincerlo della sua colpevolezza.
Non può essere ingiusta la tua sorte, essi dicono, altrimenti Dio sarebbe ingiusto, dunque tu sei colpevole.
Giobbe, invece, non trema di fronte alla contraddizione e ne chiede ragione: io sono martirizzato e innocente e Dio è giusto. Non è il capro espiatorio ideale.
Bisogna sempre, dice Girard , garantire la coincidenza perfetta fra la prospettiva dei carnefici e quella delle vittime. Una verità unica che si imponga a tutti gli uomini senza eccezione, compresi quelli che restano schiacciati al passaggio del suo corteo trionfale.
Testo di riferimento: René Girard- L’antica via degli empi - Adelphi.

ANCHE QUI : http://pantani.splinder.com/home?from=190
Marco Velo, sozzamente ignorato e censurato, quando invece meriterebbe di finire in un titolo monumentale, ha avuto la "colpa" di dire, una vita spezzata dopo l'infernale 5 giugno di Campiglio, la verità scomoda che tutti hanno sempre coltivato, pensato, bisbigliato e, purtroppo, temuto nel mondo del ciclismo e dei giornali.
E cioè che Madonna di Campiglio fu un'autentica, gigantesca e mortale trappola ammazza-Pirata. «Fu un complotto» ha urlato Velo, ed è il secondo compagno di Marco a uscire allo scoperto, dopo Siboni.
La domanda perché-adesso-e-non-prima?, quando poteva servire a salvare Pantani, bisogna rivolgerla, crediamo, alla coscienza di Siboni e Velo. Ma tant'è, sempre di verità scomoda e scottante, si tratta, e quindi - anche se in tragico ritardo - fa sempre bene, soprattutto a noi che battagliamo per il Pirata, ancor più furiosamente di quand'era in vita, visto che il suo sacrificio deve condurre pure a qualcosa.
«Già la sera del 4 giugno - racconta Velo - cominciarono a girare voci che Marco il giorno dopo sarebbe stato escluso dal Giro. Mi ricordo che la sera eravamo nella stanza di uno di noi: eravamo tutti felici, scherzavamo, ridevamo e pensavamo a come ci saremmo divisi il premio per la vittoria del Giro. Ma il clima cambiò alle 22-22.30 perché nella stanza cominciarono ad arrivare telefonate di gente che era presente a una festa dell'organizzazione e chiedeva se fosse vero che l'indomani Marco non sarebbe partito».
Avete capito bene, "la sera prima" di ammazzare Pantani, giravano già le voci che lo avrebbero ammazzato.
Aggiunge un particolare inquietante Roberto Pregnolato, massaggiatore del Pirata: «Il 5 giugno 1999 - sostiene - mezz'ora dopo che il prelievo a Marco era stato fatto, i giornalisti al seguito del Giro già sapevano il risultato». Mezz'ora dopo, cioè prima che il sangue fosse stato esaminato, ci siamo capiti?Domanda delle cento spade: esiste un magistrato che voglia andare a fondo di questa storia, e di quel giorno oscuro in cui a Madonna di Campiglio qualcuno "morì", e cioè la "testa" di Pantani, magari convocando chi c'era e solo oggi "canta" per parlare di queste strane telefonate, da chi vennero fatte, o di quei giornalisti che sapevano prima, chiedendogli magari come facevano a saperlo, e chi glielo aveva detto, durante la festa degli organizzatori?
Ma vi sembra cosa di poco conto, questo "muro" d'omertà che poco a poco si sfarina, illuminando lo scenario di un complotto che Pantani, per averlo denunciato, ha pagato con l'autodistruzione?
Ma vi pare da titolo o da notizia in breve, che un ciclista e un massaggiatore presenti al Giro fossero venuti a sapere, per scherzo o casualità, solo il diavolo lo sa, che Pantani sarebbe stato espulso prima ancora che fossero stati fatti i prelievi?
Sapevo che avrebbe fatto la fine di Coppi, ha detto la mamma di Marco. E noi, mamma Tonina, sapevamo che la sua morte si sarebbe portata con sé molte altre persone che hanno taciuto e tradito, ma non potranno farlo in eterno.
La verità sta picchiando forte, dietro al "muro". Vuole uscire. Picchia e ripicchia, ce la fa e ce la farà. Questo è solo l'inizio, di quello che hai sempre desiderato vedere, vero Marco?
Questo articolo è uscito sulla Padania in occasione dei funerali di Marco. Non sono d'accordo solo una cosa: gli ultimi biglietti lasciati nel residence dove è morto non erano sconnessi e frutto esclusivo del delirio.
A parte il fatto che la psichiatria contemporanea afferma che dietro ogni delirio c'è una logica nascosta, è bastata l'attenzione di un giornalista del Corriere della Romagna, Rossini, nel suo libro "Ultimo chilometro" dedicato agli ultimi mesi della vita di Marco, per capire che in alcuni di quei biglietti Marco aveva ripetuto le formule della santeria cubana, visto che a Cuba un santero gli aveva detto la fine che avrebbe fatto. Geometria del delirio.
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MessaggioInviato: Lun Lug 25 2011, 01:51:08    Oggetto:  
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non pensavo che gli amici RC fossero anche dietro al fottuto ciclismo. a quanto pare, invece, sono dietroad OGNI COSA.

ti ringrazio molto, ho capito adesso.
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julia
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MessaggioInviato: Lun Lug 25 2011, 10:25:23    Oggetto:  
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Parla l'avvocato della Caf che annullò la squalifica al Pirata per la siringa di insulina
«NON C'ERA NESSUNA PROVA MA FU CONDANNATO LO STESSO»
Nessuno poteva dire che usò quella siringa, nessuno poteva dire che fosse mai stato nella stanza incriminata, ma lo sospesero ugualmente per otto mesi




Bastarono 45 minuti di camera consiglio alla Caf della Federciclismo per smontare la sentenza che aveva condannato Marco Pantani a otto mesi di sospensione. La vicenda era quella della famigerata siringa di insulina trovata nella stanza 401 dell'hotel Francia prima della tappa Montecatini-Reggio Emilia durante il Giro del 2001.

Non ci sono prove, dissero i giudici. E pensare che quella siringa e il blitz di Sanremo ad essa collegato gettarono un'ombra pesantissima sul Pirata. Un'ombra, a detta della Caf, fondata sul nulla. E oggi, a quasi tre anni di distanza, di fronte alla tragedia di cui quell'episodio è stato solo un tassello, uno degli avvocati di quella commissione Caf, Celestino Salami, è tornato sulla vicenda.
«La tesi della procura Antidoping - spiega Salami - non stava in piedi, si basava esclusivamente su supposizioni. Non solo non esistevano prove sul fatto che quella siringa trovata dai Nas nella stanza 401 fosse stata utilizzata da Pantani, ma non esisteva neanche la certezza che Pantani ci fosse mai stato in quella stanza. C'erano ben due testimonianze, quella del portiere e quella della proprietaria dell'albergo, molto chiare a questo proposito: nessuno dei due poteva dire se Pantani fosse mai entrato in quella stanza».
Non si sa quindi se Marco fosse ci fosse mai stato in quella stanza, ma bastò il sospetto per mettergli addosso ancora una volta il marchio del dopato. In verità, a qualsiasi persona serena nel giudizio, i risultati di fatto di quella "clamorosa" scoperta e le parole del Pirata («Quella siringa non è mia e non capisco come possano dire che la stanza dove è stata ritrovata fosse la mia. Da anni, per motivi di privacy, la mia squadra non comunica mai il nome dei corridori e le stanze dove sono alloggiati»), sarebbero bastate per buttare l'intero fascicolo nel cestino, ma era Marco Pantani, e non andò così.
E fa un certo effetto rileggere ora le parole dell'avvocato Cesare Micheli, che rappresentava la procura antidoping, mentre scandalizzato dalla sentenza che annullava la squalifica, annunciava il ricorso al Tas (il tribunale arbitrale sportivo internazionale): «Non era il momento di usare benevolenza Lu. T.


