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Perché fu rapito Aldo Moro.
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MessaggioInviato: Lun Mar 07 2011, 18:34:41    Oggetto:  Perché fu rapito Aldo Moro.
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La simbologia massonica, esoterica e rosacrociana nel sequestro Moro.

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Paolo Franceschetti


1. Premessa. Metodo scientifico e metodo esoterico nell'analisi dei fatti storici. 2. Alcuni dati e considerazioni. 3. La simbologia e il movente. 4. Conclusioni.


1. Premessa. Metodo scientifico e metodo esoterico nell’analisi dei fatti storici.
33 anni fa veniva rapito Aldo Moro. In tanti anni si sono ricostruiti molti punti oscuri. La favoletta iniziale, di un commando di Brigate Rosse che, dopo essersi allenato con delle armi a salve in un cortile casalingo, riesce a porre in essere un’azione degna di un commando dei reparti speciali, e che poi tiene prigioniero Moro per 55 giorni in barba ai servizi segreti e alle forze di polizia di tutto il mondo, non ha retto ad una ricostruzione successiva. Si è appurato che l’operazione complessiva fu condotta da uomini della Gladio, con l’ausilio dei servizi segreti americani e Israeliani.
La ricostruzione effettuata da Solange Manfredi, preceduta dagli studi di Giuseppe De Lutiis e Flamigni (e per certi versi frutto di tali studi), nell’articolo che linkiamo di seguito, dimostra come l’operazione fu una vera e propria azione militare, diretta da Gladio.


Ciò che, a mio parere, non si è mai capito realmente, è la vera ragione del sequestro. Sui motivi del sequestro Moro si sono cimentati tutti, ma a mio parere nessuno ha mai colto nel segno per un motivo molto semplice.
Se l’operazione infatti fu eseguita da uomini dei corpi speciali, essa fu eterodiretta ovviamente dai vertici di questi corpi, che per loro natura sono massoni ed esoteristi.
Gli studiosi che finora hanno analizzato il fenomeno, essendo persone razionali, non riescono a comprendere il lato esoterico delle vicende, che invece è fondamentale quanto e più dei lati “materiali”. Nessuno si è mai domandato, ad esempio, perché molte delle persone che sono implicate nelle vicende hanno assonanza con il nome Moro. Morucci, Moretti, Morbioli. Non a caso la Carlizzi parlava di un certo “Codice Mor” nel sequestro Moro, ma è morta prima di poter far capire di cosa si trattasse.
Esoterismo e scienza infatti (sia essa scienza medica, fisica, giudiziaria, o scienza storica) non si incontrano, quasi come se fossero due campi diversi.
Lo scienziato e il ricercatore razionale considerano l’esoterista un tipo strambo che parla di cose fuori dalla realtà.
L’esoterista considera il ricercatore razionale un cretino incapace di capire il vero senso delle cose.
Il risultato di questa separazione dei due mondi è l’incapacità di capire a fondo la realtà da parte di entrambe le categorie.
In realtà si tratta di due punti di vista diversi, ma entrambi esatti, e guardare le cose da un altro angolo visuale conferisce solo una comprensione più piena dei fenomeni.
Il risultato delle analisi razionali dei fenomeni storici in effetti, se visti da un angolo visuale esoterico, è quasi comico.
Lo storico narra una serie di fatti e cita una serie di personaggi, senza notare che i più grandi personaggi della storia, da Dante Alighieri a Leonardo da Vinci, Mozart, Bach, fino ai presidenti degli USA Bush, Clinton, ecc., erano tutti massoni e rosacroce (la famosa Skull and Bones non è, come erroneamente si dice, una “società segreta”, ma una loggia rosacrociana, appartenente all’ordine della Rosa Rossa).
Non vedendo questi legami, e non comprendendo il ruolo della massoneria nelle vicende mondiali, trovano assolutamente normale, ad esempio, che due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti fossero entrambi nella Skull and Bones, oppure che Berlusconi avesse fatto parte della P2.
Dal punto di vista giudiziario, invece, trascurare il fatto che le menti delle stragi, e dei principali fatti di sangue italiani, fossero massoni, significa perdere di vista il collegamento principale di alcuni eventi; collegamento che non si limita, come alcuni pensano, al semplice fatto di far parte di un’organizzazione complessa e vasta come la massoneria, ma che implica il fatto di far parte di un meccanismo che si avvale di criteri esoterici per il suo operare, e che fa dell’esoterismo la sua ragione di vita, la sua forza, il suo modus operandi. Ed è in chiave esoterica che si trova spesso la ragione di alcuni fenomeni altrimenti inspiegabili.
Trascurare il punto di vista esoterico nelle vicende, quindi, equivale a non capire le ragioni di un fenomeno.
In una vicenda come il sequestro Moro, in particolare, trascurare il lato esoterico, equivale a capire, sì, molte delle dinamiche della vicenda, ma significa lasciare irrisolte alcune domande fondamentali, prime tra tutte il “perché” del sequestro, e successivamente una serie di altri quesiti secondari, come il ruolo di Igor Markevitch, il cosiddetto “misterioso intermediario” descritto da Fasanella nel suo libro omonimo.


