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TERREMOTO AD HAITI
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Eli

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italy
MessaggioInviato: Mar Gen 19, 21:14:34    Oggetto:  
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Nel frattempo, i marines inviati da Obama hanno circondato il palazzo presidenziale, peraltro semi-crollato ed abbandonato, in spregio a qualsiasi accordo internazionale o coordinamento con gli altri paesi che concorrono ai soccorsi. Questa volta quale pretesto useranno? La sicurezza del popolo haitiano? Il mantenimento della democrazia? O il salvataggio dei cessi del presidente?
Non c'è proprio limite all'arroganza, approfittano anche delle disgrazie altrui.

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Un altro mondo non solo è possibile.
Nei giorni tranquilli lo sento respirare.
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MessaggioInviato: Mar Gen 19, 21:14:34    Oggetto: Adv



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sR

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stkitts_nevis
MessaggioInviato: Mar Gen 19, 21:23:44    Oggetto:  
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arriva anche nostro signore della coordinazione, tal guido bertolaso
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...e quindi uscimmo a riveder le stelle. Dante Alighieri Canto XXXIV Inferno
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Eli

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MessaggioInviato: Mer Gen 20, 12:37:32    Oggetto:  
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Guido Bertolaso, medico infettivologo, è il nipote del potente cardinale Ruini.
Vi dice niente ciò? Shocked

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giu42su

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MessaggioInviato: Dom Gen 24, 18:45:13    Oggetto:  
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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6696

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HAITI. UN TERREMOTO ARTIFICIALE PROVOCATO DAGLI USA ?
FONTE: VOLTAIRENET.ORG


Secondo Russia Today, il presidente del Venezuela, Hugo Chávez Frías, ha dichiarato che è possibile che gli Stati Uniti abbiano provocato la serie di terremoti, della scorsa settimana, nei Caraibi, tra cui quello che ha colpito Haiti.
Secondo ViveTv, è l'esercito russo che ha parlato di questa possibilità. In ogni caso, Venezuela, Bolivia e Nicaragua hanno chiesto la convocazione urgente del Consiglio di sicurezza.
La commissione dovrebbe esaminare queste accuse, e l'invasione "umanitaria" di Haiti da parte delle truppe statunitensi.

Stranamente, la fonte TV venezuelana indica come fonte delle sue accuse l'esercito russo, mentre la televisione russa indica come origine delle stesse accuse il presidente Chavez.

Una relazione della Flotta russa del Nord rivelerebbe che il terremoto che ha devastato Haiti è inequivocabilmente "il risultato di un test, da parte della U. S. Navy, della sua arma sismica".

La Flotta del Nord osserva i movimenti e le attività navali degli americani nei Caraibi, dal 2008 quando gli Stati Uniti hanno annunciato la loro intenzione di ricostruire la Quarta Flotta che fu sciolta nel 1950. La Russia aveva reagito un anno più tardi, riprendendo nella regione le esercitazioni della sua flotta, di cui fa parte l'incrociatore atomico lancia-missili Pietro il Grande; esercitazioni sospese dopo la fine della Guerra Fredda.
Dalla fine degli anni '70, gli Stati Uniti hanno enormemente migliorato la ricerca sulle armi sismiche.
Secondo questo rapporto russo, al giorno d'oggi gli USA utilizzano generatori di impulsi, al plasma e a risonanza, in tandem con bombe Shockwave (a onde di choc)[1]

Il rapporto mette a confronto due esperimenti condotti dalla U.S. Navy la settimana scorsa: un terremoto di magnitudo 6,5 vicino alla città di Eureka, California, che non ha fatto vittime, e il terremoto dei Caraibi che ha fatto almeno 140 000 morti.

Come spiega il rapporto, è molto probabile che la U.S. Navy fosse pienamente consapevole dei danni che questa esperienza poteva provocare ad Haiti.
Per questo, la U.S. Navy aveva inviato in anticipo sull'Isola una postazione al comando del generale P.K. Keen, comandante in seconda del SouthCom (Southern Command), per sorvegliare le possibili operazioni di soccorso.
Per quanto riguarda l'obiettivo finale di questi esperimenti, dice il rapporto, si trattava della pianificazione della distruzione dell'Iran per mezzo di una serie di terremoti al fine di neutralizzare l'attuale governo islamico.
Secondo il rapporto, il sistema sperimentale degli Stati Uniti Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program) permetterebbe inoltre di creare delle anomalie climatiche al fine di provocare inondazioni, siccità e uragani [2]

Secondo un precedente rapporto, i dati disponibili coincidono con quelli del terremoto di magnitudo 7,8 sulla scala Richter che si è verificato nel Sichuan (Cina), il 12 maggio 2008, provocato ugualmente dalle onde elettromagnetiche di HAARP.

Sono state osservate delle correlazioni tra l'attività sismica e la ionosfera di HAARP:

1. I terremoti in cui la profondità è linearmente identica nella stessa faglia, sono provocati da una proiezione lineare di frequenze indotte.

2. Dei satelliti coordinati fra loro consentono di generare delle proiezioni, concentrate, di frequenze in punti specifici (detti Seahorse).

3. Un diagramma mostra che i terremoti considerati artificiali si propagano linearmente alla stessa profondità:

Località Data Profondità

Venezuela 08 gennaio 2010 10 km
Honduras 11 gennaio 2010 10 km
Haiti 12 gennaio 2010 10 km

Anche le repliche sono sono state osservate a circa 10 km di profondità.

Dopo il terremoto, il Pentagono ha annunciato che la nave ospedale USNS Comfort, ancorata a Baltimora, ha ordinato al suo equipaggio l'imbarco e ha fatto rotta verso Haiti, anche se ci vogliono alcuni giorni per raggiungere la meta.
L'ammiraglio Mike Mullen, capo di stato maggiore, ha detto che le Forze Armate degli Stati Uniti stava preparando un'emergenza per questa calamità.
Il generale Douglas Fraser, comandante in capo del SouthCom, ha dichiarato che alcune navi della Guardia Costiera e della Navy sono stati inviate sul posto, nonostante avessero del materiale e degli elicotteri in numero limitato.
La portaerei USS Carl Vinson è partita da Norfolk (Virginia), con una dotazione completa di aerei ed elicotteri. E 'arrivata ad Haiti il pomeriggio del 14 gennaio, ha detto Fraser. Ulteriori gruppi di elicotteri si aggiungeranno al Carl Vinson, ha continuato.

L'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), era già sul posto ad Haiti prima del terremoto.
Il presidente Obama è stato informato del terremoto alle 17 e 52 del 12 gennaio, e ha ordinato l'invio dei soccorsi per il personale della sua ambasciata e gli aiuti necessari alla popolazione.
Secondo il rapporto russo, il Dipartimento di Stato, l'USAID e il SouthCom hanno iniziato l'invasione umanitaria impiegando 10 000 soldati e mercenari, al posto dell'ONU, per il controllo del territorio di Haiti dopo il "devastante terremoto sperimentale".