Sapevo che avrebbe fatto la fine di Coppi, ha detto la mamma di Marco. E noi, mamma Tonina, sapevamo che la sua morte si sarebbe portata con sé molte altre persone che hanno taciuto e tradito, ma non potranno farlo in eterno.
La verità sta picchiando forte, dietro al "muro". Vuole uscire. Picchia e ripicchia, ce la fa e ce la farà. Questo è solo l'inizio, di quello che hai sempre desiderato vedere, vero Marco?
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MessaggioInviato: Mer Ott 17 2012, 11:52:42    Oggetto:  
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su youtube il video dell'intervista alle iene di valentino fois, amico di pantani,è stato rimosso. qualcuno sa come trovarlo?
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strana l asportazione del cuore...perchè?
Shocked
e poi la cosa del cibo cinese io ricordo tanti anni fa in tv c era una donna che parlava delle stranezze non ricordo se fosse suo parente amica o altro ma mi ricordo che parlava del cibo cinese che lui non mangiava...
mi e sempre sembrato cosi strano come dettaglio che avesse cenato da lui qualcuno che si era portato quel cibo? se si perche non l ha detto agli investigatori?
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MessaggioInviato: Mar Giu 04 2013, 09:34:58    Oggetto:  
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ESCLUSIVO/ "Pantani è stato ucciso". La verità di mamma Tonina
Domenica, 2 giugno 2013 - 15:43:00

Marco Pantani non si è ucciso. Qualcuno lo ha ammazzato organizzando un clamorosa messinscena. Ne è convinta la mamma Tonina che ormai da alcuni anni ha iniziato una indagine privata per arrivare almeno ad un brandello di verità. Non riesce più ad accettare che la morte del figlio sia stata ricondotta ad un gesto estremo legato alla droga, quando le anomalie ed i misteri che precedettero e seguirono il drammatico ritrovamento del suo corpo in un hotel di Rimini, sembrano troppo appariscenti per non essere approfonditi. E anche per restituire quella dignità al Pirata che la bufera del doping sembrava avergli tolto. Tonina Pantani ripercorre con Affaritaliani.it tutti i lati oscuri di questa storia, raccontando particolari inediti e aprendo scenari oscuri quanto inquietanti.

LO HANNO INCASTRATO - Il dramma di Marco Pantani inizia secondo Tonina con la squalifica di Madonna di Campiglio. Il 5 giugno del 1999 l'Unione Ciclistica Italiana divulgò i risultati di alcuni test eseguiti sui ciclisti dai quali era emerso che il Pirata avesse nel sangue una concentrazione di globuli rossi del 52%. La soglia massima era del 50%. Scattò una squalifica di 15 giorni con conseguente estromissione dal Giro d'Italia. Non si trattava di un controllo antidoping ma di analisi che venivano fatte nell'interesse stesso dei ciclisti. «Mio figlio – spiega Tonina - è di fatto morto a Madonna di Campiglio. Non so cosa sia successo ma fu incastrato. Anche perché sei mesi dopo cambiarono i regolamenti e dunque Marco non sarebbe più stato estromesso dal Giro. Quegli esami non avevano alcun valore. Per quattro anni dopo quell'episodio aveva cercato di fare delle ricerche, di capire chi lo avesse fregato. È come se avesse lasciato a me il compito di proseguirle. Marco dava fastidio a molti, quello che pensava lo diceva. Si è sempre esposto per l'intero mondo del ciclismo, non solo per la sua squadra. Poi alla fine lo hanno lasciato solo. Era favorevole ai controlli antidoping ma diceva: “gli esami vanno bene ma non potete venire a farceli in cinquanta. Un atleta per correre non deve essere costretto a diventare un donatore di sangue!”. Insieme a Bugno e Chiappucci aveva cominciato ad organizzare iniziative contro il doping. Quel giro d'Italia del 1999 era iniziato male. Mio figlio fu subito avvicinato dagli inviati di un programma televisivo che gli chiesero di giurare davanti a me che non si dopava. Poi la discussione con Andrea Tafi della Mapei. Si sentiva nell'aria che lui, quell'edizione, non doveva vincerla. “Ma come – diceva – se vince Cipollini va tutto bene e se vinco io no perché cannabalizzo tutto?”. Il clima su di lui non era dei migliori. Il giorno della vittoria di Madonna di Campiglio la moglie del titolare dell'albergo dove alloggiava mio figlio gli era andata incontro per festeggiarlo, essendo una sua grande tifosa. Lo vide arrabbiato. Poi venne fuori che il direttore sportivo della squadra lo aveva rimproverato perché quel giorno non doveva vincere la tappa. Allora mi chiedo: si corre per vincere o per perdere? In quel momento mi tornarono in mente le parole che mi disse mio figlio quando passò al professionismo dopo aver vinto il giro d'Italia dilettanti. In quel nuovo mondo, mi raccontò, c'è la mafia. Inizialmente non avevo capito cosa intendesse dire, pensavo fosse solo frastornato da un universo completamente nuovo dove si sentiva un novellino. Ora posso intuire a cosa poteva riferirsi».

IL COLPO DI GRAZIA - Dopo questa mazzata e con grande fatica Pantani era riuscito a riprendersi psicologicamente. Un secondo episodio gettò però altre pesanti ombre su di lui. In un cestino dell'hotel di Montecatini dove aveva soggiornato dopo una tappa del Giro d'Italia i carabinieri del Nas trovarono una siringa contenente insulina. Venne subito associata al Pirata. Scatterà una squalifica di otto mesi. «Non dormiva mai nella camera che gli era stata assegnata: per avere un po' di privacy dall'assalto dei tifosi, riposava di solito in un'altra stanza. La siringa fu trovata in un cestino del corridoio nei pressi di quella che doveva essere ufficialmente la sua camera. Diceva: “Oltre che da dopato mi fanno anche passare da deficiente, visto che avrei lasciato la siringa nel cestino”. Anche di questa vicenda ne soffrì terribilmente. Quella siringa era ancora sigillata, non è mai stato eseguito il test del dna per appurare se davvero fosse stato lui ad utilizzarla. È stato indagato da sette procure, come il più delinquente della Terra. Poi dopo la morte è stato assolto da ogni procedimento. Non posso negare che mio figlio abbia fatto uso di cocaina. Lo ha raccontato lui stesso in una lettera indirizzata ad Ambrogio Fogar e mai spedita. “Nella mia vita di sportivo – scriveva - non ho mai usato droghe, ho cominciato ad usarle dopo 8-9 mesi dalla squalifica di Madonna di Campiglio”. Ha sbagliato, era contro queste porcherie. Era un tipo che non prendeva medicine nemmeno quando era malato. Lo hanno invece fatto passare come un drogato depresso che si riempiva di farmaci. Hanno detto e scritto che assumeva quantità industriali di cocaina e che per questo aveva speso un sacco di soldi. Anche qui c'è un mistero. Uno dei miei avvocati ha scoperto che la firma rilasciata in banca negli ultimi tempi non era quella di mio figlio. Una perizia calligrafica ha smentito si trattasse di quella originale. Dunque non era stato lui ad effettuare quei prelievi. Mi ricordo che le cassiere della banca sentirono suonare, ma prima di aprire chiamarono il direttore perché non avevano riconosciuto Marco. Solo con l'arrivo del funzionario venne fatto entrare. Quando ho chiesto al direttore come aveva fatto a riconoscerlo lui mi rispose: “Dalla voce e dal cappellino, anche se era ingrassato”. Ed allora mi vengono tanti dubbi in testa, dopo aver scoperto che la squadra aveva ingaggiato un sosia di mio figlio per seminare i numerosi fans che lo attendevano prima e dopo le corse. In sostanza facevano uscire il sosia che attirava la folla e poi subito dopo Marco poteva andarsene tranquillamente ad allenarsi».