2. Alcuni dati e considerazioni.
Innanzitutto partiamo da una premessa. Non bisogna domandarsi perché le Brigate rosse hanno rapito Moro, ma perché buona parte delle forze politiche, nonché CIA e servizi segreti italiani e stranieri, ne hanno voluto la morte.
Qui le motivazioni si fanno incomprensibili.
Una delle ragioni più accreditate è quella che spiega il sequestro con la volontà di eliminare dalla scena politica l’artefice del futuro compromesso storico, per allontanare definitivamente il PCI dalla scena politica.
Questa spiegazione è solo apparentemente plausibile.
In realtà non regge ad una analisi più approfondita.
CIA, Gladio, Mossad, hanno altri metodi per eliminare un politico scomodo. Berlinguer ebbe un “malore” (e qualche anno prima aveva avuto un incidente in cui perse la vita il suo autista, durante un viaggio in Bulgaria); Haider ha avuto un incidente d’auto; Kennedy fu assassinato da un pazzo isolato ovviamente (ed è un visionario chi dice che invece fu fatto fuori dalla CIA); se non lo si vuole uccidere gli si confeziona un bel pacco dono con trans, minorenni, scandali finanziari, collusioni mafiose, ecc.
Ricorrere ad un sequestro di 55 giorni, per poi commettere un omicidio, significa richiamare l’attenzione di tutto il mondo sulla vicenda, ed usare un metodo quantomeno dispendioso e rischioso.
Bisogna allora partire da una premessa: la massoneria dà rilevanza alle vicende da essa creata, in proporzione all’importanza dell’evento che vuole creare, e ai destinatari del messaggio che vuole lanciare.
Se un evento rimane confinato nel territorio provinciale vuol dire che quell’evento ha rilevanza solo provinciale.
Se dell’evento ne parla tutta Italia vuole dire che esso ha un’importanza e dei destinatari che sono di livello nazionale.
Il sequestro Moro fu invece un evento internazionale. Il destinatario del messaggio era tutto il mondo. E tale sequestro annunciava una svolta epocale nei destini del mondo.
Anche De Lutiis infatti già nel titolo del suo libro (Il golpe di Via Fani), dimostra di considerare la vicenda Moro più come un colpo di stato che come un semplice rapimento ad opera di terroristi. Nel libro poi precisa che le reali ragioni del sequestro, e il vero fine dell’influenza della CIA nel nostro paese, si sarebbero scoperte completamente solo negli anni successivi.
Uno scenario internazionale, ben diverso da un semplice rapimento ad opera di terroristi, è delinato anche nel libro di Flamigni “La tela del Ragno”.