Fonte RUSSIA TODAY

Note:

[1] "Les armes sismiques" (le armi sismiche) di Jean-Pierre Petit. Traduzione: "The quake machine". L'arma sismica.

[2] Ufficialmente le force US erano in postazione intorno Haiti per una esercitazione militare che simulava ... un intervento umanitario in Haiti. « Defense launches online system to coordinate Haiti relief efforts », di Bob Brewin, Govexec.com, 15 jgennaio 2010.

[3] "Le Programme HAARP : science ou désastre ?" (Il programma HAARP: scienza o disastro?) di Luc Mampaey, Gruppo di ricerca e d'informazione sulla pace e la sicurezza (Bruxelles, 1998).


Versione originale:

Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article163625.html
22.01.2010

Versione italiana:

Fonte: http://tuttouno.blogspot.com/
Link: http://tuttouno.blogspot.com/2010/01/haiti-un-terremoto-artificiale_22.html
23.01.2010

Traduzione a cura di GIUDITTA
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giu42su

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MessaggioInviato: Dom Gen 24, 18:49:21    Oggetto:  
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qui anche una interessante riflessione di Mazzucco
http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3473
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giu42su

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MessaggioInviato: Dom Gen 24, 21:26:24    Oggetto:  
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altre notizie interessanti per chiarirsi il quadro...

http://www.effedieffe.com/content/view/9386/164/
Haiti: era in corso un’esercitazione profetica
MAURIZIO BLONDET
E’ facile sconfinare nel classico sintomo dei paranoici, ma - dopo New York e Londra - un altra simulazione è diventata realtà. Un’esercitazione che simulava un disastro naturale ad Haiti, nel quadro di un progetto chiamato «Transnational Information Sharing Cooperation», un giorno prima del terremoto. Una coincidenza che, certo, fa pensare.
EFFEDIEFFE.COM

qui un articolo di Michel Chossudovsky che approfondisce la notizia:
http://hcvanalysis.wordpress.com/2010/01/22/haiti-earthquake-what-did-pentagon-know-and-when-did-it-know-it/

sapevate che haiti ha una allettante riserva di petrolio e gas e altre risorse minerarie? http://www.margueritelaurent.com/pressclips/gas_oil.html#gasHaiti
http://open.salon.com/blog/ezili_danto/2010/01/22/did_mining_and_oil_drilling_trigger_the_haiti_earthquake

(cìè un'anima bella che ha voglia di tradurre gli articoli?)
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kojiki

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MessaggioInviato: Mar Feb 02, 08:22:30    Oggetto:  
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HAITI. DONAZIONI PER PAGARE UN DEBITO ABIETTO

Una delle più grandi operazioni di soccorso della storia potrebbe essere molto simile a quella fatta dopo lo tsunami del 2004, tranne che il modello di ricostruzione adottato è radicalmente diverso. Haiti è stata parzialmente distrutta in seguito ad un terremoto di magnitudo 7. Tutto il mondo la compiange e i mezzi di comunicazione, offrendo immagini apocalittiche, continuano a riproporci modi e maniere in cui i generosi Stati si prodigheranno. Ci viene detto che bisogna ricostruire Haiti, quel paese vinto dalla miseria e dalla “catastrofe”. Ci ricordano impetuosamente che è uno dei Paesi più poveri del mondo, ma senza spiegarci il motivo di tutto ciò. Ci lasciano credere che questa povertà è un fatto irrimediabile, senza motivo plausibile: “Sono colpiti dalla sfortuna”.

E’ fuor di dubbio che quest’ultima catastrofe naturale ha causato danni umani e materiali tanto enormi quanto inaspettati. Siamo tutti d’accordo nell’ affermare che misure d’aiuto urgenti siano d’obbligo. Tuttavia la povertà e la miseria che contraddistinguono questo Paese non sono dovuti a questo terribile terremoto. Bisogna ricostruire il Paese perché già prima era stato privato dai mezzi necessari per farlo. Haiti non è un paese né libero né sovrano.

Negli ultimi anni la sua politica interna è guidata da un governo costantemente sotto pressione da influssi esterni e manovrata da gruppi di potere locali.
Haiti è stata tradizionalmente denigrata e spesso descritta, nel migliore dei casi, come un paese violento, povero e repressivo. Non ci sono note che ci ricordino la conquista dell’indipendenza avvenuta nel 1804 dopo una crudele lotta contro le truppe napoleoniche. Anziché sottolineare il profilo umanitario e la lotta per i diritti umani, saranno la barbarie e la violenza le caratteristiche attribuite agli haitiani. Eduardo Galeano parla della “maledizione bianca”: “Al confine di stato, dove finisce la Repubblica Dominicana ed inizia Haiti troviamo un grande cartello che avverte: ’Il varco maledetto. Dall’altra parte troverete l’inferno. Sangue e fame, miseria e pestilenze’” [1]

È essenziale ricordare la lotta di liberazione condotta dal popolo haitiano, perché in rappresaglia a questa doppia rivoluzione, anti-schiavista ed anti-coloniale, il paese ebbe ad affrontare "il salvataggio francese di indipendenza”, corrispondente a 150 milioni di franchi in oro (ovvero il bilancio annuale della Francia all’epoca). Nel 1825, la Francia decise che "gli attuali abitanti della parte francese di Santo Domingo versassero alla cassa federale erariale della Francia, anno dopo anno in cinque rate annue, il primo a scadenza 31 dicembre 1825, la somma di centocinquanta milioni di franchi, come riscatto d’indennizzo agli antichi coloni che chiedevano un risarcimento” [2]. Oggi si parlerebbe di 21.000 milioni di dollari. E cosi che dall’inizio della sua indipendenza Haiti parte con un debito molto alto, debito che sarebbe lo strumento neocoloniale per facilitare l’accesso alle numerose risorse naturali del paese.

Il pagamento del riscatto è stato quindi un elemento fondante dello Stato haitiano. In termini giuridici ciò significa che esso è stato contratto da un regime dispotico e usato contro gli interessi della popolazione. La Francia e poi gli Stati Uniti, la cui area di influenza si consolida ad Haiti dal 1915, sono interamente responsabili. Anche se sarebbe stato possibile affrontare le dolorose responsabilità del passato nel 2004, la Commissione Régis Debray [3], scelse di scartare l’idea di una restituzione della somma, sostenendo che era "priva di fondamento giuridico” e che avrebbe potuto aprire un "vaso di Pandora”. Le richieste del governo di Haiti furono respinte dalla Francia: non c’è posto per le riparazioni. La Francia non ha riconosciuto il suo ruolo nel dono infame che fece al dittatore "baby doc" Duvalier [Jean-Claude Duvalier, figlio di Francois Duvalier,”papa doc”] nel suo esilio, offrendogli l’immunità e lo status di rifugiato politico.