GLI ULTIMI GIORNI DI VITA - Marco Pantani verrà ritrovato cadavere il 14 febbraio 2004 in una delle stanze dell'hotel “Le Rose” di Rimini. A quanto pare era ospite della struttura da alcuni giorni. L'autopsia certificò che la morte sopraggiunse per un edema cerebrale e polmonare a seguito di un'overdose di cocaina. «Nei giorni precedenti Marco si trovava a Milano a casa della sua manager. Fu proprio lei a chiamarci dicendo a me e mio marito di raggiungerla perché nostro figlio non stava bene. Così partimmo. Al nostro arrivo nacque una grossa discussione al termine della quale io svenni. All'arrivo della croce rossa Marco fece perdere ogni traccia. Non si sapeva dove fosse. Qualche giorno dopo la manager mi informò di aver ritrovato Marco aggiungendo che aveva bisogno di alcuni psicofarmaci: avrei dovuto farmi fare la prescrizione dal medico ed inviargliela via fax. Sembrava che la donna si incaricasse di riportare nostro figlio a casa. Marco poi chiamò un suo amico di Rimini chiedendogli se potesse andare a prenderlo alla stazione. Quindi non sappiamo con esattezza quando fece rientro in città. Sappiamo solo che più di una persona, tra cui la stessa manager, ci consigliò di andarcene in vacanza per qualche giorno in modo che Marco potesse avere tutta la tranquillità necessaria per decidere del suo futuro. E così facemmo. Partimmo per la Grecia. Dopo due giorni di viaggio arrivammo a destinazione ed io mi misi subito a chiamare tutte le persone che potevano sapere dove fosse Marco. Nessuno lo aveva visto. Proprio in quei minuti stava morendo».

LE STRANEZZE DEL RITROVAMENTO - Se davvero il Pirata, solo e depresso, voleva lasciarsi morire lontano da tutti, perché non approfittare della casa lasciata libera dai genitori e andare proprio in quell'hotel? Doveva incontrarsi con qualcuno da quelle parti? «In quella zona Marco cercava probabilmente il titolare di un'agenzia di cubiste per la quale lavorava Christina, la sua ex fidanzata, in modo forse da ottenere qualche informazioni su di lei. L'uomo, nel processo, confermò questa ipotesi. Questa ragazza è letteralmente sparita: io credo sia stata pagata e allontanata da qualcuno. Per il resto cosa sia successo in quella camera rimane un mistero. In tasca a mio figlio furono rivenute le chiavi della Mercedes che invece dovevano essere in mano alla sua manager a cui era stato chiesto di vendere l'auto. Così come alcuni giubbotti che dovevano essere a Milano sono stati rinvenuti a Rimini. In quella camera Marco non era da solo. Il titolare della pizzeria che si trova nei pressi dell'hotel mi ha raccontato di avergli portato un'omelette al prosciutto la sera prima del ritrovamento del corpo. Quando aveva bussato, mio figlio non aveva aperto del tutto la porta. L'uomo aveva quindi avuto l'impressione che dentro la stanza ci fosse qualcuno, forse una donna, visto che si trattava della vigilia di S.Valentino. C'è poi un altro particolare inquietante: Marco quella mattina aveva telefonato per due volte alla reception chiedendo al portiere di chiamare i carabinieri perché in camera c'era qualcuno che gli dava fastidio. Dopo un'ora che chiedeva aiuto, è morto. Chi era riuscito ad entrare? Nei faldoni del tribunale c'è scritto che la sera del 13 febbraio Marco avrebbe fatto confusione insieme ad alcuni componenti di una squadra di beach volley. Lo trovo molto improbabile. Non si è mai indagato sui due segni trovati sul collo di mio figlio: fanno pensare a qualcuno che lo avesse preso da dietro. Inspiegabile anche il taglio rinvenuto sopra l'occhio. Vicino a lui c'erano anche delle palline fatte con le molliche di pane in cui sono state trovate tracce di cocaina. Io credo che lo abbiano aggredito, immobilizzato e poi imboccato con la droga. In camera non c'erano altre tracce di stupefacenti eppure fin da subito si è detto che era morto di overdose. Il cameriere che per primo è entrato ha dato due versioni diverse sul perché la porta della camera si fosse bloccata. Non esiste un verbale delle prime persone che sono entrate all'interno. Nel video ripreso dalle forze dell'ordine si vedono almeno una quindicina di uomini, cosa che ha reso impossibile isolare il dna delle persone che potevano essere entrate da Marco. La camera era tutta sottosopra, nel cestino i resti di cibo cinese che mio figlio non aveva mai amato. Non c'era neanche una bottiglia d'acqua: come aveva fatto ad ingurgitare tutta quella cocaina? Dalle foto scattate nell'immediatezza del ritrovamento si vede Marco con i box che gli uscivano fuori dai pantaloni come se lo avessero trascinato. In un'altra si vede con il braccio a protezione del viso, quasi a difendersi da qualcuno. Ma di stranezze ce ne sono tantissime. Sia le numerose telecamere di sorveglianza dell'albergo che quelle della vicina farmacia quel giorno inspiegabilmente non funzionavano. Il medico legale che aveva eseguito l'autopsia si è portato a casa il cuore di mio figlio, custodendolo in frigorifero. Lui specificò che si trattava di un frammento e che lo aveva fatto per evitare un possibile furto. Molto strano, io non ho mai sentito dire che in ospedale rubano dai cadaveri. Anche se non ho le prove, sono convinta che Marco sia stato ucciso. Forse anche fuori dall'hotel. Ho ricevuto alcune lettere anonime in cui si racconta che la sera prima di morire Marco era stato visto da un'altra parte, con due persone a fianco che lo sorreggevano. Non posso accettare la ricostruzione ufficiale. Dopo la sua morte, per due anni, non ho fatto niente. Poi ho cominciato ad indagare trovando troppe persone che si sono approfittate dell'amore di una mamma. Mi hanno illuso e fatto star male. Io però voglio la verità, vivo oramai solo per questo».