3. La simbologia e il movente.
Iniziamo dalla firma.
La firma della Rosa Rossa inizia con il luogo del sequestro e finisce col luogo del ritrovamento. La scorta di Moro fu trucidata infatti in via Fani. Mario Fani era un viterbese, fondatore del “Circolo di Santa Rosa”. Peraltro Viterbo ha come patrona Santa Rosa.
Il corpo fu invece ritrovato al numero 9 di Via Michelangelo Caetani. A quel numero c’è il “Conservatorio di Santa Caterina della Rosa” e l’auto in cui fu trovato Moro era una Renault Rossa (RR).
Inizio e fine dell'operazione Moro, portano la rosa come simbolo.
Quanto a Michelangelo Caetani, non era – dal punto di vista esoterico e rosacrociano – una personalità qualsiasi. Caetani era un dantista, e per la precisione come dantista si occupò anche del linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d’Amore, che era, in realtà, un’organizzazione segreta di matrice templare e rosacrociana.
Come abbiamo spiegato in un altro articolo (Dante massone templare e rosacrociano) per decifrare le vicende rosacrociane occorre fare riferimento alla Divina Commedia, che è un vero e proprio codice cifrato per decriptare omicidi e avvenimenti massonici.


Per capire la vicenda Moro è infatti indispensabile capire anche la simbologia dantesca.
Nella Divina Commedia le profezie sono poste ad una distanza di 666 versi o 515, l’una dall’altra.
A questo punto si deve considerare che il sequestro Moro avviene a 666 anni di distanza dal processo ai Templari (che risale al 1312).
L’inizio della persecuzione templare avviene infatti nel 1307, ma la data della loro soppressione ufficiale è il 1312 con la bolla Vox in eccelso.
Ora, lo studioso di templarismo non può non ricordare che quando De Molay andò al rogo, giurò vendetta al Re e al Papa; e che la vendetta templare, nei secoli, si è consumata con la progressiva e lenta distruzione della Chiesa e delle Monarchie; un processo che vede il punto di svolta decisivo con la Rivoluzione francese e con l’Unità d’Italia, eventi che furono infatti preparati e condotti dalla massoneria.
A questo punto può notarsi una coincidenza (che coincidenza non è).
La vicenda Moro può essere letta, sì, come un sequestro, ma anche come un processo, effettuato dalle BR a Moro e a tutta la DC. Nei famosi comunicati (9 in tutto) della BR, apparentemente deliranti, i sequestratori processarono Moro e tutto il sistema politico di allora. Qui ricorre la legge del contrappasso dantesca: 666 anni dopo il processo ai Templari, i Templari processano a loro volta il sistema.
Moro viene tenuto prigioniero per 55 giorni perché (tenuto conto che l’uno esotericamente indica la divinità e non deve essere considerato) tale numero indicava il compimento di una profezia.
A questo punto resta da capire il motivo per cui è stato scelto proprio Moro, al di là delle demenziali spiegazioni del tipo “era un esponente importante della DC”, “voleva il compromesso storico”.