Il regno dei Duvalier iniziò nel 1957 con l’aiuto degli Stati Uniti, e finì nel 1986 quando il figlio “baby doc” fu rovesciato da una rivolta popolare. La violenta dittatura, ampiamente sostenuta dall’Occidente, governò per quasi 30 anni ed è stata caratterizzata da una crescita esponenziale del debito. Tra il 1957 e il 1986, il debito estero aumentò del 17,5%. Al momento della fuga di Duvalier, ammontava a 750 milioni di dollari. Successivamente aumentato, con gli interessi e le sanzioni, arrivò a più di 1.884 milioni di dollari [4]. Questo debito, lungi dal servire per la popolazione, che continuò a impoverirsi, aveva lo scopo di arricchire il regime. Quindi si tratta di un debito abbietto. Recenti ricerche hanno dimostrato che le fortune personali della famiglia Duvalier (ben protette in conti bancari occidentali) ammontavano a circa 900 milioni di dollari, ovvero un importo superiore al debito totale del paese al momento della fuga di “Baby Doc “. Vi è un processo in corso presso la giustizia svizzera per la restituzione allo Stato haitiano dei beni mal amministrati durante la dittatura dei Duvalier. Tali beni sono però, attualmente, congelati dalla banca svizzera UBS, che impone condizioni intollerabili per la restituzione di quei fondi [5]. Jean Baptiste Aristide, in un primo momento eletto con molto entusiasmo dal popolo, fu in un secondo tempo accusato di corruzione e deposto. A costo di diventare un fantoccio degli Stati Uniti è stato riportato al potere solo per essere, infine, catturato ed espulso dalle truppe di coloro a cui doveva il potere. Aristide, purtroppo, non è stato immune all’uso improprio e alla malversazione dei fondi stabilito da Duvalier. Inoltre, secondo la Banca mondiale, tra il 1995 e il 2001, il servizio del debito, cioè gli interessi più l’ammortizzamento del capitale, ha raggiunto la notevole quantità di 321 milioni di dollari.

Tutti gli aiuti finanziari proclamati fino a questo momento a causa del terremoto sono già compromessi per il pagamento del debito estero.

Secondo le ultime stime, oltre l’80% del debito estero di Haiti è di proprietà della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo [Inter-American Development Bank (IDB)], ciascuna con il 40%. Sotto il loro controllo, il governo ha applicato i "piani di aggiustamento strutturale" camuffati sotto il nome di "Piani strategici per la riduzione della povertà” (DSRP). In cambio del rilancio dei prestiti, vennero concesse ad Haiti delle riduzioni o annullamenti del debito, insignificanti in sé, ma mirati ad edulcorare l’immagine di “buona volontà” dei creditori. L’inclusione di Haiti nella Iniciativa Paises Pobres Muy Endeudados (PPME) [Paesi Poveri Molto Indebitati] è una tipica manovra di riciclaggio del ripugnante debito, come egualmente è avvenuto nella Repubblica Democratica del Congo. Così facendo si rimpiazza l’ esecrabile debito già esistente con altri nuovi, che si presumono legittimi. CADMT ritiene tali nuovi prestiti sempre parte dei vecchi odiosi debiti, giàcche servono sempre per estinguere a monte; c’è per tanto una continuità del delitto.

Nel 2006, quando il FMI, la Banca Mondiale e il Club di Parigi decisero che Haiti dovesse far parte dell’iniziativa PPME, il totale complessivo di debito pubblico estero era di 1.337 milioni di dollari. Nel momento clou dell’iniziativa (giugno 2009), il debito era 1.884 milioni di dollari. Fu deciso l’annullamento del debito per un importo di 1.200 milioni di dollari per far si che questo “fosse sostenibile”. Nel frattempo, piani di adeguamento strutturale distruggevano tutto il paese, in particolare il settore agricolo, i cui effetti portarono alla crisi alimentare del 2008. L’agricoltura contadina haitiana fu succube dello smaltimento dei prodotti agricoli americani. "Le politiche macroeconomiche sostenute da Washington, l’ONU, il FMI e della Banca mondiale non si preoccupano per nulla del bisogno di sviluppo e di protezione del mercato interno. L’unica preoccupazione di queste politiche è la produzione a basso costo per l’esportazione verso il mercato mondiale " [6]. È quindi sconvolgente sentire che il FMI si dice “pronto ad esercitare le proprie funzioni con un adeguato sostegno nei settori di competenza". [7]

Come espresso nel recente appello internazionale, “Haiti ci chiama alla solidarietà e al rispetto per la sovranità popolare": "Negli ultimi anni, insieme a molte organizzazioni haitiane, abbiamo denunciato l’occupazione militare da parte delle truppe ONU, l’impatto della dominazione imposta dal debito esterno, il commercio senza regole, il saccheggio della natura e la propagazione di interessi globali. Le condizione di vulnerabilità del paese di fronte ad eventi naturali - causate in gran parte dalla devastazione dell’ambiente, dalla assenza di infrastrutture di base, dalla impossibilità dello Stato ad agire - non sono lontane dalle azioni che storicamente attentano contro la sovranità popolare.”

"È giunto il momento per i governi che fanno parte della MINUSTAH [“United Nations Stabilization Mission in Haiti “ N.d.r.], le Nazioni Unite e in particolare la Francia e gli Stati Uniti, i governi fratelli di Sudamerica, di rivedere le politiche che lavorano contro i bisogni fondamentali della popolazione haitiana. Noi sollecitiamo questi governi e le organizzazioni internazionali a sostituire l’occupazione militare con una vera missione di solidarietà, così come la urgente cancellazione del debito estero che altro non è che una illegittima azione che Haiti sta ancora pagando sulla sua pelle” [8].

Al di là della questione del debito, si teme che gli aiuti facciano la stessa fine che fecero nella triste tragedia dello tsunami del dicembre 2004 in diversi Paesi dell’Asia (Sri Lanka, Indonesia, India e Bangladesh) [9], oppure dopo l’uragano Jeanne nella stessa Haiti nel 2004. Le promesse non sono state soddisfatte e una gran parte dei fondi sono stati utilizzati per arricchire le società straniere o cupole locali. Queste “generose donazioni” provengono soprattutto da parte dei creditori del paese. Piuttosto che fare donazioni, non sarebbe preferibile l’annullamento dei debiti che Haiti ha con loro, immediatamente senza indugi e senza obblighi? Possiamo veramente parlare di aiuti, sapendo che la maggior parte di questo denaro servirà a coprire il debito estero o ad accrescere “progetti di sviluppo nazionale”, in conformità agli interessi dei creditori e di quelle stesse oligarchie locali? È chiaro che, senza queste donazioni sarebbe impossibile esigere il rimborso immediato di un passivo la cui metà, almeno, corrisponde ad un ripugnante debito. Le grandi conferenze internazionali di qualsiasi G8 o G20 ampliato alle IFI [“International financial institutions”, istituzioni finanziarie internazionali N.d.r], non contribuiranno a far progredire lo sviluppo di Haiti, bensì serviranno per ricostruire gli strumenti a loro necessari per ristabilire solidamente il controllo neocoloniale del Paese. Cercheranno di garantire il proseguo del rimborso del debito, sul quale si basa la sottomissione, come è già successo negli ultimi tentativi di ridimensionamento del debito.