Fabio Frabetti


http://www.affaritaliani.it/pantani-ucciso-mamma-tonina020613.html

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Lo strano caso di Pantani e del Tour de France 1998


di Paolo Franceschetti


Scrivo questo articolo con la consapevolezza che non necessariamente riuscirò ad avere una visione d’insieme obiettiva e consapevole perché parto con un handicap.

Infatti non sono mai stato un amante dello sport e non sono mai riuscito a capire il motivo per cui si debba tifare in modo incondizionato un campione o una squadra. Pur avendo praticato diversi sport (ad esempio per anni sono andato in bicicletta; ogni giorno, terminata la scuola, per anni ho inforcato la bici da corsa e mi facevo i miei 50-60 km al giorno) non ho mai assistito a una partita di pallone o a una gara sportiva, che ho sempre trovato mortalmente noiose.

Non sono mai riuscito a capire quindi cosa avesse Marco Pantani di tanto speciale. Eppure, pur non riuscendo a capire a fondo il fenomeno, un dato di fatto mi è sempre stato evidente: Marco Pantani era amatissimo, aveva migliaia di tifosi in tutte le categorie sociali, riceveva manifestazioni di affetto e stima da tutti, e continua a riceverle anche da morto.
Lo amano e lo amavano in tanti.
QuaIche anno fa andai in vacanza in moto al passo Mortirolo, e trovai per la strada e sulle rocce, scritte, disegni, manifestazioni d’affetto a Marco.
Molti lettori del mio blog ci hanno scoperto grazie all’articolo sulla morte di Marco, e mi hanno detto spesso: “ho sempre avuto dei dubbi sulla sua morte, col tuo blog ne ho avuto la conferma, e poi ho scoperto quanto era marcio il sistema”.
Un lettore ci ha scritto (trovate il commento in questo blog) che è guarito dalla depressione grazie a Marco.
Una mia lettrice, Assunta Grasso, dipingeva un quadro solo per amore di Marco.
Non so quindi quale magia Marco fosse capace di evocare, ma il dato di fatto è che si tratta di uno degli sportivi più amati da tutti.

Abbiamo da poco iniziato a collaborare io, Fabio, Stefania, e la signora Tonina Pantani, quando scoppia un altro caso Pantani.
Marco ha sempre scatenato polemiche, in vita. Faceva sognare, era amato, ma faceva molto dibattere.
Ha fatto discutere anche da morto, anche se molto meno. La sua morte, un palese omicidio con depistaggi, omissioni di indagini, disinformazione da parte dei media, è stata liquidata frettolosamente come un suicidio.

Stranamente oggi però i media nazionali ne riparlano ancora. Ma per un fatto a dir poco assurdo. Si parla infatti della sua vittoria al Tour de France del 1998 e si fa l’ipotesi che si possa fare un’analisi antidoping per vedere se Marco fosse o no positivo all’epoca.
Non essendo troppo esperto di dinamiche sportive, potrei sbagliarmi, ma a me la cosa sembra una follia.
Che senso ha un’analisi antidoping a distanza di quindici anni?
E sarà un caso che sia proprio adesso?
Perché poi esisterebbe una lista di sportivi risultati positivi, ma di questa lista spunta solo il nome di Marco, che è morto e non può difendersi?
Inoltre, se esiste una lista di sportivi dopati, come mai è stata tenuta segreta per quindici anni?

In questa vicenda, pur avendo l’handicap di cui ho detto sopra, ho però un vantaggio rispetto ad altri. Avendo fatto (venti anni e venti chili fa) l’istruttore di body building, so perfettamente che tutte le notizie che circolano sul doping sono false.
Il doping è infatti la regola in tutti gli sport. La differenza tra sportivo e sportivo è solo nella quantità di sostanze dopanti o anabolizzanti che questi è costretto ad assumere per gareggiare, nel senso che i veri campioni, se vogliono restare tali a lungo, devono doparsi il meno possibile, altrimenti i problemi collaterali di salute creati da queste sostanze bruciano rapidamente la carriera dell’atleta.
Quindi, date le prestazioni sportive di Marco, è altamente probabile che costui non si dopasse per niente o che perlomeno si dopasse meno di altri.
I controlli antidoping, invece, che sono una vera e propria farsa, servono unicamente come strumenti di controllo, ricatto e potere all’interno delle organizzazioni sportive.
Paradossalmente l’attuale vicenda di Marco Pantani è la prova provata di quello che sto dicendo.
Se fosse vero che esiste una lista di sportivi che era stata trovata positiva al test antidoping, allora è anche vero che all’epoca furono fatti dei controlli, e che tali controlli non sfociarono in alcun provvedimento; in altre parole è come dire che tali controlli furono fatti, ma tenuti segreti per farli spuntare fuori solo al momento giusto (cioè oggi, per poter infangare nuovamente la figura di Marco).
Controlli inutili, quindi, strumentali solo a fini di ricatto e minaccia.
Una farsa, insomma, inutile all’epoca e inutile oggi.

Tutto ciò premesso, proviamo a capire perché questa storia del doping di Marco esce proprio adesso.

A meno che non saltino fuori altri motivi, io credo che tutto questo sia dovuto al fatto che, sia pure lentamente, ci stiamo muovendo per far venire alla luce la verità su Marco.
Questa vicenda è un chiaro messaggio proveniente da chi ha dato l’ordine a suo tempo di uccidere Marco, e il messaggio è: siamo più potenti noi; qualsiasi mossa voi facciate, noi possiamo farne altre mille per annullare le vostre; per quanto voi diffondiate, con i vostri piccoli mezzi, la verità su Marco, noi possiamo infangarlo mille volte di più; per ogni verità che diffonderete, noi diffonderemo mille bugie.

Perché si teme che venga fuori la verità su Marco Pantani?
Il problema è che la morte di Marco è un esempio eclatante di omicidio eccellente, con coperture eccellenti e depistaggi eccellenti; non a caso in questi anni, nel mio blog, ho scritto dieci articoli sull’omicidio massonico, e il mio secondo articolo partiva proprio dall’analisi del caso di Marco, dopo aver letto il libro di Philippe Brunel “Gli ultimi giorni di Marco Pantani”.
Se i tifosi capissero che la morte di Marco è stata un omicidio, con un depistaggio clamoroso da parte di giornali e organi inquirenti, molta gente comincerebbe a capire il sistema in cui viviamo.
Molta gente, cioè, si domanderebbe: “ma se per la morte di Pantani sono riusciti a corrompere giornalisti, polizia, magistratura, non sarà che è successa la stessa cosa in altri casi?”.
La gente, insomma, partendo dalla morte di Marco, comincerebbe a porsi molte domande, troppe, sulle morti di molti altri personaggi famosi: il Torino Calcio, Ayrton Senna, Pier Paolo Pasolini, Rino Gaetano, Fred Buscaglione, Fabrizio De André, Lucio Battisti, e tanti, troppi altri.
Non a caso il mio blog, dopo l’articolo sulla morte di Marco, raddoppiò di colpo i lettori.