Tutte le maggiori opere dei pensatori e filosofi rosacrociani (da romanzi come Zanoni a opere come Atalanta Fugiens, agli scritti di Comenio ecc.) indicano la necessità di andare verso una società ideale, fatta degli uomini migliori; una società unita, armonica, senza divisioni di razze e paesi.
Uno dei motivi per cui i Templari furono distrutti è probabilmente il fatto che avessero costituito una sorta di “sovrastato” indipendente dagli altri poteri, che abbracciava tutta l’Europa e andava fino alla Terrasanta.
Nei secoli, i Templari hanno cercato di ricostruire questo “sovrastato”, e tale progetto ha il suo culmine attuale nell’Unione Europea e nell’ONU, mentre in futuro vedremo rafforzare sempre di più queste istituzioni.
Ora, nell’opera filosofica “La Città del Sole”, del pensatore e filosofo rosacrociano Tommaso Campanella, si delinea una società ideale. L’opera si svolge secondo un dialogo tra due personaggi, un Cavaliere di Malta e un ammiraglio, e delinea i presupposti di una società ideale.
Il principe che presiede alla generazione della città, e che fissa le regole di essa, è il principe Mor (Amore).
Da notare ancora che il dialogo tra il Cavaliere di Malta e l’ammiraglio seguono il modello della “Repubblica di Platone”.
Una città ideale è descritta anche nell’opera “Utopia”, di Tommaso Moro, altro pensatore rosacrociano. Anche lui delinea una città perfetta, ideale, e tale società richiama La Repubblica di Platone.
Tommaso Moro morirà in carcere, dove scriverà delle lettere indirizzate alla figlia, episodio che ha una straordinaria somiglianza con la vicenda di Aldo Moro, somiglianza che sarebbe tutta da approfondire.
Per questo motivo fu scelto Moro, e molti dei principali protagonisti della vicenda hanno nomi che iniziano per Mor, perché il cognome dell'esponente della DC si ricollegava simbolicamente al Principe che doveva presiedere alle regole della generazione della società ideale.
Da notare che anche la città scelta per l’operazione non è casuale. Roma infatti può essere letta al contrario come AMOR. Simbolicamente quindi nella città di Amor, si sacrifica Moro, per dare inizio ai lavori di ricostruzione della civilità ideale diversa da quella del passato.
Il sequestro Moro è quindi il segno, l’inizio, la svolta epocale di una nuova epoca e una nuova generazione. L’epoca in cui tutte le nazioni saranno unite in una società ideale rosacrociana
Nel 1978 infatti parte lo Smec, il processo per la moneta unica, che è la tappa più importante non solo dell’Unione Europea, ma una delle tappe fondamentali per la creazione del Nuovo Ordine Mondiale.
Il sequestro Moro segna, insomma, una tappa fondamentale di portata storica nelle vicende mondiali del NWO.
Indica lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo ordine mondiale.
Da quel momento infatti si accelerano le tappe per arrivare all’attuale UE, al Trattato di Lisbona e ad un mondo sempre più accentrato.
Concludiamo questo paragrafo chiedendovi di visionare la foto in alto, all'inizio dell'articolo.
Ad un esperto di simbolismo la foto apparirebbe chiara:
Sopra la testa di Moro campeggia la stella a 5 punte delle BR, sì, ma anche della massoneria. Lo stesso stemma – guarda caso - della Repubblica Italiana.
Davanti a Moro compare il titolo di un quotidiano: La Repubblica. Guarda caso.
Moro, Stella massonica, quotidiano La Repubblica, La Repubblica di Platone, Città del Sole, Principe Mor.


4. Conclusioni.
Ci sarebbe altro da dire e da scrivere, altro da cercare, spiegare, ecc.
Nelle operazioni rosacrociane nulla viene lasciato al caso, e tutto viene curato simbolicamente nei più piccoli particolari; nel caso Moro troviamo simbolismo dal nome del quartiere in cui avviene il rapimento (Trionfale) al numero delle lettere inviate dai brigatisti (9, come il numero di Via Caetani, che era numero importantissimo per Dante, essendo il numero di Beatrice, che simbolicamente rappresentava l’organizzazione dei Fedeli D’Amore cui Dante apparteneva).
Se gli storici e gli esperti di cronaca giudiziaria fossero maggiormente a conoscenza del sistema di funzionamento delle società segrete, capirebbero al volo il ruolo di Markevitch nella vicenda, che è ben più di quella di un “semplice intermediario”.
Se tali studiosi affrontassero le problematiche della massoneria e delle società segrete, molti dubbi si chiarirebbero e molte domande troverebbero risposta.
Nella prefazione al libro di De Lutiis “Il lato oscuro del potere” il senatore Pellegrino scrive che prima di iniziare ad occuparsi di stragismo, era convinto che la storia italiana fosse intrisa di “misteri”; ma – scrive il senatore – raggiunsi ben presto una convinzione opposta e cioè che la storia del nostro paese non fosse poi tanto misteriosa perché già suscettibile, per grandi linee, di una lettura organica e coerente”.
Aggiungo io: se ai materiali giudiziari e storici si aggiungessero quelli esoterici, la lettura sarebbe organica e coerente non solo a grandi linee, ma nella sua completezza.
Per quanto mi riguarda, mi sono addentrato da relativamente pochi anni negli studi esoterici e spesso brancolo nel buio, chiedendo aiuto ad amici, studiosi di esoterismo e non, per cercare di muovermi in un settore ancora per molti versi sconosciuto.
Tempo fa sulla rivista esoterica Hera, diretta da Gianfranco Carpeoro, massone e esperto di simbologia, nello speciale Massoneria, venne citato il mio nome, indicando i miei studi sulla Rosa Rossa come interessanti e condotti con rigore.
Come dissi a Carpeoro, la cosa mi ha fatto piacere, considerandolo un attestato di correttezza degli studi compiuti fin qui, ma al tempo stesso mi ha dato anche un profondo senso di tristezza. Trovo triste infatti che ad occuparsi di queste cose sia io, che fino a poco tempo fa non sapevo neanche cosa significasse “esoterismo” e consideravo il simbolismo materia da sciroccati fuori di testa, e rimangano fuori dal gioco persone che studiano queste cose da decenni.
Carpeoro mi ha risposto: “se certe cose le dice un massone non è credibile, perché lo si accuserebbe di faziosità e di chissà quali interessi; le persone razionali e scientifiche non si possono approcciare al problema; tu invece sei nel mezzo, che è la posizione migliore”.
E’ auspicabile, in futuro, che menti raffinate, intelligenti e oneste intellettualmente come De Lutiis, Flamigni, e tanti altri, indaghino anche il lato esoterico delle vicende mondiali, per comprendere così le parti ancora inspiegate, ma spiegabilissime, delle vicende che hanno studiato.
Ed è auspicabile in futuro la collaborazione tra i due mondi, esoterico e razionale, per dare ciascuno un maggiore impulso all’altro e a se stesso.
Solo così si darà luce a quel “lato oscuro del potere” che oscuro non è, se letto in chiave simbolica e ricostruito tenendo conto dell’importanza e del ruolo della massoneria nei secoli precedenti e attuali; e solo così si ricostruiranno molte vicende non a grandi linee, come scrive il senatore Pellegrino, ma in ogni linea.