Al contrario, è la sovranità nazionale la condizione fondamentale per far sì che Haiti possa ricostruirsi degnamente. La completa ed incondizionata cancellazione del debito haitiano dovrebbe essere il primo passo di una politica più generale. Un modello nuovo di sviluppo alternativo alle politiche delle IFI e agli accordi finanziari (APE firmato nel dicembre 2008, Collaborazione Hope II, ecc.) è necessario ed urgente. I Paesi industrializzati che sistematicamente sfruttarono Haiti, iniziando dalla Francia e dagli Stati Uniti, devono elargire riparazioni attraverso un fondo per il finanziamento della ricostruzione controllato dalle organizzazione popolari haitiane.

Éric Toussaint
Presidente del CADTM (Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo) in Belgio. Il suo ultimo libro pubblicato è: Banque du Sud et nouvelle crise internationale, CADTM/Syllepse, 2008
http://www.voltairenet.org/article163815.html

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ireland
MessaggioInviato: Mar Feb 02, 09:25:14    Oggetto:  
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Ammesso che sia possibile creare artificialmente eventi di questo tipo, conseguentemente realizzati con l'intento di provocare crolli e distruzioni, qual'é la vera motivazione che spinge questi soggetti in questa direzione?
_________________
Nell'anno 1969 è bastata la potenza di calcolo di due Commodore 64 per mandare con successo una navicella sulla Luna .Nel l'anno 2009 è necessario un intel 2 core a 2000 Mhz per far funzionare Windows Vista....
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MessaggioInviato: Mar Feb 02, 10:56:16    Oggetto:  
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Brando ha scritto:
Ammesso che sia possibile creare artificialmente eventi di questo tipo, conseguentemente realizzati con l'intento di provocare crolli e distruzioni, qual'é la vera motivazione che spinge questi soggetti in questa direzione?


Dal mio punto di vista non credo che ci sia un motivo unico, ma di volta in volta cambia a seconda del contesto geopolitico nello scacchiere mondiale;e per tanto:

1) Avvertimento
2) Ritorsione
3) Depopolazione
4) Invasione e conquista di un territorio
5) Sperimentazione

Per esempio nel caso del Sichuan valgono i punti 1e2
Nel caso di Haiti valgono i punti 3 e 4
In Abruzzo dovrebbe essere il punto 5
ecc....

ps. ovviamente esistono anche quelli naturali;qualcuno sta studiando in merito alle differenze e pare ci sia una relazione di profondità fra quelli artificiali.
Mah; la ricerca continua....
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kojiki

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MessaggioInviato: Mar Feb 02, 11:05:54    Oggetto:  
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Anubi ha scritto:
Brando ha scritto:
Ammesso che sia possibile creare artificialmente eventi di questo tipo, conseguentemente realizzati con l'intento di provocare crolli e distruzioni, qual'é la vera motivazione che spinge questi soggetti in questa direzione?


Dal mio punto di vista non credo che ci sia un motivo unico, ma di volta in volta cambia a seconda del contesto geopolitico nello scacchiere mondiale;e per tanto:

1) Avvertimento
2) Ritorsione
3) Depopolazione
4) Invasione e conquista di un territorio
5) Sperimentazione

Per esempio nel caso del Sichuan valgono i punti 1e2
Nel caso di Haiti valgono i punti 3 e 4
In Abruzzo dovrebbe essere il punto 5
ecc....



oltre che per l'Abruzzo anche per tutti i sismi in Italia considerato che l'INGV è in possesso di Shiva....
Terremoto: All'Ingv In Funzione 'Shiva', Macchina Che Ne Simula Origine

http://it.notizie.yahoo.com/19/20100115/tit-terremoto-all-ingv-in-funzione-shiva-59fdfba.html

già postato nel forum 'terremoti in tutto il mondo'.

Per i disastrosi terremoti e inondazioni si suppone che sia HAARP a fare tutto questo.
Occorre considerare che la tecnologia HAARP non è in possesso solo degli USA.
Ovviamente sono tecnologie militari segrete.

N.B.- non si può notare la differenza fra terremoto naturale e quello artificiale.
Comunque il terremoto artificiale non è possibile provocarlo oltre i 10 km di profondità.

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amelia123

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MessaggioInviato: Sab Feb 06, 11:03:13    Oggetto:  
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Con il passare dei giorni arrivano notizie sul Terremoto che ha devastato Haiti, sembra che ci sia una battaglia tra la giusta e la falsa informazione, una cosa è certa i Militari americani hanno “conquistato” Haiti senza sparare un colpo, è bastato un piccolo intervento chirurgico per eliminare quella parte dell’Isola abitata da gente povera e che veniva sfruttata peggio degli immigrati che giornalmente raggiungono le coste italiane.

Mettiamo in chiaro questa situazione... esattamente un giorno prima del Terremoto in Haiti, il comando Militare americano responsabile per il Sud America e i Caraibi (SOUTHCOM) con Quartiere generale in Miami aveva già sul tavolo un piano di "pronto intervento", guarda caso questo piano era proprio per un intervento nell’isola di Haiti in caso di un “Hurricane” - Lunedì 11 Gennaio, Jean Demay Tecnico Manager della DISA è andato in visita al Quartier generale della SOUTHCOM a Miami per Testare un Sistema di come la DISA sarebbe stata di aiuto in caso di un Hurricane in Haiti, faccio presente che la DISA ( Defense Information System Agency) è una Brigata per l’appoggio di Truppe in combattimento che stà sotto il comando del Pentagono, il loro compito si basa su: Informatica, Telecomunicazioni, Sistema di Logistica per le Truppe Americane.