Perché questa cattiveria, perché proprio adesso? Domanda la signora Tonina disperata.
La signora Tonina è una mamma, non è una esperta di poteri occulti, sa poco o nulla di depistaggi giudiziari e manipolazione dell’informazione.
E per lei Marco non era Pantani il ciclista. Era Marco, il figlio che le creava problemi e batticuori, come la maggior parte dei figli ai genitori, era Marco che amava correre in bicicletta e un giorno per caso si è ritrovato a vincere gare internazionali, era Marco che da quando era diventato campione aveva portato a casa un sacco di soldi sì, ma anche un sacco di problemi, gente strana che girava attorno alla famiglia, pensieri e problemi vari.
Un figlio può diventare presidente della repubblica, generale dell’esercito, scrittore famoso, o un guru di fama internazionale come Osho, ma per una madre lui resterà sempre il figlio, e di lui non ricorda certo le vittorie al Tour o i Giri d’Italia, ma le prime parole mentre, cicciottello e con le guanciotte, si aggirava goffo esplorando la casa, il primo giorno di scuola, la malattia che la costrinse a rimanere sveglia in preda all’ansia, talvolta le liti, le incomprensioni, la volta che magari dovette sgridarlo perché litigava con la sorella.
E una madre ha difficoltà quindi a capire che il figlio è un simbolo per milioni di persone; ed essendo un simbolo positivo, era mal visto dal sistema e pericoloso.
I simboli, nel nostro mondo, devono essere negativi, egoisti, scopatori, attaccati al denaro.
Marco, a quanto ho capito ascoltando i racconti della madre, ma soprattutto dei tifosi, era onesto, generoso, semplice, probabilmente dal carattere difficile, ma comunque con un cuore grande come una casa (mi ha colpito e commosso, nel racconto che mi ha fatto la madre, quando la signora ha detto che “Marco nella squadra prendeva i ciclisti che avevano più bisogno, non i più bravi”).

Come ho spiegato alla signora Pantani, la gente che ha ucciso Marco ha un potere quasi senza limiti. Possono condizionare tutti i processi, non essendoci giuria che non possano corrompere, possono condizionare tutta la stampa, possono eliminare qualsiasi persona scomoda, possono corrompere chiunque.
Se in futuro scriveremo un libro, loro ne scriveranno altri dieci che venderanno ciascuno dieci volte più del nostro.
Se agiremo in un giudizio, loro potranno farci scomparire i fascicoli, ignorare le prove, alterare tutto.
Se faremo una conferenza stampa in cui parlare di Marco, loro faranno un programma TV che sarà visto da milioni di persone in cui diranno di Marco le peggiori cose.
Per ogni articolo che noi potremo scrivere su questo blog, loro potranno riempire di bugie le pagine di tutti i giornali.
Per tutti i soldi che la signora potrà pagare a legali, investigatori, periti, loro possono pagare mille volte di più o possono creare danni economici mille volte superiori, tali da far risultare antieconomica qualsiasi azione.
Loro, insomma, sono più forti su tutti i fronti.
Ma su una cosa loro sono perdenti.
Contro l’amore di migliaia di tifosi, loro non potranno fare niente. Contro l’amore di una madre anche (a meno che non arrivino a minacciare la sorella di Marco, o il padre).
Perché l’unica cosa che questa gente non conosce è l’amore. E contro quello, perdono loro. Inoltre, non conoscendo l’amore, non ne conoscono neanche i meccanismi, quindi non riescono a prevedere che a fronte di questi attacchi l’amore dei tifosi aumenterà, e sempre più gente si interesserà alla figura di Marco; il che, alla fine, potrebbe anche trasformarsi in un clamoroso autogoal per i mandanti della morte di Marco.
Loro agiscono infatti con criteri di razionalità e prevedibilità. E’ prevedibile che quando ci muoveremo avremo incidenti in auto o in moto, è prevedibile che sui giornali partiranno attacchi di tutti i tipi alla figura di Marco, ed è prevedibile che magari – perché no? – l’anno prossimo possa uscire un film o una serie di telefilm su Marco che lo presentino come un drogato e un dopato.
E’ tutto prevedibile.

Ma l’amore è irrazionale, e quindi è imprevedibile capire come andrà a finire questa volta, perché è imprevedibile capire come reagiranno i tifosi a queste notizie.



http://indaginesumarcopantani.blogspot.it/2013/07/lo-strano-caso-di-pantani-e-del-tour-de.html

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SPORT E POLITICA: LA MORTE DI PANTANI

DI

JOHN KLEEVES
( 3 luglio 2004 )


Inizia oggi il Tour de France edizione 2004. Manca ancora alla manifestazione Marco Pantani. Ma questa volta non è, come le altre volte,perché patron Leblanc ha rifiutato la sua iscrizione ; è perché Pantani non c'è più, è morto.
Qualche anno fa, poco dopo l'inizio delle sue note traversie sportive e giudiziarie, io avanzai il sospetto che questo straordinario campione del ciclismo fosse la vittima di un complotto, del quale indicai anche il possibile movente. Avanzai questo sospetto in qualità anche di sportivo ammiratore di Pantani, ma soprattutto in qualità di politologo, in particolare di americanologo. Ora Pantani è morto, sicuramente in
conseguenza di quelle stesse traversie, che lo avevano prostrato moralmente oltre ogni dire ; addirittura c'è la possibilità che si sia suicidato,tramite coscienti overdose di cocaina. A questo punto io mi sento obbligato da un epilogo così tragico della vicenda a riesaminare quei miei sospetti di allora, per vedere se in prospettiva rimangono ammissibili, se nel frattempo non sono stati smentiti da qualche nuovo evento.