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A Gabriella Carlizzi, incompresa in vita, che ha dato spunto a questo articolo evidenziandomi il ruolo della Rosa Rossa nel sequestro Moro, e dando quindi inizio alla ricerca.
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MessaggioInviato: Lun Mar 07 2011, 18:34:41    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Lun Mar 07 2011, 23:10:28    Oggetto:  
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Bell'articolo, complimenti... e potrebbe essere completato con tante altre cose...
Viterbo ancora Gradoli
le Br esoteriche + OTO
il funerale Moro 13 maggio
Moro Gran Maestro... si dice
... e molto ancora....

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MessaggioInviato: Mer Mar 16 2011, 10:53:00    Oggetto:  
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Moro, un testimone racconta: “Controllavamo il covo Br di via Montalcini”
Via Montalcini, uno dei misteri italiani. Sul covo delle Br del quartiere Portuense di Roma, che secondo la ricostruzione ufficiale è stata la prigione di Moro per tutti i 55 giorni del drammatico sequestro, ora emergono nuovi elementi. Alla vigilia della commemorazione per il 33esimo anniversario del rapimento dl presidente della Dc Aldo Moro e l’uccisione della sua scorta in via Fani sul sito
viene pubblicato un articolo dove viene riportata la testimonianza di una persona che nel 1978 era un militare di leva.

L’uomo racconta alla giornalista e scrittrice Stefania Limiti, autrice de “L’anello della Repubblica” (edito da Chiarelettere) che durante il rapimento venne scelto per far parte di un gruppo di dieci uomini chiamati per tenere sotto osservazione via Montalcini. Era il 23 aprile del 1978. L’uomo, già ascoltato dalla Procura di Roma, racconta: “Ci dissero di tenere sotto osservazione l’appartamento dove era sequestrato l’onorevole Aldo Moro. Il nostro compito principale – continua – era controllare tutti i movimenti provenienti da quell’appartamento. Avevamo una postazione di controllo: sulla strada era situato un lampione per l’illuminazione stradale che fu smontato pezzo per pezzo da falsi tecnici dell’Enel, portato in una caserma dei Carabinieri dove fu installata una micro telecamera all’interno della lampadina: serviva per vedere gli spostamenti all’interno dell’appartamento”.