La DISA ha ricevuto l’ordine di Elaborare per la SOUTHCOM un piano in caso di disastro e Jan Demay è il responsabile per il Test che si doveva svolgere, dopo aver portato a termine il Test, l’apparato era pronto ad intervenire in caso di una Catastrofe in Haiti.
Il giorno in cui è successo il terremoto in Haiti...12 Gennaio, la SOUTHCOM era pronta ad intervenire “dal vivo” già il 13 Gennaio..cioè per quello che era stato Testato due giorni prima a Miami, Martedì il giorno in cui il Terremoto ha colpito Haiti la DISA ha aperto il suo sistema di comunicazione a tutte le Organizzazioni Umanitarie Statali e non Statali, questo progetto di informazione finanziato dalla SOUTHCOM è stato costruito tre anni fa appunto per una multilaterale via di comunicazione anche con l’Europa, nel “Programma” della DISA è compresa anche l’opzione di un Intervento Militare in caso di Catastrofe:

Larry K. Huffman ..direttore generale della Rete di comunicazione della DISA afferma che la loro Agenzia è sempre pronta a soddisfare le esigenze che la SOUTHCOM richiede in caso di Catastrofe in tutto il Mondo. La DISA e i suoi Ingegneri sono all’altezza di poter prendere il comando nella nazione dove si è manifestata “la disgrazia” e di coordinare le truppe anche in caso di Combattimenti, questa agenzia ha a disposizione il Satellite che usa il Ministero della Difesa americana e può usufruirne per poter comunicare con i Partner Europei e di tutto il mondo per poter prestare aiuto in HAITI.

Subito dopo il Terremoto la DISA ha preso il controllo dell’appoggio dato dalla SOUTHCOM dato che sono stati designati dal Governo Obama come comandanti “esperti” per il programma di Aiuti per Haiti integrando anche le Organizzazioni civili che prestano aiuti alla popolazione.. dato che tutto il sistema di comunicazione è sotto controllo delle Autorità Militari Americane...

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=17122

Commento: la casualità non esiste..come mai il Pentagono sapeva già tre anni prima che in Haiti sarebbe successa una Catastrofe e nella quale doveva reagire al più presto possibile? ..come mai il sistema della DISA che era ancora in lavorazione d’un tratto era pronto già un giorno prima del terremoto e perché è stata scelta Haiti?
Nei Caraibi ci sono altri 15 Stati che sono in pericolo come Haiti soggetti a terremoti, inoltre la stagione degli “Hurricane” è alla fine dell’Estate con l’inizio dell’Autunno, inoltre ..per le Catastrofi come quella di Haiti è la Protezione Civile che deve prendere le redini in mano e non i Militari ..i Militari hanno l’obbligo di aiutare la Protezione civile e non di occupare gli aeroporti per far atterrare solo truppe e materiale bellico da guerra negando l’atterraggio di Aerei provenienti da tutto il mondo che portavano aiuti alla popolazione di Haiti, a cosa servono 20.000 Soldati? ..caso mai doveva essere l’ONU ad interessarsi a coordinare gli Aiuti e non la DISA/SOUTHCOM che fanno parte dell’apparato militare Americano e per giunta composto da Elite di Militari e Blackwarter.

Facciamo una Analisi del perché è stata scelta Haiti:

sotto una carta dove sono segnate le riserve di Petrolio e Uranio/Oro e altro minerale pregiato...inoltre in alcune parti dell’Isola il Petrolio esce dal sottosuolo senza bisogno di trivelle ed il terreno è talmente “umido” di petrolio che basta un cerino per prendere a fuoco, ..minimo 3 Ditte Canadesi sono attive nell’Isola nella ricerca di Oro e Rame che nel giro di tre anni hanno accumulato un “impero”, le ditte sono:

St.Genevieve, Eurasian Minerals e Majescor.

La St.Genevieve ha ottenuto un contratto di 25 anni (nel 1997) dall’ex Presidente Renè Prèval, l’ex Ministro della Difesa Haitana Patrick Elie ha diffuso la notizia che non si tratta di aiuti quello che i Militai Usa stanno facendo ma di una vera e propria Invasione, inoltre da alcuni giorni vola un Aereo Cargo sulla quale è installata una Radio Trasmittente sulla zona Terremotata dalla quale via altoparlanti si avvisano i cittadini di non cercare di abbandonare l’Isola, chi ci prova verrà preso e rimandato indietro, la persona che parla al Megafono è il Console Generale di Haiti Raymond Joseph che si trova in Washington. Già nel 2008 due Scienziati: Daniel e Ginette Mathurin avevano detto che in Haiti esistevano delle grandi riserve di Petrolio e Uranio...

Sarà questo il motivo dell’occupazione?

Per cos’altro servono 10.000-20.000 soldati?

Haiti è stata occupata dagli americani per 20 anni fino al 1934...e le ultime truppe americane andarono via nel 1994.

Corrado Belli
Fonte: http://www.mentereale.com/articoli/haiti-ha-subito-un-intervento-chirurgico
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http://www.voltairenet.org/article163896.html


Il fatale premio geologico chiamato Haiti
di F. William Engdahl*

Haiti, e l’isola più grande di Hispaniola di cui fa parte, ha il fato geologico di poggiare su una delle zone geologiche più attive al mondo, dove le placche sottomarine profonde di tre immense strutture si urtano continuamente l’un l’altra – l’intersezione tra la placca tettonica nordamericana, sudamericana e caraibica. Situate sotto l’oceano nelle acque dei Caraibi, queste placche consistono in una crosta oceanica di uno spessore che va da tre a sei miglia, che galleggia sopra un mantello adiacente. Haiti è inoltre sita al margine di una regione conosciuta come il triangolo delle bermude, una vasta area dei Caraibi soggetta a strane e inspiegate perturbazioni.

Questa vasta massa di placche sottomarine sono sempre in movimento, sfregandosi reciprocamente lungo linee analoghe alle crepe di un vaso di porcellana rotto che è stato rincollato. Le placche tettoniche terrestri si muovono tipicamente l’una rispetto all’altra ad una velocità che va da 50 a 100 mm all’anno, e sono all’origine di terremoti e vulcani. Le regioni di convergenza di tali placche sono inoltre aree dove abbondanti quantità di petrolio e gas possono essere spinte in superficie dal manto terrestre. La geofisica intorno alla convergenza delle tre placche, che si trovano più o meno direttamente sotto Port-au-Prince, rende la regione soggetta a terremoti come quello che ha colpito Haiti con devastante ferocia lo scorso 12 gennaio.

Un progetto geologico attinente del Texas

Mettendo da parte l’interrogativo pertinente sull’anticipo con cui il Pentagono e gli scienziati americani avrebbero saputo che si sarebbe verificato un sisma, e sui piani del Pentagono che venivano fatti prima del 12 gennaio, emerge un’altra questione intorno agli eventi di Haiti che può aiutarci a spiegare lo strano comportamento finora dei maggiori attori del ‘soccorso’ – gli Stati Uniti, la Francia e il Canada. Oltre ad essere soggetta a violenti terremoti, Haiti si trova inoltre in una zona che, a causa della inconsueta intersezione delle sue tre placche tettoniche, potrebbe poggiare su uno dei più grandi ed inesplorati giacimenti di petrolio e gas, come pure di rari minerali preziosi di [importanza] strategica.