Procediamo con ordine. Prima vediamo se le traversie di Pantani, esaminate oramai a consuntivo, furono di tipo tale da prestarsi al sospetto del complotto.
Certamente lo furono. I guai di Pantani cominciarono il 5 giugno 1999 subito dopo l'arrivo a Madonna di Campiglio, la penultima tappa di un Giro d'Italia che lui aveva dominato in lungo e in largo, e che aveva praticamente già vinto. Sottoposto ad un controllo del sangue, il suo ematocrito veniva trovato fuori norma ( segno forse, si congetturò, di uso di eritropoietina,un tipo vietatissimo di " doping " ) e a norma di regolamento egli veniva inibito a gareggiare per i seguenti 15 giorni. Il Giro, che aveva in tasca,
era perso ; la legittimità delle sue vittorie passate messa in discussione ;il suo prestigio messo in dubbio ; il suo morale scosso, tanto che non partecipò al Tour che sarebbe cominciato un mese dopo.
Ma alcune cose non quadravano. Pantani non era un ciclista qualunque, ma un campione nella sua fase di massimo, esplosivo rendimento : l'anno prima, il 1998, aveva vinto sia il Giro che il Tour - unico italiano a compiere tale impresa oltre a Fausto Coppi, che l'aveva sigillata nel 1949 e nel 1952 - e in quell'anno 1999 si stava ripetendo. Tutti sentivano che Pantani, in quel periodo della sua attività ciclistica, non stava semplicemente vincendo tappe e meritandosi favolosi ingaggi : guardandolo in azione tutti avevano l'impressione di assistere in diretta alla nascita di uno dei più grandi miti dello sport di tutti i tempi. La sua popolarità era enorme e internazionale ed egli per l'Italia era un capitale : stroncarlo così, improvvisamente, era insensatamente autolesionistico : se era vero che l'eritropoietina è così pericolosa come si dice, e se era vero, o se c'era il sospetto che Pantani la usava, la prassi normale con un tale personaggio sarebbe stata di diffidarlo privatamente. Anche perché anche nella peggiore delle ipotesi non è che Pantani avesse portato o stesse portando via granché ai suoi avversari di corsa : a parte il fatto che il suo ematocrito era fuori norma per una inezia ( 0,52 % rispetto al massimo ammissibile di 0,50 % ), c'è da dire che diversi ciclisti, del presente e del passato, hanno dichiarato che più o meno tutti loro, o la grande maggioranza di loro, usano sostanze, chi più e chi meno, quali più e quali meno vietate ; l'aveva detto anche Fausto Coppi.
Non solo, ma secondo quanto ribadito recentemente in televisione dal ciclista Marco Velo, fra i " girini " del '99 correva la voce già la sera prima, la sera del 4 giugno, che Pantani il giorno dopo sarebbe stato trovato positivo e tolto dalla classifica ; Velo ha confermato così le indiscrezioni dello stesso tenore che erano filtrate subito dopo il clamoroso fatto del 5 giugno su tutti i quotidiani.
Poi fu il noto calvario. Ogni volta che Pantani cercava di rialzarsi veniva atterrato di nuovo. Nel 2000 riuscì a prepararsi per partecipare al Tour e ne fu ancora un protagonista. Ma nel 2001 al Giro d'Italia ci fu la vicenda della siringa di insulina trovata nell'albergo dei ciclisti e attribuita a lui, che fu condannato : il giudice della CAF Salami, dimessosi sembra proprio per questo episodio, dice invece che contro Pantani non c'era alcun elemento. In ogni caso apparentemente per questo episodio Leblanc, l'
organizzatore del Tour, rifiutò l'iscrizione di Pantani all'edizione di quell'anno, mettendo assieme nell'ostracismo anche Cipollini. Si trattò da qualunque parte la si guardi di una decisione stupefacente, immotivata sia nella forma che nella sostanza, e una decisione anche questa autolesionistica, se non per la Francia almeno certamente per il Tour. Ma Leblanc così decise. L'ultimo sforzo di Pantani fu con il Giro del 2003, dove arrivò quattordicesimo, un risultato non cattivo considerata la preparazione per forza scadente. Ma ancora Leblanc rifiutò la sua iscrizione e Pantani gettò la spugna ; pochi mesi dopo, il 14 febbraio 2004, sarebbe stato trovato morto nel residence " Le Rose " di Rimini, dove aveva
soggiornato in solitudine e segregazione per una settimana, confermando l'alloggio giorno per giorno ; il motivo della morte sarebbe stato fissato poco dopo dal medico legale in overdose di cocaina.
In tutto il frattempo c'erano i procedimenti giudiziari aperti contro di lui dalla giustizia ordinaria italiana, sempre per illecito uso di sostanze dopanti nell'attività agonistica. Alla fine Pantani venne via via assolto da ogni reato, con varie motivazioni completamente liberatorie compresa quella che il reato al momento della sua contestazione non era realmente tale, non era un reato contemplato dal Codice, ma intanto sette Procure lo avevano portato a giudizio e le sue spese legali erano ammontate in totale a un miliardo e mezzo di lire.