Lo statista democristiano fu tenuto prigioniero dai brigatisti fra il 16 marzo e il 9 maggio del 1978. L’appartamento di via Montalcini a Roma, era intestato alla brigatista Anna Laura Braghetti, e sulla ‘prigione’ al Portuense, pesano da sempre delle ombre. Un luogo immortalato dalle terribili foto dei brigatisti che ritrassero il politico nella feroce immagine della prigione-sgabuzzino delle fotografie inviate ai quotidiani di allora. Moro fu ucciso nel garage del palazzo di via Montalcini 8 alle 6 del mattino e poi trasportato in via Caetani in una Renault 4 rossa rubata. La polizia a pochi giorni dalla strage di via Fani, quando alla polizia arriva una prima segnalazione, forse una voce generica, forse una soffiata precisa, entrano nel palazzo di via Montalcini ma non perlustrano l’interno 1. Gli agenti bussano anche ma poi, inspiegabilmente, vanno via.

Nel libro della Limiti, il militare rivela: “Dovevamo poi sorvegliare i movimenti intorno al palazzo e tenere sotto osservazione i bidoni della spazzatura. Moro era tenuto, ci dissero, nell’appartamento del piano rialzato, quello con il giardinetto. In quello del primo piano erano stati messi microfoni ad alta ricezione, in grado di captare anche i più piccoli rumori. Roba sofisticata per l’epoca, forniti, infatti, da agenti stranieri”. E sulla famigerata Renault 4 rossa aggiunge: “Ricordo di aver visto la Renault 4 rossa parcheggiata nel cortile che dava ai garage e un’altra auto, una Rover con targa straniera e con una o forse più multe poste sul parabrezza. Un giorno fu portata via e fui piuttosto sconcertato quando la rividi nello spiazzo della caserma di via Aurelia. La ‘missione‘ durò fino all’8 di maggio, un giorno prima dell’epilogo tragico del sequestro. Ci dissero che il nostro compito era finito e che ci avrebbero rispedito alle nostre destinazioni. Rientrai ad Avellino e – conclude – poi ho avuto il foglio di trasferimento per Battipaglia. Mi è stato esplicitamente detto di dimenticare quello che avevo visto e fatto a Roma”.

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Tina Anselmi, 14 aprile 1983: «Strano atteggiamento del Pci... non mi pare che voglia andare a fondo. La stessa richiesta loro di non approfondire il filone servizi segreti fa pensare che temano delle verità che emergono dal periodo della solidarietà. Ipotesi: ruolo di Andreotti, che li ha traditi? O coinvolgimento di qualche loro uomo? Più probabile la prima ipotesi. Mi pare che Br e P2 si siano mosse in parallelo e abbiano fatto coincidere i loro obiettivi sul rapimento e sulla morte di Moro».

da «La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi», a cura di Anna Vinci ,Chiarelettere.