Le vaste riserve di petrolio del Golfo Persico e della regione che va dal Mar Rosso fino al Golfo di Aden si trovano in una zona analoga di convergenza di grandi placche tettoniche, come del resto anche le zone ricche di petrolio dell’Indonesia e le acque vicino alla costa della California. In breve, in termini di fisica terrestre, precisamente tali intersezioni di masse tettoniche, come quella che sta direttamente sotto Haiti, hanno una particolare tendenza ad essere i siti di vasti tesori di minerali, petrolio e gas, in tutto il mondo.

Significativamente, nel 2005, un anno dopo che l’amministrazione Bush-Cheney aveva deposto de facto il presidente di Haiti eletto democraticamente, ovvero Jean-Bertrand Aristide, una squadra di geologi dell’Institute for Geophysics della University of Texas hanno dato inizio ad un’ambiziosa ed approfondita mappatura in due fasi di tutti i dati geologici del bacino caraibico. Il progetto sarà ultimato nel 2011. È diretto dal dott. Paul Mann e si intitola “Il bacino caraibico, la tettonica e gli idrocarburi”. Verte sulla determinazione quanto più precisa possibile, della relazione tra le placche tettoniche nei Caraibi e il potenziale di idrocarburi – petrolio e gas.

Significativamente, gli sponsor di [questo] progetto di ricerca da milioni di dollari sotto la direzione di Mann sono le più grandi società petrolifere del mondo, compresa la Chevron, la ExxonMobil, la anglo-olandese Shell e la BHP Billiton. [1] Curiosamente, questo progetto è la prima mappatura geologica appofondita di una regione che avrebbe dovuto essere una priorità per i giganti del petrolio americani già da decenni. Data l’immensa produzione di petrolio attuale vicino al Messico, alla Lousiana e a tutti i Caraibi, oltre alla sua prossimità agli Stati Uniti – per non pensare alla stessa attenzione degli USA per la propria sicurezza energetica – è sorprendente che la regione non sia già stata mappata prima. Ora emerge che da molto tempo le maggiori società petrolifere erano almeno generalmente a conoscenza dell’enorme potenziale della regione, e che hanno apparentemente deciso di tenerlo segreto.

La scoperta super gigante di Cuba

Le prove che l’amministrazione USA abbia in mente ben più che il miglioramento della devastata popolazione haitiana, possono essere trovate nelle acque vicine a Cuba, direttamente di fronte a Port-au-Prince. Nell’ottobre 2008 un consorzio di società petrolifere guidate dalla spagnola Repsol, insieme alla società petrolifera statale cubana Cubapetroleo, hanno annunciato la scoperta di una delle più grandi zone petrolifere al mondo in acque profonde in prossimità di Cuba. È quello che i geologi chiamano un giacimento ‘super gigante’. Secondo le stime il giacimento cubano conterrebbe fino a 20 bilioni di barili di petrolio, diventando il dodicesimo giacimento super gigante di petrolio scoperto dal 1996. La scoperta fa inoltre di Cuba un altro bersaglio con alta priorità della destabilizzazione e delle altre operazioni malvage del Pentagono.

Senza dubbio a dispetto di Washington, il presidente russo Dmitry Medvedev è volato ad Havana un mese dopo la scoperta del gigantesco giacimento cubano per firmare un accordo con il sostituto presidente Raul Castro per l’esplorazione e lo sviluppo del petrolio cubano da parte delle società russe. [2]

Gli accordi petroliferi Russia-Cuba di Medvedev sono arrivati appena una settimana dopo la visita del presidente cinese Hu Jintao per incontrare il convalescente Fidel Castro e suo fratello Raul. Il presidente cinese ha firmato un accordo per modernizzare i porti cubani e ha discusso l’acquisto da parte della Cina di materie prime cubane. Senza dubbio la scoperta di petrolio cubano era prioritaria nei programmi della Cina con Cuba. [3] Il 5 novembre 2008, poco prima del viaggio del presidente cinese a Cuba e in altri paesi latino americani, il governo cinese ha pubblicato il suo primo documento programmatico sul futuro delle relazioni della Cina con l’America Latina e con le nazioni caraibiche, innalzando queste relazioni bilaterali ad un nuovo livello di importanza strategica. [4]

Il giacimento petrolifero super gigante di Cuba fa inoltre rimanere i sostenitori della teoria del ‘picco del petrolio’ ancor più con un palmo di naso. Poco prima della decisione di Bush e Blair di invadere e di occupare l’Irak, una teoria è circolata nel ciberspazio: ossia che dopo il 2010 il mondo avrebbe raggiunto un “picco” assoluto della produzione di petrolio, dando inizio ad un periodo di declino con drastiche implicazioni sociali ed economiche. I prominenti portavoce [della teoria] compresi il geologo petrolifero in pensione Colin Campbell e il banchiere del petrolio texano Matt Simmons, sostenevano che non c’era stata nessuna nuova scoperta di giacimenti super giganti di petrolio pressappoco dal 1976, e che i nuovi giacimenti trovati nelle ultime due decadi erano stati “piccolissimi” paragonati alle precedenti scoperte di giacimenti giganti in Arabia Saudita, Prudhoe Bay, Daquing in Cina e altrove. [5]

È importante notare che, più di mezzo secolo fa, un gruppo di geofisici russi ed ucraini, che lavoravano sotto segreto di stato, hanno confermato che gli idrocarburi avevano origine in profondità nel mantello terrestre, in condizioni simili a quelle di un calderone gigantesco che brucia a pressione e temperature estreme. Hanno dimostrato che, contrariamente a quanto sostenuto dalla geologia ‘tradizionale’ e accettata, gli idrocarburi non sono il risultato di frammenti di dinosauri morti, concentrati e compressi e in qualche modo trasformati in petrolio e gas milioni di anni fa, né di alghe o altro materiale biologico. [6]

I geofisici russi ed ucraini hanno allora provato che il petrolio o il gas prodotti nel mantello terrestre venivano spinti verso l’alto lungo faglie e spaccature nella terra, tanto vicino alla superficie quanto lo permetteva la pressione. Il processo era analogo alla produzione di lava liquida nei vulcani. Significa che l’abilità di trovare il petrolio è limitata, relativamente parlando, soltanto dall’abilità di identificare le spaccature profonde e l’attività geologica complessa che tendono a far salire il petrolio dalle profondità della terra. Sembra che le acque dei Caraibi, specialmente quelle di Cuba e della vicina Haiti, sono per l’appunto una regione con un’[alta] concentrazione di idrocarburi (petrolio e gas) che hanno trovato una strada per salire vicino alla superficie, forse su una scala paragonabile ad una nuova Arabia Saudita. [7]

Haiti, una nuova Arabia Saudita?