E veniamo al movente che avevo ipotizzato a suo tempo, per vedere se ha resistito alla prova dei fatti.
Certamente ha resistito, anzi si è fortificato e si è ingigantito. Se noi osserviamo l'ambiente del ciclismo un po' dall'alto e con un po' di prospettiva notiamo subito che negli ultimi anni è comparsa una anomalia clamorosa : fra gli sponsor delle varie squadre, che sono sempre stati enti giuridici privati, in genere aziende e banche ( Mercatone Uno, Banesto ecc ), si è silenziosamente introdotto il governo di uno Stato. E' il governo degli Stati Uniti. Infatti da qualche tempo noi troviamo la squadra della " US Postal ", il cui nome sembra l'abbreviazione di qualche azienda privata tipo la " Postalmarket ", o si confonde con la ragione sociale dell' agenzia sempre privata di spedizioni internazionali UPS ( " United Parcel Service " ), ma che invece sta proprio a significare l'US Postal Service (il nome esatto della squadra in effetti è United States Postal Service Cycling Team ), cioè il servizio postale degli USA, un ente federale che fa parte del governo statunitense ( è in pratica il loro Ministero delle Poste e Telecomunicazioni ), ed un ente federale fra i più grandi : dispone di più di 900.000 ( novecentomila ) dipendenti fissi, fra postini e impiegati alle varie forme di comunicazioni, ed ha un budget proporzionale. E' questo lo sponsor della " US Postal ", il suo proprietario.
Già è un fatto inquietante che un ministero, cioè un governo, diventi uno sponsor dello sport, nella fattispecie del pedale, mettendosi in concorrenza con ragioni sociali tipo " Algida coni gelato ", " Bianchi biciclette " e " Saeco macchine per caffè ". Ma il vero problema è che quello degli USA non
è un governo come gli altri. Gli USA sono un Paese che dalla sua fondazione è teso alla conquista-sottomissione del mondo, che si è sempre mostrato cinico e spietato nel perseguimento, che ha sempre usato l'arma della propaganda in quantità straordinarie e in forme spesso impensate tanto da
aver in pratica nazionalizzato la sua industria cinematografica per strumentalizzarla meglio ( vedi su Hollywood il mio " I divi di Stato ", Il Settimo Sigillo, Roma 1999 ), e che nell'ultimo decennio si trova, o pensa lui di trovarsi, alla stretta finale, a un passo cioè dalla meta agognata da più di due secoli : è ovvio che questo governo non sta giocando, è ovvio che la sponsorizzazione di una squadra ciclistica non è per amore dello sport ma è un'operazione promozionale ed è ovvio che saranno lesinati ben pochi mezzi e sforzi perché la medesima riesca, dia i frutti preventivati.
Di quale tipo può essere questa operazione promozionale ? E' facile a dire,perché nella politica estera statunitense c'è un vecchio problema di public relations, sempre quello, che ogni tanto torna di attualità. E' il problema del distacco " spirituale " che gli europei avvertono nei confronti degli statunitensi, una sensazione epidermica ma che crea diffidenza, all'ultimo complicando l'accettazione delle politiche statunitensi presso quella Europa che come sempre e bene dice il consigliere politico statunitense Zbigniew Brezinski è il cardine del piano di conquista mondiale degli USA. Henry Kissinger, altro consigliere politico statunitense, che col presidente Ford fu anche Segretario di Stato ( 1973-1977 ), pensava che avrebbe aiutato se statunitensi ed europei avessero avuto almeno un grande sport di massa in comune. Lui pensava al calcio e fu l'alto protettore - se non il promotore -dell'operazione Cosmos, una sconosciuta squadra di calcio di New York che ad un certo momento sembrò voler salire sulla ribalta del calcio internazionale facendo incetta di campioni esteri di grande nome, anche se forse un po' in declino ( arruolò Pelè e Chinaglia, fra gli altri ). Non funzionò, ma l'idea non morì.
Ecco, ciò che è sicuro è che questa idea è tornata con una iniziativa mirata, non più al calcio, ma al ciclismo, l'altro grande sport di massa tipico dell'Europa e viceversa poco seguito negli USA. Probabilmente ad ispirare gli ambienti direttivi statunitensi deputati alla propaganda ( che fanno capo ad un altro ente federale, l'USIA, United States Information Agency, fondato nel 1953 appositamente per curare l'immagine degli USA all' estero ; è il loro Ministero della Propaganda e fra l'altro sovrintende alla
produzione di Hollywood ) è stata la figura di Greg LeMond, un ciclista professionista statunitense che vinse tre Tour de France ( nel 1986, 1989,1990 ). LeMond era giunto inaspettato ( era il primo ciclista statunitense a vincere non dico un Tour ma un qualcosa all'estero ) e non ci furono interferenze del suo governo, tanto che egli vinse i suoi Tour gareggiando in una squadra francese. Ma quando si profilò un altro campione statunitense credo che le cose furono diverse.
Eclissatosi rapidamente Hampsten, che aveva vinto il Giro d'Italia del 1988, il ciclista promettente era Lance Armstrong, che gareggiava al solito per una squadra estera, la francese Cofidis. Nel 1993 e nel 1995 aveva vinto una tappa al Tour de France ma in seguito a una grave malattia, dalla quale era
però guarito nel marzo 1997, era libero. Questa volta l'US Government era pronto. Poco prima, anche se non è certo se in previsione proprio di Armstrong, il suo Ministero delle Poste aveva creato un gruppo ciclistico :
Lo stesso si assicurò Armstrong e gli mise a disposizione un vero squadrone,così pieno di professionisti di livello internazionale come negli USA non si era mai visto. Con questo squadrone, appunto l'US Postal, nel 1998 Armstrong vinse il Giro del Lussemburgo e il Giro d'Olanda ; non partecipò, quell'
anno, al Tour de France ma è chiaro che era proprio quello l'obiettivo che gli era stato assegnato : egli doveva vincere proprio i Tour de France, l' avvenimento ciclistico più prestigioso e più seguito del mondo, l'unico obiettivo per il quale per quella organizzazione valesse la pena di scomodarsi. Anzi, egli i Tour de France non solo li doveva vincere come
classifica : si doveva imporre come indiscussa vedette, doveva far convergere su di sé i riflettori della Grand Boucle, perché doveva entrare nella psiche delle masse europee per rappresentarvi un simbolo preciso : quello dell'Asso vincente e pigliatutto certamente statunitense, ma nello stesso tempo anche familiare, europeo.
Come andarono le cose è proprio ciò che fornisce un movente ammissibile all'ipotesi del complotto. Il fatto è che Lance Armstrong a partire dal 1999 ha vinto sì cinque Tour de France di fila ( 1999, 2000, 2001, 2002 e, per ora,2003 ) ma ogni volta qualcosa gli aveva sempre tolto di mezzo quello che
sino al 5 giugno 1999 era certamente per lui l'uomo da battere, e cioè Pantani : nell'edizione del 1999 Pantani era assente per la prostrazione seguente alla vicenda di Madonna di Campiglio ; in quella del 2000 era presente ma psicologicamente sotto pressione ( il 2 marzo si era ritirato dalla Vuelta de Murcia per " stato acuto di stress " ; al Giro aveva subito gli umilianti e oltraggiosi controlli medici a sorpresa dell'Uci ) ; nelle successive Pantani era assente perché addirittura la sua iscrizione era
stata respinta ( a lui, che nel 1998 aveva vinto Giro e Tour ! ). E per meglio giudicare le esclusioni del 2001, 2002 e 2003 potrebbe forse essere utile osservare come nella apparizione del 2000 Pantani, pure nelle condizioni in cui era, fosse stato l'unico a sfidare praticamente - o forse meglio : a osare di sfidare - la leadership di Armstrong. In questa edizione Pantani vinse due importanti tappe di montagna, una scalando il Mont Ventoux e l'altra a Courcheval ; per contro la mia impressione è che con Armstrong
il campione tedesco Ullrich, vincitore del Tour del 1997, invece sia stato rinunciatario, stranamente rinunciatario. E oltre a tutto ciò c'è il fatto che come detto Armstrong non solo doveva vincere la classifica per somma dei tempi del Tour, ma doveva anche imporsi come star unica presso il pubblico :
con un Pantani presente e in normale condizione psicofisica come concorrente egli avrebbe forse potuto ancora vincere il Tour - e questo specie se Leblanc, come effettivamente avrebbe fatto dal 1999 in poi, avesse disegnato un Tour con cronometro prevalenti sulle salite - ma è dubbio che avesse
potuto oscurare il suo carisma, lui che era proprio lo scalatore eroico, il protagonista dei drammatici tapponi di montagna, magari gabbato nella cronometro finale, che tanto infiamma il pubblico.
In breve la possibilità è che Pantani sia stato vittima di un complotto per spianare la strada ad Armstrong. Nel caso il complotto sarebbe avvenuto naturalmente all'insaputa di Armstrong stesso il quale, poveretto anche lui, ha presumibilmente sempre pensato solo a pedalare ; neanche la squadra della US Postal era necessario che sapesse alcunché, neanche il suo direttore sportivo e né altri dirigenti. Nel caso tutto sarebbe stato curato certamente dalla CIA, una grande e potentissima organizzazione di spionaggio e sovversione internazionale che contrariamente a ciò che qualcuno potrebbe pensare non disdegna affatto di occuparsi di dettagli così prosaici come la disgrazia di un personaggio sportivo ( la CIA in effetti si è dedicata a rovinare personaggi scomodi dei più vari campi e coi più sordidi sistemi :ricordo solo la diffamazione dell'attrice Jean Seberg con la diffusione di false voci di paternità e la diffamazione di Martin Luther King eseguita girando filmetti pornografici con un suo sosia ). Non bisogna dimenticare che il 1999 è l'anno della messinscena USA del Kosovo e dell'abominevole
attacco alla Yugoslavia, un periodo in cui gli USA avevano un particolare e impellente bisogno di ammorbidire la tradizionale diffidenza degli europei,di indurli a sentirsi in vicinanza spirituale con gli statunitensi.
Non rimane che notare come il governo USA sia rimasto soddisfatto dall'operazione ciclismo : il 17 marzo 2001 G. Sonderberg, vice presidente del US Postal Service - e cioè vice Ministro delle Poste e Telecomunicazioni USA -ha annunciato che il US Postal Service espanderà la sua presenza nel
ciclismo sponsorizzando anche la associazione di ciclisti dilettanti " USA Cycling National Junior and Espoir Teams " ; lo scopo, ha detto, è quello di " di sviluppare nuovi campioni nazionali " (
www.usps.com/news/2001/press/ ). Sin dall'inizio l'iniziativa del US Postal Service è stata logica : se l'URSS faceva sponsorizzare le squadre di calcio al suo Ministero della Difesa ( le squadre " Stella Rossa " ), al suo Ministero dei Trasporti ( le " Lokomotiv " ) eccetera, perché gli USA, che
sono sempre stati nella sostanza una dittatura equivalente ma giusto di segno opposto, non dovrebbero far sponsorizzare il ciclismo dal loro Ministero delle Poste ?