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MessaggioInviato: Ven Ago 15 2014, 18:50:05    Oggetto:  
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Carissimi eccomi qua ,forse sembrero' un po dietrologo,ma questa cosa mi gira in testa da una vita e ascoltando le tesi di solange manfredi corroborate da documenti desecretati mi sono convinto sempre di piu' che la vicenda moro sia stata una "sinergia" tra servizi segreti guidati dai due piu' noti “cia e kgb”,l'agguato poi e' la dimostrazione lampante di come la collaborazione abbia dato i suoi frutti avvelenati,viene in mente l'esempio un po' prosaico l'ammetto dell'indumento di marca costoso e made in italy,fatto in pakistan,importato dai cinesi sotto la supervisione del mercato globale,alla fine la targhetta del made in italy viene attaccata un attimo prima di finire sugli scaffali dei nostri negozi,ecco le b.r. questo hanno fatto,hanno messo il marchio senza partecipare all'agguato, al massimo come autisti o pali,del resto come avrebbero potuto,con la preparazione militare scadente che avevano per cui anche gambizzare un soggetto diventava problematico,sparare quella quantita' di colpi addirittura con una skorpio ritenuta una delle peggiori armi da guerra dell'epoca avrebbe provocato danni collaterali incalcolabili,per non parlare poi di moretti,senzani,savasta che secondo il mio punto di vista avevano accettato di farsi infiltrare e manovrare allo scopo di ottenere una amnstia quando sarebbero finiti i giochi , infatti cosi' e' successo,adesso hanno tutti un lavoro molto piu' che dignitoso dopo aver scontato qualche anno di galera  e di regime di semi liberta',fosse capitato ad uno di noi avrebbero "buttato la chiave"!
Ritengo altresi' fuorvianti e false le affermazioni del signor pieczenik,che ha detto tutto e il suo contrario,ad esempio reputa le b.r. un mucchio di incapaci ma poi li ritiene gli unici esecutori materiali dell'agguato,cosi' coglioni da farsi ingannare a livello politico ma cosi' preparati e spietati a livello militare!Dice di essere venuto di sua iniziativa senza il benestare di nessun organo governativo statunitense,ma poi quando parla del suo operato usa sempre il noi,concludendo l'intervista con un “non ho nessun rimpianto per quello che alla fine e' successo!!Chi e' il terrorista ? Ma per favore!Questo pseudo-psichiatra rappresentante di una categoria che a torto viene annoverata tra quella degli scienziati pretende di essere creduto ancora oggi.Secondo il mio modestissimo parere in quel periodo e tuttora siamo cerniera e terra di frontiera tra interessi geopolitici che sempre piu' spesso convergono in disegni e progetti criminali comuni, attuati e portati a termine in maniera spietata.
Acortraps
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MessaggioInviato: Ven Ago 15 2014, 20:40:07    Oggetto:  
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...

Ultima modifica di Ospite il Mar Ott 21 2014, 06:33:44, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Sab Ago 16 2014, 07:01:22    Oggetto:  risposta
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Citazione:
Spartaco potresti essere più preciso? A cosa ti riferisci? Perché non si capisce bene. Almeno secondo me.






Mi riferisco al fatto che secondo il mio parere il sequestro e l'uccisione di moro fu un'operazione congiunta cia-kgb,con le br esecutori solo amministrativi(autisti,pali,guardiani dell'ostaggio),e' chiaro che dietro c'e' la massoneria,del resto se vuoi agire nell'ombra i servizi segreti sono la prima cosa,ma io non escluderei quelli dell'est,all'epoca sotto la supervisione di quello sovietico,mi risulta che la parte militare del sequestro fu opera del servizio segreto della ex cecoslovacchia (stb) come mi risulta il fatto che moro durante il sequestro non fu mai portato fuori roma,le tracce o presunte tali ritrovate sulle scarpe e sui calzoni del presidente della dc (catrame e licheni di macchia mediterranea)sono un ulteriore depistaggio di questa vicenda,depistaggio a cui concorre tuttora il signor pieczenick,vedi l'ultima intervista rilasciata a minoli su radio24,tutto fumo negli occhi di noi comuni mortali,come dice l'entita' nel bellissimo "piazza delle cinque lune"all'ultimo piano della scuola di lingue hyperion di parigi,i cosidetti capi delle principali formazioni clandestine dell'epoca andavano d'amore e d'accordo perche' avevano tutti lo stesso fine ,continuare quello che yalta(churchill,roosevelt,stalin) con i primi due sicuri massoni,aveva deciso.


Ultima modifica di Ospite il Mar Ago 19 2014, 11:48:47, modificato 2 volte in totale
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fabio85

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MessaggioInviato: Sab Ago 16 2014, 12:38:34    Oggetto:  
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Sono le tesi contenute nel film del Regista Renzo Martinelli "Piazza delle 5 lune".


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MessaggioInviato: Sab Ago 16 2014, 12:50:03    Oggetto:  
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Citazione:
Sono le tesi contenute nel film del Regista Renzo Martinelli "Piazza delle 5 lune".




Sono le tesi di flamigni scritte nel libro la tela del ragno riprese poi da martinelli per il suo film,tesi che condivido,specie quella che vede moretti come "capo anomalo" delle br,poi ripresa e allargata nell'altro suo libro "la sfinge delle br". Flamigni al pari di altri come solange manfredi e giuseppe de lutiis hanno acceso delle luci su questo ennesimo,oscuro mistero italico.
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