La straordinaria geografia di Haiti e di Cuba e la scoperta di riserve petrolifere di interesse mondiale nelle acque vicino a Cuba confermano gli aneddoti di importanti scoperte petrolifere in svariate parti del territorio haitiano. Potrebbero inoltre spiegare perché i due presidenti Bush ed ora il nuovo inviato speciale ad Haiti dell’ONU Bill Clinton abbiano dato ad Haiti una tale priorità. Ed ancora, potrebbero spiegare perché Washington e le organizzazioni non governative si siano mosse così rapidamente per destituire — due volte — il presidente Aristide, democraticamente eletto, il cui programma per Haiti comprendeva, tra le altre cose, proposte di sviluppo delle risorse naturali haitiane a vantaggio del popolo di Haiti.

Nel marzo 2004, alcuni mesi prima che la University of Texas e che il Big Oil americano lanciassero la loro ambiziosa mappatura dei potenziali di idrocarburi dei Caraibi, uno scrittore haitiano, il dott. Georges Michel, ha pubblicato un articolo su internet intitolato ‘Oil in Haiti’ [‘Petrolio ad Haiti’]. In esso, Michel ha scritto:

… . non è stato un segreto che nel profondo delle viscere della terra dei due stati che condividono l’isola di Haiti e nelle acque circostanti ci sono giacimenti di petrolio importanti e ancora non sfruttati. Non si sa perché non siano sfruttati. A partire dal ventesimo secolo, la carta fisica e politica dell’isola di Haiti, creata nel 1908 da Alexander Poujol e Henry Thomasset, riportava una maggiore riserva di petrolio ad Haiti, vicino alla sorgente del fiume Rio Todo El Mondo, oggi meglio conosciuto come il rio Tomondo. [8]

Secondo un articolo del giugno 2008 di Robertson Alphonse [pubblicato] dal quotidiano haitiano Le Nouvelliste en Haiti, “i segni, (indicatori), che giustificano le esplorazioni di petrolio (oro nero) ad Haiti sono incoraggianti. Nel bel mezzo dello shock del petrolio, circa 4 società vogliono ottenere le licenze ufficiali dello stato di Haiti per trivellare [alla ricerca] del petrolio”.

In quel momento, i prezzi del petrolio stavano salendo ad oltre $140 dollari al barile – dietro manipolazione da parte di varie banche di Wall Street. L’articolo di Alphonse citava Dieusuel Anglade, direttore del ministero per l’industria mineraria e l’energia dello stato di Haiti, che diceva alla stampa haitiana: “abbiamo ricevuto quattro richieste di permesso di esplorazione petrolifera … . Abbiamo avuto indicatori incoraggianti per giustificare il perseguimento dell’esplorazione di oro nero (petrolio), che si era fermata nel 1979”. [9]

Alponse ha riportato i risultati di uno studio geologico del 1979 ad Haiti di 11 pozzi petroliferi di esplorazione, trivellati nella Plaine du Cul-de-sac, sulla Plateau Central e presso L’ile de la Gonaive: “sono stati trovati indicatori superficiali (tentativi) per il petrolio nella penisola meridionale e sulla costa settentrionale, spiegava l’ingegnere Anglade, che crede fermamente nell’immediata applicabilità commerciale di queste esplorazioni”. [10]

Il giornalista Alphonse cita un memorandum del 16 agosto 1979 dell’avvocato haitiano Francois Lamothe, in cui notava che “quattro grandi pozzi sono stati trivellati” fino ad una profondità di 9000 piedi e che un campione che “è stato sottoposto ad analisi fisico-chimiche a Monaco, in Germania” aveva “rivelato tracce di petrolio”. [11]

Nonostante i promettenti risultati del 1979 ad Haiti, il dott. Georges Michel ha riportato che “le grandi società petrolifere multinazionali che operano ad Haiti hanno fatto pressioni affinché i depositi scoperti non fossero sfruttati”. [12] L’esplorazione petrolifera sulla terraferma e vicino alle coste di Haiti è stata conseguentemente interrotta di colpo.

Resoconti simili, forse meno precisi, che sostenevano che le riserve petrolifere di Haiti potevano essere enomemente più grandi di quelle del Venezuela sono apparsi sui siti internet di Haiti. [13] Allora nel 2010 il sito di notizie finanziarie Bloomberg News pubblicava quanto segue:

Il terremoto del 12 gennaio è stato su una faglia che passa vicino alle potenziali riserve di gas, ha detto Stephen Pierce, un geologo che ha lavorato nella regione per 30 anni per società che comprendevano l’ex Mobil Corp. Il terremoto potrebbe aver frantumato le formazioni roccee lungo la faglia, consentendo la temporanea penetrazione di gas o petrolio verso la superficie, ha detto lunedì scorso durante un’intervista telefonica. ‘un geologo, per quanto duro questo possa sembrare, che individui la zona di tale faglia da Port-au-Prince fino al confine cercando infiltrazioni di gas e petrolio, potrebbe trovare una struttura che non è stata trivellata,’ ha detto Pierce, direttore dell’esplorazione della Zion Oil & Gas Inc., una società con sede a Dallas che sta trivellando in Israele. [14]

In un’intervista per un quotidiano online di Santo Domingo, Leopoldo Espaillat Nanita, ex capo della Dominican Petroleum Refinery (REFIDOMSA) ha affermato, “c’è una cospirazione multinazionale per sottrarre illegalmente le risorse minerarie della gente di Haiti”. [15] I minerali di Haiti comprendono l’oro, il prezioso metallo strategico iridio e il petrolio, a quanto pare molto.

I piani di sviluppo di Aristide

Marguerite Laurent (‘Ezili Dantò’), presidente della Haitian Lawyers’ Leadership Network (HLLN), che ha prestato servizio come avvocato per il deposto Aristide, nota che quando Aristide era presidente — fino al momento della sua espulsione appoggiata dall’America durante l’era di Bush, nel 2004 — aveva sviluppato e pubblicato in forma di libro i suoi piani per lo sviluppo nazionale. Questi piani comprendevano, per la prima volta, un elenco dettagliato dei siti conosciuti dove erano situate le risorse di Haiti. La pubblicazione del piano ha fatto scoppiare un dibattito a livello nazionale sulla radio di Haiti e nei media sul futuro del paese. Il piano di Aristide era di implementare una partnership pubblico-privata per assicurare che lo sviluppo del petrolio, dell’oro e di altre risorse preziose di Haiti giovasse all’economia nazionale e alla gran parte della popolazione, e non solo alle cinque famiglie oligarchiche di Haiti e ai loro sostenitori americani, i cosiddetti Chimeres o gangster. [16]

Dalla deposizione di Aristide nel 2004, Haiti è un paese occupato, con un presidente eletto in modo discutibile, Rene Preval, un controverso seguace dei mandati di privatizzazione del FMI che, stando ai resoconti, è legato alle Chimeres o oligarchi haitiani che hanno appoggiato l’espulsione di Aristide. Significativamente, il Dipartimento di Stato americano si rifiuta di permettere il ritorno di Aristide dal suo esilio in Sudafrica.