Mi sembra di aver soddisfatto allo scrupolo che mi ero posto all'inizio dell 'articolo : il riesame a consuntivo della vicenda Pantani non fa che confermare l'ammissibilità dei miei sospetti di qualche anno fa. Alcuni mesi dopo la conclusione del Giro del 1999 era emersa l'ipotesi che Pantani fosse
stato boicottato dall'ambiente delle scommesse clandestine italiane.Sembrava un'ipotesi ammissibile, ma non ha retto agli avvenimenti successivi : se lo scopo era di far perdere a Pantani a due giornate dalla fine un Giro che aveva già vinto per guadagnare sulle puntate, perché poi continuare il
complotto negli anni successivi e nei vari livelli in Italia e in Francia, e presso l'Unione Ciclistica Internazionale ? E poi, chi mai nell'ambiente delle scommesse clandestine italiane avrebbe avuto tali poteri di manipolazione ? No, credo proprio che se con Pantani si trattò di un complotto, ciò non poté avvenire altro che secondo lo scenario di sospetti da me prefigurato, uno scenario politico ( che non era neanche difficile da predire : un complotto di tale ampiezza non poteva scaturire altro che da
una entità politica, che agiva attraverso altre strutture politiche ).
Questi sospetti non li avevo tenuti fra me e me. Li avevo resi pubblici nell 'ambito delle mie possibilità, scrivendo degli articoli. Ne avevo scritti due. Il primo era intitolato " Sport e politica. Dal calcio alle Olimpiadi le ragioni della propaganda dietro gli avvenimenti più seguiti " e fu pubblicato sul mensile " Orion " del settembre 2000. Il secondo era intitolato " Il governo USA diventa sponsor del pedale. La USPS di Lance Armstrong non è altro che il Ministero delle Poste di Washington " e fu pubblicato sul quotidiano " Rinascita " del 10 giugno 2001. Caddero entrambi nel vuoto. O così sembrò. Anche l'ambiente più consapevole del ciclismo, o almeno quello che così dovrebbe essere e cioè quello del giornalismo sportivo, si mostrò sordo ai miei ragionamenti. Preparando l'articolo del 2000 telefonai alla " Gazzetta dello Sport " per avere conferma del fatto che lo sponsor della squadra di Armstrong era proprio il Ministero delle Poste degli USA, una cosa che mi pareva abnorme ; mi fu passato un redattore che mi disse che sì, le cose stavano così ma non c'era niente di strano perché l'USPS metteva solo i soldi mentre la gestione era del direttore sportivo ( il belga Breuking, mi disse ) che pensava solo alle corse. Ah, tutto bene allora.
A dire la verità sembra che le mie osservazioni non abbiano convinto neanche l'interessato più diretto, e cioè Marco Pantani : il 15 dicembre 2000 gli scrissi una lettera, allegando una fotocopia dell'articolo stampato su " Orion " e chiedendogli cosa ne pensava, ma non ebbi risposta. Non sono esattamente sicuro che Pantani abbia effettivamente letto quella lettera,anche se l'avevo preannunciata al telefono alla madre ( lui non c'era ), ma non sarebbe stato strano se neanche lui avesse trovato i miei sospetti
verosimili. Il fatto è che l'idea " mentale " che la gente comune ha degli USA è troppo radicalmente diversa da quella reale. Specie venendo all' argomento della propaganda USA la gente non ha idea della sua scala gigantesca, della sua penetrazione singolarmente profonda, che può tranquillamente arrivare appunto al settore dello sport, e spesso della sua estrema originalità ; non ha idea che sono ben poche le cose che gli addetti USA non farebbero per alimentare la falsa immagine del Paese che è diffusa
nel mondo. La vera immagine degli USA è quella che emerge potente dagli ultimi fatti, dagli eventi del Kosovo, della Serbia, dell'Afghanistan, dell' Iraq ; dagli orrori dell'USA Patriot Act , di Guantanamo e di Abu Ghraib ;dalle rapine delle Multinazionali USA dei medicinali, delle sementi, del petrolio, dell'acqua ; da parecchie altre cose recenti. Ma l'Italia è un paese dominato dagli USA, ha una informazione di regime e una censura di fatto che perpetuano il solito stereotipo, e così non mi sorprendo poi tanto
di dover constatare come la gente sia psicologicamente indifesa di fronte a questo fenomeno. Indifesa come lo erano i pellerossa del nord America, che neanche dopo aver visto i bianchi americani rompere uno dopo l'altro tutti i trattati di pace stipulati con loro ( più di 400 ) capirono con chi avevano a che fare.

In ogni caso, allora i miei ragionamenti non trovarono eco alcuna, presso nessun uditorio d'Italia. Ora, morto Pantani, è anche peggio : parlare di complotto sembra vietato ( e probabilmente lo è ) e parallelamente c'è una corsa a banalizzare le cause della sua morte, a ridurla a un fatto incidentale di droga. Overdose di cocaina, ha burocraticamente sentenziato il referto medico conclusivo fatto proprio dalla Procura di Rimini titolare delle indagini. Sin dall'inizio i mass media italiani avevano privilegiato
la pista della droga : volentieri erano state rilanciate le sconcertanti dichiarazioni di uno zio di Pantani medico, che aveva sostenuto l'uso da parte del nipote addirittura di " crack ", e si dava gran vento a un
pettegolezzo inventato chissà da chi e poi smentito, secondo cui la famiglia di Pantani pagava gli spacciatori della zona perché non vendessero droga al figlio : tanto era " fatto " Pantani ! La presenza della droga naturalmente non esclude il suicidio, però lo imbratta sino a renderlo irriconoscibile,
anche se nel caso di Pantani dovrebbe essere il contrario perché è ormai assodato che cominciò a prendere la cocaina dopo il fatto Di Madonna di Campiglio, per il dispiacere. E per finire, è di qualche settimana fa la notizia della creazione da parte della famiglia Pantani della " Fondazione Pantani ", ente filantropico dedito all'infanzia povera, un'iniziativa più adatta alla memoria di un campione dello sport magari sfortunato che di un campione dello sport massacrato da un complotto eseguito per fini politici.
Una situazione sconfortante. Ma se Pantani si è ucciso, come sicuramente in un modo o nell'altro - per lenta consunzione o per istantanea decisione - è avvenuto in seguito ai torti subiti, significa che dei motivi c'erano. E questi motivi erano appunto il silenzio dell'Italia, l'ipocrisia dell'Italia, la vigliaccheria dell'Italia. L'Italia è un gregge di pecore che ti osannano e ti sventolano davanti le bandiere quando le fai divertire, magari pedalando in salita, ma che si girano dall'altra parte e fanno finta di niente se un feroce padrone arriva e ti macella.
Ma se Italia piange Francia non ride, mi sembra. Perché nel 2001, 2002 e 2003 il signor Leblanc ha impedito al campione Marco Pantani di partecipare al Tour ? Perché nel 1999, e anni seguenti, il signor Leblanc ha accettato senza fiatare l'iscrizione della squadra di Stato della US Postal, quando mai al Tour de France - né in altre manifestazioni, mi pare - si era visto una squadra nazionale scendere in campo contro squadre di club ? Perché dal 1999 in poi il Tour è stato disegnato in modo da favorire i campioni più forti nelle cronometro come Armstrong rispetto ai campioni più forti nelle salite come Pantani ? Sono domande cui un Paese che non è l'Italia dovrebbe saper rispondere. La Francia però non l'ha ancora fatto.



John Kleeves

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