Ora, dopo il devastante sisma del 12 gennaio, i militari statunitensi hanno preso il controllo dei quattro aeroporti di Haiti e al momento hanno circa 20 000 truppe nel paese. I giornalisti e le organizzazioni di soccorso internazionali hanno accusato i militari americani di essere più preoccupati di imporre il controllo militare, che preferiscono chiamare “sicurezza”, che di portare l’acqua urgentemente necessaria, il cibo e le medicine dagli aeroporti alla popolazione.

Un’occupazione militare americana di Haiti sotto forma di un ‘soccorso’ per un disastro sismico darebbe a Washington e agli interessi economici privati ad essa legati un premio geopolitico di prim’ordine. Prima del terremoto del 12 gennaio, l’ambasciata americana a Port-au-Prince era la quinta ambasciata più grande al mondo, paragonabile alle ambasciate americane nei posti geopoliticamente strategici come Berlino e Beijing. [17] Con lo sfruttamento di enormi nuovi giacimenti di petrolio vicino a Cuba da parte di società russe, con chiare indicazioni che anche Haiti contiene vaste quantità di petrolio, come pure di oro, rame, uranio e iridio, con il Venezuela di Hugo Chavez per vicino a sud di Haiti, un ritorno di Aristide o di qualsiasi leader popolare impegnato per lo sviluppo delle risorse per la gente di Haiti, — la nazione più povera delle Americhe — sarebbe un colpo devastante per il solo superpotere mondiale. Il fatto che subito dopo un terremoto, l’inviato speciale dell’ONU ad Haiti Bill Clinton abbia unito le forze con il nemico di Aristide, George W Bush per creare il Clinton-Bush Haiti Fund dovrebbe far riflettere tutti.

Secondo Marguerite Laurent (‘Ezili Dantò’) della Haitian Lawyers’ Leadership Network, dietro la facciata del lavoro di soccorso per l’emergenza, gli USA, la Francia e il Canada sono impegnati in una balcanizzazione dell’isola per il futuro controllo minerario. Riferisce che il Canada vuole il nord di Haiti, dove gli interessi minerari canadesi sono già presenti. Gli USA vogliono Port-au-Prince e l’isola di La Gonaive in prossimità delle coste – identificata nel libro di Aristide per lo sviluppo come una zona con vaste risorse petrolifere, e che è aspramente contesa con la Francia. [Marguerite Laurent] Afferma inoltre che la Cina, con il potere di veto dell’ONU sul paese occupato de facto, potrebbe avere qualcosa da ridire contro una tale spartizione tra USA, Francia e Canada dell’immensa ricchezza della nazione. [18]

F. William Engdahl
F. William Engdahl. Giornalista americano, ha pubblicato numerosi libri dedicati alle questioni energetiche e alla geopolitica.

Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di Micaela Marri


[1] Paul Mann, Caribbean Basins, Tectonic Plates & Hydrocarbons, Institute for Geophysics, The University of Texas at Austin. Download.

[2] Rory Carroll, "Medvedev and Castro meet to rebuild Russia-Cuba relations", London Guardian, November 28, 2008.

[3] Julian Gavaghan, "Comrades in arms: When China’s President Hu met a frail Fidel Castro", London Daily Mail, November 19, 2008.

[4] Peoples’ Daily Online, "China issues first policy paper on Latin America, Caribbean region", November 5, 2008.

[5] Matthew R. Simmons, The World’s Giant Oilfields, Simmons & Co. International, Houston. Download.

[6] Anton Kolesnikov, et al, "Methane-derived hydrocarbons produced under upper-mantle conditions", Nature Geoscience, July 26, 2009.

[7] F. William Engdahl, "War and Peak Oil—Confessions of an ‘ex’ Peak Oil believer", Global Research, September 26, 2007.

[8] Dr. Georges Michel, "Oil in Haiti", English translation from French, « Pétrole en Haïti », March 27, 2004

[9] Roberson Alphonse, "Drill, and then pump the oil of Haiti! 4 oil companies request oil drilling permits", translated from the original French, June 27, 2008

[10] Ibid.

[11] Ibid. The full text indicated that, “five big wells were drilled at Porto Suel (Maissade) of a depth of 9000 feet, at Bebernal, 9000 feet, at Bois-Carradeux (Ouest), at Dumornay, on the road Route Frare and close to the Chemin de Fer of Saint-Marc. A sample, a ‘carrot’ (oil reservoir) drilled up from the well of Saint-Marc in the Artibonite underwent a physical-chemical analysis in Munich, Germany, at the request of Mr. Broth. ‘The result of the analysis was returned on October 11, 1979 and revealed tracks of oil,’ confided the engineer, Willy Clemens, who had gone to Germany.”

[12] Dr. Georges Michel, op. cit.

[13] Marguerite Laurent, "Haiti is full of oil, say Ginette and Daniel Mathurin", Radio Metropole, Jan 28, 2008.

[14] Jim Polson, "Haiti earthquake may have exposed gas, aiding economy", Bloomberg News, January 26, 2010.

[15] « Espaillat Nanita revela en Haiti existen grandes recursos de oro y otros minerals », Espacinsular.org, 17 November, 2009

[16] The Aristide development plan was contained in the book published in Haiti in 2000, Investir dans l’Humain. Livre Blanc de Fanmi Lavalas sous la Direction de Jean-Bertrand Aristide, Port-au-Prince, Imprimerie Henri Deschamps, 2000. It contained detailed maps, tables, graphics, and a national development plan for 2004 “covering agriculture, environment, commerce and industry, the financial sector, infrastructure, education, culture, health, women’s issues, and issues in the public sector.” In 2004, using NGOs and the UN and a vicious propaganda campaign to vilify Aristide, the Bush administration got rid of the elected President.

[17] Cynthia McKinney, "Haiti: An Unwelcome Katrina Redux", Voltaire Network, January 19, 2010.

[18] Marguerite Laurent (Ezili Danto), "Did mining and oil drilling trigger the Haiti earthquake?", OpEd News.com, January 23, 2010.

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Nell'anno 1969 è bastata la potenza di calcolo di due Commodore 64 per mandare con successo una navicella sulla Luna .Nel l'anno 2009 è necessario un intel 2 core a 2000 Mhz per far funzionare Windows Vista....
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